...E fuori nevica! (...E fuori nevica!)
2/4
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Genere  Commedia
Paese  Italia
Anno  2014
Durata  94 min
Regista  Vincenzo Salemme
Attori  Vincenzo Salemme, Carlo Buccirosso, Maurizio Casagrande, Nando Paone, Giorgio Panariello, Paola Quattrini, Margareth Madè
Ubicazione  File
Descrizione  Enzo Righi è un uomo sui cinquant'anni che si comporta come se ne avesse venticinque, eternamente immaturo e incapace di assumersi ogni forma di
responsabilità. Vive cantando (male!) su una lussuosa e scintillante nave da crociera. E proprio su questa nave un giorno, mentre cerca di intrattenere un pubblico di stranieri con le sue sgangheratissime canzoni, gli arriva la notizia che sua mamma è morta, ed è atteso a casa per la lettura del testamento. Enzo manca da Napoli da quasi trent'anni. E’ andato via poco dopo la morte del padre, lasciando sola la mamma con gli altri due figli nella casa di famiglia, unico bene di valore che possiedono e unica ragione che lo induce a tornare in quella città, in quel quartiere, in quella casa dove è cresciuto insieme ai fratelli, Cico e Stefano, fratelli come lui abbastanza particolari. Stefano, è un agente di cambio che ha perso da poco il lavoro a causa della crisi,
perennemente in stato d'ansia. Negli ultimi due anni ha dovuto a"rontare la malattia che gli ha portato via la mamma e accudire il terzo e ancora più "particolare" fratello, Cico. A rendergli la vita ancora più difficile il suo amore inespresso per Nora. Inespresso perché non la può nemmeno incontrare, le può parlare solo attraverso il telefono, anzi al telefono può parlare solo tramite la mamma di Nora, una guardiana feroce della castità di sua figlia. Salvo poi scoprire, grazie a Cico, il segreto che nasconde Nora. Cico è il classico simpatico picchiatello. Vive in una realtà tutta sua, interpretando senza soluzione di continuità tutti i personaggi che osserva e incontra nella vita reale. La storia del film racconta la convivenza forzata di questi tre fratelli, di questi tre universi paralleli che non sono mai riusciti ad incontrarsi ma ora costretti a vivere
insieme dalle volontà testamentarie della mamma. Tutte le situazioni quotidiane sono occasioni di scontri ed equivoci evidentemente comici.
Commento  Vincenzo Salemme, dopo 20 anni dalla prima volta, prova a dare nuovamente linfa vitale alla sua commedia teatrale più famosa “…E fuori nevica”, riproposta in un’attesa trasposizione sul grande schermo.
Il regista e attore riunisce gli attori originari Carlo Buccirosso, Maurizio Casagrande e Nando Paone nel tentativo di convincere critica e botteghino. Il primo obiettivo riesce per metà: il problema è che troppo spesso i successi teatrali non riescono ad esprimersi altrettanto bene nei cinema, e purtroppo la regola qui si conferma. I primi minuti del film sono interessanti, buono il ritmo e le battute del trio di fratelli. Enzo il cantante è Vincenzo Salemme, Stefano il disoccupato innamorato di una squillo ha il volto di Carlo Buccirosso e il disabile Cico è Nando Paone. I tre non si vedono da una vita, ma sono riuniti dalla morte della mamma che come ultimo desiderio chiede loro di vivere insieme nella casa che ha lasciato loro. Le gag sono a tratti divertenti, come quella del purè, della trasformazione dell’ascensore in una funicolare e della pizzeria creata dalla fantasia del fratello schizofrenico, ma purtroppo il lungometraggio scivola all’interno di una ripetitività che man mano che scorrono i minuti scivola nella confusione più totale.
Il finale è difficilmente comprensibile ad una prima lettura. La presenza femminile di Margareth Madè è importante per dimostrare la superficialità di Enzo che non si accorge del fatto che la bella della finestra è cieca.
L’opera tratta argomenti delicati come disabilità, eutanasia, famiglia, amore e sentimenti in modo leggero e non era facile tenere questo equilibrio per quasi tutta la pellicola. Le gag sul povero Maurizio Casagrande, alias Avv. Saponetta, sono storiche a teatro e cliccatissime su youtube, ma qui al cinema risultano tristemente scontate forse proprio per la differenza di palcoscenico.
La regia non gode di particolari colpi di scena, anzi sembra purtroppo piatta e prevedibile e la fotografia troppo limitata. Salemme ha provato a riunire dopo tanto tempo i suoi amici ed il feeling tra i diversi personaggi è evidente, ma probabilmente è proprio la storia che non regge una vetrina come quella cinematografica. Lungometraggio comunque in grado di regalare divertimento e risate agli amanti di questi quattro protagonisti dello spettacolo italico.

4 Pazzi In Libertà (The Dream Team)
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Genere  Commedia
Paese  USA
Anno  1989
Durata  113 min
Regista  Howard Zieff
Attori  Michael Keaton, Christopher Lloyd, Peter Boyle, Stephen Furst
Ubicazione  File
Descrizione  Mentre sta accompagnando in gita Billy, Henry, Jack e Albert, quattro ricoverati per malattie psichiche, il dottor Weitzman assiste al delitto compiuto da due poliziotti corrotti e viene da essi ridotto in fin di vita. Nessuno prende sul serio la testimonianza dei quattro, ormai costretti a contare solo sulle proprie forze.
Commento  Umorismo e thrilling per dire che la sofferenza mentale si guarisce con la libertà. Peccato che questa tesi non sia confortata da uno script più spigliato e da una regia più brillante.

10 regole per fare innamorare (10 regole per fare innamorare)
1/4
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Genere  Commedia
Paese  Italia
Anno  2012
Durata  93 min
Regista  Cristiano Bortone
Attori  Vincenzo Salemme, Guglielmo Scilla, Enrica Pintore, Giulio Berruti, Fatima Trotta, Piero Cardano, Giorgio Verduci, Pietro Masotti, Mara Dall'Armellina
Ubicazione  File
Descrizione  Marco (Gugliemo Scilla) è uno studente universitario fuori sede. Il padre Renato (Vincenzo Salemme), chirurgo estetico di successo e donnaiolo indefesso, lo ha sempre investito di mille aspettative, quasi lui dovesse essere il figlio perfetto. Ma la realtà è un’altra: Marco è un ragazzo timido e impacciato. Per questo continua a fingere con la famiglia di essere un brillante studente di astrofisica mentre ha solo un semplice lavoro part-time in un asilo. Quando Marco si innamora di Stefania (Enrica Pintore), una stupenda quanto irraggiungibile studentessa di letteratura francese, le cose cambiano. A curare le sue pene d’amore non bastano i consigli dei amici (Mary, Paolo e Ivan) con cui condivide un colorato e caotico appartamento.
Commento  Fondamentale l’entrata in scena del padre, casualmente in visita a Roma. Secondo Renato, l’amore non è quello raccontato nei libri di poesie e il colpo di fulmine non esiste. L’amore è scienza, esperienza, che si può imparare: basta avere l’insegnante giusto! Ed è così che sulla lavagna della cucina dell’appartamento di Marco, Renato compila il decalogo dell’amore: le dieci regole infallibili per fare innamorare. Marco è così goffo che, quando comincia a seguire le "regole", i risultati ottenuti sono completamente opposti a quanto ci saremmo aspettati, creando così le premesse per una commedia esilarante piena di colpi di scena.

12 anni schiavo (12 Years a Slave)
2/4
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Genere  Drammatico
Paese  U.S.A., Regno Unito
Anno  2013
Durata  133 min
Regista  Steve McQueen
Attori  Chiwetel Ejiofor, Dwight Henry, Lupita Nyong'o, Brad Pitt, Paul Giamatti, Michael Fassbender, Paul Dano, Benedict Cumberbatch, Sarah Paulson, Garret Dillahunt, Quvenzhané Wallis, Alfre Woodard
Ubicazione  
Descrizione  Stati Uniti. Negli anni che hanno preceduto la guerra civile americana, Solomon Northup (Chiwetel Ejiofor), un nero nato libero nel nord dello stato di New York, viene rapito e venduto come schiavo. Misurandosi tutti i giorni con la più feroce crudeltà (impersonificata dal perfido mercante di schiavi interpretato da Michael Fassbender) ma anche con gesti di inaspettata gentilezza, Solomon si sforza di sopravvivere senza perdere la sua dignità. Nel dodicesimo anno della sua odissea, l'incontro con un abolizionista canadese (Brad Pitt) cambierà per sempre la sua vita. 12 anni schiavo è tratto dall'incredibile storia vera di un uomo e della sua battaglia per la sopravvivenza e la libertà.
Commento  La straordinaria storia vera di Solomon Northup.
Per il cineasta inglese classe 1969 Steve McQueen, interessato ad affrontare sullo schermo il tema dello schiavismo americano attraverso una inedita chiave dal punto di vista di un uomo che aveva conosciuto sia il bene della libertà sia l’ingiustizia della schiavitù, non poteva essere altro che l’autobiografia del citato musicista e artigiano di Saratoga Springs a rappresentare la fonte letteraria da cui partire al fine di costruire il suo terzo lungometraggio, a cinque anni da “Hunger” (2008) e a due da “Shame” (2011).
Autobiografia intitolata “12 years a slave” e che, divenuta subito un best seller dopo essere stata pubblicata nel 1853, si strutturò sui dodici anni trascorsi in diverse piantagioni della Louisiana da Northup, qui magistralmente incarnato da Chiwetel Ejiofor, il quale, nato libero nel nord dello Stato di New York, finisce rapito e venduto come schiavo, trovandosi tutti i giorni a misurarsi sia con la più feroce crudeltà che con gesti di inaspettata gentilezza, sforzandosi di sopravvivere senza perdere la sua dignità.
Quindi, se tramite la pellicola precedente si era proposto di raccontare un individuo totalmente libero del mondo occidentale che faceva del proprio corpo la personale prigione, in questo caso il regista sembra riavvicinarsi – in un certo senso – alle tematiche carcerarie del suo esordio, ponendo anche l’attore feticcio Michael Fassbender nei panni di uno dei proprietari terrieri.
Come pure il Benedict Cumberbatch di “Into darkness-Star trek” (2013), all’interno di un cast in stato di grazia che, oltre al mai disprezzabile Paul Giamatti nel ruolo del mercante di schiavi, include Brad Pitt – anche produttore dell’operazione – in quello del carpentiere Samuel Bass; man mano che il lodevolissimo lavoro svolto su scenografie e costumi giova non poco all’ottima ricostruzione storica e viene ricordato che non c’è niente di giusto né virtuoso nella schiavitù.
Nel corso di oltre due ore e dieci di visione (non poche, dunque) coinvolgenti e tutt’altro che noiose che, pur al servizio della prova di McQueen maggiormente legata alle convenzioni hollywoodiane, riconfermano il loro autore tra i più dotati esponenti della Settima arte d’inizio XXI secolo insieme al danese Nicolas Winding Refn... complici, oltretutto, momenti da antologia come quello sofferto e quasi horror della tentata impiccagione o il crudissimo pianosequenza delle frustate, capaci di colpire nel cuore e nell’anima anche lo spettatore pronto a tutto.

La frase:
"Tu sei di mia proprietà, sei mio, hai capito Platt?".
a cura di Francesco Lomuscio

21 (21)
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Genere  Drammatico
Paese  USA
Anno  2008
Durata  125 min
Regista  Robert Luketic
Attori  Jim Sturgess, Kevin Spacey, Kate Bosworth, Aaron Yoo, Liza Lapira. Jacob Pitts, Jack McGee, Laurence Fishburne, Josh Gad, Sam Golzari, Helen Carey, Jack Gilpin
Ubicazione  File
Descrizione  Ispirato ad una storia vera, 21 racconta le gesta di Ben Campbell, brillante studente del Mit che, per raggranellare i soldi necessari a pagarsi l'università, decide di unirsi a un gruppo scelto di cervelloni che ogni settimana, dotati di false identità, saccheggiano i casinò di Las Vegas grazie alla loro abilità nel gioco del Blackjack, guidati da Micky Rosa, un geniale e ben poco ortodosso professore, capace di elaborare un sistema infallibile per vincere, basato su segnali e conteggi matematico-probabilistici applicati al gioco. Le iniziali fortune fanno montare la testa a Ben che, invaghito della bella compagna di avventure Jill Taylor, si spinge sempre più in là, fino ad arrivare a superare il punto di rottura, rappresentato da Cole Williams, manager della security del casinò che non vede di buon occhio i continui successi di Ben... Il casinò è uno dei luoghi meglio frequentati dal cinema: è stato teatro di numerosi film di successo e promana sempre un fascino particolare. Nonostante sia ispirato ad una storia vera (sembra incredibile, eppure è così, e il romanzo "Bringing Down the House" è lì a ricordarcelo), 21 strizza l'occhio in maniera più o meno smaccata alla trilogia di Ocean's, con al posto delle rinomate star guidate da Clooney, un gruppetto di giovani promesse con pochi soldi (nel film, ovviamente) e molto cervello. Il vero spettacolo però, prevedibilmente, si ha quando nell'arena scendono i sempre amabili Kevin Spacey (che si diverte come un matto) e Lawrence Fishburne che danno lezioni di stile e dimostrazione di consumato talento. Purtroppo, anche a causa di uno script abbastanza prevedibile, la regia di Luketic, più a suo agio nelle commedie che in film di questo tipo, non riesce a mantenere alto il ritmo del film, né a distinguerlo da classici del genere "truffe in grande stile" come La stangata e simili. Se a questo aggiungiamo una durata francamente eccessiva, almeno in relazione alla quantità di eventi e colpi scena presenti nella storia, quel che ne esce è un film leggero, senza pretese, che offre un piacevole intrattenimento, ma nulla di più.
Commento  

50 e 50 (50/50)
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Genere  Commedia
Paese  USA
Anno  2011
Durata  99 min
Regista  Jonathan Levine
Attori  Joseph Gordon-Levitt, Seth Rogen, Anna Kendrick, Bryce Dallas Howard, Anjelica Huston, Julia Benson, Jessica Parker Kennedy...
Ubicazione  File
Descrizione  Durante una visita di controllo, Adam (Joseph Gordon-Levitt) apprende di essere stato colpito da un cancro che gli lascia il 50% di possibilità di sopravvivenza. La notizia genera sconforto in tutte le persone che gli vogliono bene ma, mentre la madre Diane (Anjelica Huston) e la fidanzata Rachael (Bryce Dallas Howard) sono incapaci di reagire al dolore, Adam non si lascia abbattere. Per evitare che la sua intera esistenza vada in rovina, proverà a vincere paure e sofferenze continuando a vivere in maniera spensierata, grazie anche all'aiuto dell'ilare amico Kyle (Seth Rogen) e al sostegno della bella psicologa Katie (Anna Kendrick), con cui instaurerà un rapporto sempre più tenero.
Commento  Fa’ la cosa sbagliata, recitava l’opera seconda di Jonathan Levine, notevole per originalità di scrittura e di casting. Purtroppo il regista ha preso il suo consiglio alla lettera, e per uscire dalla nicchia, con questo 50/50, ha fatto almeno un paio di cose sbagliate: scegliere lo script dell’anonimo Will Reiser, che unisce cancro e commedia (combinazione ormai di tendenza, si vedano Il mio angolo di Paradiso e la serie The Big C ), e mettere insieme un cast che più cauto non si può.

90 Minuti A New York (The Angriest Man in Brooklyn)
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Genere  Commedia, Drammatico
Paese  USA
Anno  2014
Durata  83 min
Regista  Phil Alden Robinson
Attori  Robin Williams, Mila Kunis, Melissa Leo, Peter Dinklage, James Earl Jones, Hamish Linklater, Richard Kind, Isiah Whitlock Jr.
Ubicazione  File
Descrizione  Una mattina Henry Altman (Robin Williams) si sveglia arrabbiato come al solito ma con un forte mal di testa che lo spinge a precipitarsi in ospedale. Non trovando il suo medico, Henry viene visitato da Sharon (Mila Kunis), una nuova dottoressa ancora non ripresasi dal recente suicidio del suo  amato gatto. Quando per errore Sharon gli comunica di essere stato colpito da un aneurisma cerebrale e di avere solo novanta minuti di vita, Henry realizza di dover approfittare degli ultimi istanti per rimediare agli errori commessi durante l'intera esistenza. Comincia così una forsennata corsa per le strade di Brooklyn alla ricerca della moglie Beth (Melissa Leo), del figlio e del fratello Aaron, mentre Sharon, resasi conto dell'errore commesso, cerca disperatamente di rintracciarlo prima che sia troppo tardi.
Commento  

500 Giorni insieme ((500) Days of Summer)
3/4
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Genere  Commedia
Paese  U.S.A.
Anno  2009
Durata  96 min
Regista  Marc Webb
Attori  Zooey Deschanel, Joseph Gordon-Levitt, Geoffrey Arend, Olivia Howard Bagg, Patricia Belcher, Cody Matthew Blymire, Rachel Boston, Yvette Nicole Brown, Catherine Campion, Joshua Collins, Michelle Mason
Ubicazione  File
Descrizione  Tom, con una laurea da architetto, lavora presso un editore di biglietti augurali per il quale deve inventare formule che vadano bene dal compleanno alla partecipazione a un lutto. Un giorno viene assunta come segretaria del suo capo Summer, la quale ha come filosofia di vita la regola di non volere un rapporto duraturo. Tom se ne innamora timidamente e lei lo contraccambia. Il film ci racconta, in un continuo andirivieni, i 500 giorni della loro storia a due. Diciamolo subito: di esordi di questa qualità, nel genere 'commedia romantica', ce ne vorrebbero di più. Marc Webb, che ha alle spalle numerosi videoclip musicali, dirige con mano sicura e forte senso dell'humor che nasce dall'osservazione (un po' amara ma veridica) del comportamento umano. Il punto di vista è quello di Tom (così non mancherà chi accuserà il film di posizioni maschiliste) e già da questa scelta prende l'avvio il ribaltamento di alcuni stereotipi. Il romantico è lui, quello che sogna il matrimonio è sempre lui, quello che soffre di più è ancora lui. Intendiamoci: Summer non è affatto una cinica distruggiuomini. È semmai una giovane donna dei nostri giorni con barriere difensive che dovrebbero proteggerla dal dolore e con una contraddittorietà che fa parte del suo stesso essere e di cui finisce con il divenire consapevole. Lo stile narrativo di Webb ci mette in situazione a partire dalla fine del rapporto (la prima risata la ottiene da subito con la scritta che compare sullo schermo in apertura di film) per poi farci surfare tra le onde di dinamiche di coppia in cui più d'uno potrà riconoscersi. Lo fa omaggiando il cinema che ama (da Il laureato a Il settimo sigillo) e regalandosi anche un'incursione nel musical con tanto di animazione incorporata. Senza mai perdere di vista il fil rouge che attraversa tutti i 500 giorni: è difficile (oggi forse più che mai) non fare confusione tra ciò che si vorrebbe che fosse e ciò che è nella realtà. In particolare nel rapporto di coppia perché, come cantava Eugenio Finardi, "l'amore è vivere insieme, l'amore è sì volersi bene ma l'amore è fatto di gioia ma anche di noia". Webb riesce a comunicare il concetto senza mai annoiare il suo pubblico. Neppure per un minuto. E non è poco.
Commento  "500 giorni insieme", vincitore del premio del pubblico al Sundance film festival e film di apertura della 62° edizione del Festival di Locarno, è una riuscitissima commedia romantica. Un film delizioso sul rapporto tra un lui e una lei, raccontato da lui che in 500 giorni si innamora perdutamente, vive un'appassionata storia d'amore, viene lasciato, soffre e si dispera.
La trama forse l'avete già sentita, probabilmente già vissuta ed è proprio qui la forza del film riuscire a essere realistico e originale insieme.
La storia tra Sole e Tom viene raccontata in modo non lineare, attraverso piccole scenette di vita quotidiana, ognuna introdotta da una cartolina che segnala il numero del giorno in cui si svolge, mentre il colore registra lo stato emotivo del protagonista. Ogni scena è affrontata con tecniche diverse e soluzioni, magari già viste, ma qui utilizzate in modo interessante e spassoso; così il risveglio dopo la prima notte insieme è un musical con tanto di uccellini canterini e le speranze del protagonista di riconquistare l'amata sono raccontate attraverso uno split screen che mostra aspettative e realtà in un divertente parallelismo. Nessuna soluzione è eccessiva o ripetuta e non è poco per un regista esordiente, Marc Webb, che arriva dall'esperienza dei videoclip.
Originale è anche la scelta dei ruoli, è lui il romantico che crede nell'amore vero e si butta con tutto se stesso in questa relazione, mentre lei è più distaccata e cinica, non pronta a lasciarsi coinvolgere fino in fondo, bravissimi i due protagonisti Zooey Deschanel e Joseph Gordon-Levitt, a incarnare Sole e Tom e restituirceli in tutta la loro normalità.
Tanto realismo è dovuto al co-sceneggiatore Scott Neustadter, che ha ammesso d'essersi basato per il personaggio di Sole su una storia d'amore avvenuta quando era studente. La fine del rapporto gli provocò un «dolore terribile e indimenticabile», dal momento che lui era «follemente, pazzamente e perdutamente innamorato» di quella ragazza che «ha restituito i miei baci, ma non il mio ardore».

La frase: (Avviso che precede i titoli di testa) "Questo film è un lavoro di finzione. Qualsiasi riferimento a fatti o persone reali è solo una coincidenza. Specialmente per te Jenny Beckman. Bitch".
Elisa Giulidori

1408 (1408)
3/4
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Genere  Horror
Paese  U.S.A.
Anno  2007
Durata  94 min
Regista  Mikael Håfström
Attori  John Cusack, Samuel L. Jackson, Mary McCormack, Jasmine Jessica Anthony, Alexandra Silber, Tony Shalhoub, Emily Harvey, Noah Lee Margetts
Ubicazione  File
Descrizione  Il famoso scrittore di libri horror Mike Enslin (John Cusack) crede solo in ciò che può vedere con i propri occhi. Dopo una serie di bestseller che screditano gli eventi paranormali avvenuti nelle case infestate dai fantasmi e nei cimiteri più famosi del mondo, non ha nessuna prova concreta di una vita dopo la morte. La serie di lunghe notti solitarie senza fantasmi di Mike, tuttavia, è destinata a cambiare quando entra nella stanza 1408 del famigerato Dolphin Hotel per il suo ultimo progetto, “Dieci Notti nelle Camere d’Albergo Infestate dai Fantasmi.” Sfidando gli avvertimenti del direttore dell’albergo (Samuel L. Jackson), decide di pernottare – il primo dopo anni - proprio nella stanza che tutti considerano infestata, nella speranza che possa essere l’inizio di un nuovo bestseller. Come molti degli eroi di Stephen King, Mike dovrà affrontare i suoi demoni, passando da scettico a credente, prima di superare la notte...
Commento  Nel corso della proiezione di “1408”, tratto dall’omonimo racconto di Stephen King contenuto nella raccolta “Tutto è fatidico”, il cinefilo più attento arriva sicuramente a chiedersi se al mago dell’horror su carta sia capitato, almeno una volta nella vita, d’imbattersi nella visione di “Danza macabra”, incentrato sulla figura di un giornalista che, in seguito ad una scommessa con Edgar Allan Poe, si trovava a dover trascorrere la notte in una casa popolata da spettri e fantasmi.
Già, perché, nell’idea di base, ricorda non poco la splendida ghost-story diretta nel 1964 dal compianto Antonio Margheriti la vicenda dello scrittore di libri horror Mike Enslin, interpretato dal sempre eccezionale John Cusack (“Identità”), il quale, al fine di concepire quello che spera essere un nuovo bestseller, si rinchiude nella stanza 1408 del famigerato Dolphin Hotel, da tutti considerata infestata, ignorando perfino gli avvertimenti del direttore dell’albergo, con il volto di Samuel L. Jackson (“Pulp fiction”).
E, considerando la presenza dietro la macchina da presa dello svedese Mikael Håfström, recentemente responsabile del mediocre thriller “Derailed-Attrazione letale” (2005), c’era da aspettarsi il peggio.
Invece, a partire dagli interessanti duetti tra i due attori protagonisti, il lungometraggio si rivela immediatamente in grado di catturare l’attenzione dello spettatore, avvolgendolo, tra clima di mistero ed inquietanti apparizioni, in un teso e claustrofobico involucro di follia caratterizzato da pochissime sequenze ambientate in esterni e da un ristretto numero di effetti visivi dosati in maniera sapiente.
Il tutto, sfruttando a dovere un esile soggetto che non avrebbe certo sfigurato al servizio di un episodio delle mitiche serie tv “Ai confini della realtà” e “Tales from the darkside”; mentre la colonna sonora per mano di Gabriel Yared (“Le vite degli altri”), oltre a garantire la consueta dose di spaventi, provvede a commentare efficacemente un racconto per immagini volto con ogni probabilità a ribadire, tramite il genere, l’importanza di convivere con i propri ricordi.
Approdando ad un epilogo che, seppur non troppo originale, finisce per risultare tutt’altro che scontato.

La frase:
- "Bere le piace?"
- "E’ ovvio, le ho detto che sono scrittore".
Mirko Lomuscio

1997 - Fuga da New York (Escape from New York)
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Genere  Avventura
Paese  USA
Anno  1981
Durata   min
Regista  John Carpenter
Attori  Kurt Russell, Lee Van Cleef, Donald Pleasence, Isaac Hayes, Ernest Borgnine. Harry Dean Stanton, Season Hubley, Jamie Lee Curtis, Bob Minor, David Patrick Kelly, Dale E. House, Wally Taylor, Steven Ford, Michael Taylor, Lonnie Wun, James O'Hagen, Adrienne Barbeau, Tom Atkins, Charles Cyphers, Joe Unger, Frank Doubleday, John Strobel, John Cothran Jr., Garrett Bergfeld, Richard Cosentino, Robert John Metcalf, Joel Bennet, Vic Bullock, Clem Fox, Tobar Mayo, Nancy Stephens, Steven M. Gagnon
Ubicazione  File
Descrizione  Nel 1997 l'isola di Manhattan è diventata un ghetto di massima sicurezza per criminali. Ergastolano, pluridecorato reduce di guerra, vi penetra per recuperare il presidente USA, prigioniero di una banda. Anticipazione in chiave di violenza avventurosa, il film si appoggia al suo fascino notturno, alla forza cupa del fantastico sociale che ricorda il Brecht di L'opera da tre soldi. Il contenitore vale più del contenuto.
Commento  Seguito, un anno prima del 1997, da Fuga da Los Angeles.

2001: Odissea nello spazio (2001: A Space Odyssey)
3/4
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Genere  Fantascienza
Paese  Gran Bretagna/Usa
Anno  1968
Durata  145 min
Regista  Stanley Kubrick
Attori  Keir Dullea, Gary Lockwood, William Sylvester, Douglas Rain.
Ubicazione  File
Descrizione  Alle origini dell'uomo, quando le scimmie erano ancora scimmie, un misterioso monolito compare sulla Terra. La sua presenza attiva l'intelligenza dei primati che comprendono l'uso delle ossa degli animali uccisi quali prolungamenti delle loro braccia. 2001. Sulla Luna, in prossimità del cratere Tyco, è stato trovato un monolito la cui esistenza viene tenuta sotto il massimo segreto. Il monolito improvvisamente lancia un segnale indirizzato verso il pianeta Giove. Diciotto mesi dopo l'astronave Discovery si dirige verso il pianeta. A bordo si trovano due astronauti, Frank e David, tre ricercatori ibernati e il computer della nuova generazione, HAL 9000, in grado di controllare il funzionameto di tutta l'astronave, nonché di dialogare con gli astronauti. L'infallibile computer segnala un guasto in uno degli elementi esterni dell'astronave ma il pezzo, sottoposto a numerosi test, risulta essere in ottime condizioni di funzionamento. I due astronauti debbono arrendersi al fatto che HAL ha sbagliato e decidono di disattivarlo. Hal fa allora in modo che il pezzo venga rimesso al suo posto e trancia il tubo dell'ossigeno di Frank. Quando David, uscito per recuperare il cadavere del compagno, tenta di rientrare il computer glielo impedisce. L'astronauta distrugge la memoria del computer, apprende il vero scopo della missione (raggiungere Giove per scoprire il mistero del monolito) e arriva sul pianeta su cui morirà per rinascere a nuova vita. Capolavoro in assoluto, non della storia del cinema di fantascienza ma di quella del cinema tout court, 2001rappresenta una delle riflessioni più articolate giunte sul grande schermo sul rapporto civiltà/tecnologia nonché sul destino dell'umanità. Kubrick, che ha sempre amato poco l'ipertecnicismo (pur avvalendosene sempre e ai massimi livelli sul piano delle sue produzioni), riesce a sviluppare il suo discorso a partire da un romanzo di Arthur C. Clarke. Ciò che nel testo letterario è precisa descrizione, nel film diventa suggestione. A partire dalla scelta di una colonna sonora che ha fatto epoca, con le note del Danubio blu ad accompagnare il volo delle astronavi. L'abbiamo ritrovata in mille versioni pubblicitarie o di accompagnamento a servizi televisivi, ma qui aveva una precisa funzione: commentare le immagini di un futuro ipertecnologico mediante la musica composta nel periodo in cui la temperie culturale era permeata della convinzione della bontà assoluta della Scienza e delle sorti progressive dell'umanità guidata dalla sua Luce. Il protagonista del film è un non-attore, è HAL 9000 o, meglio, il suo occhio e la sua voce. Gli umani sono a sua disposizione mentre lui sembra al loro servizio. Ma non si tratta della solita macchina "cattiva". L'uomo di Kubrick (come in Il Dottor Stranamore e, successivamente, in Arancia meccanica) si prepara da solo la propria distruzione. HAL non impazzisce, HAL, molto più drammaticamente, va in crisi perché il suo sistema binario SÌ-NO, viene stravolto dalla presenza di un segreto da conservare, di una menzogna da dire. Lo scopo della missione non va rivelato e il computer non può resistere a questa intrusione dell'umana doppiezza nei suoi delicati apparati. Quando David lo disattiva progressivamente, HAL (che ha ucciso quattro uomini) ritorna allo stadio infantile, preludio al percorso che l'astronauta dovrà fare procedendo fino alla propria morte per poi risorgere come feto delle stelle, in gestazione per una nuova umanità. Riascoltare il respiro profondo dell'astronave a contrasto con il silenzio del nero dello spazio, in cui la morte muta, trova una sua ancor più tragica contestualizzazione; riaffrontare quell'occhio che scava (come quello della macchina da presa) all'interno di milioni di anni di storia, consente di comprendere come questo film come molti altri (ma più di molti altri) fosse un'opera completa in se stessa e non necessitasse di un proseguimento. Che invece c'è stato. Si intitola 2010. L'anno del contatto ed è da evitare con la massima cura.
Commento  Film visionario, "filosofico", ai limiti della comprensibilità razionale: assolutamente affascinante. Uno dei classici del cinema e fondatore della moderna fantascienza cinematografica, ma anche una abissale meditazione sulla (e oltre la) storia dell'uomo.

A beautiful mind (A beautiful mind)
3/4
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Genere  Drammatico/Romantico
Paese  Usa
Anno  2001
Durata  134 min
Regista  Ron Howard
Attori  Russell Crowe, Jennifer Connelly, Ed Harris, Paul Bettany, Christopher Plummer
Ubicazione  File
Descrizione  Ispirato alla vita del matematico John Forbes Nash Jr. vincitore, nel 1990, del premio Nobel per l'economia.
Ammesso nel 1947 con una borsa di studio al corso di specializzazione post laurea in matematica dell'esclusiva Università di Princeton, Nash è letteralmente ossessionato da un unico pensiero: trovare un'idea veramente originale. Sebbene all'interno del dipartimento di matematica ci sia una grande competitività, Nash non se ne preoccupa concentrato com'è sul suo unico proposito.A soli 22 anni, dopo aver sovvertito contraddicendola, la teoria dei giochi di Adam Smith, padre dell'economia moderna, John Nash diviene l'astro nascente della "nuova matematica", tanto da vedersi offerto l'ambitissimo posto di ricercatore e professore all'università. Ma gli impegni universitari e il progetto top secret di decodifica di alcuni codici segreti, affidatogli dall'agente governativo William Parcher, conducono rapidamente il giovane genio alla schizofrenia.
Commento  Abbandonati da tempo i panni di gladiatore e dimenticati quelli del nerboruto ex soldato, poi agente esperto in rapimenti e riscatti, Russel Crowe ritorna ai ruoli di composizione e ancora una volta come fu per "Insider" riceve una nomination agli Oscar. Diretto da Ron Howard, Crowe interpreta la difficile vita di un genio matematico premio Nobel John Forbes Nash Jr.
Una interpretazione indubbiamente straordinaria, quella di Crowe, sebbene non sia affatto supportata da una regia se non originale, almeno vivace. A parte il comprensibile momento di tensione della scoperta della propria malattia, il resto della storia nonostante la sua eccezionalità, viaggia su binari piuttosto ovvi, in cui l'intensità della recitazione dei protagonisti, nessuno escluso, non riesce a sollevarne le sorti.
La lotta impari di Nash contro la sua malattia e lo scontro tra ragione e follia che non avrà mai realmente fine, sono trattati come brevi e fugaci momenti della vita di un uomo dalle doti eccezionali.Il controllo che Nash riuscì ad avere con il solo aiuto della propria forza di volontà sui personaggi che la sua mente malata continuava a mantenere vivi, è ridotto a poche immagini e solo l'intensa partecipazione di Crowe riesce a tratti a coinvolgere.La straordinaria storia di coraggio e di amore, sostenuta da una indistruttibile forza di volontà viene così ridotta ad un racconto piatto e banale dal finale commovente.

A Christmas Carol (A Christmas Carol)
3/4
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Genere  Animazione, Drammatico, Fantastico
Paese  U.S.A.
Anno  2009
Durata  96 min
Regista  Robert Zemeckis
Attori  
Ubicazione  File
Descrizione  Ebenezer Scrooge (Jim Carrey) incomincia le festività natalizie con il suo solito disprezzo, arrabbiandosi con il fedele contabile (Gary Oldman) e l'allegro nipote (Colin Firth). Scrooge rende chiaro che non ha nessuna intenzione di godersi le feste e, come sempre, si reca a casa da solo, dove incontra il fantasma del suo vecchio socio in affari, Joseph Marley. Marley sta pagando da morto il prezzo della sua avidità e spera di aiutare Scrooge a evitare un destino simile, così gli annuncia che sarà visitato da tre spiriti. Ma quando i fantasmi del Natale Passato, Presente e Futuro portano il vecchio Scrooge attraverso un viaggio che gli rivela delle verità che non ha intenzione di affrontare, deve aprire il suo cuore per riparare ad anni di cattiva condotta prima che sia troppo tardi.
Commento  "E’ come se Charles Dickens avesse scritto questa storia con l’intenzione di farla diventare un film, considerando la sua forza visiva e cinematografica. E’ la migliore storia di viaggi nel tempo mai scritta e io volevo realizzare il film nel modo in cui ritengo fosse stato originariamente concepito dall’autore".
A parlare è uno che di viaggi nel tempo se ne intende, visto che è il Robert Zemeckis cui dobbiamo la trilogia "Ritorno al futuro" e che, a due anni da "La leggenda di Beowulf" (2007), torna a fare uso del procedimento denominato performance capture – basato sulla cattura digitale delle interpretazioni degli attori tramite cineprese computerizzate che spaziano a 360 gradi – al fine di rivisitare in maniera decisamente innovativa il mitico "Canto di Natale" di Charles Dickens, pubblicato nel 1843.
Procedimento che ha permesso al grande Jim Carrey d’incarnare non solo l’avaro Ebenezer Scrooge nei diversi momenti della sua esistenza, ma anche i tre fantasmi del Natale Presente, Passato e Futuro che gli vanno a fare visita durante le festività che tanto disprezza.
Una performance in cui, sicuramente, non avrebbe sfigurato neppure il Crispin Glover già più volte al servizio di Zemeckis (era il George McFly del citato "Ritorno al futuro"), mentre anche Gary Oldman, Colin Firth, Bob Hoskins e altri nomi noti della celluloide si nascondono nei vari personaggi di contorno; coinvolti in un’atmosfera fortemente cupa che, se da un lato ricorda non poco le favole dark di Tim Burton, dall’altro non fatica a sfiorare l’horror (basterebbe citare l’immagine del due bambini che rappresentano l’ignoranza e la miseria).
D’altra parte, tenendo in considerazione l’argomento trattato nell’intramontabile storia di redenzione dickensiana, è forse proprio questo il giusto clima per poterla raccontare su pellicola, ulteriormente impreziosita dal sistema di visione in RealD 3D che, in mezzo ad accentuata profondità degli oggetti e protagonisti che sembrano varcare la linea divisoria tra schermo e pubblico, fornisce soprattutto l’illusione di veder cadere la neve in sala.
Però, tra immancabile ironia e un buon ritmo narrativo che non consente di chiudere occhio, è proprio questo l’unico momento in cui si respira fortemente la magia del Natale; per il resto, al di là della parte finale, l’impressione generale è quella di trovarsi immersi in un prodotto sostanzialmente freddo, incapace di colpire al cuore come invece seppero fare cartoon del calibro di "Canto di Natale di Topolino" (1983) o – tanto per rimanere in casa dell’autore di "Forrest Gump" – "Polar express" (2004), che segnò l’esordio della performance capture.

La frase: "Festeggia il Natale come ti pare e lasciamelo festeggiare come mi pare".
Francesco Lomuscio

A Dangerous Method (A Dangerous Method)
2/4
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Genere  Drammatico, Thriller
Paese  U.S.A.
Anno  2011
Durata  99 min
Regista  David Cronenberg
Attori  Keira Knightley, Viggo Mortensen, Michael Fassbender, Vincent Cassel, Sarah Gadon, André Hennicke, Arndt Schwering-Sohnrey, Mignon Remé, Mareike Carrière
Ubicazione  File
Descrizione  Alla vigilia della prima guerra mondiale, Zurigo e Vienna fanno da sfondo a una complicata storia di scoperte intellettuali e sessuali. Basato su eventi reali, il film osserva le relazioni burrascose tra Carl Jung, psichiatra alle prime armi, il suo maestro Sigmund Freud e Sabina Spielrein, la bella giovane paziente che si frappone tra i due. Nel triangolo si inserisce anche Otto Gross, un paziente sedizioso, determinato ad allargare il più possibile i propri orizzonti. La loro personale esplorazione della sensualità, dell’ambizione e dell’inganno spinge Jung, Freud e Sabina a mettere in discussione e cambiare per sempre la natura del pensiero moderno.
Commento  Zurigo e Vienna alla vigilia della Prima Guerra Mondiale.
Sono esse a fare da scenario ad una torbida storia di avvincenti scoperte in nuovi territori della sessualità e dell’intelletto che prende avvio nel 1904, quando il ventinovenne psichiatra sposato Carl Gustav Jung, con il volto del Michael Fassbender di "Bastardi senza gloria" (2009), decide di tentare sulla paziente diciottenne Sabina Spielrein alias Keira Knightley il trattamento sperimentale di Sigmund Freud noto come psicanalisi o "terapia delle parole".
Ed è un sempre più bravo Viggo Mortensen ad incarnare il celebre psicanalista austriaco, destinato a vedere il suo erede intellettuale nel giovane collega, il quale, oltre ad avere dalla ragazza rivelazioni riguardanti un’infanzia segnata da umiliazioni e maltrattamenti da parte del violento e autoritario padre, ispessisce la relazione con lei e scopre una mente brillante, tanto da incoraggiarla ad intraprendere la carriera di psichiatra.
Quindi, man mano che vengono confermate le teorie di Freud sul rapporto tra sessualità e disordini di carattere emotivo, David Cronenberg si allontana ancora una volta dalla sua ossessione per il male derivato dalla modifica del corpo – dopo ultime prove come "A history of violence" (2005) e "La promessa dell’assassino" (2007) – al fine trasportarci fino al 1934 partendo dalle pagine di "A most dangerous method" di John Kerr, a sua volta già trasformato nel testo teatrale "The talking cure" da Christopher Hampton, anche sceneggiatore del film.
Mentre si chiede se la vera sessualità proponga la distruzione dell’ego e tira in ballo anche il mai disprezzabile Vincent Cassel nei panni dell’amorale Otto Gross, senza celare più di tanto un certo attacco all’apparentemente linda facciata dell’universo borghese.
Con il maggior punto di forza dell’operazione individuabile nel vincente mix di notevole cura estetica e dialoghi coinvolgenti, impreziositi dagli splendidi duelli verbali da pelle d’oca in cui si cimentano i citati Fassbender e Mortensen.
Sebbene la Knightley rischi di esagerare in smorfie nell’enfatizzare la tragica situazione del proprio personaggio e la vicenda non possa fare a meno di risultare piuttosto banale nella sua evoluzione.
D’altra parte, l’unica alternativa sarebbe stata quella di stravolgere la realtà dei fatti accaduti, quindi non ci si può affatto lamentare.

A Royal weekend (Hyde Park on Hudson)
2/4
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Genere  Commedia, Drammatico,
Paese  Regno Unito
Anno  2012
Durata  94 min
Regista  Roger Michell
Attori  Bill Murray, Laura Linney, Samuel West, Olivia Colman, Elizabeth Marvel, Olivia Williams, Elizabeth Wilson, Eleanor Bron
Ubicazione  
Descrizione  Nel giugno del 1939, il Presidente Franklin Delano Roosevelt (interpretato da Bill Murray) si prepara ad ospitare il Re e la Regina d'Inghilterra (Samuel West e Olivia Colman) per un weekend presso la residenza dei Roosevelt all'interno dell' " Hyde Park sull' Hudson", nella parte settentrionale dello stato di New York - evento che segnava la prima visita assoluta di un regnante Britannico negli Stati Uniti. Mentre la Gran Bretagna si appresta ad affrontare l'imminente guerra con la Germania, i Reali cercano disperatamente il favore di Roosevelt per ottenere il sostegno degli Stati Uniti.
Ma gli interessi internazionali devono giostrarsi con la complessa situazione domestica di Roosevelt, e sua moglie Eleanor, (Olivia Williams), sua madre Sara (Elizabeth Wilson), e la segretaria Missy (Elizabeth Marvel) avranno tutte un ruolo cruciale nel rendere il 'weekend reale' un evento indimenticabile.
Visto attraverso gli occhi di Daisy (Laura Linney), vicina di casa ed amica intima di Franklin, questo weekend non solo creerà una relazione speciale fra due grandi nazioni, ma, condurrà Daisy - e attraverso di lei, tutti noi - ad una più profonda comprensione dei misteri dell'amore e dell'amicizia.
Commento  Franklin Delano Roosevelt governò gli Stati Uniti tra la Crisi del 29 e la Seconda guerra mondiale, riformando economicamente il Paese e dimostrando un’abilità politico-strategica grazie alla quale l’America rimarcò il suo ruolo di superpotenza. Nonostante sia stato uno dei più carismatici e leggendari presidenti della storia, "A Royal Weekend" (il cui titolo italiano, peraltro, ne evoca già il registro umoristico-mondano) non intende celebrarlo con un’agiografia ma piuttosto omaggiarlo con un discutibile ritratto di famiglia focalizzato sulla sua dimensione personale.
Non è, però, il tema centrale della sceneggiatura in cui si è cimentato Roger Michell. Il regista di "Notting Hill" ci racconta – attraverso la voce off dell’amica-amante Daisy Suckley – di un weekend cruciale per l’equilibrio dell’Occidente, ovvero quello della visita nel giugno del 1939 nella Hudson Valley di Re Giorgio VI (lo stesso sdoganato ne "Il discorso del re") e della Regina Elizabeth Bowes-Lyon, bisognosi del sostegno degli Stati Uniti sulla soglia del conflitto con la Germania. Due giorni importanti, che mescolano pubblico e privato tentando di raccontare, forse fiabescamente, una storia umana respingendo ricostruzioni storiche e analisi politiche.
Ed è la scelta di esplorare nell’intimità della vita di queste figure mitiche dipanando la storia su tre livelli (Il Presidente, l’episodio della visita ufficiale, la storia sentimentale con – l’insulsa – Daisy) a creare più perplessità. Il racconto, certamente intrigante e a tratti divertente, non sa bene che direzione prendere assumendo un aspetto ibrido tra biopic, melò e film storico, calcando smaccatamente la mano su ovvietà nazional-popolari osservando che, come noi, i reali britannici vanno in bagno (si vedano le due sequenze dedicate al sedile del water) o che anche un Re "si infila i pantaloni al mattino".
Il quadro dei personaggi, poi, non è propriamente edificante. A cominciare da Franklin, descritto come un bizzarro donnaiolo con il vizio dell’alcol, pieno di sé e con l’hobby di collezionare francobolli – di scarso valore – con l’intento di "rimorchiare". Dal canto loro i Windsor appaiono timorosi all’arrivo sull’Hudson, preoccupati di essere derisi durante il soggiorno e comunque disposti ad accettare le bizzarrie organizzative di casa Roosevelt. In particolare "Bertie", chiaramente a disagio e inizialmente inibito dal fascino di un Presidente con il quale ha in comune un difetto di salute (uno è affetto da poliomelite, l’altro da balbuzie), che sembrerebbe fare da collante per la costruzione della relazione umana tra i due.
Un valore interessante, poco approfondito, che lega Giorgio VI con la protagonista femminile Daisy è il compromesso. Entrambi decidono, rinunciando a un pizzico di dignità, di scendere a patti: il primo accondiscende a qualsiasi invito (spinge la carrozzella, va a nuotare controvoglia, mangia il famigerato hot dog!); la seconda condivide le attenzioni del Presidente con (almeno) la segretaria Missy, pur di non perderlo. Una scelta che fa il paio con quella infelice di glissare sugli aspetti storico-politici, ignorati come il racconto del lavoro diplomatico che ha portato al complesso incontro istituzionale.
Ne rimane un prodotto ben recitato, gradevole e in possesso di una confezione accattivante che racchiude il tentativo di realizzare un film con un taglio originale ma che si incaglia in una narrazione disordinata e inconcludente nella quale, semplicisticamente "si fa la storia" addentando un salsicciotto.

La frase:
"Sento che abbiamo forgiato una relazione speciale".
a cura di Nicola Di Francesco

A.I. - Intelligenza Artificiale (A.I. Artificial Intelligence)
4/4
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Genere  Drammatico/Fantascienza
Paese  USA
Anno  2001
Durata  144 min
Regista  Steven Spielberg
Attori  Haley Joel Osment, Jude Law, Frances O'Connor, Brendan Gleeson, William Hurt, Ben Kingsley (narratore), Chris Rock, Meryl Streep, Robin Williams, Ben Kingsley
Ubicazione  File
Descrizione  Alla metà del ventunesimo secolo l'uomo è riuscito a sviluppare un nuovo tipo di computer in grado di essere consapevole della propria esistenza. Questi computer vengono anche utilizzati per creare particolari robot e androidi. Un giovane ragazzo (Haley Joel Osment) sta per intraprendere uno straordinario viaggio per scoprire se potrà essere qualcosa più che una macchina.
Commento  Il binomio Spielberg/Kubrick è di quelli da far tremare le vene ai polsi di qualsiasi cinefilo. Il freddo razionalismo kubrickiano, fondendosi con la vocazione al mélo di Spielberg, ha prodotto un film complesso e commerciale allo stesso tempo. Sorprende però il modo in cui Spielberg scrive la sua nuova fiaba e la suggella con un finale destinato inevitabilmente (e consapevolmente) a far discutere. Il lungo epilogo del film è così carico di figure care alla psicoanalisi da poter sembrare banale e semplicistico.

After Earth - Dopo la fine del mondo (After Earth)
2/4
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Genere  Fantascienza
Paese  U.S.A.
Anno  2013
Durata  100 min
Regista  M. Night Shyamalan
Attori  Will Smith, Isabelle Fuhrman, Zoë Kravitz, Jaden Smith, Sophie Okonedo, David Denman, Lincoln Lewis, Kristofer Hivju, Sacha Dhawan, Chris Geere, Jaden Martin, Shawn Gonzalez, Gilbert Soto, Joe Farina, Jon Douglas Rainey, Corey Brown, Kimberly Villanova
Ubicazione  File
Descrizione  In seguito ad un atterraggio di fortuna, Kitai Raige (Jaden Smith) ed il padre Cypher (Will Smith) si ritrovano sulla Terra 1000 anni dopo la fuga cui furono costretti gli esseri umani a causa di un cataclisma. Poiché Cypher è seriamente ferito, Kitai deve spingersi in cerca di aiuto, muovendosi in un territorio ormai a lui sconosciuto, fra strane specie animali che ora dominano il pianeta, e minacciato da una inarrestabile creatura aliena fuggita dopo l'atterraggio. Padre e figlio dovranno imparare a collaborare e a fidarsi l'uno dell'altro per riuscire a tornare a casa.
Commento  "After Earth" è uno di quei film di cui hai già capito tutto dopo cinque minuti. Un rapporto difficile tra un padre autoritario e un figlio ambizioso, ambientato in un futuro lontanissimo – "1000 anni dopo l’evento catastrofico che ha costretto l’umanità ad abbandonare il proprio pianeta" – che si svilupperà nella maniera più prevedibile.
Padre e figlio in questione lo sono anche nella realtà: Will e Jaden Smith, ovvero il Primo Comandante Cypher Raige e l’aspirante Ranger Kitai. Per costruire una relazione mai sbocciata, Cypher porta con sé il giovane in missione, durante la quale una tempesta di asteroidi li costringe a un atterraggio di fortuna sulla "vecchia" Terra. Da qui, con papà Raige ferito e il resto dell’equipaggio passato a miglior vita, l’incarico di attraversare la foresta per dare l’allarme è assegnato a un Kitai che finalmente può seguire le prestigiose orme di suo padre.
Il ragazzo avvolto in una multifunzionale e camaleontica tuta fronteggia temibili babbuini, letali scarafaggi e maestosi volatili prima di giungere allo "scontro finale" con il mostruoso Ursa, creatura aliena che come un segugio riesce a percepire la paura umana. Ed è questo uno spunto interessante – la paura – che il talento sprecato di M. Night Shyamalan ("Il sesto senso", "Unbreakable", "The Village") tenta di affrontare ma che soccombe rispetto al sentimentalismo patriottico degli Smith.
C’è anche un altro tema, di gran moda, evocato con qualche immagine e come ragione a supporto dell’estinzione dell’uomo sulla Terra: la sostenibilità e la violenza perpetuata dagli esseri umani sulla natura. Natura che, a onor del vero, è protagonista con le affascinanti location di Costa Rica, California settentrionale (Redwood National Parks), Islanda e Svizzera.
Uno spettacolo à la “Avatar” ma senza l’azione e la computer grafica della pellicola di James Cameron, dove lo sguardo del regista predilige le dinamiche conflittuali tra un Will Smith che recita – letteralmente – in poltrona e Jaden senza il physique du rôle per interpretare una parte da protagonista.
Alcune trovate didascaliche e un finale troppo "simpatico" appiattiscono una sceneggiatura non particolarmente brillante, ma nonostante numerose debolezze "After Earth" si rivela un dignitoso blockbuster a cui gli amanti del genere in astinenza possono certamente offrire una possibilità.

Alien - The Director's Cut (Alien - The Director's Cut)
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Genere  Fantascienza
Paese  USA
Anno  1979
Durata  118 min
Regista  Ridley Scott
Attori  Sigourney Weaver, Tom Skerritt, Harry Dean Stanton, Veronica Cartwright
Ubicazione  File
Descrizione  L' astronave Nostromo sbarca su un pianeta da cui proviene un SOS, ma la colonia sembra essere disabitata. Nel corso di una ricognizione, un membro dell’equipaggio viene attaccato da un essere a forma di ragno. La situazione precipita: i coloni sono stati in realtà sterminati da una razza aliena che ha trasformato la base in una gigantesca covata...
Commento  Alien, nella versione restaurata e rimasterizzata in digitale, con scene inedite e alcune scene della prima versione "limate" con impercettibili tagli, si conferma, un film notevolissimo. Tra le immagini aggiunte (uno scontro tra Lambert e Ripley, un'inquadratura dell'Alien appeso alle catene prima di un atacco), la più rilevante è la scoperta da parte di Ripley del "nido" con i resti di Brett e Dallas.

Alien: La clonazione (Alien: Resurrection)
3/4
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Genere  Fantascienza
Paese  Usa
Anno  1997
Durata  109 min
Regista  Jean-Pierre Jeunet
Attori  Sigourney Weaver, Winona Ryder, Dominique Pinon, Ron Perlman, Gary Dourdan, Michael Wincott, Kim Flowers
Ubicazione  
Descrizione  Dopo duecento anni dal suicidio della Ripley, qualcuno sta cercando di ricostruirne il DNA per creare un suo clone. Nuove creature però stanno nascendo e tornano a fare stragi..
Commento   Jeunet, pur apertamente disinteressato alla parte action del film (che è infatti la più debole), si è trovato a casa propria nei cunicoli tecnologici-fatiscenti della base spaziale Auriga, tra i cloni mal riusciti, i mostri da laboratorio, nel vivaio di alieni "impiantati" negli umani. Il film è segnato dal suo senso nerissimo del grottesco e, naturalmente, dalla presenza dominante di Sigourney Weaver, eroina tornata dal regno dei morti, ormai "mutata", disseccata e cupa, capace di un rapporto quasi carnale con l'alieno (che, in fondo, è carne della sua carne). La sua ostinazione a proteggere l'umanità (lei che non è più umana) la consegna quasi alla tragedia.

Aliens - Scontro finale (Aliens)
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Genere  Fantascienza
Paese  Usa
Anno  1986
Durata  131 min
Regista  James Cameron
Attori  Sigourney Weaver, Carrie Henn, Michael Biehn, Paul Reiser, Lance Henriksen, Bill Paxton, William Hope, Jenette Goldstein.
Ubicazione  File
Descrizione  Dal pianeta LB426 non giungono più segni di vita, così dalla terra inviano una squadra di esperti per controllare la situazone. Ma ormai é troppo tardi, degli alieni hanno distrutto la base ed ora anche fuggire sarà un problema..
Commento  Firmato da James Cameron due anni dopo l’eccellente "Terminator" (1984), "Aliens-Scontro finale" è il diretto sequel del capolavoro datato 1979, ambientato a cinquantasette anni dalla distruzione della nave Nostromo, con la combattiva Ripley che, ancora una volta interpretata da Sigourney Weaver ed ibernata nella scialuppa di salvataggio, viene recuperata da un’astronave ed inviata in affiancamento ad una squadra di marines dello spazio sul pianeta in cui avvenne il primo incontro con il sanguinario alieno, ora sede di una colonia umana con la quale, però, si sono persi i contatti da settimane.
A partire dal titolo, quindi, è chiaro che questa volta Ripley si trovi a dover fronteggiare più creature, le quali, splendidamente realizzate dall’infallibile Stan Winston, entrano però in scena soltanto dopo un’ora di visione tutt’altro che noiosa, nel corso di cui Cameron si dedica efficacemente alla descrizione dei vari duri della spedizione, da Hicks a Hudson, fino all’androide Bishop, rispettivamente con i volti di Michael Biehn, Bill Paxton e Lance Henriksen (anch’essi provenienti da "Terminator").
E, ovviamente, al di là della protagonista, non manca la mascolina donna d’azione tanto cara al futuro regista di "Titanic" (1997), qui rappresentata dalla Vasquez interpretata da Jenette Goldstein, mentre, anziché riproporre le lunghe attese e le claustrofobiche e cupe ambientazioni del capostipite, decisamente più vicino all’horror puro che alla fantascienza, viene intrapresa in maniera intelligente la strada dell’azione, distribuita a dovere durante i totali 131 minuti di durata senza risultare mai invadente, giovando piuttosto al ritmo narrativo di un prodotto ulteriormente impreziosito dal notevole lavoro svolto su effetti speciali e scenografie.
Prima testimonianza del fatto che Cameron sia autore invidiabilmente capace di confezionare classici anche quando si tratta di seconde puntate, come ha poi dimostrato cinque anni dopo anche con "Terminator 2-Il giorno del giudizio" (1991).

American Pie: Ancora insieme (American Reunion)
3/4
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Genere  Commedia
Paese  U.S.A.
Anno  2012
Durata  113 min
Regista  Jon Hurwitz, Hayden Schlossberg
Attori  Jason Biggs, Alyson Hannigan, Chris Klein, Thomas Ian Nicholas, Tara Reid, Seann William Scott, Mena Suvari, Eddie Kaye Thomas, John Cho, Jennifer Coolidge, Eugene Levy, Natasha Lyonne, Dania Ramirez
Ubicazione  File
Descrizione  Nella commedia American Pie: Ancora insieme, tutti i personaggi che abbiamo conosciuto poco più che un decennio fa tornano a East Great Falls per un raduno tra ex compagni di liceo. Durante un fine settimana lungo scopriranno cosa sia cambiato, chi non lo sia affatto, e che tempo e distanza non possono nulla contro la vera amicizia. Era l’estate del 1999 quando quattro ragazzi di una piccola cittadina del Michigan decidono di dover assolutamente perdere la verginità. Negli anni successive Jim e Michelle si sono sposati, Kevin e Vicky invece si sono lasciati. Oz e Heather hanno preso strade differenti, ma Finch desidera ancora la mamma di Stifler. Ora sono cresciuti e sono tornati a casa per rivivere assieme (e lasciarsi ispirare) il ricordo di quando erano gli adolescenti in piena fase ormonale che hanno dato vita a una commedia che è leggenda.
Commento  Sorvolando sui quattro spin-off realizzati direttamente per il mercato dell’home video che, dal mediocre "American pie - Band camp” (2005) di Steve Rash al riuscito "American pie - Il manuale del sesso" (2009) di John Putch, possedevano quale unico legame con l’originale trilogia cinematografica la presenza di Eugene Levy nel ruolo del padre di Jim, l’ultima volta che abbiamo avuto modo di vedere sul grande schermo le avventure del giovane fotti-torte interpretato da Jason Biggs e dei suoi amici fu nel non troppo esaltante "American pie - Il matrimonio" (2003) di Jesse Dylan.
Capitolo misteriosamente orfano, oltretutto, di diversi dei personaggi presenti nei primi due film, i quali, invece, tornano tutti insieme per rivedersi dopo dieci anni, in occasione della rimpatriata con i compagni del liceo, in questo "American reunion" (come s’intitola in patria il lungometraggio), diretto a quattro mani dagli Hayden Schlossberg e Jon Hurwitz sceneggiatori del divertente "American trip - Il primo viaggio non si scorda mai" (2004).
Quindi, una volta superato l’immancabile incipit all’insegna della situazione imbarazzante che vede protagonisti il già citato Jim, la moglie Michelle ovvero Alyson Hannigan e perfino il loro bambino, ritroviamo Chris Klein nei panni di Oz, ora cronista sportivo di successo e non più legato a Heather alias Mena Suvari, Thomas Ian Nicholas in quelli di Kevin, felicemente sposato ma sulla cui strada rincontra la fidanzata storica Vic, con le fattezze di Tara Reid, ed Eddie Kaye Thomas e Seann William Scott rispettivamente impegnati a riconcedere anima e corpo a Finch e allo sbruffone Stifler.
E, mentre ricompare anche la giunonica Jennifer Coolidge nel ruolo della mitica mamma di Stifler, si sguazza tra volgari scherzi attuati da quest’ultimo a confronti-scontri tra la classe scolastica del 1999 e la generazione moderna, segnata da Facebook e "Twilight", ma anche da scapestrate ragazzotte appena maggiorenni come la Kara che, con il volto (e le forme!) della Ali Cobrin di "The hole" (2009), provvede a rendere non poco movimentata la riunione tra vecchi compagni di scuola.
Non a caso, è proprio la lunga sequenza che si svolge nella sua casa con i genitori a rientrare tra i momenti più divertenti dei circa 113 minuti di visione, non sempre convincenti per quanto riguarda la costruzione e l’esito delle gag, ma che, come avvenuto bene o male in ogni tassello della saga, riservano il meglio nella loro fase finale.
Riconfermando che rivedere gli amici di un tempo rappresenta sempre un piacere, soprattutto se ben poco è cambiato e, proprio come ai tempi della prima volta, si riesce a bilanciare la voglia di spasso pruriginoso con quella di accarezzare il cuore.

American Pie. Il Manuale Del Sesso (American Pie Presents: Book of Love)
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Genere  Commedia
Paese  USA
Anno  2009
Durata  93 min
Regista  John Putch
Attori  Bug Hall, Kevin M. Horton, Brandon Hardesty, Beth Behrs, Melanie Papalia, Jennifer Holland, John Patrick Jordan, Louisa Lytton, Rosanna Arquette, Curtis Armstrong 31/12/2009
Ubicazione  
Descrizione  Dieci anni dopo il primo film di American Pie, tre nuovi sventurati vergini scoprono la Bibbia nascosta nella biblioteca della East Great Falls High. Sfortunatamente per loro il libro è rovinato e con consigli incompleti, la Bibbia li porta ad un divertente viaggio in cui perderanno la loro verginità.
Commento  

Ammutta Muddica Al Cinema ()
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Genere  Comico
Paese  Italia
Anno  2013
Durata  106 min
Regista  Morgan Bertacca
Attori  Aldo Baglio, Giacomo Poretti, Giovanni Storti, Silvana Fallisi 31/12/2013
Ubicazione  
Descrizione  Protagonista di Ammutta Muddica è la vita di tutti i giorni, ricca di personaggi strampalati e situazioni comiche, il tutto, come sempre, ingrandito e deformato dalla lente stravagante e surreale del trio delle meraviglie e dalla regia teatrale di Arturo Brachetti. "Oggi il cinema non è più un luogo dove si proiettano esclusivamente eventi cinematografici - dichiara il trio - ma un luogo dove si propongono eventi legati alla musica, alla danza, al teatro. Siamo stati i primi a portare uno spettacolo teatrale nelle sale cinematografiche nel 2006 con Anplagghed al cinema e ci è sembrato giusto farlo anche adesso con Ammutta Muddica, per riproporre al nostro pubblico sul grande schermo non solo il meglio dello show teatrale ma anche alcuni sketch inediti girati durante le repliche al Teatro degli Arcimboldi di Milano".
Commento  La comicità garbata e per famiglie, che prende spunto dalla realtà per poi diventare surreale, tiene lo spettatore incollato alla poltrona, grazie a battute serrate che non danno tregua e all´equilibrio tra i tre che funziona da quasi 30 anni. Il trio non cambia il proprio stile e per questo continua a riempire le platee, il film è la conferma che il vero habitat naturale di Aldo, Giovanni e Giacomo è il teatro.

Angeli E Demoni (Angels & Demons)
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Genere  Thriller
Paese  USA
Anno  2009
Durata  138 min
Regista  Ron Howard
Attori  Tom Hanks, Ewan McGregor, Ayelet Zurer, Pierfrancesco Favino, Stellan Skarsgård, Armin Müller-Stahl, Nikolaj Lie Kaas, Thure Lindhardt, David Pasquesi, Cosimo Fusco, Masasa Moyo, Victor Alfieri, Yan Cui, Shelby Zemanek, Jonas Fisch, Kristof Konrad 15/05/2009
Ubicazione  
Descrizione  Roma e il mondo sono in lutto per la morte del Santo Padre. Distrutto l'anello piscatorio, il camerlengo deve fare fronte al rapimento dei quattro cardinali favoriti alla successione pontificia e alla minaccia della distruzione della Città del Vaticano ad opera degli Illuminati, una confraternita venuta dal passato a rivendicare il primato della scienza sulla Chiesa e sullo Spirito. Riunito in Concistoro per eleggere il nuovo Papa, il collegio cardinalizio assolda Robert Langdon, docente di simbologia religiosa a Harvard. Nemico stimato della Chiesa, che non gli perdona la negazione dell'incarnazione del Verbo, il cavaliere accademico accetta l'investitura e parte alla volta della Capitale. Archiviati acredine e risentimento, il professore e gli uomini della Chiesa, armati di spirito e alabarda, collaboreranno alle indagini e alla risoluzione del mistero. Un mistero nascosto dentro le chiese e sotto le segrete della Città Eterna. Ha ragione Umberto Eco, il piacere del lettore (e dello spettatore) non risiede nel godere della novità della storia, "che è fondamentalmente sempre la stessa", ma nel ricorrere di uno schema narrativo fisso e nel ritrovare l'eroe noto, con le sue abitudini, le sue espressioni e le proprie tecniche di soluzioni dei problemi e dei misteri. È probabilmente per questa ragione che Ron Howard ha scelto di girare il sequel (letterario) di un prequel, introducendo l'identico, opportunamente aggiornato e sviluppato. Nel cuore spirituale di Roma e al centro del film, (ri)troviamo allora l'esimio professore Robert Langdon reduce da uno "scoop esoterico", ansioso di lanciarsi in un'altra impresa di pensiero e di averla vinta sui cattivi di turno. Il campione della ragione, rielaborazione del John Nash di A Beautiful Mind, dovrà vedersela questa volta con una sedicente e antica confraternita, dentro le chiese romane e dentro un'abile miscela di esoterismo, storia dell'arte, fisica fondamentale, anima e anti-materia, revisionismo e provocazioni, al solito, in odore di blasfemia. Tre anni dopo Il Codice da Vinci, best-seller di Dan Brown sulla natura umana di Cristo e il suo amore per la Maddalena, Ron Howard adatta per lo schermo Angeli e Demoni, prima avventura del nobile professore che muoverà verso una forma di esistenza superiore, verso l'eccellenza del cavaliere. Se la Chiesa edificata negli studios ha rimesso debiti e peccati a Robert Langdon, invitandolo in Vaticano per fare luce e dare "ragione" di una minaccia di matrice occulta, quella costruita sulla pietra (e sulla fede di Pietro) ha di nuovo avviato una campagna di boicottaggio e di contro informazione. Riconosciuto il diritto di indignarsi della narrativa da saccheggio di Dan Brown, ammessi i pregiudizi anticlericali e la singolare ignoranza dei cattolici, praticanti e non, in fatto di problemi scritturali e di storia della Chiesa, resta la domanda entro quali limiti tale posizione possa essere esercitata. Senza sottovalutare il ruolo del cinema e della letteratura nella formazione delle coscienze, è d'altra parte evidente quanto la cialtroneria della ricostruzione storica, che soltanto i blockbuster hollywoodiani possono esibire (e vantare), sia lontana dal produrre un qualsivoglia collasso del pensiero cattolico e della sua mitologia. Il fascino per la "teoria del complotto" e per la cosiddetta "storia alternativa" sono le ragioni che hanno mosso una fetta larga di lettori e che muoveranno una parte altrettanto consistente di spettatori, ansiosi di gustare il ritorno dell'attesa. Ma da almeno duemila anni il bisogno di mistero e la resa incondizionata alla seduzione dell'irrazionale valgono bene una crociata.
Commento  Il Codice Da Vinci, primo film tratto da Dan Brown, resta un thrillerino elementare basato sulla ripetizione dei cliffhanger, affascinante tutt´al più come guida turistica di luoghi religiosi. Angeli e demoni, pur rispettando uno schema simile, diverte un po´ di più, merito di un cast azzeccato e multiforme che strizza l´occhio alla realtà (Mueller-Stahl è ovviamente Ratzinger), nonostante il contesto fantasioso. Vera protagonista però è Roma, mai così eterna anche se spesso ricostruita a Hollywood.

Angry Games - La ragazza con l'uccello di fuoco (The Starving Games)
1/4
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Genere  Commedia
Paese  U.S.A.
Anno  2013
Durata  83 min
Regista  Jason Friedberg, Aaron Seltzer
Attori  Maiara Walsh, Brant Daugherty, Diedrich Bader, Cody Christian, Nick Gomez, Lauren Bowles, Alexandria Deberry, Theodus Crane, Beau Brasseaux
Ubicazione  
Descrizione  Dai produttori di Treciento e Mordimi arriva una nuova saga indimenticabile: I Mercenari e i Vendicatori incontrano Sherlock Holmes ed Harry Potter in un esilarante Hunger Game.
Protagonista della vicenda è la giovane Kantmiss Evershot che dovrà combattere per la propria vita nei 75esimi Hunger Games, quale rappresentate del suo distretto al fianco di Peter Malarkey. Qui potrà vincere un vecchio prosciutto, un coupon e una salamoia parzialmente mangiata e dovrà affrontare ogni sorta di insidia e nemico…
Commento  Friedberg & Seltzer hanno toccato, sempre che esista, il fondo del barile: anzi, hanno già cominciato a raschiare al di sotto. La premiata ditta di registi ripete il tentativo di circoscrivere la parodia a un solo franchise; non più le ammucchiate di "Hot Movie" e "Disaster Movie", bensì la riproposizione in chiave volgare e demente, ma fedele alla trama, del primo capitolo di "Hunger Games" in cui i tempi morti superano in quantità le sparute gag incollate insieme per tirare i 70 minuti, e gli autori allungano il brodo con sketch prelevati dal limitato e avvilente immaginario dei social, degli smartphone e degli adolescenti app-dipendenti. Ogni generazione ha le parodie che si merita.

Animal House (Animal House)
4/4
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Genere  Commedia
Paese  Usa
Anno  1978
Durata  109 min
Regista  John Landis
Attori  John Belushi, Tim Matheson, John Vernon, Verna Bloom, Tom Hulce, Cesare Danova, Kevin Bacon
Ubicazione  
Descrizione  1962. Due matricole del College Faber, Larry e Kent, vogliono iscriversi a uno di club studenteschi. Rifiutati dall'Omega, frequentato dagli studenti di buona famiglia, trovano accoglienza allo sregolato Delta in cui l'elemento di punta è John Blutarsky ('Bluto'), sporco, decisamente sovrappeso e assolutamente maleducato. Il rettore però ben presto decide di smantellare il club. La vendetta sarà devastante e Bluto ne costituirà lo stratega. Subito dopo la prima newyorchese del 28 luglio 1978 il New York Times scrisse: " Non è certo una risata continua, ma è a tratti divertente ed efficace". Per Newsweek si trattava di "una scorreria ansimante contro la rispettabilità (...) umorismo basso di alto livello". Gary Arnold sul Washington Post centrò però il bersaglio con questa frase: "Partendo da una comicità piuttosto bassa, la carriera di John Belushi potrebbe spiccare un volo fenomenale (...) L'impatto sensazionale di Belushi oscura l'abbondanza di volti nuovi e di ottime interpretazioni". Perché i volti nuovi, che avrebbero fatto carriera, non mancavano (da Kevin Bacon a Karen Allen solo per citarne due) ma il motore non immobile, anzi in moto perpetuo, era lui: John Belushi. Non è un caso che l'altro John (Landis) proprio quel 28 luglio gli scrivesse un biglietto in cui affermava: "John ti adoro. Tu hai benedetto il mio film e la mia vita. Grazie". Belushi avrebbe contribuito in modo determinante due anni dopo a quel capolavoro assoluto che è The Blues Brothers ma è in Animal House che gli viene permesso di scatenare la sua carica dirompente di comicità che sfida le regole del buon gusto senza però rinunciare a graffiare sulla società del tempo. Con questo film Landis darà inconsapevolmente il via a cloni di basso e bassissimo livello che affolleranno il sottogenere universitario nei decenni a venire. Proprio per questo però il suo primo film di successo, dopo il tanto geniale quanto povero (di budget) Slok e le parodie di Ridere per ridere, va visto non con lo sguardo appannato dal pregiudizio ma come un modello che si è rivelato inarrivabile nella dimensione di scardinamento delle regole del perbenismo che non ha nulla di politically correct. Tutto ciò con una coerenza assoluta che conduce a un finale che, irridendo all'operazione nostalgia di American Graffiti ci racconta il futuro dei protagonisti. È sufficiente vedere quello di Bluto per sorridere con l'amaro in bocca.
Commento  

Anna Karenina (Anna Karenina)
3/4
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Genere  Drammatico
Paese  Regno Unito, Francia
Anno  2012
Durata  130 min
Regista  Joe Wright
Attori  Keira Knightley, Jude Law, Aaron Johnson, Kelly Macdonald, Matthew MacFadyen, Emily Watson, Michelle Dockery, Olivia Williams, Holliday Grainger
Ubicazione  
Descrizione  Questa storia senza tempo esplora con vigore la disposizione del cuore umano verso l’amore, facendo allo stesso tempo luce su quella sfarzosa società che era la Russia imperiale. Siamo nel 1874. Energica e bella, Anna Karenina (Keira Knightley) ha quello che tutti i suoi contemporanei aspirerebbero ad avere; è la moglie di Karenin (Jude Law), un ufficiale governativo di alto rango al quale ha dato un figlio, e la sua posizione sociale e reputazione a San Pietroburgo non potrebbe essere più alta. Anna si reca a Mosca dopo aver ricevuto una lettera da suo fratello, un dongiovanni di nome Oblonsky (Matthew Macfadyen), che le chiede di raggiungerlo per aiutarlo a salvare il suo matrimonio con Dolly (Kelly Macdonald). In viaggio, Anna conosce la Contessa Vronsky (Olivia Williams) e, alla stazione, suo figlio, l’affascinante ufficiale di cavalleria Vronsky (Aaron Taylor-Johnson). Quando Anna viene presentata a Vronsky, scoppia immediatamente una scintilla di reciproca attrazione che non può essere ignorata – e non lo sarà. Nella casa di Mosca c’è in visita il miglior amico di Oblonsky, Levin (Domhnall Gleeson), un proprietario terriero eccessivamente sensibile e compassionevole, innamorato della sorella minore di Dolly, Kitty (Alicia Vikander), alla quale chiede inopportunamente la mano. Kitty è infatuata di Vronsky. Affranto, Levin torna alla sua tenuta di Pokrovskoe e si dedica anima e corpo al lavoro nei campi. Anche Kitty è distrutta quando, a un gran ballo, Vronsky ha occhi solo per Anna che, nonostante sia una donna sposata, ricambia l’interesse del giovane. Anna lotta per riconquistare il suo equilibrio correndo a casa a San Pietroburgo, dove tenta di riprendere la sua routine familiare, ma il pensiero di Vronsky - che la segue - la corrode. Segue una relazione appassionata che scandalizza la società di San Pietroburgo. Karenin si ritrova in una posizione insostenibile ed è costretto a dare un ultimatum a sua moglie. Nel tentativo di raggiungere la felicità, le decisioni che Anna prende penetrano nelle pieghe di una società ossessionata dall’apparenza, con conseguenze romantiche e tragiche che cambiano drammaticamente la sua vita e quella di tutti quelli che la circondano.
Commento  Il coraggio d'un amore libero, stroncato da freddezza e convenzioni.
"Tu hai paura, io no": sta qui l'inconciliabile differenza tra l'eroina dell'omonima opera di Lev Tolstoj e i due uomini della sua vita, ossia un glaciale marito e un giovane militare incapaci di andare fino in fondo, l'uno rassicurato dall'inviolabilità del vincolo matrimoniale (con annesso ricatto dell'affidamento della prole), l'altro attento a regole e apparenze dell'alta società.
La scrittura di Tom Stoppard, autore e regista soprattutto di teatro, oltre che cinema ("Rosencrantz Guildenstern sono morti"), televisione e radio, la direzione di Joe Wright (aveva trasposto per il grande schermo i romanzi "Orgoglio e pregiudizio" ed "Espiazione") e l'interpretazione di una Keira Knightley che in smorfie e occhi lucidi esprime turbamenti e sofferenze, celebrano la potenza dei sensi ("che altro posso fare?", "non ho pace da dare") consapevole delle conseguenze, con un corollario di infatuazioni non corrisposte, unioni senza più passione, tradimenti perdonati. Sotto il fondamentale profilo formale, conformemente all'aristocratica Russia ottocentesca il set è un palcoscenico in decadenza, in un allestimento in corso a passo di musical composto da scenografie sontuose per colori e costumi, un'illuminazione degli spazi chiusi con lampade al tungsteno, con lenti anamorfiche (che necessitano di maggior luce) dotate di filtro per generare un bagliore sfocato, con puntamenti e buio circostante. Macchine da presa molto mobili consentono poi rapidi cambi di luoghi e prospettiva insieme ad un continuo rimando e mescolanza, sempre danzante, tra esterni ed interni dove i dietro le quinte si trasformano in strade o corridoi.
Aggiungendo coreografie create ex-novo su valzer e mazurke, con comparse che si bloccano e spariscono per poi ricomparire, un immaginario ricco di trovate, metafore e visioni da morfina e gelosia, con effetti realizzati direttamente in scena, "Anna Karenina" segna un passaggio - originale, inventivo e notevole per l'adattamento filmico di grande letteratura e teatro - che potrebbe diventare punto di riferimento.

La frase:
"Il peccato ha un suo prezzo".
a cura di Federico Raponi

Ant-Man (Ant-Man)
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Genere  Azione, Fantascienza
Paese  U.S.A., Regno Unito
Anno  2015
Durata  117 min
Regista  Peyton Reed
Attori  Evangeline Lilly, Corey Stoll, Paul Rudd, Judy Greer, Michael Douglas, Bobby Cannavale, Michael Peña, John Slattery, Wood Harris, David Dastmalchian, Abby Ryder Fortson
Ubicazione  File
Descrizione  Il nuovo capitolo dell’Universo Cinematografico Marvel presenta Ant-Man, il nuovo film dei Marvel Studios, che porta per la prima volta sul grande schermo uno dei personaggi originali più noti dei Marvel Comics apparso fin dalle origini nel gruppo degli Avengers. Dotato della strabiliante capacità di rimpicciolirsi e al contempo accrescere la propria forza, il ladro provetto Scott Lang dovrà ricorrere alle sue doti eroiche per aiutare il suo mentore Dr. Hank Pym a proteggere il suo spettacolare costume di Ant-Man da nuove, terribili minacce. Esposti a ostacoli apparentemente insormontabili, Pym e Lang dovranno pianificare un colpo che salverà il mondo.
Commento  La prossima evoluzione dell’Universo Cinematografico Marvel porterà sul grande schermo per la prima volta un membro fondatore (nei fumetti n.d.r) degli Avengers, cioè il supereroe Marvel Ant-man. Armato della sorprendente abilità di rimpicciolire le sue dimensioni ma aumentare la sua forza, il maestro dei furti Scott Lang (Paul Rudd) dovrà abbracciare il suo eroe interiore e aiutare il suo mentore, il Dr. Hank Pym (Michael Douglas), a proteggere il segreto che si cela dietro la spettacolare tuta di Ant-Man, dalla minaccia rappresentata da Darren Cross (Corey Stoll), ex pupillo del dottor Pym ripudiato a causa dell’eccessiva sete di potere e ora in cerca di implacabile vendetta. Di fronte ad ostacoli apparentemente insormontabili, Pym e Lang dovranno pianificare e portare a compimento un colpo che salverà il mondo e forse aiuterà entrambi a recuperare il rapporto con le rispettive famiglie.
Del progetto originale a firma di Edgar Wright resta soltanto la sceneggiatura (scritta anche con l’aiuto dello stesso Paul Rudd) mentre la regia è passata a Peyton Reed, autore che proviene da un universo di comicità, basti ricordare il fortunato “Yes man” con Jim Carrey. Il regista, qui alla sua prima collaborazione Marvel, comunque non sfigura e firma un film godibile, fresco e giovanile che va ad aggiungersi e ad ampliare l’infinito universo Marvel. Tecnicamente il film si colloca in quel solco tracciato da “I Guardiani della Galassia” e composto da molto umorismo, tanta azione e pochi ma intensi momenti emotivi.
La regia è dinamica e frizzante e risulta ben calibrata sulle esigenze di un attore come Paul Rudd che funziona meglio nei panni di Scott Lang piuttosto che in quelli di Ant-Man. La sceneggiatura, ma questo è lo stile Marvel, perde qua e là alcuni dettagli lasciandone altri appena accennati (vedi ad esempio l’excursus del villain o il motivo scatenante per cui la situazione crolla portando all’epilogo finale). E tutto sommato, comunque, in pieno stile Marvel, il film risulta godibile e ben calibrato nelle varie anime che lo compongono.
Il cast funziona bene con un Michael Douglas in gran spolvero e un Paul Rudd credibile eroe/antieroe. Merita una menzione anche la bellissima Evangeline Lilly molto intensa nelle scene che le competono. E in effetti se Marvel con “I guardiani della Galassia” ha segnato una svolta ulteriore nel suo modo di fare cinecomic, Ant-Man rispetta questa svolta e prosegue su questa via risultando, nella miglior tradizione della Casa delle Idee, un film godibile da parte di tutta la famiglia, ben recitato e ben portato sullo schermo. Non mancano riferimenti al resto dell’universo Marvel (con un Avengers che partecipa alla pellicola) e tuttavia la sceneggiatura è un po’ zoppicante soprattutto nei rapporti tra i personaggi: Hank Pym vs Corey Stoll, molto viene non detto, tutto è sbrigativo o lasciato all’intuito dello spettatore cosa che per altro si verifica anche per la situazione personale iniziale del protagonista Scott Lang.
In sostanza il consiglio è quello di accomodarsi nella poltrona del cinema con l’idea di salire su una giostra e di godersi il giro su questa giostra senza tuttavia essere troppo pignoli nei confronti della psicologia dei personaggi che a conti fatti è uno dei pochi contro di una pellicola che sorprende per quelle che erano le attese e le aspettative nei confronti di un personaggio che viene considerato minore.
In conclusione: non un capolavoro (ma quanti film Marvel lo sono), ma un onesto prodotto, che fa ridere, che porta azione e divertimento, ben recitato e ben portato sullo schermo. Peccato solo per la psicologia dei personaggi che poteva venire approfondita e resa meglio sullo schermo. Questa estate non perdetevelo.

Apocalypse Now - Redux (Apocalypse Now - Redux)
3/4
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Genere  Guerra/Azione/Drammatico
Paese  Usa
Anno  1979
Durata  197 min
Regista  Francis Ford Coppola
Attori  Marlon Brando, Robert Duvall, Martin Sheen, Laurence Fishburne, Dennis Hopper, Harrison Ford.
Ubicazione  
Descrizione  Il Capitano Willard (Martin Sheen), dei servizi segreti, riceve l'ordine di scovare ed eliminare il colonnello Kurtz (Marlon Brando), un disertore che fuoriuscito in Cambogia, ha creato un suo "regno" nella jungla dove è adorato come un Dio.
Commento  "Saigon... cazzo sono ancora soltanto a Saigon..." ed anche noi sembriamo immobili nel tempo mentre il rumore dei rotori si trasfonde nell'incessante ritmico martellio delle pale di un vecchio ventilatore. Il Capitano Willard (Martin Sheen), preda dei suoi incubi dettati non solo dall'alcool, ma dall'assurdità di una guerra senza scopo, giace nella sua cuccia in attesa di una missione adatta ai suoi peccati. E questa immancabilmente arriva, ma benché lui sia un capitano dei corpi speciali dei marines (gli stessi di un certo Johnny Rambo) non sarà certo una missione in cui l'eroe americano sconfigge il temibile nemico rosso e riceve la pacca sulla spalla dai suoi superiori. È una missione "sporca", delle peggiori, uccidere un soldato americano o meglio un colonnello: Walter E. Kurtz (Marlon Brando). Un uomo scomodo, un uomo abbrutito dagli orrori delle guerre inutili, convinto che uccidere non sia uno sport da spiaggia e che l'esercito non sia Disneyland, sostenitore del motto machiavellico che il fine giustifica sempre i mezzi e che l'ottuso perbenismo e bigottismo americano sia solo d'intralcio. Un uomo così si ama o si odia, ma in ogni caso segna la tua anima.
La lunga risalita della barca lungo il fiume è in realtà una discesa nei gironi danteschi di un inferno tipicamente americano. Nella versione originale i toni della denuncia, comunque chiari, erano sfumati dall'ottica degli anni settanta. Da allora ad oggi pellicole come "Platoon" prima, e "Full Metal Jacket" poi hanno squarciato il velo d'omertà, ma anche lavori leggeri ("Air America") ci hanno restituito un'America diversa da quella patinata delle copertine di LIFE o Stars & Stripes. Coppola aveva già chiaro il suo quadro allora ed ora ci restituisce l'affresco nella sua completezza. Tutto questo in un momento storico dove la guerra è di nuovo alle porte e i nemici ora come allora sono creature americane, ma stavolta, forse, almeno lo scopo è diverso.Le quasi quattro ore del film, nella nuova versione ridoppiata e rimasterizzata, sono comunque dure da digerire per un pubblico di massa. Il ritmo della pellicola si dilata progressivamente fino al convulso finale, ma lo sforzo vale sicuramente. La magia del film risiede anche nella fotografia di Vittorio Storaro (non per nulla ha vinto l'Oscar) e di certo le numerose visioni sul piccolo schermo non hanno potuto restituirci che una piccola frazione dell'affresco. Il lavoro di restauro compiuto sulla pellicola non si limita ad un semplice recupero dell'originale, ma, se possibile, ne migliora addirittura la qualità. Il sonoro, già all'epoca in Dolby 5.1 (fu il primo film che utilizzo questa tecnica innovativa) colpisce come un maglio e sembra di essere costantemente al fianco di Willard.
Numerose le sequenze inedite aggiunte, più o meno lunghe e più o meno importanti. Da semplici spezzoni ambientati sulla barca, attraverso una lettura-monologo di Kurtz sulla filosofia della comunicazione americana fino ad una lunga sequenza ambientata in una colonia francese che inserisce temi del tutto nuovi: l'immutabilità della storia, la superficialità degli strateghi americani, ma soprattutto l'amore. Ma alla fine il sapore che resta uscendo dalla sala è sempre e solo uno: "l'orrore... l'orrore".

La frase: "Perché restiamo qui? Noi lo facciamo per tenere la nostra famiglia unita, per difendere ciò che ci appartiene, ma voi americani lottate per il più grosso niente della storia!"

Curiosità: Inizialmente Coppola aveva pensato ad Harvey Keitel per il ruolo di Willard, ma all'ultimo momento scelse Sheen; questo, tra l'altro, ebbe un attacco di cuore durante le riprese che costrinsero Coppola a girare alcune scene di Willard ripreso di schiena utilizzando una controfigura.

Chicca: Il nome di Sheen (Benjamin Willard) viene dai nomi di battesimo dei due figli di Harrison Ford (Benjamin e Willard appunto), inoltre Ford ha come nome "Lucas" (ogni riferimento è puramente voluto!).

Indicazioni:L'occasione, da non farsi sfuggire, per vedere un capolavoro sul grande schermo.

Arancia meccanica (A Clockwork Orange)
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Genere  Drammatico
Paese  Gran Bretagna
Anno  1971
Durata  137 min
Regista  Stanley Kubrick
Attori  Malcolm McDowell, Patrick Magee, Adrienne Corri, Michael Bates, Warren Clark. John Clive, Carl Duering, Paul Farrell, Clive Francis, Michael Gover, Miriam Karlin, James Marcus, Sheila Raynor, Philip Stone, Anthony Sharp, Godfrey Quigley, Dave Prowse, Warren Clarke, Aubrey Morris, Madge Ryan, John Savident, Steven Berkoff, Gillian Hills, Margaret Tyzack, Barrie Cookson, Lindsay Campbell, Neil Wilson, Richard Connaught, Carol Drinkwater, Virginia Wetherell, Prudence Drage, Peter Burton, Gaye Brown, Vivienne Chandler, Pauline Taylor, Michael Tarn, David Prowse, Jan Adair, John J. Carney, Lee Fox, Cheryl Grunwald, Craig Hunter, Shirley Jaffe, Katya Wyeth
Ubicazione  
Descrizione  Alex è un giovane senza arte né parte, figlio di proletari e dedito a furti, stupri e omicidi. Fa capo a una banda di spostati, denominati drughi. Dopo aver usato violenza alla moglie di uno scrittore finisce in carcere. Viene sottoposto ad angherie ma si fa amico un prete. Pur di essere scarcerato accetta il "trattamento lodovico", che consiste nell'assistere a filmati di violenza. Quando esce scopre che i genitori hanno subaffittato la sua stanza. Senza poter reagire, dovrà subire violenza da alcuni mendicanti vendicativi, dai drughi diventati poliziotti e dallo scrittore che ha perso la moglie e che ora si trova su una sedia a rotelle. Tenta il suicidio e all'ospedale riceve una visita di cortesia da parte del primo ministro. Ambientato nel futuro, ormai alle porte, e tratto da Arancia ad orologeria di Anthony Burgess. Geniale traversata di generi (fantascienza, storico, drammatico, comico, grottesco, orrore), un film che mostra la violenza per esserne un contro-manifesto. Accolto da polemiche e ovazioni al suo apparire, è stato sequestrato per molti anni in Francia, mentre in Gran Bretagna non può essere ancora proposto né al cinema né in videocassetta. L'ambiguità del personaggio era necessaria per mostrare le diverse violenze della medicina, della polizia, della politica e della gente comune. Quando Alex viene guarito, non può gestire le proprie scelte. Diventa docile non per volontà ma per allergia (sente nausea quando cerca di usare violenza, anche se cerca di difendersi). La più grande prova al cinema di Malcolm McDowell che ha ideato alcune scene storiche, tra cui quella dello stupro a tempo di I'm singing in the rain. Le musiche di Beethoven e Rossini rielaborate da Walter Carlos e le immagini grandangolo di John Alcott accrescono l'immersione nell'incubo. Doppiaggio italiano all'altezza dell'originale.
Commento  

Argo (Argo )
3/4
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Genere  Drammatico
Paese  U.S.A.
Anno  2012
Durata  120 min
Regista  Ben Affleck
Attori  Ben Affleck, Bryan Cranston, John Goodman, Taylor Schilling, Kyle Chandler, Alan Arkin, Victor Garber, Titus Welliver, Clea DuVall, Tate Donovan, Adrienne Barbeau, Richard Kind
Ubicazione  
Descrizione  Ispirato ad una storia vera, il thriller "Argo" racconta l'azione segreta tra vita e morte intrapresa per liberare sei statunitensi e svoltasi durante la crisi degli ostaggi in Iran - la cui vera storia per decenni è rimasta ignota all'opinione pubblica. Il 4 novembre 1979, mentre la rivoluzione iraniana toccava l'apice, un gruppo di militanti fa incursione nell'Ambasciata USA in Tehran, portando via 52 ostaggi. In mezzo al caos, però, sei americani riescono a fuggire e trovano rifugio a casa dell'Ambasciatore del Canada Ken Taylor. Ben sapendo che si tratta solo di questione di tempo prima che i sei vangano rintracciati e molto probabilmente uccisi, Tony Mendez, un agente della CIA specialista in azioni d'infiltrazione, mette in piedi un piano rischioso per farli scappare dal paese. Un piano così inverosimile che potrebbe accadere solo nei film.
Commento  Thriller politico dotato di turbante tasso di suspense hitchockiana e abilmente calibrato tra il dramma realistico e lo show autoironico su e della Hollywoodland, Argo segna un passaggio cruciale nella carriera registica di Ben Affleck. L’ex "genio ribelle", che aveva rivelato il proprio talento dietro la macchina da presa nel primo Gone Baby Gone ed elevato le aspettative con l’ambizioso crime movie The Town, conferma una bravura sorprendente nella delicata messa in scena di tragedie, personali e di gruppo, che si consumano ai confini della realtà metropolitana, tra i tumulti di una cronaca scomoda e mai univoca e i sobborghi di un’umanità che rischia di affogare sempre nel male.
Anche stavolta ritroviamo un equilibrio inaspettato tra il peso della riflessione, affidata alla precisione dei primi piani e dei dolly, e la leggerezza pungente di un’ironia che rischia l’autocannibalismo (vedi la cadente scritta sulle colline di Los Angeles), consegnata all’estetica retro, dinamica e sgranata, merito del direttore della fotografia di 21 grammi - Il peso dell'anima, Rodrigo Prieto. La sceneggiatura dello sconosciuto Chris Terrio e la capacità di Affleck di commisurare all’abilità narrativa una potente struttura visiva accompagnano lo spettatore lungo una parabola incisiva, struggente e folgorante che riporta alla mente quel Sydney Pollack che sembra aver già ispirato l’amico George Clooney.
La storia, vera, è quella di Tony Mendez, per il quale il regista si è ritagliato il ruolo (azzeccato) da protagonista, agente della CIA che nel 1979 fronteggia la crisi di sei ostaggi americani a Teheran.
Il gruppo di diplomatici si è rifugiato nella residenza dell’ambasciatore canadese dopo essere scampato all’assalto alla Roosevelt Gate dell’ambasciata statunitense da parte dei militanti rivoluzionari iraniani, che manifestano contro il sostegno degli Stati Uniti allo scià Mohammad Reza Pahlavi. Mendez sfiderà come in una tragedia greca il destino, e la perplessità di chi gli ha affidato l’incarico, studiando e organizzando un piano che porti in salvo i propri connazionali: fingere che facciano parte di una troupe cinematografica in Iran per girare l’ennesimo sci-fi trash d’ambientazione esotica. Diviso tra la crescente ansia e gigantesca responsabilità della sua missione, suggerita dalla passione del figlio lontano per la fantascienza, e l’autoironia al vetriolo dei suoi cinici aiutanti, un truccatore e un produttore di Los Angeles, lo strategico duo John Goodman-Alan Arkin, il capitano di una nave difficile da guidare tenterà di salpare dal più pericoloso e pauroso dei mari.
Con l’obiettivo di rimanere fedele alla storia e di non realizzare un’opera facilmente soggetta a quel processo mediatico che politicizza per principio, il talentuoso e intelligente Affleck gira un film profondamente conservatore, quasi propagandistico se si pensa alla difesa indiscussa del democratico Jimmy Carter, accennata dalla meravigliosa sequenza iniziale a fumetto, e lo conclude adottando una soluzione patriottica: il suo messianico eroe, insabbiato nel tempo fino alla declassificazione di Clinton negli anni ‘90, torna a casa sospirando. Fuori sventola un’immancabile bandiera a stelle e strisce. Dentro avviene il sofferto recupero familiare, poeticamente sigillato da un abbraccio paterno. Ma è un’altra la sequenza, quasi istantanea, che reintegra il sottile equilibrio inseguito dal film, quella in cui Sahar, iraniana, dopo aver tradito il proprio popolo per l’ambasciatore canadese è costretta a rifugiarsi in Iraq, senza enne.
Affleck evita la ritrita demonizzazione mediorientale e tratta la sua storia problematica tenendo nella giusta considerazione le tensioni degli Stati Uniti e l’estremismo islamico, che esplode minaccioso perfino durante un sopralluogo a un bazar, ma si argina nella finzione di un film. All’interno della Verità del film.

La frase:
"Quindi tu vuoi venire a Hollywood e far finta che stai lavorando a un grande progetto senza realizzarlo, giusto? Allora hai scelto il posto giusto!".
a cura di Angela Cinicolo

Assassin's Bullet (Assassin's Bullet)
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Genere  Azione
Paese  USA
Anno  2012
Durata  90 min
Regista  Isaac Florentine
Attori  Christian Slater, Donald Sutherland, Elika Portnoy, Timothy Spall, Ivaylo Geraskov, Ivan Kotsev, Tanya Mickov, Vassil Mihajlov, Bashar Rahal, Mariana Stanisheva 31/12/2012
Ubicazione  
Descrizione  L'agente Robert Diggs va a lavorare per un ambasciatore al fine di catturare un assassino fuggito nell'Europa dell'Est.
Commento  

Attacco al Potere - Olympus Has Fallen (Olympus Has Fallen)
1/4
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Genere  Azione, Thriller
Paese  U.S.A.
Anno  2013
Durata  120 min
Regista  Antoine Fuqua
Attori  Gerard Butler, Aaron Eckart, Morgan Freeman, Angela Bassett, Ashley Judd, Dylan McDermott, Melissa Leo, Finley Jacobsen, Cole Hauser, Randha Mitchell, Robert Forster, Rick Yune, Tory Kittles
Ubicazione  File
Descrizione  Quando dei terroristi Nord Coreani assaltano la Casa Bianca, un ex agente dei servizi segreti tenterà di salvare il presidente e preservare la sicurezza degli Stati Uniti d'America. Un piccolo gruppo di estremisti, armati fino ai denti e meticolosamente addestrati, da il via a un audace agguato in pieno giorno alla Casa Bianca, oltrepassando l'edificio e prendendo in ostaggio il Presidente Benjamin Asher (Aaron Eckhart) e il suo staff all'interno dell'impenetrabile bunker presidenziale sotterraneo. Il loro obiettivo è quello di mettere sotto scacco l'intera nazione degli Stati Uniti, attaccandoli con le loro stesse armi. Mentre infuria una battaglia campale sul prato della Casa Bianca, l'ex responsabile della sicurezza presidenziale, Mike Banning (Gerard Butler), si unisce alla mischia, scoprendo che è l'unico membro dei Servizi Segreti ancora vivo nell'edificio assediato. Banning usa la sua preparazione e la dettagliata conoscenza della residenza presidenziale per divenire gli occhi e le orecchie del Portavoce della Casa Bianca Allan Trumbull (Morgan Freeman) e dei suoi consiglieri. Nel momento in cui gli invasori iniziano a giustiziare degli ostaggi minacciando di ucciderne molti di più se non vengono esaudite le loro richieste, Banning, cerca di individuare il giovane figlio del presidente, nascosto da qualche parte all'interno dell'edificio, e salvare il presidente stesso prima che i terroristi possano mettere in atto il loro piano. Quando il numero delle vittime aumenta e il tempo sta per scadere, diventa chiaro che Banning rappresenta l'unica speranza degli Stati Uniti per evitare la catastrofe.
Commento  Attacco al potere - Olympus Has Fallen, thriller elettrizzante e geniale diretto dall'acclamato regista Antoine Fuqua (Training Day), porta sul grande schermo una vicenda che si ispira alle recenti tensioni tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord, che, nonostante le dure condanne del presidente Obama e del segretario generale Onu, ha continuato imperterrita nella sperimentazione di ordigni nucleari.
A 12 anni dall’evento che ha minato il credo, l’orgoglio e le certezze di una delle Nazioni più compatte del globo, ogni occasione è valida per riconfermare quell’ansia di rivincita che fa scalpitare gli animi di chi ha votato cuore e mente alla solennità della bandiera stelle e strisce. Antoine Fuqua torna con un action movie decisamente edificante, monito ai più per ricompattare le linee difensive quando tutto sembra perduto. Con all’attivo un corpus di lavori di notevole risonanza a livello internazionale, Fuqua accresce la propria fama di regista, tenace nell’affrontare problematiche scottanti di chiaro impatto sul tessuto contemporaneo sociale. Al di là di qualsiasi lettura politica, Attacco al potere si distingue principalmente come una pellicola che vuole ironizzare su una potenza mondiale che non ammette sconfitte anche quando accusa ripetute lesioni destinate a evidenziarne il declino.

Attacco al potere 2 (London Has Fallen)
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Genere  Azione
Paese  U.S.A., Regno Unito
Anno  2016
Durata  100 min
Regista  Babak Najafi
Attori  Gerard Butler, Morgan Freeman, Melissa Leo, Charlotte Riley, Jackie Earle Haley, Aaron Eckhart, Radha Mitchell, Angela Bassett, Robert Forster
Ubicazione  File
Descrizione  Londra. Il Primo Ministro inglese muore in circostanze misteriose e il suo funerale è un evento al quale tutti i leader del mondo occidentale non possono mancare. Ma quella che dovrebbe essere la situazione più protetta del Pianeta, si rivelerà un complotto letale per uccidere i capi di Stato più potenti della Terra, distruggere i luoghi simbolo della capitale inglese e dare una terribile visione di quello che sarà il futuro. Solo tre persone hanno la possibilità di fermare tutto questo: il Presidente degli Stati Uniti (Aaron Eckhart), il suo formidabile capo dei servizi segreti (Gerard Butler) e un agente inglese dell’MI-6 che giustamente non si fida di nessuno.
Commento  

Avatar (Avatar)
3/4
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Genere  Azione, Fantascienza, Thriller
Paese  U.S.A.
Anno  2009
Durata  166 min
Regista  James Cameron
Attori  Sam Worthington, Zoe Saldana, Laz Alonso, Sigourney Weaver, Michelle Rodriguez, Michael Biehn, Wes Studi, Joel Moore, CCH Pounder
Ubicazione  File
Descrizione  Jake Sully, é un ex marine costretto a vivere su una sedia a rotelle. Nonostante la disabilità fisica, nel cuore Jake è rimasto un combattente. Viene arruolato e, dopo un viaggio di alcuni anni luce, raggiunge l'avamposto degli umani su Pandora, dove un consorzio di aziende è impegnato nell'estrazione di un raro minerale, indispensabile per risolvere la crisi energetica sulla Terra. Poiché l'atmosfera di Pandora è tossica, è stato sviluppato il Programma Avatar, che permette di collegare la coscienza umana a un avatar, cioè un corpo biologico guidato a distanza, in grado di sopravvivere all'atmosfera letale del pianeta. Questi avatar sono ibridi geneticamente modificati in cui il DNA umano è stato mescolato con quello della popolazione indigena di Pandora... i Na'vi. Rinato nel corpo di un avatar, Jake può camminare di nuovo e dare inizio alla missione che gli è stata assegnata: infiltrarsi nel mondo dei Na'vi, che sono diventati un serio ostacolo per le attività estrattive del prezioso minerale. Ma una bellissima donna Na'vi, Neytiri, gli salva la vita e questo cambia tutto. Jake viene accolto nel suo Clan e impara ad essere uno di loro, dopo avere superato molte prove e vicissitudini. Man mano che il rapporto tra Jake e la riluttante insegnante Neytiri si approfondisce, l'uomo impara a rispettare i Na'vi e il mondo in cui vivono e, alla fine, si schiera dalla loro parte. Presto Jake dovrà affrontare la prova finale, guidando i Na'vi in una battaglia epica che deciderà il destino di un mondo intero.
Commento  Si dice che d’ora in poi nella storia del cinema si parlerà di un "ante-Avatar" e di un "post-Avatar". Di certo quasi tutte le storie possibilmente immaginabili sono state raccontate sul grande schermo, quindi la definizione di apertura ("post e ante Avatar") può riferirsi ad un solo aspetto: quello tecnico. La tecnologia con cui è stato realizzato "Avatar" è già un punto di partenza di tanti film del presente e lo sarà sempre più per quelli del futuro, così come lo sono stati la trilogia di "Il signore degli anelli" (2001) e "Jurassic Park" (1993). Se vi dicessimo che la novità è il 3D potreste obiettare che è già da tempo che arrivano film su grande schermo arricchiti da questo rinnovato formato. La ragione però è che, nonostante Cameron sia stato con "Avatar" il primo regista a lavorare sul nuovo 3D, mentre realizzava il suo film le scoperte tecniche sono state così frequenti e così qualitativamente alte, che ha preferito rimandarne l’uscita per renderlo visivamente più affascinante di quanto già non fosse. Dalla scrittura della sceneggiatura all’uscita di "Avatar" sono passati tredici anni e nel frattempo molte produzioni hanno utilizzato gli studi fatti dalla troupe di Cameron per realizzare film con meno pretese, ma sempre in 3D. Cameron è un ambizioso, quando vinse undici Oscar per "Titanic" (record sia di statuette che di incassi della storia del cinema) disse "Sono il re del mondo". Presuntuoso? Senza dubbio. Ma ben vengano i presuntuosi quando spingono più in là i limiti dell’arte. Cameron è stato uno dei primi registi, assieme a Peter Jackson e Robert Zemeckis, a lavorare sulla "performance capture" (la tecnica che cattura, attraverso dei sensori, le espressioni del viso di un attore e le riporta su di un personaggio virtuale, come Gollum o le figure di "Polar express" ad esempio) e il risultato è che oggi come oggi non ci sono più limiti ai movimenti della macchina da presa o alle azioni di un attore.
"Avatar" nasce da queste premesse e non solo. Così come lo spettatore è invitato a indossare gli occhialetti ed entrare in un nuovo tipo di cinema, così la storia raccontata ha al suo centro il viaggio di un uomo dentro un nuovo mondo d’immagini e colori. Il marine dell’esercito che comanda a distanza un "Avatar", ovvero un umanoide tale e quale alle figure che abitano il pianeta di Pandora, compie un analogo percorso a quello dello spettatore con le lenti davanti gli occhi. Insomma, Cameron non si limita a utilizzare la tecnologia, ma la racconta. Il bello è che allo stesso tempo la trama da lui narrata è più che mai vicina al mito del buon selvaggio: il progresso portato dagli umani è identificato con il male. I buoni sono invece i neo-indiani Na’-vi, creature in pace con quella natura da cui traggono forza e benessere. Forse la lunghezza è eccessiva per un racconto che scopre ben presto le proprie carte, ma la capacità di Cameron di immaginare e ricreare non solo un intero mondo e le sue creature, merita qualche minuto in più anche di semplice osservazione. Ne paga l’aspetto emozionale della pellicola: si entra in Pandora, ma non nei suoi personaggi, almeno non fino in fondo. Non si può però pretendere tutto: per fortuna il cinema ha ancora margini per migliorare sé stesso e non è detto che debbano essere per forza in 3D.

Avengers: Age of Ultron (The Avengers: Age of Ultron)
2/4
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Genere  Azione, Avventura, Fantastico, Fantascienza
Paese  U.S.A.
Anno  2015
Durata  141 min
Regista  Joss Whedon
Attori  Scarlett Johansson, Chris Hemsworth, Aaron Taylor-Johnson, Robert Downey Jr., Cobie Smulders, Jeremy Renner, Chris Evans, Mark Ruffalo, Samuel L. Jackson, Anthony Mackie
Ubicazione  File
Descrizione  Quando Tony Stark tenta di avviare un progetto dormiente per il mantenimento della pace, le cose vanno male e gli eroi più potenti della Terra – Iron Man, Captain America, Thor, L’Incredibile Hulk, Vedova Nera e Occhio di Falco – devono affrontare la prova più ardua di sempre, mentre il destino del pianeta è in bilico. Quando il misterioso Ultron emerge dall’ombra, la squadra deve riunirsi per fermare un avversario terrificante e tecnologico deciso a sterminare l’umanità. Lungo il cammino, incontreranno due individui potenti e misteriosi, Wanda Maximoff e Pietro Maximoff, e un vecchio amico dotato di un nuovo aspetto, chiamato Visione.
Commento  Non importa chi vinca o chi perda, i guai tornano sempre.
Infatti, dopo la lotta intrapresa da Steve Rogers contro il micidiale Soldato d’inverno nel riuscito “Captain America: The Winter Soldier” (2014), diretto a quattro mani da Anthony e Joe Russo, nuovamente con i connotati di Chris Evans e fondamentale scudo alla mano lo ritroviamo subito in azione sotto la regia di Joss Whedon, già occupatosi del “The Avengers” (2012) che aveva provveduto a radunare su celluloide la squadra dei Vendicatori, supereroi più amati dell’universo fumettistico targato Marvel.
Quindi, senza perdere tempo, a seguito della distruzione dello S.H.I.E.L.D. Scarlett Johansson torna ad essere la sexy Black Widow, Mark Ruffalo è ancora alle prese con le trasformazioni del suo Bruce Banner nell’imponente Hulk, Jeremy Renner veste per la seconda volta i panni di Occhio di falco e Robert Downey Jr., come di consueto, concede anima e corpo a Tony Stark, il quale sembra aver scovato il modo finalizzato ad evitare di indossare l’armatura di Iron man e controllare la squadra di droni Iron Legion, costruiti per combattere al suo posto: Ultron, avanzata intelligenza artificiale auto-cosciente progettata per aiutare a sventare le minacce.
Avanzata intelligenza artificiale, però, priva di sentimenti umani e il cui intelletto superiore capisce presto che l'unico modo per rendere migliore la vita sulla Terra sia eliminare il nemico principale, ovvero l'uomo; man mano che, al di là dell’indispensabile Nick Fury alias Samuel L. Jackson, non manca all’appello neppure Chris Hemsworth nel ruolo dell’asgardiano Dio del tuono Thor, oltretutto coinvolto in una divertente situazione di gara a chi riesce a sollevare il suo potente martello.
Perché, complice, inoltre, l’immancabile, esilarante apparizione per la mente marveliana Stan Lee, non è certo l’ironia a risultare assente nel corso delle oltre due ore e venti di visione volte a tirare in ballo anche la Scarlet interpretata da Elizabeth Olsen, dotata di poteri magici, telepatici e ipnotici, e il velocissimo fratello gemello Quicksilver, che, incarnato da Evan Peters in “X-Men-Giorni di un futuro passato” (2014), possiede qui le fattezze dell’Aaron Taylor-Johnson di “Kick-Ass” (2010).

Basquiat (Basquiat)
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Genere  Biografico
Paese  USA
Anno  1996
Durata  106 min
Regista  Julian Schnabel
Attori  Jeffrey Wright, David Bowie, Dennis Hopper, Gary Oldman, Michael Wincott, Benicio Del Toro, Christopher Walken, Willem Dafoe...
Ubicazione  File
Descrizione  Jean-Michel Basquiat è un giovane artista di strada newyorkese. Il fortuito incontro con Andy Warhol lo proietta repentinamente nel sofisticato milieu delle gallerie d'arte di Soho; ma questo ambiente, pervaso di cinismo e di opportunismo, non fa per Jean-Michel: che nonostante l'amore di Gina, la sua ragazza, cade preda di uno stato depressivo che si aggraverà con la scomparsa di Warhol e lo porterà - a soli 27 anni - a un'ultima, fatale overdose di eroina.
Commento  L'artista Schnabel esordisce alla regia con questa parabola "esemplare" sulla vacuità delle fortune umane, visivamente interessante ma appesantita da un'eccessiva propensione alla metafora.

Batman (Batman)
4/4
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Genere  Thriller
Paese  Gran Bretagna
Anno  1989
Durata  121 min
Regista  Tim Burton
Attori  Michael Keaton, Jack Nicholson, Kim Basinger, Robert Wuhl, Pat Hingle, Billy Dee Williams, Michael Gough, Jack Palance, Jerry Hall, Tracey Walter
Ubicazione  
Descrizione  La tenebrosa Gotham City, sporca e protetta principalmente da agenti della polizia corrotti, é nelle mani del crimine. Ma qualcosa di misterioso sta spaventando i delinquenti da diverse notti, é il Batman. Insieme al commissario Gordon, inizierà a ripulire la città, ed a bloccare quel pazzo criminale conosciuto come il Joker.
Commento  

Batman - Il ritorno (Batman returns)
4/4
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Genere  Fantastico/Thriller
Paese  Usa
Anno  1992
Durata  126 min
Regista  Tim Burton
Attori  Michael Keaton, Danny DeVito, Michelle Pfeiffer, Christopher Walken, Michael Gough, Michael Murphy, Pat Hingle.
Ubicazione  
Descrizione  Gotham City. In questo episodio Batman deve fronteggiare il "Pinguino", una deforme creatura, il cui obiettivo é distruggere la città ed il suo protettore. Per portare a termine il suo compito, si farà aiutare da un esercito di pinguini e una banda di vandali. A questi si aggiunge poi Catwoman, incredibile e bellissima creatura, legata a Batman da un misterioso segreto.
Commento  

Batman & Robin (Batman & Robin)
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Genere  Fantastico
Paese  USA
Anno  1997
Durata  130 min
Regista  Joel Schumacher
Attori  Chris O'Donnell, Uma Thurman, Arnold Schwarzenegger, George Clooney, Val Kilmer
Ubicazione  
Descrizione  Gotham City è assediata da Mr. Freeze, supercriminale glaciale, ex scienziato impazzito per la morte della moglie, che si è alleato con Poison Ivy, feroce botanica che ha subito una mutazione genetica a causa di un'arma batteriologica. Intervengono Batman e Robin, questa volta con la nipote del fido Alfred, diventata Batgirl. Operazione ad alto costo preceduta dal solito battage pubblicitario, è un film per spettatori di tutte le età in cui la vicenda, l'azione e i personaggi sono secondari rispetto alle fastose e ricercate scenografie, ai giochi di colore, ai simbolismi cromatici. Clooney è un Batman più ironico di Michael Keaton e più attraente del pessimo Val Kilmer.
Commento  Joel Schumacher riduce il supereroe e i cattivi all'unidimensionalità dei personaggi di carta, passa a un action fracassone in chiave comica. Risultato: rumoroso e noioso.

Batman Begins (Batman Begins)
3/4
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Genere  Azione
Paese  U.S.A.
Anno  2005
Durata   min
Regista  Christopher Nolan
Attori  Christian Bale, Michael Caine, Liam Neeson, Morgan Freeman, Gary Oldman, Ken Watanabe, Katie Holmes, Cillian Murphy, Tom Wilkinson, Rutger Hauer
Ubicazione  
Descrizione  Batman Begins, di Christopher Nolan, racconta le origini della legenda di Batman e l'affermarsi del Cavaliere Nero come difensore del bene a Gotham City. In seguito all'assasinio dei suoi genitori, di cui ha ereditato i beni, Bruce Wayne (Christian Bale) viaggia per il mondo alla ricerca degli strumenti per combattere le ingiustizie e far tremare coloro che terrorizzano il mondo.
Tornato a Gotham City, veste i panni del suo alter ego: Batman, un combattente mascherato che usa la forza, l'intelligenza e ogni altro mezzo disponibile per combattere contro le forze del male che minacciano la città.
Commento  Di nuovo un film su Batman, molti si saranno chiesti, visti i pessimi risultati degli ultimi episodi della "saga", perché farne un altro? Batman Begins ha tutte le risposte possibili a questa domanda!
Oltre a raccontare una parte inedita della storia di Bruce Wayne, ovvero la nascita del nostro eroe, è un film di gran pregio.
La sceneggiatura parte proprio dall'infanzia di Bruce (interpretato ottimamente da Christian Bale) raccontando due fatti che segneranno la vita del protagonista: la caduta in un pozzo pieno di pipistrelli, e l'omicidio dei suoi genitori. Questi due eventi, strettamente legati tra loro, lo porteranno a vivere sempre in preda al rancore e al senso di colpa, finchè, diventato adulto, non deciderà di andare in giro per il mondo per imparare come combattere l'ingiustizia. Nel Buthan incontrerà un maestro di arti marziali (Liam Neeson) miste a dottrine filosofiche, che gli insegnerà a carpire la mentalità criminale, per combatterla. Tornato a Gotham City e costatato il degrado della città tanto amata dai suoi genitori, metterà in atto la trasformazione in Batman con l'aiuto del fedele maggiordomo Alfred (Michael Caine) e dello scienziato Lucius Fox (Morgan Freeman).
Questo prequel girato da Christopher Nolan si distacca da tutti gli altri Batman precedenti, ottenendo il risultato che voleva il regista. Sebbene l'oscurità e la corruzione la facciano da padrone, la Gotham City di Nolan non è dark come quella di Burton, ma molto più realistica. Nei momenti di maggior azione il regista sceglie di riprendere con una macchina a mano ampliando così il senso di precarietà della situazione e accelerando molto il ritmo, usa anche parecchie soggettive e semisoggettive. Veramente emozionante è la scena in cui Bruce "fa il bagno di pipistrelli", quasi a simboleggiare l'unione indissolubile dell'uomo con la sua maschera. Molti sono i simboli e i richiami alla filosofia e si spiegano molte delle particolarità di questo eroe senza super poteri: da dove arrivano gli apparecchi di alta tecnologia che usa, la batmobile, il costume (anche stavolta diverso da tutte le altre, più semplice e leggero) e il mantello, nonché le motivazioni che lo spingono a scegliere di combattere la criminalità sotto mentite spoglie.
La psicologia del personaggio di Bruce Wayne è scandagliata fin nei minimi particolari, non si presenta un eroe senza macchia, ma un uomo che cerca di indirizzare i propri difetti verso il bene. Nella pellicola si fa spesso riferimento a concetti quali la paura (che è il filo conduttore del film), il rimorso, la collera e la volontà, tutte cose che fanno muovere il mondo e alle quali sono legati tutti i personaggi; un esempio è il cattivo di turno, lo Spaventapasseri, lo psichiatra Jonathan Crane (Cillian Murphy-28 giorni dopo) che infonde la paura somministrando ai suoi pazienti una tossina che li getta nel panico. Un cast incredibile che si è espresso al meglio, in cui compaiono anche Gary Oldman nel ruolo del detective Jim Gordon e Katie Holmes che interpreta l'unico personaggio non presente nei fumetti, Rachel Dawes, amica di infanzia di Bruce.
Un film da vedere, che lascia un finale aperto a nuove avventure, forse solo per riagganciarsi ai film precedenti, o per dare inizio ad una nuova saga?

Batman Forever (Batman Forever)
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Genere  Fantastico
Paese  USA
Anno  1995
Durata  121 min
Regista  Joel Schumacher
Attori  Jim Carrey, Chris O'Donnell, Tommy Lee Jones, Val Kilmer, Nicole Kidman. Drew Barrymore, Pat Hingle, Jon Favreau
Ubicazione  
Descrizione  Due criminali funestano Gotham City: "Due Facce", magistrato deturpato e impazzito, e l'Enigmista, scienziato folle e geniale con l'ossessione degli indovinelli. Bruce Wayne, alias Batman, rivive i propri traumi infantili quando la famiglia del giovane trapezista Dick Grayson viene decimata da "Due Facce", ma per fortuna interviene l'incandescente psicanalista Chase Meridian. Alla fine Dick diventerà Robin per affiancare Batman nella resa dei conti.
Commento  

Benvenuto Presidente! (Benvenuto Presidente!)
2/4
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Genere  Commedia
Paese  Italia
Anno  2013
Durata  100 min
Regista  Riccardo Milani
Attori  Claudio Bisio, Kasia Smutniak, Beppe Fiorello, Remo Girone, Omero Antonutti, Massimo Popolizio, Michele Alhaique, Cesare Bocci, Franco Ravera, Gianni Cavina
Ubicazione  
Descrizione  In un piccolo paesino di montagna vive un uomo dal nome impegnativo: Giuseppe Garibaldi, per tutti Peppino. Ama la pesca, la compagnia degli amici, la biblioteca in cui lavora da precario. Certamente è un ottimista, e al figlio che lo accusa d'essere un fallito risponde "Io non so se tutto quel che fai ti torna indietro ma mi piace crederlo". Un giorno, a causa di un pasticcio dei politici, accade una cosa enorme, incredibile, inaudita: Peppino viene eletto per errore Presidente della Repubblica Italiana.
Strappato alla sua vita tranquilla, si trova a ricoprire un ruolo per il quale sa di essere evidentemente inadeguato. Inadeguati sono senza dubbio i suoi modi ma il suo buonsenso e i suoi gesti istintivi risultano incredibilmente efficaci.
Certo il protocollo non è il suo forte. Janis Clementi, inflessibile quanto affascinante vice segretario generale della Presidenza della Repubblica, si affanna inutilmente nel tentativo di disciplinare le imprevedibili iniziative del Presidente. Accade così che la gioiosa follia, l'umanità e la disarmante onestà di Peppino sorprendano le istituzioni in crisi e conquistino il Paese sfiduciato. Ma all'orizzonte già si intravedono complotti, incidenti diplomatici, macchinazioni politiche perché la vita nei palazzi del potere non può essere tranquilla anche se sei solo un bibliotecario con l'hobby della pesca.
Commento  

Bianca come il latte, rossa come il sangue (Bianca come il latte, rossa come il sangue)
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Genere  Commedia
Paese  Italia
Anno  2012
Durata  102 min
Regista  Giacomo Campiotti
Attori  Filippo Scicchitano, Aurora Ruffino, Gaia Weiss, Luca Argentero, Romolo Guerreri. Gabriele Maggio, Roberto Salussoglia, Pasquale Salerno, Michele Codognesi, Flavio Insinna, Cecilia Dazzi
Ubicazione  File
Descrizione  Leo ha sedici anni, poca voglia di studiare e tanta di dichiararsi a Beatrice, la ragazza dai capelli rossi che frequenta il suo liceo. Perdutamente innamorato, prova in tutti i modi ad avvicinarla ma ogni volta non sembra mai quella buona. Esitante e maldestro, Leo chiede aiuto all'amico Niko e all'amica Silvia, invaghita di lui dalle medie e da una gita a Venezia. Inciampato dentro a un cinema e a un passo da lei, il ragazzo riesce finalmente a strapparle la promessa di rivedersi presto a scuola ma in aula Beatrice non tornerà più perché la leucemia le ha avvelenato il sangue e compromesso il futuro. Sconvolto ma risoluto, Leo decide di prendersi cura di lei e di accompagnarla nella malattia, allacciando con Beatrice una tenera amicizia che contemplerà il buio e la luce. Tra una partita di calcetto e un brutto voto da riparare, Leo imparerà la vita, la morte e l'amore.
Commento  Non è la prima volta che Giacomo Campiotti gira un film carico di morte che parla della vita. Otto anni fa con Mai + come prima aveva trattato la perdita corredandola a un periodo dell'esistenza qual è l'adolescenza, piena di novità e trasformazione. Allo stesso modo Bianca come il latte, rossa come il sangue è un percorso di formazione che affronta la crescita attraverso la morte. Al centro del film, trasposizione del romanzo omonimo di Alessandro d'Avenia, un adolescente che vede il mondo bianco e rosso, incosciente delle sfumature. Bianca è la paura della responsabilità da scansare e scaricare sui genitori e i professori, rosso è il desiderio di essere visto (e amato) come Charlie Brown dalla ragazza dai capelli rossi. Alla maniera della Beatrice dantesca, di cui porta il nome e la grazia, la protagonista muove Leo a una vita nuova. Beatrice è iter a Deum, cammino verso dio, corsa (a perdifiato) verso 'fin'. Perché dio non è morto come canta Guccini o 'corregge' il T9, software di scrittura facilitata per sms che converte dio in 'fin'. Se è a dio che si affida Beatrice attraverso un diario, è a fin che rivolge le sue preghiere Leo chiedendo più tempo per quell'amore sbocciato tra attivismo e passività, tra energia senza sosta e inerzia, tra impazienza e timore di cambiare, tra la smania di prendere in mano la propria vita e l'inquietudine di diventare più visibili e ingombranti. Bianca come il latte, rossa come il sangue ribadisce la sensibilità di Campiotti per l'adolescenza intesa come periodo di lutto, perché include un sentimento di vivo dolore per la fine dell'infanzia e del senso d'identità riparato e narcisistico. Ma a Leo spetterà in sorte un dolore più grande di quello di vedere scomparire il bambino che era prima. La sua ribellione passerà per la morte di Beatrice e approderà a un'immagine nuova di sé, a un'identità e a un corpo altri, in un mondo finalmente policromo. Leo farà esperienza della finitudine e frequenterà il dolore trasformandolo in amore dentro un film semplice come sanno essere le storie vere, quelle che nascono dall'urgenza dell'autenticità. Adolescenza, lutto, solidarietà che muove il desiderio comune di guarigione non trovano però nella messa in scena una commisurata corrispondenza, sfumando nella convenzionalità la sensibilità e la spontaneità che annunciavano. Bianca come il latte, rossa come il sangue finisce per arrendersi agli schematismi di una narrazione dal respiro irrimediabilmente corto e prevedibile, che 'sentenzia' attraverso le battute del professor Luca Argentero e della paziente Gaia Weiss. Su tutto e tutti i picchi emotivi governano dispotiche le note dei Modà. Ridondanti e 'in levare' suturano il film, riempiendo insostenibilmente ogni fotogramma, eccedendo il bel sorriso di Filippo Scicchitano e gravando l'irriducibile leggerezza dell'adolescenza.

Big Mama: tale padre tale figlio (Big Mommas: Like Father, Like Son)
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Genere  Commedia
Paese  U.S.A.
Anno  2011
Durata  107 min
Regista  John Whitesell
Attori  Martin Lawrence, Brandon T. Jackson, Jessica Lucas, Michelle Ang, Portia Doubleday, Emily Rios, Ana Ortiz, Henri Lubatti, Lorenzo Pisoni, Marc John Jefferies, Mari Morrow, Emily Rios
Ubicazione  
Descrizione  Ritorna l'agente dell'FBI Malcolm Turner, nei panni di Big Mama, questa volta in compagnia del figliastro Trent, che testimone di un omicidio, deve aiutarlo a smascherare i colpevoli, ma per farlo, dovrà "mascherarsi" a sua volta da Charmaine, e reggere il gioco del suo patrigno...
Commento  Andando in ordine, abbiamo visto per la prima volta il Martin Lawrence dei due "Bad boys" indossare il travestimento della anziana grassona di colore Big Mama nell’omonima commedia poliziesca che, sulla evidente scia di "Mrs Doubtfire", venne diretta nel 2000 dal Raja Gosnell già regista di "Mamma, ho preso il morbillo" e "Mai stata baciata".
Commedia poliziesca cui ha fatto seguito, sei anni dopo, "FBI: Operazione Tata", a firma dello stesso John Whitesell che troviamo anche al timone di regia di questo terzo capitolo, nel quale il protagonista Malcolm Turner viene affiancato addirittura dal figliastro Trent, interpretato dal Brandon T. Jackson visto, tra l’altro, in "Roll bounce" e "Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo: Il ladro di fulmini".
Quindi, è chiaro che questa volta siano in due a ricorrere al travestimento femminile, in quanto il ragazzo, involontariamente testimone di un omicidio, si trova a dover affiancare il patrigno al fine di smascherare i colpevoli.
E, mentre lo vediamo anche alle prese con i tentativi di conquista nei confronti di una ragazza, il fatto che porti avanti l’attività di artista hip hop offre l’occasione per poter infarcire l’insieme di momenti cantati e scene di ballo, tra cui una lezione di danza dai goffissimi esiti sulle note della flashdanciana "Maniac" di Michael Sembello.
Però, il tutto procede in maniera piuttosto piatta e senza la minima ombra di novità, individuando le uniche occasioni per sorridere nelle grottesche avanche messe in atto dal guardiano Kurtis alias Faizon Love per sedurre Big Mama, della quale, ovviamente, non conosce la reale identità maschile.
Per il resto, non mancano neppure inseguimenti automobilistici e brevi sequenze d’azione, ma al servizio di un inutile terzo tassello che ci lascia tranquillamente intuire l’eccessiva durata nella sua quasi ora e cinquanta totale; tanto più che, come pure i precedenti, risulta consigliabile soltanto agli spettatori più piccoli.
D’altra parte, stiamo parlando di una serie che aveva mostrato la corda fin dai tempi del capostipite.

La frase:
"Sai, non ti farebbe male chiamarmi papà di tanto in tanto".
a cura di Francesco Lomuscio

Big Wedding (The Big Wedding)
2/4
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Genere  Commedia
Paese  U.S.A.
Anno  2013
Durata  90 min
Regista  Justin Zackham
Attori  Robert De Niro, Katherine Heigl, Diane Keaton, Amanda Seyfried, Topher Grace, Susan Sarandon, Robin Williams, Ben Barnes, Christine Ebersole, David Rasche
Ubicazione  File
Descrizione  Don (Robert De Niro) e Ellie (Diane Keaton) hanno divorziato da tempo, ma sono rimasti in ottimi rapporti anche se Don vive stabilmente con Bebe (Susan Saradon), ex migliore amica proprio di Ellie. I tre si riuniscono dopo anni sotto lo stesso tetto per un'occasione speciale: il matrimonio di Alejandro, figlio adottivo di Don e Ellie. Per l'occasione, il futuro sposo riabbraccerà anche la sua vera madre, Madonna, in arrivo dalla Colombia. Alla vigilia della cerimonia, Alejandro confessa di non aver mai rivelato a Madonna il divorzio dei suoi genitori adottivi, poiché la sua madre biologica è una fervente e rigorosa cattolica e ha sempre avuto paura di deluderla. Per questo motivo, Alejandro chiede a Don e Ellie di fingersi ancora marito e moglie per tutta la durata delle celebrazioni.
Commento  “Big Wedding” è una commedia piacevole con cui passare novanta minuti in maniera leggera e senza pensieri, impreziosita dalle performance di grandi attori e con un buon ritmo e alcune trovate divertenti.

Birdman (o l'Imprevedibile Virtù dell'Ignoranza) (Birdman)
3/4
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Genere  Commedia
Paese  U.S.A.
Anno  2014
Durata  119 min
Regista  Alejandro González Iñárritu
Attori  Michael Keaton, Zach Galifianakis, Edward Norton, Andrea Riseborough, Amy Ryan, Emma Stone, Naomi Watts, Merritt Wever, Natalie Gold, Joel Garland, Clark Middleton
Ubicazione  File
Descrizione  Birdman è una black comedy che segue la storia dell’attore Riggan Thomson (Michael Keaton), alle prese con l’allestimento di una nuova, ambiziosa commedia a Broadway, che dovrebbe rilanciarne la carriera ormai prossima al capolinea. Si tratta di un passo molto azzardato sotto diversi aspetti, ma l’uomo, che in passato ha raggiunto il
successo nei panni di un supereroe, spera fortemente di ottenere un riconoscimento artistico, per dimostrare a tutti, e in primo luogo a se stesso, di non essere solo una ex stella di Hollywood.
Manca poco alla serata della prima quando il protagonista della commedia si ferisce accidentalmente durante le prove e deve quindi essere sostituito in tempi rapidissimi. Dietro suggerimento dell’attrice co-protagonista Lesley (Naomi Watts) e con l’incoraggiamento del suo miglior amico e produttore Jake (Zach Galifianakis), Riggan sceglie con una certa riluttanza Mike Shiner (Edward Norton), una mina vagante che però piace al pubblico e può garantire una buona recensione della commedia. Mentre si prepara al debutto sul palcoscenico, Riggan deve confrontarsi
con la fidanzata e co-protagonista Laura (Andrea Riseborough), con la figlia appena 4 uscita da un centro di disintossicazione e sua assistente personale Sam (Emma Stone), e con l’onnipresente ex moglie Sylvia (Amy Ryan), sempre pronta a dare una mano per tenere la situazione sotto controllo.
Commento  Alejandro Gonzalez Iñarritu ha stupito tutti, a partire da se stesso, per la maestria con cui è riuscito ad appropriarsi senza difficoltà di un territorio cinematografico a lui distantissimo. Abituati come siamo a vederlo dipingere situazioni che sfondano la soglia del dramma, era faticoso immaginare che si calasse nella direzione di un film che a tratti è vagamente orientato verso la commedia e il fiabesco. Questa novità assoluta nella carriera di Iñarritu ha lasciato però intatti moltissimi aspetti a lui cari: prima di tutto, dietro il sorriso si nasconde sempre un profondissimo dramma, quello di Riggan Thomson, celebrità in declino che vive all’ombra del suo ruolo di maggior successo, quello del supereroe Birdman, e che cerca di riscattarsi scrivendo, dirigendo e interpretando uno spettacolo a Broadway. In secondo luogo, si mantiene la struttura corale della storia (“Amores Perros”, “21 grammi”, “Babel”), che ha sì al centro un protagonista, ma che nel seguirlo finisce per deviare verso chi gli sta attorno.
Il regista ha definito “Birdman” un film sperimentale, e di fatto lo è su due livelli: personale (“Ho scoperto cos’è ridere sul set”) e tecnico. Si tratta infatti, con l’eccezione di brevissimi segmenti all’inizio e alla fine della pellicola, di un lunghissimo piano-sequenza, due ore senza stacchi di montaggio che non rispettano le regole del tempo: attraversando una porta potrebbero essere trascorse due ore, dopo un movimento di macchina ci si può ritrovare avanti di un giorno. E in questo magnifico viaggio della cinepresa convivono la realtà oggettiva e la realtà “altra”, quella che nasce e muore nella mente del protagonista, filtro attraverso cui passano le vicende prima di giungere a noi. L’immaginazione valica i suoi argini e straripa nella quotidianità, e lo fa in maniera così sotterranea e spontanea da passare quasi inosservata finché non si dilata a tal punto da prendere il sopravvento.
Girare un film in questo modo implica una capacità organizzativa eccezionale, per fare in modo che tutto proceda senza interruzioni con la massima precisione possibile: Iñarritu ha provato per mesi ogni movimento di macchina. È stata una dura prova anche per gli attori, avendo a disposizione un solo shot, ma tutti hanno dimostrato una bravura davvero eccezionale, dal primo all’ultimo, a partire da Michael Keaton, Edward Norton, Emma Stone, Naomi Watts, Amy Ryan e Zach Galifianakis; si sono destreggiati in registri diversi ottenendo il massimo dei risultati.

La frase:
"A thing is not a thing, not what is said about a thing".

Blackhat (Blackhat)
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Genere  Azione, Drammatico, Thriller
Paese  U.S.A.
Anno  2015
Durata  135 min
Regista  Michael Mann
Attori  Chris Hemsworth, Viola Davis, John Ortiz, William Mapother, Manny Montana, Ritchie Coster, Holt McCallany, Jason Butler Harner, Spencer Garrett, Tracee Chimo, Wei Tang
Ubicazione  File
Descrizione  Blackhat segue la storia di un hacker pregiudicato Nicholas Hathaway (Chris Hemsworth di The Avengers e della serie di Thor), in licenza dal carcere federale, che insieme ai suoi soci americani e cinesi cerca di identificare e sventare una pericolosissima rete di criminalità informatica che opera a livello mondiale: da Los Angeles a Hong Kong, passando per Perak, Malesia e Giacarta. Però, man mano che Hathaway si avvicina al suo obiettivo, il suo bersaglio diventa consapevole della presenza di Hathaway stesso, e la posta in gioco si sposta sul piano personale.
Commento  Una serie di attacchi informatici causano prima l'esplosione di una centrale nucleare a Hong Kong e poi l'alterazione nei valori di alcuni titoli di borsa a Chicago.
I servizi segreti cinesi e americani si trovano quindi a dover cooperare, sulle prime anche piuttosto malvolentieri, nel tentativo di risalire alla fonte di questi attentati che, se dovessero avere seguito, minerebbero alle fondamenta la sicurezza mondiale.
Il sistema utilizzato dai cyber-terroristi si basa su un codice sviluppato anni prima dall'hacker Nick Hathaway (Chris Hemsworth) al momento detenuto in un carcere di massima sicurezza per una truffa informatica.
Su richiesta delle autorità cinesi, Nick viene provvisoriamente scarcerato per collaborare al caso, con la promessa di una liberazione definitiva qualora il suo aiuto si rivelasse decisivo.
Michael Mann fa il suo ritorno alla regia a ben sei anni da Nemico pubblico e la sensazione è che quel capolavoro sperimentale - e, ad oggi, forse neanche del tutto compreso - non sia stato solo una felice digressione all'interno del suo corpus filmico.
Un po' come se Mann, prima di girare l'ultimo capitolo di un'ideale trilogia della "night vision metropolitana" di cui Collateral e Miami Vice rappresentavano i primi due capitoli, si sia voluto fermare un attimo per dare delle precise coordinate storico-geografiche ai suoi malinconici eroi solitari, così profondamente innervati di suggestioni moderniste ma, in buona sostanza, mutuati direttamente dai classici del western e del noir.
Ecco quindi che in Blackhat tornano le meravigliose riprese aeree di skyline notturni che Mann maneggia con padronanza assoluta ormai dai tempi di Heat - La sfida e il cui il valore testuale, prima ancora che meramente estetico, forse nessun altro autore è mai riuscito a cogliere appieno come lui.
Che poi qui l'azione si sposti da Los Angeles a quella Hong Kong che ha ormai sostituito, nell'immaginario collettivo, la "città degli angeli" come metropoli per eccellenza non è affatto un caso e nemmeno l'unico scarto operato dal regista rispetto al proprio passato recente.
Già dalle sue prime sequenze, infatti, Blackhat si palesa come ultimo stadio e punto di non ritorno di una precisa quanto radicale operazione di scarnificazione narrativa che, dal plot minimale ma comunque ricco di introspezione e di continui colpi di scena di Collateral, porta a questo canovaccio poliziesco tutto sommato basico, null'altro che un pretesto per continuare a ragionare sul concetto di rappresentazione filmica degli spazi e sulle sue possibili declinazioni digitali.
Michael Mann estremizza il proprio stile fino a sacrificare sul suo altare anche il divismo, forse il più duro a morire tra i vessilli del mainstream hollywoodiano, scegliendo come protagonista un attore anche famoso come Chris Hemsworth, ma privo di forti connotazioni iconiche e, per questo, molto più adattabile alla sua idea di cinema.
Per dire che, durante la visione, è piuttosto difficile che il pensiero vada a Thor.
Non c'è più spazio né per Daniel Day Lewis, né per Al Pacino e nemmeno per Johnny Depp, ché in Blackhat - ed è una cosa riuscita forse solo a Kubrick in film come 2001: Odissea nello spazio e Full Metal Jacket e ultimamente a Malick - i protagonisti non sono neanche più gli attori ma ciò che è intorno a loro, in questo caso la notte, simulacro di una calma apparente solo di rado interrotta da violenti squarci di luce, e il baluginio intermittente dei neon.
In modo similare, le scene di raccordo sembrano poter significare molto più dei climax che vanno ad anticipare o a seguire.
Non si commetta però l'errore, sulla scorta di queste riflessioni, di pensare a Blackhat come ad un film povero di azione, perché di azione ce n'è ed è anche gestita in maniera magistrale - ma, trattandosi dell'autore di Heat, la cosa non dovrebbe stupire affatto - e basterebbe citare anche solo l'ultimo, allucinato scontro consumato in mezzo a centinaia di passanti per mandare a casa la quasi totalità del cinema action odierno.
O anche la prima sequenza, una scena di una modernità disarmante in cui Mann immagina l'irruzione di un virus informatico tra i chip del computer della centrale nucleare come l'onda di uno tsunami che procede inarrestabile fino all'esplosione del reattore.
Film pieno di (voluti) rallentamenti e deviazioni, seguite da brusche accelerazioni e improvvise esplosioni di violenza, Blackhat è un film di abbacinante bellezza, davvero straordinario nel modo in cui inventa nuovi linguaggi pur utilizzando il più classico dei lessici e restando fedele alle sue storie di uomini tutti d'un pezzo, guidati da un'idea di giustizia (o del suo esatto contrario) che non si scontra mai con il minimo dubbio.
Uomini che veicolano su pellicola la stessa idea di coerenza che Michael Mann ha sempre mostrato nell'arco di tutto il suo percorso autoriale, arrivando così a definire uno stile unico, con il quale qualsiasi regista si trovi a filmare la città deve, per forza di cosa, confrontarsi, come nel caso di Dan Gilroy e del suo recente Lo sciacallo - The Nightcrawler, opera pregevole anche in virtù del massiccio ricorso a scelte estetiche tipicamente à la Mann.

Blade Runner. The Director's Cut (Blade Runner)
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Genere  Fantascienza
Paese  USA
Anno  1982
Durata  124 min
Regista  Ridley Scott
Attori  Harrison Ford, Sean Young, Rutger Hauer, Daryl Hannah, William J. Sanderson 31/12/1982
Ubicazione  
Descrizione  In una Los Angeles piovosa e sovrappopolata, il poliziotto Deckard (Harrison Ford), dell'unità Blade Runner, viene richiamato in servizio. La sua specialità è l'eliminazione di esemplari insubordinati di "replicanti", androidi destinati al lavoro nelle colonie spaziali. Quattro di loro, Roy Batty, Leon, Zora e Pris, hanno raggiunto la Terra per tentare di infiltrarsi nelle industrie che li fabbricano. I replicanti sono identici agli esseri umani, tranne che per la durata limitata della loro esistenza e per l'apparente incapacità di provare sentimenti. Proprio sulla registrazione delle reazioni emotive si basa il test Voigt - Kampff, con cui Deckard indentifica in Rachel (Sean Young), collaboratrice dell'industriale, una replicante sperimentale, inconsapevole della propria vera natura. Deckard si pone sulle tracce di replicanti da "ritirare", eliminando per prima la spogliarellista Zora (Joanna Cassidy). È però Rachel a salvarlo da Leon, mentre Pres (Daryl Hannah) si installa a casa di un ricercatore per convincerlo a portare lei e Batty (Rutger Hauer) dall'industriale. L'incontro non ha esito felice: i due replicanti apprendono che non c'è modo di prolungare la loro esistenza. Deckard li raggiunge nel loro nascondiglio e, "ritirata" Pris, affronta Batty in un duello spietato. Salvato in extremis dal suo stesso avversario un attimo prima che questi muoia, Deckard recupera Rachel e fugge con lei lontano dalla città. Abile fusione di poliziesco e fantascienza, Blade Runner vive un rapporto di simbiosi con Il cacciatore di androidi, romanzo di Philip K. Dick da cui è tratto. Anche se il film risulta più coerente ed equilibrato, alcuni riferimenti sono apprezzabili solo leggendo il libro: i dettagli del test o la descrizione di un mondo in cui le riproduzioni artificiali degli animali, quasi estinti, diventano status symbol. Tuttavia il film descrive perfettamente una società multietnica e tratteggia perfettamente i diversi personaggi, tutti pervasi dall'amarezza tipica dell'opera di Dick: dallo scienziato colpito da invecchiamento precoce che vive in una casa piena di giocattoli, ai replicanti afflitti da angosce esistenziali, dalla fragile e sensuale Rachel alle prese con la propria identità sconosciuta al detective anni Quaranta trasferito nel futuro. Altrettanto efficaci sono gli effetti speciali di Douglas Trumbull e la colonna sonora di Vangelis. Blade Runner divenne rapidamente un cult-movie, cosa che anni dopo permise a Ridley Scott di distribuirne la versione "originale" ( Blade Runner: the Director's Cut). Meno ottimistica nel finale dell'edizione nota al pubblico, essa è priva della narrazione fuori campo del protagonista e della ripresa aerea conclusiva, aggiunta per volontà del produttore, utilizzando ritagli della sequenza iniziale di Shining.
Commento  Rivedere nel 2007 "Blade runner", riconosciuto capolavoro della fantacelluloide firmato da Ridley Scott tre anni dopo "Alien" (1979) e tratto da "Ma gli androidi sognano pecore elettroniche?" di Philip K. Dick, sembra utile principalmente per ricordare quali alte vette cinematografiche toccavano un tempo volti noti dello spettacolo come Rutger Hauer ("I falchi della notte") o Sean Young ("Ace Ventura-L'acchiappanimali"), ormai spesso rilegati a fare da guest star in produzioni di basso livello.
Accompagnati dalla mitica colonna sonora firmata da Vangelis, ci ritroviamo quindi a Los Angeles, nel novembre del 2019, dove l'ex poliziotto Rick Deckard, interpretato da Harrison Ford ("I predatori dell'arca perduta"), torna in servizio per la squadra speciale Blade runner al fine di dare la caccia a quattro pericolosi Replicanti: prodotti robotici uguali agli esseri umani, ma più forti ed agili, che, usati come schiavi nelle colonie extra-mondo, sono fuggiti sulla Terra, dove la loro presenza è stata dichiarata illegale.
E lasciano quasi pensare ad una variante fantascientifica degli antichi zombi appartenenti alla tradizione caraibica questi automi che imperversano in una piovosa ed ultramoderna Città degli angeli, tra automezzi volanti e costruzioni luccicanti, immersi nei cupi toni freddi della bella fotografia del compianto Jordan Cronenweth ("Stati di allucinazione"), sicuramente debitrice nei confronti del precedente "1997: Fuga da New York" (1981) di John Carpenter.
Ma, ancor più del maxicult firmato dall'autore di "Halloween-La notte delle streghe" (1078), "Blade runner" ha il merito di aver influenzato il look di quasi tutti i fanta-movie prodotti in seguito alla sua uscita, costruito su una vicenda che, attingendo in maniera evidente dai vecchi noir, lascia emergere una certa dose di malinconica solitudine da ogni personaggio presente in scena, mentre finisce per trasformarsi progressivamente in un incubo ultratecnologico non privo di splatter.
In fin dei conti, però, che si tratti di final cut o di qualsiasi altra versione, è facile intuire che sia unicamente nel curatissimo lato estetico, forte anche del grande lavoro scenografico svolto da Lawrence G. Paull ("Fuga da Los Angeles") e Peter J. Hampton ("Torque-Circuiti di fuoco"), che il film di Scott racchiuda tutto il suo fascino; per il resto, infatti, tra ritmi di narrazione tutt'altro che incalzanti ed un connubio regia-script di taglio poco più che teatrale, l'impressione generale è quella di trovarsi dinanzi ad un'opera su pellicola forse un po' troppo sopravvalutata.
Come chi l'ha firmata, del resto.


La frase: "Ho visto cose che voi uomini non credereste".

Francesco Lomuscio

Blade Runner. The Final Cut (1982/2007) (Blade Runner The Final Cut)
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Genere  Fantascienza
Paese  USA, Singapore
Anno  1982
Durata  117 min
Regista  Ridley Scott
Attori  Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young, Edward James Olmos, M. Emmet Walsh, Daryl Hannah, William Sanderson, Brion James, Joe Turkel, Joanna Cassidy 1982/2007-12-31
Ubicazione  
Descrizione  "Io ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare": frase storica, storico film, giunto - a venticinque anni dalla sua prima uscita - alla terza edizione, dopo il director's cut del 1992 e la versione, a quanto pare definitiva, del 2007. Torna dunque in servizio l'ex poliziotto fallito Rick Deckard, prestato all'unità speciale Blade Runner, per dare la caccia ai replicanti, uguali in tutto e per tutto agli esseri umani salvo per l'apparente incapacità di provare dei sentimenti e per la durata limitata delle loro esistenze: circa quattro anni. In una Los Angeles del futuro, anno 2019, cupa, nebbiosa e terribilmente affollata, il simulacro dell'esistenza nella pessimistica penna di Philip K. Dick ritrova vita nelle immagini girate nel capolavoro di Ridley Scott. Oltre al piacere di rivedere un classico del cinema - con tutti i costrutti filosofici che ne conseguono - questa nuova versione di Blade Runner sembra soddisfare più un ben determinato piano commerciale, piuttosto che una vera e propria rivisitazione operata dal regista rispetto alle scorse versioni. A parte la rimasterizzazione dell'opera e lo zampino già noto dell'artista francese Moebius (Jean Giraud) chiamato a evocare alcuni scenari tratti da un suo fumetto a sfondo fantascientifico, nonché delle musiche a sfondo futuristico dei Vangelis, "Blade Runner" vanta dei cambiamenti quasi impercettibili (almeno rispetto al Director's Cut del 1992) rimanendo quello che era: il cult movie che ha conquistato almeno tre generazioni di spettatori. La voce narrante, onnipresente nell'originale del 1982, è totalmente sparita, togliendo al film la sua caratterizzazione principale e indebolendo parzialmente la storia (passata) del personaggio interpretato da Harrison Ford. Più nitida, invece, la scena centrale del sogno, importante chiave di (non) lettura sulla vera natura di Rick Deckard, forse anch'egli un replicante. Ed è il finale a confermare una tendenza pessimistica (rispetto all'happy end "ecologista" imposto dalla produzione nella prima stesura, portata a termine con le scene scartate da Kubrick in Shining), che si rifà sostanzialmente a quello della seconda versione. Insomma, il ritorno al cinema (e in un cofanetto con ben 5 dvd) di Blade Runner è un piacere per gli occhi e per la mente. Ma non aspettatevi grosse novità: dopotutto i replicanti vivono all'incirca quattro anni, mentre Blade Runner è già entrato nella storia.
Commento  Rivedere nel 2007 "Blade runner", riconosciuto capolavoro della fantacelluloide firmato da Ridley Scott tre anni dopo "Alien" (1979) e tratto da "Ma gli androidi sognano pecore elettroniche?" di Philip K. Dick, sembra utile principalmente per ricordare quali alte vette cinematografiche toccavano un tempo volti noti dello spettacolo come Rutger Hauer ("I falchi della notte") o Sean Young ("Ace Ventura-L'acchiappanimali"), ormai spesso rilegati a fare da guest star in produzioni di basso livello.
Accompagnati dalla mitica colonna sonora firmata da Vangelis, ci ritroviamo quindi a Los Angeles, nel novembre del 2019, dove l'ex poliziotto Rick Deckard, interpretato da Harrison Ford ("I predatori dell'arca perduta"), torna in servizio per la squadra speciale Blade runner al fine di dare la caccia a quattro pericolosi Replicanti: prodotti robotici uguali agli esseri umani, ma più forti ed agili, che, usati come schiavi nelle colonie extra-mondo, sono fuggiti sulla Terra, dove la loro presenza è stata dichiarata illegale.
E lasciano quasi pensare ad una variante fantascientifica degli antichi zombi appartenenti alla tradizione caraibica questi automi che imperversano in una piovosa ed ultramoderna Città degli angeli, tra automezzi volanti e costruzioni luccicanti, immersi nei cupi toni freddi della bella fotografia del compianto Jordan Cronenweth ("Stati di allucinazione"), sicuramente debitrice nei confronti del precedente "1997: Fuga da New York" (1981) di John Carpenter.
Ma, ancor più del maxicult firmato dall'autore di "Halloween-La notte delle streghe" (1078), "Blade runner" ha il merito di aver influenzato il look di quasi tutti i fanta-movie prodotti in seguito alla sua uscita, costruito su una vicenda che, attingendo in maniera evidente dai vecchi noir, lascia emergere una certa dose di malinconica solitudine da ogni personaggio presente in scena, mentre finisce per trasformarsi progressivamente in un incubo ultratecnologico non privo di splatter.
In fin dei conti, però, che si tratti di final cut o di qualsiasi altra versione, è facile intuire che sia unicamente nel curatissimo lato estetico, forte anche del grande lavoro scenografico svolto da Lawrence G. Paull ("Fuga da Los Angeles") e Peter J. Hampton ("Torque-Circuiti di fuoco"), che il film di Scott racchiuda tutto il suo fascino; per il resto, infatti, tra ritmi di narrazione tutt'altro che incalzanti ed un connubio regia-script di taglio poco più che teatrale, l'impressione generale è quella di trovarsi dinanzi ad un'opera su pellicola forse un po' troppo sopravvalutata.
Come chi l'ha firmata, del resto.


La frase: "Ho visto cose che voi uomini non credereste".

Francesco Lomuscio

Blitz (Blitz)
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Genere  Thriller
Paese  Gran Bretagna
Anno  2011
Durata  97 min
Regista  Elliott Lester
Attori  Jason Statham, Paddy Considine, Aidan Gillen, Zawe Ashton, David Morrissey, Richard Riddell, Des Barron, John Burton, Taya De La Cruz, Nabil Elouahabi 31/12/2011
Ubicazione  
Descrizione  A Londra, un serial killer sta attaccando la polizia. Cosa succede quando coloro i quali, si suppone, dovrebbero proteggere diventano il bersaglio? Di fronte a un nemico astuto quanto perverso, Brant, un poliziotto dai metodi atipici, intraprende le indagini. In una caccia al tesoro in cui la giustizia deve a volte attraversare i propri confini per combattere il male assoluto, la lotta è appena cominciata...
Commento  

Blue Steel - Bersaglio mortale (Blue Steel)
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Genere  Poliziesco
Paese  USA
Anno  1989
Durata  102 min
Regista  Kathryn Bigelow
Attori  Jamie Lee Curtis, Ron Silver, Clancy Brown, Louise Fletcher, Philip Bosco. Kevin Dunn, Richard Jenkins, Markus Flannagan, Mary Mara, Skipp Lynch, Mike Hodge, Mike Starr, Tom Sizemore, Chris Walker, Kevin Cunn, Elizabeth Peña
Ubicazione  DVD
Descrizione  Megan Turner, appena arruolata nella polizia di New York, si trova di fronte a un evento che le cambierà la vita. Al suo primo turno di pattuglia notturna vede un rapinatore armato di pistola in azione alla cassa di un supermarket. Megan gli intima di gettare l'arma e poi, dinanzi alla reazione violenta dell'uomo, lo uccide. La pistola del rapinatore è però intanto finita a terra e un cliente del supermarket, non visto, se ne impadronisce. Megan viene temporaneamente sospesa dal servizio per eccesso di difesa e incontra Eugene Hunt, un operatore di Borsa, che è proprio colui che aveva rubato la pistola. Eugene, mentre cerca di sedurla, ha avviato un'attività di serial killer utilizzando proiettili su cui ha inciso il nome "Megan Turner". Il 'gioco' di Hunt proseguirà fino al punto di rivelare alla donna il suo comportamento e,al contempo, impedendole qualsiasi azione perché mancano prove a suo carico. Su Megan e su chi le sta vicino incombe ormai il rischio di morire. Dopo la realtà liminare dei 'non morti' erranti di Il buio si avvicina Kathryn Bigelow passa ad esplorare quella di un molto più realistico 'vampiro' metropolitano. Una persona 'normale' come l'agente di Borsa Eugene Hunt che, dinanzi alla possibilità inattesa data dal possesso di un'arma, sente scatenare in sé le pulsioni omicide covate probabilmente da sempre. Ma questo alla Bigelow non è sufficiente. Ha bisogno di metterlo a confronto con qualcuno (una donna) che ha fortemente 'voluto' essere dalla parte della Legge per superare traumi che la sua famiglia ancora vive dolorosamente (suo padre percuote la madre che non si ribella). L'attrazione tra Megan e Eugene è forte. L'uno la desidera sadicamente, l'altra non ha superato quell''ingenuità' che nella splendida sequenza iniziale le ha fatto mettere a repentaglio la vita. È un mondo in cui nulla è come appare quello che interessa alla regista. Un mondo che finisce con il coincidere con l'ambiguità del reale che, proprio in quanto tale, merita di essere esplorata e narrata.
Commento  Le donne poliziotto sono sempre un po’ più interessanti dei loro colleghi maschi, una delle categorie più affollate dello schermo, se non altro perché è interessante la contraddizione tra l’ipotetica tenerezza del sesso debole e lo strumento della violenza, che è parte integrante del mantenimento dell’ordine. Spettacoloso, ambiguo, elegantissimo è l’incipit di Blue Steel - Bersaglio mortale. Kathryn Bigelow ha un talento visivo notevolissimo, che le deriva almeno in parte dalla sua formazione come pittrice, e un altrettanto notevole senso del ritmo cinematografico.

Borat - Studio Culturale sull’America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan (Borat: cultural learnings of America for make benefit glorious nation of Kazakhstan)
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Genere  Grottesco
Paese  U.S.A.
Anno  2006
Durata  84 min
Regista  Larry Charles
Attori  Sacha Baron Cohen, Pamela Anderson, Ken Davitian
Ubicazione  
Descrizione  Mockumentary (falso documentario) sul giornalista Borat Sagdiyev (alter-ego di Ali G, alias Sacha Baron Cohen, comico inglese), celebre giornalista del Kazakhstan, inviato negli Stati Uniti per realizzare un documentario sull'american way of life. Durante la sua permanenza negli States Borat conosce, attraverso lo schermo televisivo, la sex symbol Pamela Anderson di cui si innamora. A quel punto la sua professionalità e l'interesse per il proprio lavoro verranno decisamente trascurati...
Commento  Il film subisce la mancanza di una personalità cinematografica capace di potenziare non tanto il personaggio, che è eccezionale di suo, quanto i contenuti. Certi bersagli, come il razzismo latente dell'americano medio, sono decisamente scontati.

Brazil (Brazil)
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Genere  Grottesco
Paese  Gran Bretagna
Anno  1985
Durata  142 min
Regista  Terry Gilliam
Attori  Jonathan Pryce, Kim Greist, Robert De Niro, Bob Hoskins, Michael Palin 31/12/1985
Ubicazione  
Descrizione  Lo scarafaggio che, passando sul computer di un ministero, fa sbagliare la lettera di un cognome, è all'origine di tutti i guai che capitano al povero, stralunato funzionario Sam Lowry. Col contributo di Tom Stoppard, Gilliam, uno dei sei Monty Python, ha sfiorato il capolavoro con questa farsa assordante e ridondante che mescola Orwell, Walter Mitty e Kafka con rimandi a Potëmkin, Blade Runner, Casablanca e Stranamore. Ricchezza di invenzioni comiche, fantasioso sfarzo scenografico, spunti parodistici e satirici sulla burocrazia.
Commento  Un giovane sognatore dominato dalla madre, in una megalopoli del futuro, vede la sua carriera al servizio del Ministero dell’informazione messa in crisi dall’amore per Jill, una ragazza che teme sia una terrorista. Aiutato da un ingegnere che si nasconde fra le tubature dei grattacieli riesce a fuggire con lei verso un paese libero, ma l’ultima parte della sua storia è solo un sogno da cui è duro ridestarsi: un è stata uccisa, e il giovane è legato alla sedia della tortura. Il gruppo inglese dei Monty Python ha realizzato collettivamente più film di successo (Monty Python, 1974; La vita di Brian, 1979; Il senso della vita, 1983) costruiti per sketch su un esile filo narrativo, e ha dato al cinema inglese autori di tutto rispetto come Terry Jones, John Cleese (autore con Charles Crichton di Un pesce di nome Wanda, 1988, ma soprattutto attore) e Terry Gilliam, cui si devono uno scatenato film di fantascienza, I banditi del tempo (1981), dove incontriamo Robin Hood e Agamennone, ma anche il Maligno e i nani della moderna «tradizione» fantasy alla Tolkien, e un mirabolante, un po’ faticoso adattamento de Il barone di Münchausen (1988).

Buona Giornata ()
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Genere  Commedia
Paese  Italia
Anno  2012
Durata  100 min
Regista  Carlo Vanzina
Attori  Diego Abatantuono, Vincenzo Salemme, Lino Banfi, Maurizio Mattioli, Teresa Mannino, Christian De Sica, Tosca D'Aquino, Chiara Francini, Paolo Conticini 30/03/2012
Ubicazione  
Descrizione  Ascanio Gaetano Cavallini è un principe romano decaduto che affitta il suo palazzo a troupe televisive e consuma le giornate tra funerali, vernissage e cene rigorosamente a sbafo. Leonardo Lo Bianco è un senatore corrotto e impenitente in attesa del voto del Senato e del suo destino politico. Alberto Dominici è un imprenditore romano col vizio del lusso e dell'evasione fiscale. Rosaria Miccichè è una manager siciliana emigrata a Milano, che rinnega le origini meridionali ed è ossessionata dalla tecnologia. Romeo Telleschi è un milanese trapiantato in Puglia con una consorte petulante e tre figli indifferenti. Luigi Pinardi è un notaio di Napoli vessato da una moglie isterica e a caccia di una singolare collaboratrice domestica. Cecco è un tifoso scaramantico della Fiorentina, che segue in trasferta con Chiara, eterna fidanzata decisa a impalmarlo. Tra problemi, corna, vizi e scaramucce, proveranno ciascuno a suo modo a portare a casa la giornata. Evidentemente italiana. Ci risiamo. Superato l'inverno, il Natale e il tradizionale cinepanettone, mentre ci prepariamo a godere della dolcezza della primavera e del buon cinema a venire, i Vanzina ritornano coi loro film eroicamente uguali a se stessi. Convinti da sempre di essere implacabili osservatori dei costumi italiani, di cui sono più verosimilmente complici, Enrico e Carlo Vanzina confezionano l'ennesimo e inintelligente divertissement 'usa e getta', orecchiando con furbizia e consumata superficialità le mode del momento. Ma cominciamo dalla fine, che per inciso è la cosa migliore del film, dove sui titoli di testa scorrono 'fuori copione' i quattro protagonisti, Diego Abatantuono, Lino Banfi, Vincenzo Salemme e Christian De Sica. Emancipati finalmente dalla disossata e spenta scrittura vanziniana, i comici pronunciano poche battute nonsense che liberano una risata sincera ma rivelano sconsolatamente l'incapacità dei registi-fratelli di valorizzare il valore dei portatori sani della comicità italiana. Il dialogo godibilissimo tra Abatantuono e Banfi, che incrocia la koinè vagamente pugliese del primo col dialetto stretto e autenticamente pugliese del secondo, è un'improvvisazione che in realtà ha una forte identificazione e si nutre di mestiere tramandato. Spogliati del loro temperamento attoriale, i nostri non passano davvero una 'buona giornata', costretti e 'ridotti' una volta di più dentro episodi di limitatissimo respiro, sguardo e giudizio (morale). Buona giornata è un film piccolo piccolo che aderisce al mondo messo in scena, promuovendo piuttosto che criticando 'certi' stili di vita, insistendo sugli equivoci sentimental/sessuali, sul regionalismo vernacolare (ci sono un pugliese, un napoletano e un romano...), sulle 'curve' della straniera di turno, sul malcostume che in tempi di stretti nodi economici viene diligentemente stanato e castigato. In conclusione, niente riso pasquale, niente rinascita, passione o resurrezione. Il comico è morto. Non assume su se stesso il peccato. Non si tira le pietre. Figuriamoci le torte di panna.
Commento  Una volta superati i titoli di testa, accompagnati dalla colonna sonora a firma di Manuel De Sica, il primo che vediamo in scena, alle 6.20 a Roma, è proprio il fratello Christian, impegnato nel ruolo di un principe in disgrazia che, per poter mantenere il suo antico e nobile palazzo, è costretto ad affittarlo alla troupe delle fiction.
Poi facciamo conoscenza con una manager siciliana trapiantata a Milano incarnata da Teresa Mannino, la quale, rimasta accidentalmente a Bologna durante un viaggio per lavoro verso la capitale, lascia sul treno computer, cellulare e carte di credito.
In Puglia troviamo Diego Abatantuono nei panni di un milanese che, sposato con una donna del posto, porta avanti un disastroso rapporto con moglie e figli, mentre, di nuovo a Roma, abbiamo Maurizio Mattioli in corsa contro il tempo, affiancato da Gabriele Cirilli, per non far scoprire alla Guardia di Finanza tutti i beni di lusso accumulati evadendo il fisco.
E, prima ancora di tornare nella Città Eterna con un Lino Banfi senatore di cui è stato chiesto l’arresto dal Tribunale di Napoli per corruzione e abuso d’ufficio, conosciamo un facoltoso notaio napoletano con le fattezze di Vincenzo Salemme, il quale, sorpreso dalla moglie Tosca D’Aquino a intrattenersi con una prostituta straniera "raccomandatagli" da un amico cliente, si trova costretto a farla passare per la figlia avuta da una relazione giovanile.
Senza contare uno scaramantico tifoso della fiorentina che, interpretato da Paolo Conticini, parte in trasferta per Verona all’inseguimento della squadra del cuore insieme alla fidanzata Chiara Francini, sono loro i protagonisti delle diverse vicende destinate ad alternarsi nell’arco di una classica giornata dell’Italia d’inizio XXI secolo.
Una giornata che Carlo Vanzina, come sempre affiancato in fase di script dal fratello Enrico, racconta ponendo in scena sì personaggi afflitti da problemi e difficoltà tipiche dell’odierno (soprav)vivere, ma ricorrendo a una abbondante dose di ottimismo e buonumore.
Come vuole la migliore tradizione della Commedia all’italiana, del resto, anche qui più volte citata (si va da un De Sica in stile "Il marchese del Grillo" alla battuta dello stesso sui maritozzi che ne ricorda una di Sordi in "Racconti d’estate") e, da sempre, mirata ad affrontare con ironia vizi e difetti degli abitanti dello stivale tricolore.
Vizi e difetti che spaziano dalla dipendenza da tecnologia della Mannino al desiderio di Mattioli (il più divertente dell’ammucchiata) di continuare a non pagare le tasse; mentre Banfi finisce in una situazione alla "Week-end con il morto" (1989) e Salemme sempre più risucchiato nel vortice delle bugie.
Per il resto, sono le avventure di Abatantuono e Conticini a rimanere piuttosto irrilevanti e marginali nel corso del leggerissimo insieme, tutt’altro che volto alla risata grassa e che azzecca soprattutto l’epilogo-analisi della società moderna, mostrando in che modo, anche dinanzi alla fortuna, siamo diventati dei "soliti ignoti". Omaggio (in)diretto a Mario Monicelli?

La frase:
"In questi tempi di crisi bisogna sapersi arrangiare e magari sperare in un colpo di fortuna".
a cura di Francesco Lomuscio

C'è posta per te (You've got mail)
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Genere  Commedia
Paese  Usa
Anno  1998
Durata  115 min
Regista  Nora Ephron
Attori  Tom Hanks, Meg Ryan, Parker Posey, Jean Stapleton, David Chappelle, Steve Zahn, Dabney Coleman, Greg Kinnear.
Ubicazione  File
Descrizione  Kathleen Kelly è felicissima di lavorare nella sua libreria per bambini, ereditata dalla madre, che va a gonfie vele. Ha una relazione con Frank ma si innamora di uno con cui "chatta". Le cose per Kathleen iniziano a cambiare quando conosce Joe Fox ereditiero del megastore "dietro l'angolo" che apre proprio vicino al suo negozio.
Commento  

Cambia la tua vita con un click (Click)
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Genere  Commedia, Fantastico
Paese  U.S.A.
Anno  2006
Durata  107 min
Regista  Frank Coraci
Attori  Adam Sandler, Kate Beckinsale, Christopher Walken, Sean Astin, Erik Aude, Theresa Barrera, Jaclynn Tiffany Brown, Katheryn Cain, Jonah Hill
Ubicazione  File
Descrizione  Un uomo, architetto di professione, casualmente viene in possesso di una sorta di telecomando che gli consente di andare avanti ed indietro attraverso gli avvenimenti di tutta la sua vita...
Commento  Cosa succederebbe se si potesse controllare la propria vita tramite il semplice ausilio di un telecomando?
Ce lo mostra l'architetto Michael Newman (Adam Sandler), talmente impegnato a fare progressi nell'ambito del suo mestiere da trascurare la moglie Donna (Kate Beckinsale) ed i figli Ben (Joseph Castanon) e Samantha (Tatum McCann), il quale, in cerca di un dispositivo manuale in grado di manovrare tutte le sue apparecchiature elettroniche, trova rimedio alle sue esigenze nel retro di un negozio della catena Bed, Bath & Beyond. Qui, infatti, l'eccentrico impiegato Morty (Christopher Walken) gli fa omaggio di un elaborato oggetto in fase di sperimentazione che non solo gli permetterà di comandare qualsiasi apparecchiatura con un semplice click, ma anche di abbassare il volume della voce delle persone e di scorrere velocemente situazioni noiose, finché non scoprirà in maniera sorprendente di poter vivere la propria vita in avanti ed all'indietro.

Captain America: Civil War (Captain America: Civil War)
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Genere  Azione, Fantastico
Paese  U.S.A.
Anno  2016
Durata  146 min
Regista  Anthony Russo, Joe Russo
Attori  Robert Downey Jr., Chris Evans, Anthony Mackie, Martin Freeman, Jeremy Renner, Scarlett Johansson, Don Cheadle, Chadwick Boseman
Ubicazione  File
Descrizione  Steve Rogers è al comando della nuova squadra degli Avengers, intenti a proseguire la loro lotta per salvaguardare l’umanità. Ma, quando un altro incidente internazionale in cui sono coinvolti gli Avengers provoca dei danni collaterali, le pressioni politiche chiedono a gran voce l’installazione di un sistema di responsabilità, presieduto da un consiglio d’amministrazione che sorvegli e diriga il team. Questa nuova dinamica divide gli Avengers in due fazioni: una è capeggiata da Steve Rogers, il quale desidera che gli Avengers rimangano liberi dalle interferenze governative, mentre l’altra è guidata da Tony Stark, che ha sorprendentemente deciso di sostenere il sistema di vigilanza istituito dal governo.
Commento  

Captain America: Il primo vendicatore (Captain America: The First Avenger)
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Genere  Azione
Paese  USA
Anno  2011
Durata  125 min
Regista  Joe Johnston
Attori  Chris Evans, Hugo Weaving, Sebastian Stan, Hayley Atwell, Toby Jones. Samuel L. Jackson, Dominic Cooper, Tommy Lee Jones, Neal McDonough, Stanley Tucci, Natalie Dormer, J.J. Feild, Anatole Taubman, Patrick Monckeberg, Richard Armitage, Richard Armitage, William Hope
Ubicazione  Bluray x264 in colonna DVD + file
Descrizione  Il giovane Steve Rogers farebbe di tutto per arruolarsi: scioccato da ciò che i nazisti stanno facendo in Europa, non sopporta di starsene con le mani in mano. La sua costituzione fragile, l'asma, l'altezza tutt'altro che idonea, però, fanno sì che venga rispedito al mittente ad ogni tentativo. Finché un giorno, un uomo di stato, il dottor Abraham Erskine, s'interessa a lui e gli propone di sottoporsi alla sperimentazione di un siero che ne farà il primo super soldato dell'esercito a stelle e strisce. Rogers, dunque, subisce una straordinaria trasformazione, ma sarà solo dopo un passaggio per le fila dello show-business (e cioè solo dopo aver indossato una calzamaglia) a divenire davvero Captain America.
Commento  Il protagonista aveva un appuntamento -lo ricorda spesso il testo del film-, ma è in ritardo. Tanti altri supereroi, tutti più giovani anagraficamente, hanno occupato preventivamente i nostri spazi di capienza e non è peccato ammettere che si fa leggermente fatica a fare posto anche a lui. Occorre però aggiungere, immediatamente, che quel posto Captain America se lo guadagna, con un'entrata in scena scoppiettante. Sulla lunga distanza (124 minuti) ha poi un declino, d'altronde non vola e probabilmente in termini di sceneggiatura gli è stato chiesto troppo, ma la prima parte del suo "biopic" ha un carattere cinematografico notevole. Mentre scorrono sullo schermo le immagini degli anni '40, con i ragazzi in uniforme al luna park, scorrono parallele nella mente quelle dei film americani che hanno raccontato quegli anni ben prima di Johnston, la propaganda cartacea e radiofonica, i cinegiornali: l'approdo al fumetto è sottile e obbligato. L'icona dello zio Sam, con quel dito puntato che diviene poi il dito di Stanley Tucci e trasforma uno scarto in un leader, come in un Giudizio Universale pop art collega con grande efficacia ed immediatezza visiva lo spirito degli Stati Uniti con il piccolo eroe di un film, chiudendo un cerchio immaginario ma assai reale. Captain America non ha superpoteri (ha una super arma, lo scudo) ma non è certo un personaggio che va per il sottile: Super buono -perché il siero esaspera il carattere di partenza e Steve Rogers è un bravo ragazzo- è nato per combattere il Male estremo, e cioè la follia nazista, con la stessa logica ma ribaltata di segno (la perfezione fisica scientificamente acquisita, l'ideale superomistico). La bellezza del film di Joe Johnston è quella, in questo contesto tutto di maiuscole, di non perdere mai di vista il ragazzino del prologo: sotto i muscoli di Chris Evans, già torcia umana, il film ritrova sempre l'ingenuità, il senso di smarrimento e il coraggio testardo del personaggio delle origini, persino potenziate. Il resto è noia. Fatta eccezione, in alcune scene, per il duo di cattivoni da cartoon formato da Hugo Weaving e Toby Jones, e soprattutto per Tommy Lee Jones, folgorante scettico, vero macho del film.

Captain America: The Winter Soldier (Captain America: The Winter Soldier)
3/4
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Genere  Azione, Fantastico
Paese  U.S.A.
Anno  2014
Durata  136 min
Regista  Anthony Russo, Joe Russo
Attori  Chris Evans, Samuel L. Jackson, Anthony Mackie, Scarlett Johansson, Sebastian Stan, Frank Grillo, Emily VanCamp, Cobie Smulders, Hayley Atwell, Max Meggs
Ubicazione  File
Descrizione  Dopo i catastrofici eventi di New York accaduti in The Avengers, il film Marvel Captain America - Il soldato d'Inverno, vede Steve Rogers, alias Captain America, vivere tranquillamente la sua vita a Washington D.C., nel tentativo di adattarsi al mondo moderno. Ma quando un collega dello S.H.I.E.L.D. viene attaccato, Steve viene coinvolto in una rete di intrighi che minacciano di mettere a rischio le sorti del mondo. Unendo le forze con Vedova Nera, Captain America lotta per smascherare una cospirazione in continua espansione respingendo killer professionisti inviati continuamente per chiudergli la bocca per sempre. Quando il reale obiettivo del perfido complotto viene rivelato, Captain America e Vedova Nera reclutano un nuovo alleato, il Falcon. Ma presto si troveranno ad affrontare un formidabile nemico inaspettato: il Soldato d'Inverno.
Commento  A giudicare dal titolo, la prima cosa che si sarebbe potuta pensare è che il lungometraggio in questione fosse una continuazione di “Captain America: Il primo vendicatore” (2011) di Joe Johnston, che si è occupato di rispolverare cinematograficamente, nel terzo millennio, la figura del super-soldato Steve Rogers targato Marvel Comics.
Invece, a partire dal fatto che, di nuovo con le fattezze di Chris Evans, lo ritroviamo quasi subito in scena affiancato da Black Widow, ovvero Scarlett Johansson, risulta immediatamente chiaro che gli eventi qui raccontati da Anthony e Joe Russo – autori delle commedie “Welcome to Collinwood” (2002) e “Tu, io e Dupree” (2006) – si svolgano dopo la catastrofe di New York vista in “The Avengers” (2012) di Joss Whedon; tanto più che è un attacco ai danni di Nick Fury alias Samuel L.Jackson a trasportare il supereroe dallo scudo in una rete di intrighi che minaccia di mettere a rischio l’intera umanità.
Attacco che avviene in automobile e che provvede a regalare una delle coinvolgenti situazioni incluse all’interno delle oltre due ore e dieci di visione, destinate a tirare in ballo sia il nuovo alleato Falcon, interpretato dall’Anthony Mackie di “Pain & gain-Muscoli e denaro” (2013), che un micidiale nemico conosciuto come il Soldato d’inverno.

Captain Phillips - Attacco In Mare Aperto (Captain Phillips)
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Genere  Drammatico
Paese  Usa
Anno  2013
Durata  134 min
Regista  Paul Greengrass
Attori  Tom Hanks, Catherine Keener, Max Martini, David Warshofsky, Corey Johnson, Mark Holden
Ubicazione  
Descrizione  Nel 2009 il capitano Richard Phillips lascia la sua famiglia nel Vermont per guidare la nave porta container USA Maersk Alabama dall'altra parte del mondo. In acque extraterritoriali, il suo bastimento viene però attaccato da un manipolo di pirati somali, armati e pronti a tutto, e Phillips viene rapito, in cerca di riscatto. Serve a poco che i pescatori somali chiamino il personaggio di Tom Hanks "Irish" anziché yankee: il film si nasconderebbe dietro un dito se non desse per evidente e garantito che quello che racconta è un attacco alla ricchezza battente bandiera americana da parte di un gruppo di poverissimi, ricattati da un locale signore della guerra e dunque in qualche modo "obbligati" a recitare la parte dei cattivi e a posizionare Hanks e i suoi in quella degli eroi. Ma non è questo il punto, o meglio è solo il punto di partenza. Greengrass si trasferisce dal ventre dell'aereo United 93 a quello di una nave che porta soccorsi umanitari, ma la sostanza non cambia, e non solo perché si tratta della ricostruzione di una storia vera, ma soprattutto perché, se là era la fine ad essere nota, qui lo è in qualche modo la premessa. Il governo americano non abbandona i suoi cittadini (è una morale che torna sempre più spesso nei film hollywoodiani degli ultimi anni), foss'anche uno solo, e non importa quali e quanti costi umani e militari questo comporti. La cavalleria arriverà e quella somala potrebbe allora tradursi in un'altra missione suicida, ma -ancora una volta- l'abilità cinematografica di Greengrass sta tutta nel saper creare, tra due estremi noti, una tensione che non lascia scampo. La scrittura non è mai stato il punto di forza dei film da lui diretti, e i dialoghi di Captain Phillips non si segnalano per particolare smalto, ma questa volta la dinamica narrativa è più semplice e al contempo più sofisticata. Dalla condizione di assedio, che vede tutti contro tutti, il film vira ad un certo punto verso un contesto più asfittico e cardiopatico: l'Iliade si trasforma così in Odissea e Philipps si ritrova a vivere una serie di peripezie in solitaria. Per tornare a casa, dovrà ricorrere alle sue doti umane (il rapporto tra i due capitani è lo spazio emotivo del film), all'astuzia e alla fede in un'entità superiore (i Seals). L'ambientazione in alto mare, il ritratto lucido della Marina statunitense nei suoi vari gradi, l'impatto visivo e metaforico della piccola scialuppa circondata dalle enormi navi da guerra sono parte integrante dello spettacolo inscenato da Greengrass. Completa il quadro la performance di Tom Hanks e il cast di non professionisti che dà sguardo e sangue ai pirati somali. Non si cerchino, però, grandi spunti etico-politici: that's entertainment.
Commento  Captain Philips- Attacco in mare aperto è l’ultimo film di Paul Greengrass. Racconta la storia vera di Richard Phillips (Tom Hanks), capitano di navi mercantili, che nell’aprile del 2009 lasciò l’Oman al comando della Maersk Alabama, in rotta verso Mombasa. Circa a metà percorso, la nave subì l’attacco da parte di un gruppo di pirati somali che, armati di fucili mitragliatori, riuscirono a prendere in ostaggio il capitano e a dirigersi verso la costa del loro paese per ottenere il riscatto..
Ben sviluppato e ottimamente interpretato da tutti i protagonisti, il film della Sony Pictures, costato 55 milioni di dollari, ne ha incassati quasi la metà in sole 72 ore dalla sua uscita sul suolo Usa.
La vicenda si presenta divisa in due metà, incentrate intorno alla figura del protagonista: nella prima parte il capitano è circondato dal suo equipaggio, sicuro e inflessibile nel dare ordini ai suoi uomini e nel pretenderne l’ubbidienza. Nella seconda parte si trova invece sulla scialuppa di salvataggio insieme ai suoi sequestratori: è inerme, spaventato e sempre più dubbioso sull’esito positivo dell’operazione di salvataggio avviata dalla Marina militare.
Velocità e adrenalina sono assicurate, specialmente nella parte iniziale. Tuttavia, dopo la sequenza dell’infausto dirottamento conclusosi con il sequestro del capitano, il ritmo rallenta e le ambientazioni si fanno claustrofobiche. Il film, tuttavia, resta vivo fino al finale drammatico e ben costruito. Greengrass utilizza per ampi tratti la macchina da presa in modo singolare, con movimenti brevi e barcollanti e stringendo con rapidi zoom sui volti dei protagonisti. Una tecnica simile a quella tipica del film documentario che contribuisce senz’altro a rendere vivido e realistico il girato.
Ma non c’è soltanto suspence, rapidità dei ritmi e adrenalina: nel raccontare la drammatica esperienza del Capitano Phillips, Greengrass denuncia una seconda e più profonda ingiustizia: quella di due universi paralleli che sembrano non conoscersi e invece si condizionano: da un lato il mondo dell’abbondanza e del benessere, rappresentato dal capitano Phillips e dalla sua nave carica di tonnellate di prodotti; e dall’altro il mondo della miseria senza scelta e della fame, rappresentato dalla figura magra e deperita del capitano dei pirati somali, con i suoi occhi vivi sopra un volto d’ossa. In alcuni dialoghi si fa esplicitamente cenno alle ragioni che spingono i giovani somali alla violenza: si accenna ai villaggi di pescatori ridotti alla fame a causa delle tecniche di pesca invasiva utilizzate dalle società industriali, alla guerra, alla corruzione. Il capitano Philips questo lo capisce, lo legge in quei volti sporchi e disperati. Per questo in alcuni momenti sembra familiarizzare con qualcuno dei suoi rapitori. Sembra provare nei loro confronti un sentimento a metà strada tra il senso di colpa e la comprensione.

La frase:
- "Deve esserci un modo di vivere diverso che fare il pescatore e rapire le persone"
- "Forse in America, Irish, forse in America".
a cura di Simone Arseni

Carrie. Lo Sguardo Di Satana (Carrie)
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Genere  Horror
Paese  USA
Anno  1976
Durata  95 min
Regista  Brian De Palma
Attori  Sissy Spacek, William Katt, Piper Laurie, Amy Irving, John Travolta, Nancy Allen, Betty Buckley, P.J. Soles, Priscilla Pointer, Sydney Lassick, Stefan Gierasch 31/12/1976
Ubicazione  
Descrizione  Dal romanzo (1974) di Stephen King: la piccola Carrie, complessata e sbeffeggiata, si vendica: diabolicamente. Il merito principale di questo thriller gotico sul paranormale consiste nel fatto che, prima di arrivare alla sua conclusione luttuosamente mirabolante, fa vivere sullo schermo personaggi attendibili e interessanti. S. Spacek bravissima. 1° film di A. Irving. Ne fu tratto un musical che fu un fiasco clamoroso.AUTORE LETTERARIO: Stephen King
Commento  

Cast Away (Cast Away)
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Genere  Drammatico
Paese  USA
Anno  2000
Durata  143 min
Regista  Robert Zemeckis
Attori  Tom Hanks, Helen Hunt, Nick Searcy, Chris Noth, Lari White 31/12/2000
Ubicazione  
Descrizione  Chuck Noland è un agente di una compagnia di trasporti. Vive a Memphis, ha una ragazza, Kelly. I due sono molto innamorati. Mentre da Memphis vola verso la Tailandia per lavoro, il suo aereo precipita in mare. Si salva miracolosamente e si trova su un'isola deserta. Solo. Si tratta di sopravvivere. Beve il succo delle noci di cocco, succhia la polpa dei granchi, si ferisce coi coralli. Disegna due occhi e un naso su un pallone, lo chiama Wilson, sarà il compagno con cui parlare, per non impazzire. Passano quattro anni. Chuck tenta la carta disperata della fuga dall'isola. Con una zattera supera la barriera corallina. È stremato, quasi morente, quando una nave lo raccoglie. Torna alla vita, ma non normale. Tutti lo credevano morto. Kelly si è sposata e ha un figlio. Si ritrovano, l'amore è rimasto intatto, ma la realtà li deve dividere. Chuck è morto e tornato alla vita, e dovrà dolorosamente ricominciare. Hanks guarda dritto l'obiettivo mentre finisce il film. Chissà quale sarà il destino. Se c'è una metafora è proprio questa: si può ricominciare. E c'è dell'altro: l'isola solitaria non è un paradiso perduto, è un inferno. Valgono di più i rapporti. Meglio se si trasformano in sentimenti forti. Ed è questa la differenza con Robinson Crusoe, che trecento anni prima lasciava la sua isola, dopo ventotto anni, a malincuore. Spaventoso (dunque magnifico) l'incidente aereo. E quell'isola sempre grigia, sempre tempestosa. Hanks, come e più di sempre, straordinario.
Commento  Chuck Noland (Tom Hanks, "Il miglio verde", "C'è post@ per te") è un ingegnere esperto di sistemi informatici e la sua vita professionale è scandita da ritmi frenetici. Ogni momento della sua giornata è programmato per ottenere sempre il massimo, ma se ogni aspetto del suo lavoro va a gonfie vele non si può dire altrettanto della sua vita privata. Gli impegni gli lasciano poco tempo da dedicare a Kelly (Helen Hunt, "Il dottor T e le donne", "Qualcosa è cambiato") la ragazza con la quale è fidanzato da molti anni.La sua vita è destinata ad un drastico cambiamento quando Chuck si ritrova su un'isola deserta, tagliato fuori dal mondo e in condizioni ambientali disastrose. Senza alcun contatto umano e senza gli agi della vita quotidiana, Chuck deve cercare di sopravvivere e più passa il tempo più subisce una trasformazione fisica e psicologica; senza le pressioni del mondo moderno, le sue convinzioni sulla vita e sul successo mutano profondamente.Dopo "Le verità nascoste" ecco un altro film di Robert Zemeckis, di nuovo al lavoro con Tom Hanks dopo il grande successo ottenuto con "Forrest Gump"; stavolta si tratta di una storia con ambientazione contemporanea che esplora i vantaggi e le crudeltà che ci riserva il destino e la capacità di sopravvivenza dello spirito umano. È un racconto su come è possibile ritrovare la strada di casa non solo dal punto di vista fisico ma anche, e soprattutto, emotivo, un modo per cercare di capire chi siamo per riscoprire le cose più importanti della vita attraverso una crescita spirituale che mostra come in realtà sopravvivere sia semplice, ma è la vita ad essere molto più difficile.Un corso di sopravvivenza lo ha richiesto anche la fase di produzione visto che il film è stato girato in due tempi nell'arco di sedici mesi per consentire a Tom Hanks di porre in atto la trasformazione fisica del suo personaggio; le prime scene sono state girate a Mosca, poi a Los Angeles e infine nelle isole Fiji e precisamente nell'isola disabitata di Monu-riki dopo una lunga selezione effettuata su ogni atollo.

Cattivi vicini (Neighbors)
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Genere  Commedia
Paese  U.S.A.
Anno  2014
Durata  96 min
Regista  Nicholas Stoller
Attori  Seth Rogen, Zac Efron, Rose Byrne, Elise Vargas, Zoey Vargas, Brian Huskey, Lisa Kudrow, Ike Barinholtz, Dave Franco, Christopher Mintz-Plasse, Jake Johnson, Carla Gallo, Jason Mantzoukas
Ubicazione  File
Descrizione  Secondo tutte le apparenze, i neo genitori Mac (Rogen) e Kelly Radner (Byrne) stanno vivendo il classico sogno americano, arricchito dalla nascita di un'adorabile bambina e da una bella casetta nuova di zecca nei quartieri residenziali fuori città. Nonostante tutto, questi due trentenni vogliono ancora illudersi di essere rimasti, nel loro piccolo, ancora giovani e ribelli. Una fase che si rivelerà una sfida critica, come accade sempre (o solo a volte) ai festaioli impenitenti che si trovano a dover affrontare un ostacolo inevitabile: l'arrivo dell’età adulta. Quando Mac e Kelly scoprono la notizia dell'arrivo dei nuovi vicini, dozzine di confratelli della congrega Delta Psi Beta guidati dal carismatico presidente Teddy Sanders (Efron), decidono di provare a stare al gioco e sfruttare il meglio da una situazione che sembra essere una manna dal cielo. Ma le feste dei confratelli cominciano a raccogliere sempre più adepti, arrivando a divenire celebrazioni dalle dimensioni epiche. Così entrambe le parti iniziano a irrigidirsi sulle proprie posizioni, arrivando a sabotaggi, minacce e continui screzi che danno il via a una guerra che potrebbe durare secoli.
Commento  E guerra sia! Da una parte lo schieramento vede i coniugi Mac e Kelly Radner, con tanto di pargoletta di nome Stella, mentre sul fronte opposto abbiamo Teddy Sanders con il resto della confraternita universitaria di cui è presidente e che si è appena trasferita nella casa affianco alla famigliola felice.
Due generazioni, neanche poi così lontane anagraficamente parlando, che si scontrano nella commedia di Nicholas Stoller che riprende lo stile di pellicole come il fortunato “Una notte da leoni”, e sequel, e “Project X - una festa che spacca”.

Cattivissimo Me 2 (Despicable Me 2)
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Genere  Animazione
Paese  USA
Anno  2013
Durata  98 min
Regista  Pierre Coffin, Chris Renaud
Attori  Gru, il dottor Nefario, le tre figlie e i minions che riprendono l'aspetto che avevano nel precedente film, Lucy è la novita di maggior rilievo di Cattivissimo me 2, pensata con un tratto e un look in netto contrasto con quelli di Gru: alta, magra e con i capelli rossi. Il personaggio di El Macho, invece, è modellato su El Santo, un famoso personaggio del mondo del wrestler, ed è caratterizzato da una maschera e un mantello rosso che ricoprono la sua perfetta massa muscolare, elemento che si perde a favore di una maggiore massa grassa nel disegno di Eduardo Perez. ESPANDI + Originariamenti immaginati come i piccoli scagnozzi gialli di Gru, con una propria lingua e a forma di una pillola, i minions in Cattivissimo me 2 vanno incontro a una evoluzione che li trasforma in alcuni dei più grandi ladri del film, introducendo i minions cattivi di colore viola e dall'aspetto minaccioso. Dopo che Gru accetta di far coppia con Lucy, i suoi minions cominciano a sparire misteriosamente per finire nelle mani di El Macho ed essere "riprogettati" per scopi differenti. CONTRAI -
Ubicazione  
Descrizione  Per l'ex super cattivo Gru la vita è cambiata radicalmente. Ora nel suo orizzonte ci sono solo le tre dolci bambine che ha adottato e la conversione del laboratorio segreto dei Minion e del dottor Nefario in un'impresa legale di produzione di marmellate e gelatine. Per Nefario, però, la rinuncia alla cattiveria è un sacrificio troppo grande e, cuore e valigia in mano, se ne va al soldo di un altro padrone. Gru, invece, viene reclutato dalla vulcanica agente Lucy Wilde, della Lega Anti Cattivi, per fingersi il gestore di un negozio di dolciumi in un centro commerciale e smascherare così il criminale che sta per assoggettare il mondo ai suoi terribili scopi. C'è tanto materiale narrativo dentro Cattivissimo Me 2, c'è la spy-story, la love-story, ci sono gli zombie, il vaudeville, c'è la bimba che vuole una mamma e il papà che non vuole che la piccola cresca. Un accumulo di materiale che, nonostante il montaggio sapiente, vivace ma non caotico, a tratti dà l'impressione di voler supplire con la quantità ad una qualità - quella dell'originale - difficilmente replicabile. Manca lo spettacolo di personaggi ebbri di egoismo come la madre di Gru o il viziato Vector, di fronte al quale il villain di questo capitolo appare decisamente più tradizionale e prevedibile. Manca, soprattutto, il dissidio interiore che lacerava il protagonista nel 2010, quando un tutù rosa, un paio di occhialetti rotondi e un berretto calato sugli occhi mettevano clamorosamente e improvvisamente in discussione la sua stessa natura e i principi sui quali si era costruito una carriera e un'esistenza, mescolando alla commedia un alto tasso di sentimento. Eppure, nonostante queste mancanze si sentano, da cima a fondo, il secondo capitolo ha una forza comica irresistibile, una batteria inesauribile di gag e, ciò che più conta, una coerenza di fondo con il percorso precedente, pur presentandosi con gambe proprie, perfettamente in grado di sostenerne l'autonomia. Gru non è cambiato: è più fedele che mai alla scelta che ha fatto di dedicarsi alla paternità prima che al resto; e così non sono cambiate Margo, Edith e Agnes, che si sono limitate a crescere, ma non hanno smesso di unire le forze per offrire al padre ciò di cui ha bisogno, anche se ancora non lo sa. All'interno di un quadro narrativo meno originale, e in gran parte ricalcato sulla sequenza del primo film, Cattivissimo Me 2 è dunque e comunque uno spettacolo che non annoia mai un minuto, che diverte senza se e senza ma, e ribadisce la felicità creativa delle coppie Chris Renaud-Pierre Coffin alla regia e Cinco Paul-Ken Daurio alla sceneggiatura.
Commento  A due anni di distanza ecco che ritorna Gru con la sua bellissima famiglia: Margo, Edith, Agnes, i minion e il folle dottore Nefario.
Sono passati due anni, ma gli spettatori non hanno dimenticato il simpatico supercattivo dal cuore di zucchero che è stato in grado di incassare oltre 540 milioni di dollari in tutto il mondo. Forti di questo successo i registi Chris Renaud e Pierre Coffin danno vita ad una nuova emozionante avventura realizzata in 3D tra gli Stati Uniti e la Francia. Una sceneggiatura scritta da Cinco Paul e Ken Daurio, con la colonna sonora di Heitor Peerira e canzoni di Pharrel Williams.
Nel primo capitolo abbiamo osservato un cattivo diventare papà, scoprendo i suoi veri sentimenti, ora vediamo come questo uomo è diventato un padre di famiglia eccezionale che pensa alla felicità delle sue tre bambine, ma in questo idillio quotidiano entra prorompete una donna.
La giovane, bella e sbadata Lucy Wilde, agente segreto della "AVL" (lega anticattivi) rapisce il nostro protagonista Gru per condurlo di fronte al direttore Silas Ramschiappa che cerca in Gru un alleato temporaneo per ritrovare il pericoloso mutagene "PX-41", rubato da un laboratorio segreto. Pur non amando la quotidianità Gru è comunque un temerario di natura e non può fare a meno di accettare, ritrovandosi così insieme a Lucy a lavorare, sotto mentite spoglie, in un centro commerciale. Tutti sono sospetti, ma in particolare Eduardo Perez il proprietario di un ristorante messicano, che assomiglia in modo incredibile al famigerato e ormai scomparso "El Macho" (che ricorda il wrestler mascherato El Santo). Riusciranno Gru e Lucy a incastrare il colpevole e a capire cosa li accomuna?
Così come il precedente capitolo, anche questo è costellato di trovate esilaranti e divertenti, ricco di colpi di scena e di colori, ma soprattutto carico di buoni sentimenti. E’ un film d’animazione adatto sia ai grandi sia ai più piccoli, dalle linee moderne che però in qualche modo riesce a trascendere gli standard e a poter essere considerato alla pari di uno dei grandi classici per l’infanzia. Il ritmo e la storia sono coinvolgenti e intriganti, difficile annoiarsi in questi 98 minuti, tanto che, come raramente capita, questo secondo capitolo della serie non è affatto inferiore al primo.
Sarà certamente dura per Gru coniugare la sua missione da super cattivo ormai diventato un super eroe con quella del padre di famiglia, soprattutto tenendo in considerazione che le sue ragazze sono cresciute e che cominciano a notare i ragazzi e a desiderare una "mamma". Inoltre dovrà anche salvare i giovani amici minion, che nonostante la loro natura maldestra riescono sempre ad avere la meglio su tutto.
Lo spirito del film è racchiuso nelle semplici parole stampate sulla locandina: "Quando il mondo ha avuto bisogno di un eroe, loro hanno chiamato un cattivo".

La frase:
- "Sono io Campa… Grullino! La più magica principessa delle fate di tutte.[…]"
- "Com’è che sei diventata così grassa?"
- "Perché...La mia casa è fatta di caramelle! E a volte, le mangio invece di affrontare i miei guai!".
a cura di Federica Di Bartolo

Cercasi Amore Per La Fine Del Mondo (Seeking a Friend for the End of the World)
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Genere  Commedia
Paese  USA
Anno  2012
Durata  94 min
Regista  Lorene Scafaria
Attori  Keira Knightley, Steve Carell, Adam Brody, Melanie Lynskey, Martin Sheen, T.J. Miller, Rob Corddry, Gillian Jacobs, Mark Moses, Connie Britton, Patton Oswalt, William Petersen, Melinda Dillon 17/01/2013
Ubicazione  
Descrizione  L'asteroide Matilda tra tre settimane impatterà con la Terra decretandone la distruzione totale. Dodge, un assicuratore abbandonato dalla moglie, ha un unico desiderio: rivedere Olivia, il suo amore di gioventù. Mentre l'umanità va verso la catastrofe con tumulti e saccheggi incontra Penny, una giovane vicina di casa che è disperata perché ormai non potrà più raggiungere i familiari che vivono in Gran Bretagna, dato che tutti i voli sono stati annullati. I due si mettono in viaggio con una reciproca promessa: lei lo accompagnerà da Olivia e lui la porterà da qualcuno che possiede un aereo privato. Un uomo e una donna sono seduti in un'auto e sentono dalla radio l'annuncio che lo shuttle che doveva deviare il percorso dell'asteroide della fine del mondo si è incendiato. La donna (la moglie di Dodge che è interpretata dalla consorte di Carell) esce dalla macchina e se ne va. Un inizio del genere potrebbe far pensare ai cultori del cinema mainstream di essere di fronte a una nuova versione di Armageddon mentre gli appassionati del cinema di autore andrebbero con la memoria a Melancholia di Lars Von Trier. La presenza di Steve Carell e la fine improvvisa della vita di coppia potrebbero inoltre indurre tutti a pensare a una commedia in cui l'attore rivesta i panni dello sventurato più sventurato di quelli che, come lui, stanno aspettando l'apocalisse. Invece nulla di tutto ciò perché l'esperimento che Lorene Scafaria (sceneggiatrice di Nick & Norah-Tutto accadde in una notte) tenta alla sua prima regia consiste nel mescolare i generi. Quello di Dodge e Penny è infatti un on the road che si fonde con una romantic comedy sulla quale però incombe la catastrofe finale. Ognuno di questi elementi riesce ad amalgamarsi con gli altri grazie a uno sguardo che sa come utilizzare gli stereotipi di ognuno dei generi. L'osservazione di un'umanità che ormai non ha più nulla da perdere viene realizzata attraverso piccoli ritratti di individui che reagiscono nei modi più diversi (su tutti emergono quello della colf latinoamericana di Dodge e quello del poliziotto di provincia). A Knightley e Carell vengono affidati due personaggi che hanno entrambi uno scopo: l'una dettato dal senso di colpa e l'altro dal recupero di una vita 'come avrebbe potuto essere'. Cercasi amore per la fine del mondo (dove nel titolo italiano si sostituisce la parola 'amico' con 'amore' con l'ormai sempre più diffuso e perverso piacere di anticipare ciò che lo spettatore dovrebbe scoprire da sé) non è un film totalmente compiuto solo perché Scarafia non ha saputo sottrarsi dall'inserire dei caratteri sopra le righe come il compagno di Penny o i camerieri del fastfood "Friendsys's". In compenso però c'è il cane Sorry (così sta scritto sul cartello con cui è stato abbandonato) che fa il cane e nulla più. Non si atteggia, non parla, non favorisce incontri o relazioni. Offre solo un po' di calore in più a due esseri umani che si ritrovano a vivere come forse non avevano mai vissuto prima. Prima della fine di tutto.
Commento  Lorene Scafaria è una vera e propria artista polivalente. 34 anni, americana, già può vantare i titoli di regista, sceneggiatrice, attrice e cantante. Non è un tipo banale e lo conferma anche questo suo ultimo film, "Cercasi amore per la fine del mondo" da lei scritto e diretto. Dal titolo e dal trailer si potrebbe pensare ad una classica commedia romantica posta all’interno di un’ambientazione apocalittica (ovvero la presunta fine del mondo) e del resto questo è il tono generale, ma qui i tempi della narrazione si avvicinano più a quelli di un film da Sundance Festival che a quelli standardizzati del cinema hollywoodiano. Ecco quindi due personaggi, distanti sì per età e carattere, ma neanche così tanto, che si conoscono casualmente pochi giorni prima che la Terra sia destinata a finire e che decidono di aiutarsi l’un l’altro a spuntare le liste dei propri ultimi desideri prima di morire. Lui vorrebbe raggiungere il suo primo e giovanile amore, lei invece riabbracciare i propri genitori dall’altra parte dell’Oceano, in Inghilterra, anche se sa bene che si tratta di un progetto difficilmente realizzabile. Ecco quindi la coppia alle prese con un road trip piuttosto sui generis. Non solo ci sono mete non bene identificate, ma c’è anche un termine di tempo a cui non si può sfuggire: la fine dell’umanità.
Steve Carell riesce sempre bene quando c’è da rappresentare un personaggio apatico che viene tirato dentro la vita da qualche elemento esterno. Keira Knightley, in film particolari come questo (e non quindi negli action o nei film in costume) riesce a risultare ancora simpatica. E’ sulla strana alchimia tra questi due attori che si dipana un film fatto di tanti dialoghi simpaticamente malinconici e di una visione del mondo e dell’umanità tanto grottesca, quanto in fin dei conti credibile, tra cui l’intuizione che davanti un evento così definitivo come la fine del mondo probabilmente molte persone si ritroverebbero così spiazziate che continuerebbero la propria vita come se niente fosse. La Scafaria è brava a costruire pazientemente, senza forzare troppo, il rapporto tra i due personaggi e nonostante il finale appaia un po’ troppo lungo e così il risultato finale è una pellicola che commuove senza troppa furbizia. Dopo il debutto con il carino "Nick & Norah - Tutto accadde in una notte", "Cercasi amore per la fine del mondo" conferma il talento di questa cineasta di cui si parlerà sicuramente anche in futuro.

La frase:
- "Sei davvero una persona carina"
- "E tu sei un pessimo giudice in fatto di caratteri!".
a cura di Andrea D'Addio

Che Cosa Aspettarsi Quando Si Aspetta (What to Expect When You're Expecting)
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Genere  Commedia
Paese  USA
Anno  2012
Durata  110 min
Regista  Kirk Jones
Attori  Elizabeth Banks, Rob Huebel, Anna Kendrick, Cameron Diaz, Dennis Quaid, Jennifer Lopez, Chris Rock, Chace Crawford, Matthew Morrison, Brooklyn Decker, Thomas Lennon, Wendi McLendon-Covey, Rodrigo Santoro, Joe Manganiello, Ben Falcone 14/09/2012
Ubicazione  
Descrizione  Molto spesso avere a disposizione una grossa quantità di ingredienti potenzialmente gustosi non significa comunque riuscire a cucinare un piatto prelibato. La metafora gastronomica serve in questo caso per stabilire immediatamente che Che cosa aspettarsi quando si aspetta, il nuovo film di Kirk Jones - i suoi precedenti lavori sono Svegliati Ned, Nanny McPhee e il remake americano di Stanno tutti bene con Robert De Niro - nonostante un cast di "all star" non riesce quasi mai ad interessare lo spettatore. La pressoché totale assenza dell'alchimia capace di dare sapore alla pietanza è dovuta principalmente all'adattamento del best seller di Heidi Murkoff: la sceneggiatura tratteggia in maniera superficiale personaggi e situazioni, e peggio ancora non tralascia di cospargere molte scene di pesante retorica buonista, come nell'episodio riguardante il problema dell'adozione che vede protagonisti gli imbambolati Jennifer Lopez e Rodrigo Santoro. Le differenti problematiche riguardanti il periodo della gravidanza vengono raccontate in maniera piuttosto banale, sia nei pochissimi momenti seri sia quando si vorrebbe cercare di far ridere il pubblico. Le vicende riguardanti le varie coppie sono legate da un filo narrativo sottilissimo, e questo non sarebbe neppure un ostacolo insormontabile se il senso specifico dell'operazione fosse stato delineato con lucidità. La sensazione sgradevole è che invece si sia adoperata la tematica per costruire una serie di situazioni e scenette da commedia senza avere un quadro totale di cosa si stava realizzando. Jones mette in scena il tutto con poca convinzione, puntando su una confezione stereotipata e così in grado di abbracciare il pubblico più ampio. Alcuni guizzi di regia e una sana "cattiveria" nella messa in scena di almeno un paio di momenti sarebbero stati un notevole tonico per il film. Se Che cosa aspettarsi quando si aspetta non risulta una totale delusione è dovuto al fatto che, in mezzo a un cast di attori in cui non tutti sembrano sapere bene come si fa commedia, quelli che invece sono capaci a gestire il genere spiccano per bravura ed efficacia. Stiamo parlando di Chris Rock, che si riserva una particina piccola ma esilarante, e della troppo sottovalutata Elizabeth Banks, vera e propria mattatrice del lungometraggio con la sua vena comica sfrontata e umana. Male, malissimo Cameron Diaz, oltretutto pesantemente ritoccata al computer nei primi piani. Perché non concedersi il lusso di un fascino debitore del tempo che passa? Stranamente poco incisiva anche Anna Kendrick, di solito convincente quando si confronta con la commedia dolceamara. Sfruttando la scia dei prodotti corali come La verità è che non gli piaci abbastanza o Appuntamento con l'amore, questa nuova commedia si rivela assemblata con scarsa ispirazione, e la professionalità di alcuni consumati caratteristi non riesce a salvare del tutto il prodotto dal peggiore dei difetti quando si tratta di cinema leggero: la prevedibilità.
Commento  Cosa aspettarsi quando si aspetta trae il titolo dall'omonimo best seller, pubblicato negli Stati Uniti nel 1985 e destinato alle future mamme. Il libro è strutturato secondo uno schema di domande e risposte e segue il percorso della gravidanza in ordine cronologico, dal concepimento alla nascita. Il film è una commedia che segue una serie di possibilità, secondo l'esperienza di cinque future mamme.
Fin dall'inizio si intuisce che gli autori della pellicola hanno tutte le intenzioni di muoversi su binari molto facili. Tutti i protagonisti, nei primi minuti iniziali, gravitano attorno a un programma televisivo in cui celebrità si esibiscono in numeri di danza, alcuni come ballerini, altri come spettatori. Il personaggio interpretato da Cameron Diaz peraltro è la star di un reality in cui segue persone comuni all'interno di un percorso di dimagrimento. Ormai siamo nella fase dell'iperrealtà: per essere credibili bisogna ancorarsi a quello che è più reale del reale, alla presenza televisiva e al legame invisibile ma palpabile tra VIP e gente comune. Si può legittimamente dubitare che questa formula sia ancora in grado di incantare qualcuno.
Ci troviamo di fronte a un umorismo prevalentemente situazionale, basato su condizioni specifiche e in molti casi patrimonio di molti genitori. Il problema è che fin troppo spesso gli esiti sono prevedibili e anche nelle circostanze più assurde non riescono a sorprendere fino in fondo. Solo Chris Rock di tanto in tanto solleva un po' il tono e Dennis Quais con il suo personaggio sopra le righe riesce a raggiungere qualche momento perfettamente grottesco, ma per il resto c'è davvero poco da aspettarsi.
Una delle particolarità che colpiscono di più in Cosa aspettarsi quando si aspetta è la sostanziale separazione tra partner nel periodo dell'attesa. Uomini e donne seguono percorsi differenti senza mai incontrarsi. Anzi, viene lasciato intendere in maniera abbastanza diretta che i futuri padri è meglio che stiano il più possibile lontani delle future madri, preda di scompensi ormonali e di umore.
L'unico padre realistico ed emotivamente più collegato alla propria partner è anche quello che riceve il trattamento più punitivo. L'unico spazio “autentico” che viene riservato agli uomini è l'introduzione di una specie di “Fight club” per padri in cui i “ragazzi” possono parlare in tranquillità e lontani da orecchie femminili. Siamo di fronte alla perpetuazione di un brutto stereotipo per cui gli uomini non discutono mai del proprio mondo emotivo con le rispettive partner, perché questo non è nella loro natura. Al massimo possono limitarsi a qualche blanda lamentela con i propri compagni, ma è una ben magra consolazione. In effetti, il film ripropone una serie di cliché del rapporto tra uomini e donne, il che è piuttosto sorprendente se si pensa che il film è stato scritto da due sceneggiatrici. Il parto è una specie di “fregatura” in cui gli uomini volenti o nolenti vengono incastrati, il rapporto tra padri e figli è una perenne competizione che solo in circostanze eccezionali può prendersi una pausa, e l'apporto maschile nell'attesa di un figlio si limita in due brevi momenti: l'attimo prima del concepimento e i primi secondi dopo il parto. Cosa aspettarsi dopo da tali modelli relazionali, non è davvero dato saperlo.

La frase:
"La gravidanza fa schifo!".
a cura di Mauro Corso

Chernobyl Diaries. La Mutazione (Chernobyl Diaries)
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Genere  Horror
Paese  USA
Anno  2012
Durata  86 min
Regista  Brad Parker
Attori  Jonathan Sadowski, Jesse McCartney, Devin Kelley, Nathan Phillips, Ingrid Bolso Berdal, Dimitry Diatchenko, Olivia Taylor Dudley 22/06/2012
Ubicazione  
Descrizione  Un gruppo di giovani turisti amanti del pericolo (Chris, Paul, Amanda, Natalie, Michael e Zoe) decide di regalarsi una vacanza a Pripjat la città ucraina divenuta fantasma dopo l'esplosione del reattore della centrale atomica di Chernobyl che nel 1986 terrorizzò il mondo. Accompagnati su un vecchio autobus da un agente del posto, Uri, iniziano ad esplorare gli edifici abbandonati constatando la presenza di animali pericolosi. Quando però il mezzo non sarà più in grado di ripartire altre presenze si manifesteranno in modo minaccioso. Le vicende di gruppi di persone variamente assortite (ma possibilmente di giovane età) che si ritrovano a dover affrontare esseri mostruosi non sono certo una novità al cinema. Solitamente gli sventurati cominciano a morire uno ad uno e anche se qualcuno sopravvive il film finisce con il lasciarci il dubbio se sia stato o meno contaminato dal Male. Spesso un sequel è già in pre-produzione. Tutto ciò non era certo ignoto ad Oren Peli, produttore di questo film così come del blockbuster Paranormal Activity e delle sue successive elaborazioni. Come fare allora per ridare linfa vitale (anche se questo termine suona un po' abnorme in un simile contesto) a questo luogo comune? Innanzitutto scegliendo una location che tutti hanno sentito nominare e che porta con sé già di default una sensazione di paura profonda. Chi poi avesse anche visto i documentari che sono stati girati sulle conseguenze delle radiazioni sui bambini nati dopo la fuga radioattiva (uno di essi ha vinto l'Oscar) sa come abbiano in diversi casi originato orribili deformità. Affidare la regia a Parker alla sua prima opera ha poi garantito al film una freschezza di ripresa (Parker ha lavorato a lungo su altri set per gli effetti visivi) che ne costituisce la forza. Perché se lo spettatore esperto in materia si aspetta una struttura narrativa nota bisogna offrirgli una variante. Che è data da una prima parte luminosa in cui anche il viaggio assume una sua importanza con l'attraversamento di una natura dai colori tenui (anche se nasconde già forme animali mutanti). Per la paura c'è tempo ma quando giungerà l'ora non ci saranno quasi più pause e a dominare sarà il buio solcato dalle torce elettriche. Finalmente siamo di fronte a un film in cui è l'ignoto a dominare sullo schermo e a rimanere quasi del tutto inviolato. Sia i protagonisti che lo spettatore 'percepiscono' le presenze ma non le vedono praticamente mai nitidamente. Questo, insieme ai palazzi che una morte reale ha svuotato nel passato (anche se il film è stato girato altrove), contribuisce a creare un clima, nonostante le premesse, di attesa e di tensione.
Commento  Senza dubbio, il nome che invoglia lo spettatore ad avvicinarsi all’esordio dietro la macchina da presa per Bradley Parker, supervisore agli effetti visivi di "Blood story" (2010) e "I padroni della notte" (2007), è quello di Oren Peli.
Infatti, l’artefice di "Paranormal activity" (2007) non solo è qui coinvolto in vesti di produttore, ma firma insieme a Carey e Shane Van Dyke la sceneggiatura dei circa novanta minuti che, partendo proprio da una sua idea, pongono in scena sei giovani condotti da una guida specializzata in "turismo estremo" a Pripyat, città nella quale vivevano i dipendenti della centrale nucleare di Chernobyl, rimasta disabitata dopo il disastro di oltre venticinque anni prima.
Circa novanta minuti che, una volta tanto, non tentano di ricreare l’effetto reality come vuole la moda cinematografica horror (ri)esplosa dopo il super successo ottenuto dalla citata pellicola che pare abbia spaventato Steven Spielberg; pur sfruttando una camera di ripresa spesso in movimento che poco fa distaccare il look dell’insieme da quello dei reportage giornalistici, man mano che vediamo il gruppetto protagonista impossibilitato a ripartire e destinato a lottare per la sopravvivenza.
Perché, al di là dell’improvvisa entrata in scena di fauna rappresentata da orsi e cani, è qualcosa di ben più temibile a nascondersi tra le tetre rovine del posto al fine di aspettare il momento opportuno per irrompere e portare paura e morte.
Qualcosa che non vediamo per la quasi totalità dell’operazione, in quanto Parker punta principalmente a giocare di continuo sulla situazione di assedio da parte di quello che, appunto, non viene immortalato con facilità, assumendo a suo modo i connotati di un "male invisibile".
E bisogna ammettere che confeziona il tutto sfoggiando una non disprezzabile tecnica, ma, sebbene il movimento sia onnipresente, il risultato finale è un noioso, continuo vagare che, piuttosto prevedibile, si rivela incapace di regalare qualcosa di nuovo. Spingendo a pensare che, con ogni probabilità, un po’ di fantasia nell’inscenare le varie morti sarebbe stata necessaria; almeno per regalare quel liberatorio brivido proto-slasher di cui il pubblico amante del genere va nella maggior parte dei casi alla ricerca.

La frase:
"E’ una leggenda metropolitana, dicono che qui c’è ancora qualcuno".
a cura di Francesco Lomuscio

Cherry Falls (Cherry Falls)
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Genere  Thriller
Paese  USA
Anno  2000
Durata  100 min
Regista  Geoffrey Wright
Attori  Brittany Murphy, Jay Mohr, Michael Biehn, Candy Clark, Gabriel Mann
Ubicazione  DVD
Descrizione  Cherry Falls è una tranquilla cittadina della Virginia ma qualcosa di tremendo sta sconvolgendo le sue notti. Un serial killer, assetato di sangue, uccide senza pietà e sceglie le sue vittime con un preciso criterio: sono tutte adolescenti, frequentano tutte la George Washington High School e sono tutte vergini. Quando gli studenti si rendono conto del pericolo cercano di mettersi in salvo organizzando feste in cui perdere la verginità. Ma tutto questo potrebbe non bastare, nel paese del male, la crudeltà si nasconde dietro un volto insospettabile.
Commento  

Chi Ha Incastrato Roger Rabbit (Who Framed Roger Rabbit)
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Genere  Animazione
Paese  USA
Anno  1988
Durata  105 min
Regista  Robert Zemeckis
Attori  Bob Hoskins, Joanna Cassidy, Christopher Lloyd 31/12/1988
Ubicazione  
Descrizione  I personaggi sono quattro: Eddie Valiant, l'investigatore privato; il coniglio Roger Rabbit; la tuttacurve Jessica, sua moglie, che ha la madornale anatomia di una vamp e il bieco, nerovestito Doom, magistrato implacabile che ha potere sui "Toons". Il primo e l'ultimo sono umani; gli altri due sono Toons, personaggi disegnati. I due universi coesistono. Il livello tecnico è eccezionale, senza il minimo scarto dell'impressione di realtà. Altrettanto ammirevole è la ricchezza delle citazioni, delle trovate comiche, ma presto ci si accorge che procede per accumulazione, non per sviluppo narrativo. 3 indiscutibili Oscar tecnici (montaggio, effetti speciali visivi e sonori). Il cortometraggio di apertura in stile Warner Bros anni '50 è una meraviglia.
Commento  Letteralmente strabiliante: Roger Rabbit viaggia verso l'ultima frontiera dell'animazione sconfinando in quel mondo che si chiama "fantasia". E poi diciamolo, Zemeckis è uno dei pochi cineasti a saper usare gli effetti speciale senza mai strafare, sempre rispettoso della messa in scena e dei personaggi. In carne ed ossa e non...

Chiedimi se sono felice (Chiedimi se sono felice)
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Genere  Comico
Paese  Italia
Anno  2000
Durata   min
Regista  Aldo, Giovanni, Giacomo, Massimo Venier.
Attori  Aldo, Giovanni, Giacomo, Marina Massironi, Antonio Catania, Paola Cortellesi.
Ubicazione  File
Descrizione  Aldo, Giovanni e Giacomo sono tre aspiranti attori di teatro con un sogno nel cassetto: mettere in scena una loro particolare versione di "Cyrano de Bergerac". Per il momento sbarcano il lunario ai margini del grande mondo dello spettacolo: Aldo fa la comparsa in opere liriche, Giacomo doppia personaggi irrilevanti in telefilm di serie C, e Giovanni è statua vivente ai Grandi Magazzini...
Commento  Dopo Tre uomini e una gamba e Così è la vita, ritornano nei panni di tre amici, Aldo, Giovanni e Giacomo appunto, alle prese proprio con la loro vita e la loro amicizia.Una divertentissima commedia che si divide in due parti; il presente in cui i tre si sono separati e non si vedono più e il passato in cui si racconta cosa è successo e cosa li ha divisi.Nel passato sono aspiranti attori di teatro che decidono finalmente di metter su una personale versione del Cirano di Bergerac. Nel frattempo sbarcano il lunario con lavoretti improbabili e decisamente precari: Aldo è comparsa al teatro dell'opera, Giovanni fa il manichino vivente in un grande magazzino e infine Giacomo doppia personaggi irrilevanti e praticamente muti in telefilm di serie C.Neppure la loro vita sentimentale è un granchè: Aldo passa il tempo a cercare di mollare l'insopportabile e isterica fidanzata Silvana (interpretata dalla moglie Silvana Fallisi) innamorandosi continuamente di altre donne; Giovanni invece è concentrato solo sul lavoro fino a quando non incontra, innamorandosene perdutamente, l'hostess Marina; Giacomo resta solo immaginandosi di incontrare l'amore perfetto ed eterno.E come una pallina di acciaio che prende sempre più velocità scivolando su di un piano inclinato, anche l'amicizia consolidata dei tre, sembra precipitare rapidamente verso una disastrosa, ma non per questo meno divertente, conclusione. Perché come esclama Aldo: "Quando l'amore ci si mette è veramente bastardo". La separazione dura tre anni fino a quando una paradossale malattia di Aldo non li riunisce per uno spiritoso e indubbiamente felice finale.Il trio è decisamente in piena forma e seppure il filo conduttore degli eventi sia assai esile, riesce ad acquistare peso andando avanti tra i piccoli casi che caratterizzano la vita quotidiana dei tre uomini afflitti dai problemi di tutti, economici, sentimentali e professionali.Camei di Antonio Catania, nelle vesti di vigile della città, con il quale organizzano una estemporanea partita di pallavolo, e di Beppe Battiston, (conosciuto e amato in Pane e Tulipani) che impersona un assurdo rapinatore che dopo aver rubato collane e anelli alla combriccola durante una cena, piange disperato sul suo triste destino.Seppur sia in alcuni momenti persino commovente, non si smette mai di ridere o di sorridere anche davanti alla rottura dei tre amici, perché una simile amicizia non può finire mai. Nel cinema come nella realtà.
E noi pubblico siamo entusiasti di questo sodalizio che ci diverte ma non solo.

Cloud Atlas (Cloud Atlas)
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Genere  Fantascienza
Paese  Germania, USA
Anno  2012
Durata  164 min
Regista  Tom Tykwer, Andy Wachowski, Lana Wachowski
Attori  Tom Hanks, Hugo Weaving, Jim Sturgess, Hugh Grant, Halle Berry, Susan Sarandon, Ben Whishaw, Jim Broadbent, Keith David, James D'Arcy, Doona Bae 10/01/2013
Ubicazione  
Descrizione  Sei storie si svolgono in parallelo anche se ambientate in sei epoche diverse, come se fossero presenti in un'unica dimensione senza tempo. A metà ottocento un avvocato americano si adopera contro la schiavitù, negli anni '30 un giovane compositore bisessuale viene incastrato da un grandissimo autore presso il quale lavora, a San Francisco negli anni '70 una giornalista cerca di svelare un complotto per la realizzazione di un reattore nucleare, ai giorni nostri in Inghilterra un anziano editore viene incastrato e internato in una casa di cura da cui cercherà di fuggire, nella Seul del 2144 un clone si unisce ai ribelli e scopre che quelle come lei sono utilizzate come cibo per altri fabbricati e infine nel 2321 in una Terra ridotta all'eta della pietra da una non ben identificata apocalisse un uomo entra in contatto con i pochi membri di una civiltà tecnologicamente avanzata e si ribella alla tribù dominante. Il gigantesco progetto di Tom Tykwer, a cui si sono uniti in corsa (sia per la scrittura che per la regia) i fratelli Wachowsky, è il film più costoso della storia della Germania ed essendo stato realizzato senza l'aiuto di nessuna grande produzione è probabilmente anche il film indipendente più costoso di sempre. Composto da sei storie legate da un filo immaginario e spirituale che riguarda i temi della reincarnazione, del transfer spirituale e di come un'azione rivoluzionaria sia un germe che si muove nel tempo generandone altre, Cloud Atlas adatta il romanzo omonimo di David Mitchell facendo ben attenzione a creare una narrazione sospesa che incroci le storie con gran senso del cinema. Anche per questo il cast di attori interpreta personaggi diversi (alle volte con trucchi che li rendono quasi irriconoscibili) in praticamente tutti e sei i segmenti. Il montaggio delle diverse storie infatti non è per nulla regolare e salta di storia in storia inventando molto, alle volte lasciando diversi minuti ad ognuna, altre rimanendo con essa solo pochi secondi. L'idea è di riuscire a suggerire grazie alla giustapposizione del montaggio, il legame tra diverse epoche, diverse persone o diverse azioni. Spesso i momenti di rivelazione, di crisi, di fuga o di tensione di tutte le storie sono montati insieme e si svolgono così in un impossibile parallelo, in altri sembra che una trama completi quanto appena visto nell'altra storia. È questa la componente più interessante di un film che per il resto sfrutta una dimensione visiva straordinaria e alcune grandi intuizioni per un racconto non a livello. Non sempre il ritmo è infatti all'altezza delle aspettative e molte svolte appaiono puerili e infantili nei loro risvolti o nelle proprie implicazioni. Cloud Atlas è un film grande, grosso e largamente imperfetto che spesso confonde i toni, facendo scivolare la necessaria dose di autoironia di un simile progetto in un grottesco fuori luogo. I registi hanno lavorato separatamente e parallelamente con troupe diverse, Tom Tykwer occupandosi delle storie che si svolgono negli anni '30, '70 e nella modernità, mentre i Wachowsky all'opera sulle due storie future e su quella che si svolge nel XIX secolo. Il risultato purtroppo non è omogeneo e i segmenti in cui l'idea di fantascienza che permea tutto il film prende davvero corpo sono solo quelli dei due fratelli (negli altri siamo più dalle parti del thriller politico, del melò o della commedia grottesca). Intuizioni tipiche del loro cinema sono subito riconoscibili, come la gigantesca e impressionante "macelleria" in cui i corpi sono stipati simili a quarti di bue non diversa dalle piantagioni di umani di Matrix, e una visione di futuro affascinante e catalizzante è presente anche nella storia che si svolge nel passato. Troppo poco purtroppo per un film di 172 minuti.
Commento  Difficile fare filosofia al cinema, soprattutto se la si vuol fare con un film corale, uno di quelli che concede poco allo spettatore, le linee comuni tra le storie sono lievi e fatte più di piccoli dettagli e suggestioni che di veri e propri rimandi o spiegazioni che alla fine rendano chiaro il significato del tutto. I fratelli Wachowski, già creatori di "Matrix" ed il regista tedesco Tom Tykwer ci provano però portando sul grande schermo l’adattamento del romanzo L’atlante delle nuvole di David Michell.
Sono sei le storie che si incrociano in questa monumentale pellicola che alterna generi, luoghi ed ambientazioni storiche. Ecco quindi l’avventuroso viaggio nel Pacifico nel 1839, il drammatico scambio epistolare nel Belgio del 1936, il noir legato all’indagine di una giornalista nella California degli anni ‘70, la divertente fuga di un gruppo di vecchietti da un ospizio inglese dei giorni nostri, la fantascientifica storia d’amore tra un automa ed un ribelle in una Corea del ventiduesimo secolo e la lotta per la sopravvivenza in un mondo post-apocalissi in un lontano, ma non troppo, futuro. I volti ritornano, chi era stato carnefice diventa vittima, chi era stato comprimario assurge al ruolo di protagonista e viceversa, in un continuo scambio di ruoli e posizioni che rende l’intero racconto un grande thriller dell’animo umano. Ambizioni alte, come si è già detto, che cercano di superare i rischi di un polpettone troppo lungo (quasi 3 ore) con la magnificenza di tante sontuose scenografie e di splendidi effetti speciali. Il risultato è un film che o si ama o si odia. Si possono trovare un po’ banali alcune considerazioni new age fatte qui e là, così come ripetitive scene ed ambientazioni che possono ricordare tanto "Blade Runner" quanto "Cast Away" e tanti altri film. Nonostante tutto il film è così denso di momenti di vero cinema che si può passare sopra a tante ingenuità e cercare di concentrarsi solo sul totale ovvero su di un insieme di parole ed immagini che cercano di istigarci a porci domande sia sul come conduciamo la nostra vita, su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e su come spesso il contesto rischi di condizionare il nostro modo di giudicare. Tra le tante interpretazioni di un cast ricchissimo che va da Halle Berry a Susan Sarandon, passando per Jim Sturgees, Jim Broadbent e Ben Whishaw, vale la pena segnalare quella di Tom Hanks, dimagrito e finalmente in grado di tornare ai suoi standard dopo una serie di piccole parti o prove piuttosto svogliate. Tom Tykwer non solo è co-regista del film, ma ha anche co-firmato la colonna sonora per la quale è candidato all’Oscar. Un vero multi-talento.

La frase:
"Un libro letto a metà è come un amore mezzo vissuto".
a cura di Andrea D'Addio

Codice: Swordfish (Swordfish)
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Genere  Azione/Thriller
Paese  Usa
Anno  2001
Durata  99 min
Regista  Dominic Sena
Attori  John Travolta, Hugh Jackman, Halle Berry, Don Cheadle, Vinnie Jones, Sam Shepard.
Ubicazione  File
Descrizione  Un potente e pericoloso agente dei servizi segreti (Travolta), costringe un espertissimo hacker a collaborare con lui nel furto di 60 milioni di dollari dai fondi segreti del governo. In cambio egli avrà la custodia della figlia che gli è stata tolta, e potrà così iniziare una nuova vita.
Commento  

Collateral Beauty (Collateral Beauty)
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Genere  Drammatico
Paese  U.S.A.
Anno  2016
Durata  97 min
Regista  David Frankel
Attori  Will Smith, Keira Knightley, Edward Norton, Kate Winslet, Helen Mirren, Naomie Harris, Michael Pena, Jacob Latimore, Enrique Murciano, Kylie Rogers
Ubicazione  File
Descrizione  Dopo aver subito una grave perdita, un manager della pubblicità di New York perde ogni interesse per la vita che conduceva. Mentre i suoi amici preoccupati tentano disperatamente di ristabilire un contatto, lui cerca risposte dall’universo scrivendo lettere all’Amore, al Tempo e alla Morte. Ma quando le sue annotazioni ricevono risposte inaspettate e personali, inizia a comprendere come queste costanti siano legate ad una vita vissuta appieno, e di come anche la perdita più triste possa rivelare momenti significativi e di bellezza.
Commento  

Come ammazzare il capo 2 (Horrible Bosses 2)
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Genere  Commedia
Paese  U.S.A.
Anno  2014
Durata  104 min
Regista  Sean Anders
Attori  Jennifer Aniston, Jason Sudeikis, Jason Bateman, Charlie Day, Chris Pine, Christoph Waltz, Kevin Spacey, Jamie Foxx, Keeley Hazell
Ubicazione  File
Descrizione  Stufi di dover sempre rispondere agli ordini dei piani alti, Nick (Bateman), Dale (Day) e Kurt (Sudeikis), decidono di mettersi in proprio e diventare i capi di loro stessi. Ma un cinico investitore manderà da subito all’aria i loro piani. Senza futuro, disperati e senza alcun possibile ricorso legale, i tre aspiranti imprenditori mettono in atto un piano maldestro: rapire il figlio maggiore dell’investitore e chiedere come riscatto, di riprendere il controllo della loro azienda.
Commento  Chi non vorrebbe eliminare il proprio capo oppressivo e molto nocivo alla salute, peggio dei pacchetti di sigarette? Il trio di deficienti più in del cinema americano torna per un sequel divertentissimo a distanza di quattro anni nelle sale dopo il primo capitolo “Come ammazzare il capo e vivere felici” (2011). La trama segna un’inversione di tendenza rispetto al primo fortunato atto: i tre moschettieri della risata, infatti, mettono su una propria attività commerciale con la produzione di “doccia-amico”, con annessa pompa dell’acqua per dimostrazione in una scena esilarante. Quello che gli manca è la clientela e il denaro per la produzione, ma finalmente arriva una delle chiamate più importanti: la grande azienda di Burt Hanson, l’ormai onnipresente premio Oscar Christoph Waltz, e del ricco, viziato e fighetto figlio Rex Hanson, un Chris Pine così piagnone non si era mai visto, vorrebbe avere l’esclusiva per produzione e distribuzione del nuovo prodotto. L’entusiasmo dilagante fa si che i ragazzi prendano un cospicuo prestito per la produzione di 100 mila pezzi, ma Christoph Waltz nella parte dell’imprenditore bastardo gli dà una vera e propria lezione finanziaria: l’ordine è annullato e acquisterò l’azienda all’asta di pignoramento a prezzo stracciato. Comincia così un incubo con soli 7 giorni per risolvere la questione. C’è il ritorno del premio Oscar Kevin Spacey che da dietro le sbarre si prende gioco di quei “tre emeriti coglioni” capaci di incastrarlo nel primo film e che si rifiuta di aiutarli. A questo punto chi resta? Ma solo il criminale per eccellenza, quel “fotti madre” Jones, uno Jamie Fox che parla da criminale vero neanche fosse ancora con la pistola di Django nella mano. Il tocco femminile è dato dalla presenza della ninfomane professionista Jennifer Aniston, infatti, l’ampliamento della collezione della dottoressa Julia Harris sarà interessante argomento di discussione dentro e post sala. Dopo l’omicidio è il turno di un rapimento sensazionale dove sarà citata anche la pellicola “Fight Club” tra le risate generali. La brain storming è divertentissima, ma ancora di più il risultato che alla fine porterà lo stesso pazzo personaggio di Jason Sudeikis ad un ruolo fondamentale nella risoluzione di una pazza partita a scacchi con la polizia. Tra inseguimenti e appostamenti non potrete uscire insoddisfatti dalla sala, questi film sono soltanto però per ridere.

Come ammazzare il capo... e vivere felici (Horrible Bosses)
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Genere  Commedia
Paese  U.S.A.
Anno  2011
Durata  100 min
Regista  Seth Gordon
Attori  Jennifer Aniston, Jason Bateman, Charlie Day, Jason Sudeikis, Colin Farrell, Jamie Foxx, Kevin Spacey, Julie Bowen, Donald Sutherland, Lindsay Sloane, Kevin Pennington, John Francis Daley
Ubicazione  File
Descrizione  L'unica cosa che darebbe un po' di sollievo alle atroci giornate di lavoro di Nick, Kurt e Dale sarebbe ridurre a brandelli i loro atroci capi. Licenziarsi non é certo un'alternativa e così, con l'aiuto di qualche drink di troppo e i consigli di un delinquente da quattro soldi, improbabile mentore dei cospiratori, screditato persino tra i delinquenti del quartiere, i tre amici mettono in piedi un piano complicato ma apparentemente infallibile per liberarsi dei loro rispettivi datori di lavoro… una volta e per tutte.
C'é un solo problema: anche il più infallibile dei piani non può reggere, se ad architettarlo sono tre "geni"...
Commento  Come ammazzare il capo e vivere felici riguarda proprio quello 0,01 per cento di casi in cui il capo fa una brutta fine.
Nick, Dale e Kurt sono tre amici con un problema in comune: tutti e tre hanno un datore di lavoro che rende la loro vita un inferno. Uno è uno psicopatico che esercita il proprio potere con crudeltà e sadismo, il secondo è un idiota che prende il proprio lavoro come un bancomat per foraggiare piaceri immorali e la terza è una ninfomane che vuole dominare sessualmente i propri sottoposti. La soluzione è semplice: eliminare la fonte del problema.
Questo film rientra nel filone demenziale a pieno titolo, personaggi e situazioni sono al di fuori della realtà e i tentativi dei tre amici di portare a termine il proprio piano criminali sono catastrofici e grotteschi. Nel tentativo di alleggerire la portata del problema (l'omicidio di un capo), i personaggi principali, mediamente ragionevoli nelle situazioni quotidiane, diventano di un'idiozia disarmante quando sono alle prese con il delitto. Nonostante qualche particolare francamente gratuito, Come ammazzare il capo strappa più di qualche risata a cuor leggero.
La curiosità più forte di questo film è la partecipazione di attori dal pedigree notevole a un prodotto molto leggero. Così possiamo vedere Kevin Spacey, Colin Farrell e Jamie Foxx nel ruolo di personaggi assurdi e molto diversi dai ruoli cui ci hanno abituato.
Colin Farrell nel ruolo del cocainomane con riporto fissato con una fascinazione per l'oriente assolutamente kitsch vince su tutti.

Come ti rovino le vacanze (Vacation)
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Genere  Avventura, Commedia
Paese  U.S.A.
Anno  2015
Durata  99 min
Regista  John Francis Daley, Jonathan M. Goldstein
Attori  Ed Helms, Christina Applegate, Chris Hemsworth, Leslie Mann, Beverly D'angelo, Skyler Gisondo, Steele Stebbins, Chevy Chase
Ubicazione  File
Descrizione  Dopo averci divertito in “Una Notte Da Leoni”, Ed Helms veste i panni di Rusty Griswold, un giovane padre di famiglia che decide di sorprendere sua moglie Debbie (Christina Applegate) e i loro due figli. Organizzerà un’indimenticabile vacanza on the road alla volta di un famoso parco divertimenti. Ma non tutto filerà liscio...
Commento  Nel 1983 il mai troppo rimpianto e lodato Harold Ramis diede inizio, con National Lampoon's Vacation, alla divertentissima saga della famiglia Griswold e delle sue catastrofiche vacanze. All'epoca i protagonisti erano Chevy Chase e Beverly D'Angelo.
Passati più di trent'anni dal primo episodio, Rusty Griswold (Ed Helms), goffo pilota di una compagnia aerea low cost che effettua solo voli regionali, decide di ripercorrere le orme paterne intraprendendo, insieme alla moglie Debbie (Christina Applegate) e ai loro due figli, un viaggio alla volta del parco dei divertimenti di Walley World.

Come Ti Spaccio La Famiglia (We're the Millers)
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Genere  Commedia
Paese  USA
Anno  2013
Durata  111 min
Regista  Rawson Marshall Thurber
Attori  Jason Sudeikis, Jennifer Aniston, Emma Roberts, Will Poulter, Molly C. Quinn, Nick Offerman, Ed Helms, Kathryn Hahn, Matthew Willig, Tomer Sisley, Luis Guzmán, Thomas Lennon, Mark L. Young 12/09/2013
Ubicazione  
Descrizione  David, uno spacciatore da quattro soldi, dopo essere stato rapinato, è costretto ad accettare un incarico pericolosissimo come corriere tra Messico e Stati Uniti. Per riuscire a passare il confine inosservato decide di "travestirsi" da perfetto padre di famiglia. Ci sono casi in cui cercare di analizzare un film e la sua riuscita o fallimento, prescindendo da un modello di riferimento ingombrante e palese, risulta ingeneroso tanto per il modello che per la sua filiazione. Quindi meglio fugare subito i dubbi: senza National Lampoon's Vacation e la sua immortale parodia della famiglia americana media alle prese con vicende tutt'altro che medie, We're the Millers (Come ti spaccio la famiglia l'orrendo titolo italiano) non esisterebbe nemmeno. Il feeling generale dell'opera di Thurber (già regista del cult Palle al balzo - Dodgeball) e persino alcune sequenze - il confronto padre-figlio, il furgone fermo in mezzo al nulla, diverse espressioni di Jason Sudeikis - riprendono in modo chiaro momenti analoghi del sempreverde di Harold Ramis. Effetto che solo in parte frena la vis comica di Thurber, suscitando al contrario un piacevole amarcord, come se il classico meritasse di essere riproposto, con un adeguamento a linguaggio e mode del terzo millennio, epoca ancor più cinica e disillusa degli Ottanta. Specie leggendo tra le righe (amare) di We're the Millers, benché seppellite da una coltre di risate. Perché la famiglia sghemba ma felice di Chevy Chase e soci era comunque, nel bene e nel male, la pietra basale della middle class americana, dove invece Sudeikis e Aniston devono mettere in scena il simulacro di quel modello famigliare per uno scopo infimo e legato al profitto. Il nucleo famigliare tradizionalmente inteso non esiste più, neppure in forma fantozziana (come dimostra la "vera" famiglia dell'altro roulottista incontrato in viaggio, piagata da problemi segreti e insanabili): è solo un comodo specchietto per le allodole volto a non dare nell'occhio, più per un pregiudizio che per un'effettiva normalità intrinseca. Qualcosa che si osserva come modello in una coazione a ripetere, ma che nella sua sostanza non esiste più se non in forma contaminata e problematica. Riderci su non è semplice, ma con Thurber e i suoi Miller si può, e di gusto.
Commento  Cosa potrebbe mai unire un piccolo spacciatore di marijuana, il classico ragazzo della porta accanto innocente alla Richard Cunningham, una spogliarellista e una ragazza di strada? Cosa potrebbe mai spingerli a collaborare per attraversare indenni il desertico Messico?
Semplicemente i soldi!
Radice di tutto il male di oggi, così cantavano i Pink Floyd, sono qui un pretesto per realizzare una divertente commedia "on the road", diretta dal regista di "Palle al balzo", Rawson Maeshall Thuber, che si cimenta in una comedy politicamente scorretta, ma dotata di grande ironia.
David Clark (Jason Sudekis) vive spacciando marijuana, fin dai tempi dell’Università, grazie a questo lavoro "in nero" sta decisamente bene, peccato però che la pace duri poco e si ritrova ad essere rapinato da un gruppo di balordi. Decisamente un brutto affare per uno come lui che deve rendere conto dei soldi al fornitore, il viscido e megalomane Brad (Ed Helm), che decide di "aiutarlo" a risanare la sua situazione contabile. David dovrà trasportare un grosso carico di droga dal Messico fino agli Stati Uniti, trasformandosi da piccolo spacciatore a narcotrafficante internazionale. Un’idea folle che David è suo malgrado costretto ad accettare, ma come riuscire a superare i controlli di frontiera? Ecco il lampo di genio, creare una finta famigliola americana, simile ai Flanders dei Simpson, e così trasportare il carico con il camper. Perfetto, ora non gli resta che individuare i suoi loschi compari dando vita a "la famiglia Miller". E’ qui che entra in scena la provocante spogliarellista Rose (Jennifer Aniston), l’ingenuo e innocente Kenny (Will Poulter), e la problematica teenager, senzatetto, Casey (Emma Roberts). La commedia diventa parodia e attacca senza alcun rimorso i famosi film sulla famigliola felice, ma...
Un viaggio avventuroso dove nulla sembra andare per il verso giusto, fra inseguimenti, ragni velenosi, orche assassine, incontri con personaggi particolari come una coppia di turisti americani decisamente puritani, ma sessualmente curiosi, interpretati da due bravissimi Nick Offerman e Kathryn Hahn, l’ilarità prende il sopravvento, rendendo l’opera una spassosa commedia. Sono 110 minuti di divertimento a discapito dell’immagine della tipica famiglia americana. La vis comica è un crescendo continuo fra battute, battibecchi e parodie del rapporto genitori-figli, padre-figlio, madre e figlio, madre e figlia, sorella e fratello, moglie e marito.
L’opera è giocata sempre sul botta e risposta, sui sentimenti che si scontrano e incontrano durante una relazione interpersonale frastagliata fra molteplici soggetti, sebbene a dominare la scena sia il dualismo costante, che genera il contrasto ossia la battuta. Realtà e finzione si vanno sempre più confondendo fra loro, fin quasi a toccare l’assurdo... ma è questo che rende l’opera accattivante.

La frase:
"Siamo ufficialmente trafficanti di droga. Mettetelo sul curriculum".
a cura di Federica Di Bartolo

Comic Movie (Movie 43)
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Genere  Commedia
Paese  USA
Anno  2013
Durata  97 min
Regista  Elizabeth Banks, Steven Brill, Steve Carr, Rusty Cundieff, James Duffy, Griffin Dunne, Peter Farrelly, Patrick Forsberg, James Gunn, Bob Odenkirk, Brett Ratner
Attori  Emma Stone, Gerard Butler, Kristen Bell, Chloë Grace Moretz, Josh Duhamel, Hugh Jackman, Elizabeth Banks, Kate Winslet, Kate Bosworth, Anna Faris, Naomi Watts, Richard Gere, Uma Thurman, Leslie Bibb, Seann William Scott, Liev Schreiber, Justin Long, Martin Klebba, Jason Sudeikis, Bobby Cannavale, Johnny Knoxville, Kieran Culkin 05/09/2013
Ubicazione  
Descrizione  Per vendicarsi di un pesce d'aprile ricevuto da un ragazzino esperto d'informatica, due adolescenti decidono di rimpinzargli il computer di virus. Ma come sottrarre dalla sua stanza l'agognato portatile? Facile, basta distrarre il saputello con una sfida: trovare in rete, prima che scompaia del tutto, un fantomatico film bannato in tutto il mondo. Da un motore di ricerca ad un altro, tra inaspettate minacce e complotti criminali, emergono i tredici segmenti che vanno dall'episodio vero e proprio fino all'irriverente spot pubblicitario. Innegabile che alla base di un'operazione come questa si agitino i fantasmi di decenni di commedia demenziale americana. Se il modello verso il quale si tende, almeno per quanto riguarda l'impaginazione, rimane quello del glorioso e ineguagliato Ridere per ridere, diretto da John Landis, ma scritto dal trio Zucker-Abrahams-Zucker, gli oltre trentacinque anni trascorsi hanno lasciato solchi facilmente rintracciabili. A partire proprio dai fratelli Peter e Bobby Farrelly - che qui guidano la ciurma dei diversi registi - a Judd Apatow e soci fino ad una comicità televisiva masticata e riscritta da internet, Comic Movie ha assorbito modelli e tendenze, facce e tempi, intercettando il gusto del pubblico per la gag fulminea e escrementizia in cui l'irriverenza e la parodia di ieri cedono il passo al riferimento sessuale continuo così come ad un'idiozia sempre più coatta. Ibrida come tutte le pellicole dirette a più mani, ad episodi riusciti si alternano altri deprimenti, quest'antologia del buonumore volutamente scorretto è inoltre una lunga parata di star hollywoodiane ritratte a corda libera. Perfettamente a loro agio Kate Winslet e Hugh Jackman nell'episodio apripista e altrettanto accordati Liev Schreiber e Naomi Watts, abbastanza sfocato, invece, Richard Gere nel frammento dedicato ad un lettore MP3 dalle fattezze femminili; divertente anche Gerard Butler nei panni di due gnomi fratelli così come Uma Thurman nel ruolo di una Lois Lane che, lasciatasi con Superman, va ad un appuntamento al buio con Batman e Robin. Va ad Halle Berry, comunque, il premio per il ruolo più estremo, un altro incontro al buio si trasforma in una forsennata sfida a "obbligo e verità" con tanto di tatuaggi osceni e chirurgici cambiamenti di fisionomia. Nel complesso giudicabile come un film da dimenticare, Comic Movie non cerca né l'approvazione del pubblico né il placet della critica. E in questo trova la sua forza.
Commento  Sorvoliamo sull’ignobile titolo italiano – che vorrebbe far passare per "comico" il significato del sostantivo anglofono "comic", ovvero "fumetto" – per precisare immediatamente che esistono due versioni di questa compilation di episodi da ridere popolata in maniera incredibile di cast all star: una ovvero quella uscita sia nelle sale USA che in quelle italiane, che ha per collante Dennis Quaid nel ruolo di uno sceneggiatore fallito impegnato a proporre storie assurde a un produttore con le fattezze di Greg Kinnear, e un’altra in cui due adolescenti spingono un coetaneo a cercare sul web un film proibito al fine di vendicarsi di un passato pesce d’Aprile.
Detto questo, sotto la regia di Peter Farrelly, anche produttore dell’insieme e responsabile del segmento che vede Halle Berry e Stephen Merchant alle prese con un gioco di obbligo o verità caratterizzato da penitenze portate all’estremo, si parte dalla serata a cena tra Kate Winslet e Hugh Jackman, il quale presenta due testicoli sul collo (!!!).
Poi, prima di passare alla disgustosa prova d’amore chiesta dalla Anna Faris della saga "Scary movie" al fidanzato Chris Pratt diretti dallo Steve Carr responsabile de "L’asilo dei papà" (2003), abbiamo la particolare coppia di genitori formata da Naomi Watts e Liev Schreiber davanti alla macchina da presa di Will Graham.
Autore di "Innamorati cronici" (1997) e "Un marito di troppo" (2008), invece, Griffin Dunne firma "Vanessa", incentrato sul grottesco incontro "romantico" del commesso di supermercato Kieran Culkin con la sua ragazza Emma Stone, che precede lo speed dating tra supereroi orchestrato da James Duffy sfruttando, tra gli altri, Jason Sudeikis, Justin Long e Uma Thurman nei costumi di Batman, Robin e Lois Lane.
E si prosegue con "iBabe" di Steven Brill, in cui Richard Gere è il presidente della società che produce un lettore musicale a forma di donna nuda, e Chloë Moretz per la prima volta in preda al ciclo mestruale a casa del suo ragazzo.
Un mini-brano, quest’ultimo, che vede alla direzione la stessa Elizabeth Banks che ritroviamo come attrice, accanto al transformersiano Josh Duhamel, in "Beezel" di James Gunn, posto dopo i titoli di coda e volto a fondere un gattaccio animato e live action per fornire un violento attacco agli assurdi comportamenti di determinati amanti degli animali.
Senza dubbio, uno dei pochissimi momenti divertenti di un’operazione che, comprendente anche finti spot pubblicitari, Terrence Howard diretto da Rusty Cundieff in aria di parodia dei film sportivi traboccanti politically correct e "Happy birthday" di Brett Ratner, con l’accoppiata Seann William Scott-Johnny Knoxville interessata ad impadronirsi dell’oro del leprecano Gerard Butler, non sembra affatto distaccarsi, nel risultato, da analoghi precedenti esempi di celluloide come il pessimo "The ten - I dieci comandamenti come non li avete mai visti" (2007) di David Wain.
Tanto che, in mezzo all’infinità di volgarità e comicità per dementi destinate a generare esclusivamente noia, viene spontaneo pensare che anche a Hollywood la crisi d’inizio terzo millennio sia fortemente sentita, considerato il coinvolgimento di così tanti nomi noti e, addirittura, premi Oscar!

La frase:
"Non potrebbe essere più esplicito di così".
a cura di Francesco Lomuscio

Compagni di scuola (Compagni di scuola)
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Genere  Commedia
Paese  Italia
Anno  1988
Durata  118 min
Regista  Carlo Verdone
Attori  Carlo Verdone, Christian De Sica, Massimo Ghini, Nancy Brilli, Eleonora Giorgi, Athina Cenci, Angelo Bernabucci, Natasha Hovey, Piero Natoli, Alessandro Benvenuti
Ubicazione  File
Descrizione  Passati quindici anni dall'esame di maturità, Federica, decide, di fare una rimpatriata con i suoi vecchi compagni del liceo, invitandoli per una cena, nella villa del suo amante. Tra imbarazzi e ricordi, la cena si rivela essere ricca di sorprese...
Commento  

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3/4
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Genere  Fantastico
Paese  Usa
Anno  1997
Durata  144 min
Regista  Robert Zemeckis
Attori  Jodie Foster, Matthew McConaughey, John Hurt, Tom Skerritt, Angela Bassett, David Morse, James Woods
Ubicazione  File
Descrizione  Ellie Arroway, cerca nella scienza la risposta a quesiti che da sempre la tormentano. Chi siamo? Perchè siamo qui? C'è qualcun altro nell'universo? Specializzata nella ricerca di segnali inviati da esseri extraterrestri, una mattina riesce a captare un messaggio proveniente dalla lontana stella Vega, contenente il progetto di una macchina spaziale capace di proiettare un passeggero nell'iperspazio. Ellie dovrà battersi per essere la prescelta per questo incredibile viaggio.
Commento  Siamo soli nell'universo? Astronomo famoso, autore di libri di divulgazione scientifica e coproduttore del film che gli è dedicato (morì durante le riprese) e che è tratto da un suo romanzo, Carl Sagan risponde di no. Ne è convinta con passione fanatica anche l'astronoma Ellie Arroway (Foster). Dopo un prologo (bellissimo) sulla sua infanzia, l'azione si svolge in 3 tempi: l'inizio dell'ascolto dello spazio galattico; l'arrivo del "messaggio" della stella Vega; il lancio dell'astronave. (Fanta)scienza concettuale e materialistica _ ma anche opera "teologica" sul problema della fede oggi _ è un esempio di cinema acustico, da ascoltare prima che da vedere, che esprime "una congenita incapacità di visualizzare l'ignoto" (G. Canova). Uso diffuso di effetti speciali, ma messi da R. Zemeckis, cineasta del tempo, al servizio di 2 sequenze astratte. Eroina rara, dominata da una passione intellettuale, Ellie (J. Foster, con la voce italiana di Laura Boccanera) è qualcuno che non crede in Dio e lo dichiara con coraggiosa onestà. Il suo coraggio si riflette nel film.
AUTORE LETTERARIO: Carl Sagan

Contraband (Contraband)
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Genere  Thriller
Paese  USA, Gran Bretagna
Anno  2012
Durata  119 min
Regista  Baltasar Kormákur
Attori  Mark Wahlberg, Kate Beckinsale, Ben Foster, Giovanni Ribisi, Lukas Haas, J.K. Simmons, Caleb Landry Jones, Diego Luna, Robert Wahlberg, Jaqueline Fleming 25/07/2012
Ubicazione  
Descrizione  Prima di analizzare le qualità comunque evidenti del drama-thriller diretto dall'islandese Balthazar Kormakur vale la pena spendere due parole sulla bontà dell'operazione che ha portato a questo film. Voluto dalla star e produttore Mark Wahlberg, Contraband è costato soltanto 25 milioni di dollari ed ha puntato, oltre che sulla presenza della star e di un gruppo di attori di consumata affidabilità, soprattutto sull'efficacia e la spendibilità del prodotto sul mercato interno. Un'ambientazione poco battuta ma affascinante come la zona portuale di New Orleans, una storia in grado di fornire al pubblico sia la tensione del genere che la necessaria possibilità di riconoscersi nei personaggi. Insomma, Contraband può a buon diritto essere preso come esempio di quell'adeguato prodotto medio che sul mercato americano continua a funzionare a meraviglia e sostenere le Major per gli sforzi economici e produttivi più importanti. E infatti il lungometraggio sul solo mercato statunitense ha incassato più di sessanta milioni di dollari, doppiando abbondantemente il costo della sua realizzazione. Come accennato, il film merita ampiamente il successo ottenuto. Non che si tratti di un capolavoro alla maniera dei migliori Scorsese o Coppola, ma allo stesso tempo è un'opera che lascia trasparire una professionalità evidente. Kormakur, già regista in patria di alcuni film d'azione, imposta il suo stile di regia in maniera precisa, attaccata ai personaggi ma mai inutilmente isterica. La messa in scena consente quindi agli spettatori di calarsi nel cuore dell'azione senza rimanerne travolti o peggio ancora storditi. Almeno un paio di sequenze sono poi splendidamente girate e montate, come ad esempio quella della rapina nella parte centrale. Oltre che sicuro nella gestione del ritmo e dello spettacolo, Kormakur si dimostra anche sapiente direttore d'attori, in particolar modo dei numerosi e valevoli caratteristi che lavorano come spalla a un Mark Wahlberg che senza strafare si dimostra ben calato dentro il suo ruolo. Su tutti a svettare però è la coppia formata da Ben Foster e Giovanni Ribisi, due attori che si sono evidentemente divertiti a interpretare i propri ruoli. Una nota stonata del cast una Kate Beckinsale che appare non particolarmente centrata nel proprio ruolo. Cinema intelligente e confezionato con lucidità, che evita di sperperare in roboanti momenti di spettacolarità ma preferisce puntare sulla tensione delle situazioni e della trama. Tra strizzate d'occhio al cinema urbano e accaldato di Michael Mann - la rapina sopra citata - e il riferimento estetico abbastanza preciso a una serie TV di culto come The Wire, il film di Kormakur intrattiene senza particolari cadute di ritmo e con un senso dell'immagine di discreta efficacia. Merita dunque pieno consenso la volontà di Mark Wahlberg di puntare su opere più piccole ma costruite e girate con indubbia sapienza.
Commento  Avete mai sentito dell’attore protagonista di un piccolo film europeo che poi va a dirigere il remake americano? C’è una prima volta per tutto, ed eccoci quindi a parlare di Baltasar Kormákur, uno degli attori islandesi più celebri in patria che, dopo aver preso parte nel 2008 a Reykjavik-Rotterdam ha deciso di farne una versione hollywoodiana passando dietro la macchina da presa. Del resto lui stesso è un regista ormai con una discreta esperienza a stelle e strisce alle spalle (A Little trip to Heaven, Una tragica scelta), non si può parlare di un improvvisato.
Contraband è la storia di un papà di famiglia che accetta di tornare al contrabbando dopo anni di "buona condotta" per salvare la sua famiglia dalle minacce di un gruppo di criminali senza scrupoli, pronti a tutto pur di far arrivare la propria merce negli Stati Uniti. Lui è una sorta di fuoriclasse delle azioni di straforo, ha un gruppo di amici/compagni altrettanto competenti, ma non sa che proprio vicino ai suoi cari c’è qualcuno che fa il doppio gioco.
Sparatorie, inseguimenti, corpo a corpo, una piccola dose di thriller, viaggi per nave ed un mondo completamente corrotto, o quasi. Contraband è un buon film d’intrattenimento che mantiene ciò che promette senza strafare o rischiare di ferire nei sentimenti lo spettatore. Un prodotto sicuro che finora è stato premiato dal box office (costato 25 milioni di dollari ne ha incassati già 66 nel resto del mondo dove è già stato distribuito). Mark Wahlberg interpreta il solito ruolo dell’uomo per bene tirato dentro ad un problema suo malgrado, ma che sa sempre ciò che c’è da fare e che ne sà sempre una più del diavolo. Intorno a lui se la cavano con mestiere due attori molto sottoutilizzati del cinema americano, Giovanni Ribisi e Ben Foster, entrambi capaci di cambiare registri interpretativi da film a film senza mai perdere di intensità. In un film di medio livello come questo, vale la pena notare le piccole eccellenze.

La frase:
"Devo provare a risolvere questa cosa. Credimi, so cosa sto facendo".
a cura di Andrea D'Addio

Cose Nostre - Malavita (Malavita)
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Genere  Commedia
Paese  USA, Francia
Anno  2013
Durata  111 min
Regista  Luc Besson
Attori  Robert De Niro, Michelle Pfeiffer, Tommy Lee Jones, Dianna Agron, John D'Leo, Paul Borghese, Jimmy Palumbo, Stan Carp 17/10/2013
Ubicazione  
Descrizione  Decisosi a parlare e mandare in galera tutta la sua famiglia (o almeno quelli che ha lasciato in vita) assieme al proprio clan, il boss mafioso Giovanni Manzoni è continuamente trasferito da una casa all'altra e da un'identità fittizia all'altra per il programma protezione testimoni dell'FBI. Arrivato con la moglie, la figlia adolescente e il figlio di poco più piccolo in un paesino della Francia, tenterà di sopprimere la sua natura mentre i suoi parenti si integrano a modo proprio con l'ambiente locale. Intanto in una galera americana, uno dei molti capi che ha fatto incarcerare con la sua testimonianza non smette di cercarlo per chiudere i conti. C'è il tocco di Martin Scorsese su Cose nostre - Malavita, film di cui è produttore esecutivo e che infatti non ha i soliti toni eccessivi di Luc Besson ma un'inedita (per il regista francese) vicinanza ai temi narrati. Il quadro della famiglia di Cose nostre è infatti un film di mafia post-Soprano, in cui i malavitosi sono persone insospettabilmente normali ma capaci di perpetrare azioni truci nella stessa maniera in cui si va al lavoro ogni giorno. Ma diversamente dal solito il ritratto è contaminato da un affetto, una nostalgia e al tempo stesso un autentico terrore del crimine italoamericano che paiono venire dall'immaginario scorsesiano. Il calco ufficiale è il romanzo "Malavita" di Tonino Benacquista, quello non ufficiale sembra invece l'unione di In Bruges e Quei bravi ragazzi (che in un momento di metacinema sfiorato viene proiettato davanti al protagonista interpretato da Robert De Niro). È impossibile infatti non notare un certo piacere filmico nel manipolare la trama e i personaggi che compongono la famiglia del film in modo che oscillino in continuazione tra dramma e commedia, tra risata e tensione, facendosi forza di un'ambientazione inusuale (il paesino della Francia del nord) utilizzata con una chiave satirica che ricorda il film di McDonagh. Al tempo stesso è anche evidente come uno dei punti chiave della trama sia la discesa del boss, il suo essere ridotto al rango di persona normale, privato dei privilegi, del rispetto e della deferenza che sono dovuti ad un criminale del suo rango e costretto a subire i consueti soprusi di tutti i giorni invece che imporli agli altri, come accade all'Henry Hill di Ray Liotta. Non c'è quindi molto di originale nel film di Besson, che da sempre è più un abile masticatore di cinema altrui che un creatore originale, tuttavia questa volta il miscuglio è più bilanciato e armonioso del solito. Superando la chimera dell'originalità a tutti i costi, Besson riesce a saltare dall'high school movie alle sparatorie in mezzo alle strade, dai dialoghi screwball dei due coniugi a quelli noir tra De Niro e Tommy Lee Jones, con un'agilità che non fa sentire nessuna fatica al pubblico, anzi esalta le qualità del film.
Commento  Il cinema non è solo emozione creativa e ispirazione geniale. Il più delle volte, anzi, non lo è per nulla. Se si prende una storia solida, tratta magari da un libro come "Malavita" di Tonino Bonacquista, lo si affida a mani esperte, come quelle di Luc Besson, che si occupa di scrivere la sceneggiatura e dirigere il film, potete stare tranquilli che il film probabilmente sarà appetitoso. Aggiungete un cast di alto calibro, De Niro, Pfeiffer e Lee Jones, e il gusto sarà più che appetitoso. Nei titoli appare anche il nome di Scorsese (come poteva mancare in questo film?) e il gioco è fatto.
Così è in realtà: "Cose nostre - Malavita" scorre tra le immagini liscio come l’olio, con i tempi giusti, i dialoghi forti, le anse del plot che avanzano sinuose e calamitanti. Trattandosi di una commedia, magari colorata da qualche sprazzo di azione e di tinte fosche, ci si trova spesso e volentieri a ridere di gusto; e questo è esplicitamente il suo fine, fortunatamente. La bravura di registi come Besson è anche la semplicità e la franchezza con cui si affronta una trama: Luc non perde tempo a inseguire chissà quale sfumatura noir, o chissà quale approfondimento psico-sociologico, qualcosa da dare in pasto alla critica per procacciarsi omaggi intellettualistici.
Ha lavorato, sodo e bene, per dare a questo film i colori di una commedia scanzonata e leggera, che si fonda sulle semplici basi di un conflitto stridente: una famiglia mafiosa, con la cultura che si ritrova – violenta ma leale, istintiva e sapiente – come vive in uno sperduto paesino in Normandia? A ognuno le sue stranezze allora; Luc Besson si diverte a prendere in giro le due culture che meglio conosce, la francese e l’americana, che si stuzzicano a vicenda in un divertentissimo gioco delle parti dove la macchietta è il timbro stilistico più spietato: i francesi sono così provinciali da essere detestabili dopo cinque minuti, ma gli americani sono così mafiosi da non poter proprio essere giustificabili, anche se, infine, non si può far altro che gioire con loro. Robert De Niro e Michelle Pfeiffer girano per la prima volta insieme (sullo stesso set era capitato, ma non nella stessa scena) e prendono entrambi il meglio dal partner; è da notare inoltre che entrambi hanno fatto fortuna proprio con ruoli simili ("Goodfellas" e "Married to the Mob") e questo a Besson non sarà sfuggito di certo... Tommy Lee Jones dà il suo tributo al film con poche ma ottime battute, seguite da occhiatacce memorabili.
Per gli amanti dell’azione, inoltre, con Besson non ci si annoia mai e c’è da godere anche di scene movimentate, con ottima scelta di tempi, di spazi e giusta dose di suspense. Onore al merito allora, per un film che già dai titoli si annuncia di ottima fattura, e merita l’attenzione nel panorama attuale.

Così è la vita (Così è la vita)
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Genere  Comico
Paese  Italia
Anno  1998
Durata   min
Regista  Aldo, Giovanni, Giacomo, Massimo Venier
Attori  Aldo, Giovanni, Giacomo
Ubicazione  File
Descrizione  Bancomat (Aldo) è un detenuto di mezza tacca che riesce in qualche modo a sequestrare il poliziotto Giacomo e il malcapitato Giovanni, inventore di giocattoli pignolo e petulante.
Commento  Aldo detto Bancomat è un detenuto che non farebbe male a nessuno. Un giorno durante un trasferimento dal carcere a bordo della macchina della polizia riesce ad impossessarsi della pistola di Giacomo, poliziotto che non ama le armi e sogna di diventare uno scrittore, talmente sbadato da lasciare la sua pistola d'ordinanza nel portaoggetti. In questa situazione viene coinvolto il malcapitato Giovanni, un inventore di giocattoli estremamente pignolo che subisce il furto dell'auto e ha la sfortuna di chiedere aiuto al poliziotto sbagliato. Inizia così la fuga per mezza Italia dei tre, inseguiti dalla polizia, incontrano Clara ma soprattutto diventano grandi amici. E quando avranno superato anche l'ultima difficoltà e vissuto la loro ultima avventura, Clara svelerà loro l'ultima sorpresa. Perchè nella vita niente è come sembra: perché "Così è la vita", diretto (con l'aiuto del fido Massimo Venier) e interpretato dallo straordinario trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo, il film sfrutta il successo clamoroso ottenuto con il precedente "Tre uomini e una gamba" sbancando i botteghini italiani durante la scorsa stagione cinematografica. Contrariamente al primo film che era più un insieme delle loro performance teatrali, in questo la storia è senz'altro più articolata e meglio costruita anche se probabilmente non si ottengono i risultati comici strabilianti avuti con "Tre uomini e una gamba". Ma ciò non toglie che anche "Così è la vita" sia un film davvero divertente, con scene e battute che rimarranno impresse negli spettatori e che consacra definitivamente il trio lanciato da Mai dire goal e ora avviato ad un successo straordinario, grazie anche alla collaborazione fondamentale di Marina Massironi.

Così Parlò Bellavista ()
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Genere  Commedia
Paese  Italia
Anno  1984
Durata  105 min
Regista  Luciano De Crescenzo
Attori  Isa Danieli, Renato Scarpa, Luciano De Crescenzo, Marisa Confalone, Riccardo Pazzaglia, Nunzio Gallo, Nuccia Fumo, Antonio Casagrande, Antonio Allocca, Franco Javarone, Gerardo Scala, Marzio Honorato, Marina Confalone, Tommaso Bianco, Lucio Allocca, Patrizia Loreti, Benedetto Casillo, Sergio Solli, Lorella Morlotti, Umberto Bellissimo, Giovanni Attanasio
Ubicazione  File
Descrizione  Il milanese Dr. Cazzaniga viene trasferito dalla sua città a Napoli perché è stato nominato direttore del personale dell'Alfasud. L'impatto con la città meridionale è traumatico per lui: i rumori, il traffico caotico, i suoni, il modo stesso di fare dei napoletani lo stordiscono. Egli va ad abitare in un palazzo dove risiede anche Gennaro Bellavista, un professore di filosofia in pensione che impartisce lezioni di una sua personale filosofia di vita ad un gruppetto di squinternati allievi. Il professor Bellavista nutre una vera antipatia per Cazzaniga, anche se lo vede solo raramente e di passaggio, ma ugualmente gli attribuisce la colpa di tutto quello che gli dà fastidio. Intanto facciamo conoscenza con i portieri del palazzo (son ben tre!) e con gli inquilini che rappresentano i caratteri, gli umori propri della gente meridionale.
Commento  

Dark City (Dark City)
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Genere  Horror
Paese  USA
Anno  1998
Durata  106 min
Regista  Alex Proyas
Attori  Rufus Sewell, William Hurt, Kiefer Sutherland, Jennifer Connelly, Richard O’Brien. Ian Richardson, Colin Friels, Mitchell Butel, Frank Gallacher, Bruce Spence, Melissa George, John Bluthal, Maureen O'Shaughnessy, Ritchie Singer, Justin Monjo, Nicholas Bell
Ubicazione  
Descrizione  Dopo il successo globale de Il Corvo, Proyas ripropone un titolo dai toni scuri, a cavallo tra Fanta-Thriller e Horror. Una razza aliena dagli straordinari poteri telepatici vaga nell'universo alla ricerca di qualcosa che eviti l'estinzione della specie. Una volta giunte sulla terra, le misteriose entità penseranno di aver trovato ciò che cercavano: daranno così il via ad esperimenti volti a studiare la natura umana, al fine di carpire i segreti dell'anima. Vengono sviluppate in proiezione adulta due delle più ricorrenti paure infantili: il buio e "l'uomo nero". Il concept è intrigante e il regista riesce da subito a creare climi promettenti, ispirandosi a Tim Burton e confermando di saper sguazzare con disinvoltura nell'oscurità. Purtroppo ad una cornice accattivante si sovrappone un intreccio capace di bucare tutte le buone occasioni per dar vita ad una struttura più consistente, votato più che altro a temporeggiare in attesa del colpo di scena finale. Una sceneggiatura colabrodo affianca così raffiche di dialoghi prolissi (ogni tanto si assiste a dei veri e propri "riassuntini") a serie incongruenze, e idee dal potenziale esplosivo finiscono per daragliare verso uno scintillante tripudio di banalità. Un vero peccato.
Commento  Dark City di Alex Proyas, il regista de Il corvo è un'antologia di luoghi comuni visuali contemporanei, del barocco- gotico-fantastico-romantico indirizzato agli spettatori giovani: Kiefer Sutherland e Rufus Sewell fanno una brutta figura, Ian Richardson no, mentre William Hurt è incantevole come poliziotto comprensivo, intelligente e dolce portatore di cappelli di feltro Anni Trenta. L'affettazione futile e anche ridicola del regista rovina un'idea certo non nuova ma bella: tutto è illusione, il mondo è soltanto una scenografia, persino l'identità e i ricordi sono manipolazioni intercambiabili, la metafisica è uno spettacolo messo in scena dall'alienazione.

Die Hard - Un buon giorno per morire (A Good Day to Die Hard)
2/4
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Genere  Azione, Thriller
Paese  U.S.A.
Anno  2013
Durata  96 min
Regista  John Moore
Attori  Bruce Willis, Jai Courtney, Amaury Nolasco, Cole Hauser, Patrick Stewart, Sebastian Koch, Aksel Hennie, Pasha D. Lychnikoff, Megalyn Echikunwoke, Mary Elizabeth Winstead
Ubicazione  File
Descrizione  Bruce Willis riprende il leggendario ruolo del detective della polizia John McClane per fronteggiare corruzione mortale e vendette politiche in Russia. McClane arriva a Mosca per rintracciare il figlio che non vede da tempo, Jack (Jai Courtney), ma rimane stupito quando scopre che lui lavora sotto copertura per proteggere un informatore del governo, Komarov. Con la loro vita appesa a un filo, i McClane sono costretti a superare ogni contrasto per portare al sicuro Komarov e impedire un crimine disastroso nel luogo più desolato sulla faccia della Terra, Chernobyl.
Commento  Sono passati venticinque anni da quando Bruce Willis interpretò per la prima volta John McClane in quel Trappola di Cristallo che, all’inizio, sarebbe dovuto essere un solo film, nessun sequel o saga.
Del resto la base era un libro di Roderick Thorp, ma il personaggio di Willis (che fu la quinta scelta della produzione dopo Gere, Stallone, Schwarzenegger e Burt Reynolds) riscosse un tale successo che si decise di riproporlo in una nuova avventura due anni dopo con 58 minuti per morire.
Con "Die Hard - Un buon giorno per morire" siamo arrivati a cinque pellicole, un numero abbastanza elevato per far pensare ad un passaggio del testimone e così, accanto al sarcastico sorriso di Willis, ecco che stavolta un ruolo principale viene assegnato anche a John McClane Junior, anche lui uomo d’azione, agente speciale della Cia impegnato in una difficilissima missione in Russia. E’ lì che il papà, ufficialmente in vacanza, si reca per aiutarlo e recuperare un rapporto di amore-odio che da sempre domina la loro relazione. E così, tra un inseguimento ed una sparatoria, ecco che i due si riavvicinano capendo di essere uno la copia dell’altro, o almeno così vogliono lasciarci pensare sceneggiatura e produzione di "Die Hard 5".

Disconnect (Disconnect)
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Genere  Drammatico
Paese  USA
Anno  2012
Durata  115 min
Regista  Henry Alex Rubin
Attori  Jason Bateman, Hope Davis, Frank Grillo, Michael Nyqvist, Paula Patton, Andrea Riseborough, Alexander Skarsgård, Max Thieriot, Jonah Bobo, Colin Ford, Haley Ramm 09/01/2014
Ubicazione  
Descrizione  Un poliziotto vedovo si converte a detective privato per avere più tempo per il figlio, un bulletto che, tramite un falso profilo di facebook, gioca con i sentimenti di un coetaneo più introverso. Un avvocato di grido non può staccare occhi e orecchie dal telefono, nemmeno a cena, e non vede quel che accade in casa sua, ai suoi figli. Una produttrice televisiva intravede lo strumento per confezionare un reportage di successo in un ragazzo che si vende sulle videochat hard insieme ad altri minorenni. Un'altra donna, reduce da un lutto profondo, cerca conforto presso uno sconosciuto on line, mentre il marito accumula debiti. Immerse nel virtuale, sconnesse l'una rispetto all'altra, le vite di queste persone vengono brutalmente sconvolte dalla realtà e intrecciate tra loro dal destino. L'ex documentarista Rubin sceglie senza esitazione una struttura multilineare e un cast inattacabile. Il modello è Crash di Paul Haggis, citato anche nel tema di fondo, ovvero la solitudine reale del singolo nel mondo della comunicazione virtuale totale, ma il risultato è decisamente meno sontuoso, perfino televisivo. Eppure, in questo caso, non è un male assoluto. Se, infatti, esasperano i ralenti e le scenografie di interni standard, e la regia è ancora più che mai priva di personalità, il look televisivo è se non altro coerente con l'assunto a tesi, e lo argomenta senza nemmeno provare a negarlo. Messa da parte un'aspettativa diversa, Disconnect dà allora il meglio di sé dentro le maglie della sceneggiatura, perché, se la struttura è schematica a dir poco, le scene al loro interno non lo sono affatto: ben scritte, tese e ottimamente interpretate. Primo, in questo senso, è forse Frank Grillo, ma più che credibile è anche la prova di Jason Bateman sul fronte drammatico tout court, mentre Skarsgaard è terzo in classifica, impegnato dentro un personaggio di ex militare problematico, in lotta con se stesso prima che col nemico, che pare comunque cucitogli addosso. Peccato che, paradossalmente ma non troppo, la sovraesposizione visiva degli strumenti tecnologici di comunicazione - cellulari, tablet, computer portatili - non renda un buon servizio al film, decidendone l'estetica senza che sussista una necessità reale. E non solo perché molto di ciò che accade non è imputabile solo e soltanto ai vettori tecnologici, ma soprattutto perché il cinema di qualità, quello di Fincher con The Social Network, per fare un esempio eccellente, ha dimostrato che le alternative ci sono, eccome.
Commento  Montaggio concitato e caratteri sceneggiati sommariamente costruiscono un dramma corale efficace se non raffinato. La messa in scena delle comunicazioni virtuali resta una sfida difficile da vincere, ma il gioco degli interpreti compensa la freddezza dell´oggetto. Peccato che la morale sia gridata e ribadita: il ralenti finale che fa culminare in violenza fisica i soprusi virtuali pare imprimere sullo schermo il messaggio a caratteri cubitali, come fosse un´altra conversazione online.

Django Unchained (Django Unchained)
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Genere  Western
Paese  USA
Anno  2012
Durata  163 min
Regista  Quentin Tarantino
Attori  Jamie Foxx, Christoph Waltz, Leonardo DiCaprio, Samuel L. Jackson, James Remar, Kerry Washington, Don Johnson, Franco Nero, Jonah Hill, Walton Goggins, Dennis Christopher, Dana Michelle Gourrier, Nichole Galicia, Laura Cayouette, Ato Essandoh, Miriam F. Glover, James Russo, Russ Tamblyn, Amber Tamblyn, Bruce Dern, M.C. Gainey, Danièle Watts, Zoe Bell, Michael Bowen, Robert Carradine, James Parks, Tom Savini, Michael Parks, Quentin Tarantino, Misty Upham 17/01/2013
Ubicazione  
Descrizione  Stati Uniti del Sud, alla vigilia della guerra civile. Il cacciatore di taglie di origine tedesca dottor King Schultz, su un carretto da dentista, è alla ricerca dei fratelli Brittle, per consegnarli alle autorità piuttosto morti che vivi e incassare la ricompensa. Per scovarli, libera dalle catene lo schiavo Django, promettendogli la libertà a missione completata. Tra i due uomini nasce così un sodalizio umano e professionale che li conduce attraverso l'America delle piantagioni e degli orrori razzisti alla ricerca dei criminali in fuga e della moglie di Django, Broomhilda, venduta come schiava a qualche possidente negriero. Tarantino ha in mano una storia di genere che è anche un pezzo di storia americana: il western appare dunque la scelta ideale, ma è ovviamente un western che non si colloca sotto il grande cielo della tradizione, che tutto ingloba e ridimensiona, bensì dentro un teatro (Candyland), in piena continuità stilistica e tematica con il precedente immediato, Bastardi senza Gloria. Ancora sorvegliati e sorveglianti, infatti, e ancora gioco delle parti, pericoloso ed estremo scambio delle stesse, strategia della vendetta e della messa in scena. Qui, più di prima, il piacere del cinema, di farlo così come di ammirarlo, è in ogni piega del testo: nella recitazione espansiva dei protagonisti, con le punte di diamante di Samuel L. Jackson e Di Caprio; nella potenza del dialogo (perché Tarantino sceneggiatore non è mai da meno di Tarantino regista); nell'uso della musica e degli sguardi, che ha riesumato dal cinema italiano degli spaghetti western e portato a nuovo splendore; nel gioco (la sua comparsata "esplosiva"); nella citazione omaggiante o dissacrante che sia (di Griffith, ad esempio). Tutto concorre a nutrire uno spettacolo magistrale, che si appoggia su una narrazione forte, sempre più classica e ponderosa. Nonostante il film non porti con sé nulla del meraviglioso Django di Corbucci, se non un messaggio d'amore, racchiuso nel titolo e nel refrain di Luis Bacalov, e una nota di orrore, che rima con razzismo, Django Unchained è un'opera impeccabile, interamente risolta, che procede come un lungo tapis roulant da un incipit cinico-grottesco, quasi alla fratelli Coen, verso un discorso più profondamente crudele e un riscatto totale, affidato al personaggio di Christoph Waltz, che mette a tacere qualsiasi sterile polemica. Peccato, se mai, per la brava Kerry Washington, impiegata a scopo esclusivamente funzionale, che non reca con sé alcuna memoria delle precedenti eroine tarantiniane, eppure la sua presenza basta a scaldare il film e ad evitargli la trappola del saggio freddo e cerebrale, oltre che a creare un fantasioso parallelo con la saga germanica di Sigfrido. Il piacere del testo è dunque reale, verificabile, frutto di una soddisfazione innegabile delle aspettative che avevamo riposto in esso. Eppure, direbbe Barthes, ci sono testi di piacere e testi di godimento, che eccedono la regola, causano una scossa, uno stato di spaesamento che resta indicibile. Sono quelli che Tarantino ha realizzato in passato e, purtroppo, da qualche tempo, non fabbrica più.
Commento  Per Quentin, bulimico divoratore di cinema pulp e di B-Movies, non poteva non arrivare il momento del western. Ed eccolo qua quindi, un western che ha un sottotesto importante, che solo in parte rimanda alla tradizione italiana, ma che in toto porta la firma - sempre riconoscibilissima - del suo autore. Successo di critica e pubblico, nonostante il dibattito aperto e alcuni detrattori.

Don Jon (Don Jon)
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Genere  Commedia
Paese  USA
Anno  2013
Durata  90 min
Regista  Joseph Gordon-Levitt
Attori  Joseph Gordon-Levitt, Scarlett Johansson, Julianne Moore, Brie Larson, Tony Danza. Rob Brown, Lindsey Broad, Italia Ricci, Antoinette Kalaj, Amanda Perez, Sloane Avery, Sarah Dumont, Jeremy Luc, Tiffany Pulvino, Eva Mah
Ubicazione  File
Descrizione  Nella vita di Jon, detto il Don (per le sue origini italoamericane e per come sia considerato il leader nel campo del rimorchio) ci sono le donne, la chiesa, la famiglia, la palestra e il porno. Donnaiolo impenitente e per filosofia, Jon anche quando fa sesso con una donna non si priva della masturbazione davanti alla pornografia, nemmeno quando a chiederglielo è la prima ragazza a coinvolgerlo davvero, la più attraente che abbia mai visto.
Commento  C'è un merito immediatamente evidente in questo primo film da regista di Joseph Gordon-Levitt, ed è l'aver scelto come oggetto della sua storia un personaggio e un universo di riferimento che il cinema non è solito frequentare. Il suo Jon (che ha anche scritto e interpretato) è un coatto italoamericano di seconda generazione, un bulletto con poco di originale, tutto estetica e precisione che tuttavia è guardato e interpretato con quella comprensione e adesione che solo un regista che è anche interprete può avere nei confronti del proprio ruolo. Intorno a lui si muovono un'altrettanto coatta e spietata Scarlett Johansson e il consueto circolo di amici stretti. Quello che però impedisce a Don Jon di sfociare nella commedia romantica è la ricerca di una struttura e di una regia diverse dal solito. Sebbene il film creda di essere molto più originale di quanto in realtà non sia (non solo l'esito è molto convenzionale ma anche i presupposti morali, una volta passata la presentazione iniziale, lo sono), è indubbiamente in grado di andare a spremere un po' di vitalità dalle solite messe in scena hollywoodiane. In Don Jon si ride molto e quasi mai per linee di dialogo, più per soluzioni di montaggio, per elementi di arredo o per la comparsa improvvisa di un'espressione su un volto. Giocando sul confine con il ridicolo sul quale vivono i personaggi che ha scelto di mettere in scena, Joseph Gordon-Levitt aggira le convenzioni della commedia sentimentale classica americana (quella che viene anche presa in giro in un film nel film che i protagonisti vanno a vedere al cinema, per il quale si sono prestati ad un cammeo Channing Tatum e Anne Hathaway) per arrivare alle medesime conclusioni rassicuranti e tradizionaliste.

Donnie Darko (Donnie Darko)
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Genere  Drammatico
Paese  USA
Anno  2001
Durata  108 min
Regista  Richard Kelly
Attori  Jake Gyllenhaal, Noah Wyle, Drew Barrymore, Patrick Swayze, Holmes Osborne. Daveigh Chase, Maggie Gyllenhaal, Katharine Ross, Seth Rogen, Mary McDonnell, Jena Malone, James Duval, Jerry Trainor, Joan M. Blair, Sarah Hudson, Fran Kranz, Scotty Leavenworth, Arthur Taxier, Mark Hoffman, David St. James, Tom Tangen, Jazzie Mahannah, Jolene Purdy, Stuart Stone, Gary Lundy, Alex Greenwald, Beth Grant, David Moreland, Kristina Malota, Marina Malota, Carly Naples, Tiler Peck, Patience Cleveland, Lisa K. Wyatt, Rachel Winfree, Jack Salvatore Jr., Lee Weaver, Phyllis Lyons, Ashley Tisdale, Alison Jones
Ubicazione  File
Descrizione  Donald Darko detto Donnie è un ragazzo con dei disturbi mentali che lo hanno portato a dar fuoco ad una casa abbandonata, anni fa. Nonostante sia un tipo in gamba, con una famiglia che lo ama e lo appoggia anche nelle scelte più discutibili. Donnie è in cura da una psicanalista che lo aiuta a combattere la sua schizofrenia; a lei confida del suo nuovo amico immaginario, Frank, un coniglio gigante che lo ha salvato da una morte assurda, ma che in cambio gli chiede di fare cose riprovevoli e sempre più pericolose. Ah, tra l'altro Frank gli ha svelato che la fine del mondo arriverà di lì a 24 giorni.
Commento  Donnie Darko è uno di quei film di culto che lentamente si emancipano dalla nicchia e si fanno conoscere ed amare in tutto il mondo, perdendo in parte il loro alone di leggenda. Al contrario di molti film che fanno esplicito riferimento al mondo giovanile, Donnie Darko brilla di una luce sinistra e tristemente rara: qui non si parla del primo amore, del primo bacio, dei conflitti con gli adulti, della perdita dell'innocenza, scialbe tematiche che fanno sentire gli adulti (quelli veri) con la coscienza a posto, ma che quasi sempre fanno ridere i ragazzi (sempre quelli veri). Qui si parla di qualcosa di molto più significativo: si parla di morte. In toni tutt'altro che rassicuranti, Richard Kelly si interroga sull'effetto prorompente che la consapevolezza della morte ha su ogni individuo, e di quanto questo condizioni ogni altra sensazione ed azione: amore, paura, disprezzo, ribellione. Di morte è imbevuto l'intero tessuto del film, inevitabilmente sbranato qua e là proprio a causa della friabilità del terreno su cui si avventura. Ma si può ben chiudere un occhio, considerato che di contro il film avvince ed appassiona senza essere né moralista né retorico. E soprattutto considerato che, a pensarci meglio, Donnie Darko è uno dei pochi film di oggi che aiutano i ragazzi a crescere, e non gli adulti a credere che "va tutto bene". Un genere dimenticato dall'edonista cinema contemporaneo.

Dorian Gray (Dorian Gray)
2/4
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Genere  Drammatico
Paese  Regno Unito
Anno  2009
Durata  113 min
Regista  Oliver Parker
Attori  Colin Firth, Ben Barnes, Emilia Fox, Rebecca Hall, Rachel Hurd-Wood, Fiona Shaw, Ben Chaplin, Caroline Goodall, Caroline Goodall, Maryam d'Abo
Ubicazione  File
Descrizione  Il bellissimo Dorian Gray arriva nella Londra Vittoriana dove, ancora giovane e ingenuo, si lascia trascinare nel vortice della vita sociale dal carismatico Henry Wotton, che introduce Dorian ai piaceri edonistici della città. L'amico di Henry, l'artista Basil Hallward, dipinge un ritratto di Dorian che cattura appieno tutta la sua bellezza giovanile. Nel momento esatto in cui tolgono il velo che ricopre il ritratto, Dorian compie un futile giuramento: è pronto a sacrificare qualsiasi cosa pur di rimanere così come appare nel ritratto... perfino la sua anima. Incoraggiato da Henry, Dorian si lascia trascinare nelle avventure più sfrenate. Ma mentre Dorian continua ad apparire innocente e bellissimo come sempre, il suo ritratto, che ora è chiuso a chiave in soffitta, ad ogni atto malvagio da lui commesso, diventa via via più orripilante e mostruoso. Sembra quasi che Dorian possa concedersi qualsiasi desiderio proibito senza dover subire alcuna conseguenza. Quando Basil insiste nel voler vedere il ritratto, Dorian è costretto ad ucciderlo e conseguentemente a fuggire dal paese. Venticinque anni dopo Dorian torna e, lasciando sgomenti i suoi vecchi amici, non appare invecchiato di un solo giorno. Ciò nonostante, è un uomo tormentato, con una vita priva di amore e significato. E' perseguitato dal suo passato e viene costantemente deriso dall'abominevole mostruosità rinchiusa nella sua soffitta. Un giorno, incontra Emily, una ragazza intelligente e straordinaria che prova un grande fascino nei suoi confronti. Emily, però, è la figlia di Henry, e questi è pronto a tutto pur di tenere lontano i due giovani amanti. Mentre a Londra girano voci sulla possibilità che Dorian abbia stretto un patto con il Diavolo, Henry decide di smascherare l'amante di sua figlia. Riuscirà Dorian ad avere un'ultima possibilità per redimersi e per essere amato? Ma soprattutto riuscirà ad uscirne vivo?
Commento  Pubblicato nel 1891 dall’irlandese Oscar Wilde, "Il ritratto di Dorian Gray", vera e propria celebrazione dalle reminescenze faustiane del culto della bellezza, ha finito per interessare il mondo del cinema fin dai tempi del muto, per poi essere stato oggetto di non poche trasposizioni sonore su celluloide. Infatti, oltre a quella mitica interpretata nel 1945 da Hurd Hatfield, i più attenti ricorderanno di sicuro sia "The picture of Dorian Gray - Il ritratto del male" con Joshua Duhamel, del 2004, che "Dorian" di Allan A. Goldstein, rivisitazione in chiave moderna risalente a tre anni prima.
Ora, è il Ben Barnes de "Le cronache di Narnia: Il principe Caspian" a incarnare sullo schermo il giovane e ingenuo bellissimo della Londra vittoriana che, trascinato nel vortice della vita sociale e nelle avventure più sfrenate dal carismatico Henry Wolton, con le fattezze di un tentatore e vagamente satanico Colin Firth, finisce per accettare di sacrificare qualsiasi cosa pur di rimanere per sempre come appare nel ritratto dipintogli da Basil Hallward, interpretato dal Ben Chaplin di "The new world - Il nuovo mondo".
E sono i toni cupi della bella fotografia di Roger Pratt ("Harry Potter e il calice di fuoco") e la notevole cura scenografica sfoggiata da John Beard ("The skeleton key") a supportare il regista londinese Oliver Parker – per la terza volta alle prese con una trasposizione da Wilde, dopo "Un marito ideale" e "Il piacere di chiamarsi Ernest" – nell’accompagnare lo spettatore all’interno del trasgressivo e peccaminoso universo senza limiti di Dorian; ricordando vagamente tematiche e stile cari al cinema dello scrittore Clive Barker, per il quale, non a caso, esordì come attore in "Hellraiser" e "Cabal".
D’altra parte, senza rinunciare a momenti splatter e a un uso degli effetti digitali che, soprattutto nella parte finale, rimandano in maniera evidente ai b-movie, è proprio un’atmosfera horror quella enfatizzata nel corso dei circa 113 minuti di visione di "Dorian Gray", impreziosito dagli apprezzabili dialoghi della sceneggiatura a firma dell’esordiente Toby Finlay e penalizzato solo da qualche evitabile lungaggine.

Duel (Duel)
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Genere  Thriller
Paese  USA
Anno  1971
Durata  90 min
Regista  Steven Spielberg
Attori  Dennis Weaver, Eddie Firestone, Lou Frizzell, Tim Herbert 31/12/1971
Ubicazione  
Descrizione  Un commesso viaggiatore ha la malaugurata idea di superare a tutti i costi un'autocisterna che non gli dà strada. Da quel momento comincia una gara che si trasforma in un incubo: l'altro pilota, invisibile, fa di tutto per buttarlo fuori strada.
Commento  Sceneggiato da Richard Matheson, maestro dell'horror quotidiano, e tratto da un suo racconto, nato come film-TV di 73' e diretto in 16 giorni dal 24enne Spielberg, nel '73 fu distribuito, allungato di un quarto d'ora, nelle sale cinematografiche e divenne un successo internazionale. A parte la maestria tecnica (con un ingegnoso senso del ritmo e dello spazio), Spielberg ha il merito di aver trasformato, spingendo una situazione banale alle estreme conseguenze, un qualsiasi on the road in un thriller onirico e angoscioso dagli evidenti risvolti metaforici.

Educazione Siberiana ()
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Genere  Drammatico
Paese  Italia
Anno  2013
Durata  110 min
Regista  Gabriele Salvatores
Attori  John Malkovich, Arnas Fedaravicius, Vilius Tumalavicius, Peter Stormare, Eleanor Tomlinson, Arnas Sliesoraitis, Pijus Grude, Olegar Fedoro, Mat Fraser, Airida Gintautaite, Jonas Trukanas, Arvydas Lebeliunas, Daiva Stubraite, Jonas Cepulis 28/02/2013
Ubicazione  
Descrizione  Oltre il fiume Nistro' vive una comunità singolare che educa i propri figli al crimine. Onesti con i più deboli e feroci con esercito e polizia, i siberiani pregano dio e impugnano armi, predicando una violenza regolata da prescrizioni. Il crollo del Muro e del regime sovietico altera gli equilibri del loro mondo, corrotto rapidamente dall'aria dell'Ovest. Nel passaggio epocale che confronta e poi scontra la Tradizione col cambiamento nascono e crescono Kolima e Gagarin, amici per la pelle e amici nel sangue. Ispirati e armati di picca da nonno Kuzja, vengono iniziati alle rapine e alla condivisione 'comunitaria' della refurtiva. Perché i siberiani non rubano per arricchirsi ma per sostenere la loro piccola società, premurosa con gli anziani e coi 'voluti da Dio' come Xenja, giovane donna affetta da demenza. Figlia del medico locale, la ragazza è protetta da Kolima che ne è profondamente innamorato. Finito in carcere, ha sublimato quel sentimento in un tatuaggio, una tecnica di decorazione corporale che impara e affina sulla pelle dei galeotti. Diversi tatuaggi dopo, nonno Kuzja provvede alla sua scarcerazione per affidargli una missione importante, trovare l'uomo che ha abusato e picchiato la sua Xenja. Sarà l'inizio di una lunga caccia che lo costringerà ad arruolarsi nell'esercito, infrangendo codici e tradizioni. Autore cult degli anni Ottanta e Novanta, a partire dal 2000 Gabriele Salvatores si lascia alle spalle la 'sindrome da Peter Pan', che caratterizzava quasi tutto il suo cinema precedente, per tentare la strada più ardua del film non generazionale ma teso a raccontare l'incontro fra generazioni. Sperimentatore di nuove tecniche e nuovi possibili modelli di rappresentazione, negli anni zero infila la strada della trasposizione, traducendo con esiti oscillanti (e qualche volta discutibili) due romanzi di Niccolò Ammaniti (Io non ho paura, Come Dio Comanda), il noir di Grazia Verasani (Quo Vadis, Baby?) e la pièce teatrale di Alessandro Genovesi (Happy Family). Educazione siberiana non fa eccezione e va a ingrossare le fila degli adattamenti. Dopo una commedia felice, che recupera e ricongiunge Diego Abatantuono e Fabrizio Bentivoglio, il regista milanese adatta "Educazione siberiana" di Nicolai Lilin, autore russo che scrive in lingua italiana. Con la partecipazione di Rulli e Petraglia, Salvatores toglie al romanzo tutto quello che non asseconda la sua intuizione originale, abusando di un testo densissimo e perdendo l'alterità narrata da Lilin. Legittimo per quanto autoritario, l'intervento dei celebri sceneggiatori normalizza, meglio spersonalizza una comunità criminale siberiana radicata nella Tradizione e impattata dalla modernizzazione globale. Mischiando, scambiando, omettendo o esaltando personaggi, Rulli e Petraglia decontestualizzano i protagonisti riorganizzandoli dentro una storia altra e prossima alla 'gioventù' già ampiamente trattata al suo 'meglio' (La meglio gioventù) e al suo 'peggio' (Romanzo criminale). I 'bravi ragazzi' di Lilin finiscono per galleggiare su una superficie fragile come il ghiaccio che inframezza le sequenze, in cui si contrappongono due bad guy e due modi diversi di stare nel mondo, l'uno vorrebbe conservarlo e trasmetterlo, l'altro rubarne un pezzetto con la smania di chi vuole tutto subito. Semplificato e stravolto, Educazione siberiana si incanala verso un disegno di virtuosismi che non affondano mai, ritirandosi dal confronto con le pagine di Lilin e sclerotizzando lo sguardo su corpi privi di carne e di sangue. Personaggi mai attraversati dalle passioni e il cui destino ci risulta indifferente. Nemmeno la furia finale di Kolima, tesa a ristabilire verità e giustizia (criminale), risarcendo l'innocente, ci può emozionare. Gli attori, un cast giovanissimo e puntuale governato da un John Malkovich di ieratica grandezza, soffrono una narrazione resistente all'onore, al culto della violenza e alla formazione (criminale). La tentazione di un affresco storico-sociale della Russia attraverso la figura del criminale rimane un tentativo interessante che elude tuttavia il senso più profondo della forza e della sopraffazione, della sorte degli innocenti e dei predestinati, dell'incisione dell' 'io' sui corpi raffigurati da Lilin come fossero libri. Corpi coperti di tatuaggi e arabeschi del passato che individuano le persone, le inquadrano e le rappresentano in una gerarchia criminale.
Commento  L'adattamento dell'omonimo romanzo di Nicolai Lilin di Salvatores è un'opera capace di infiammarsi non poche volte. Belle musiche di Mauro Pagani e i volti (scelti sul luogo delle riprese, in Lituania) scolpiti in una piccola grande epica quasi leoniana.

Elysium (Elysium)
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Genere  Fantascienza
Paese  USA
Anno  2013
Durata  109 min
Regista  Neill Blomkamp
Attori  Matt Damon, Jodie Foster, Sharlto Copley, Alice Braga, Diego Luna. Wagner Moura, William Fichtner, Talisa Soto, Michael Shanks, Carly Pope, Faran Tahir, Ona Grauer, Terry Chen, Jose Pablo Cantillo, Maxwell Perry Cotton, Adrian Holmes, Johnny Cicco
Ubicazione  File
Descrizione  Nella Los Angeles del 2154 l'umanità rimasta sulla Terra è un'unica grande classe operaia, che mescola criminali e lavoratori senza criterio, tutti tenuti a bada e dominati con pugno di ferro attraverso i robot da un'elite che da tempo è andata a vivere su una stazione orbitante intorno al pianeta chiamata Elysium. Su Elysium c'è la tecnologia per guarire da ogni malattia, c'è il verde, il benessere e il disinteresse per ciò che accade più in basso, sulla Terra, dove il resto dell'umanità lavora per mantenere la stazione. Un giorno un operaio con precedenti penali ha un incidente nella catena di montaggio e viene esposto ad una quantità mortale di radiazioni. Gli rimangono più o meno 5 giorni di vita e l'unica tecnologia in grado di curarlo si trova su Elysium. Per arrivarci senza autorizzazione e senza essere abbattuto prima dell'atterraggio occorrerà fare accordi con i criminali.
Commento  Quella della divisione netta tra una piccola fetta di popolazione ricca e dotata di qualsiasi privilegio, che mantiene uno stile di vita spensierato sfruttando il lavoro della massa di poveri, è una delle distopie cinematografiche più frequenti, una visione iperbolica del nostro presente proiettata in un futuro deteriore che ha contaminato tutto il cinema fin da Metropolis. E che proprio ad un regista come Neil Blomkamp sia stato affidato un film con una premessa così consueta è la pecca produttiva più grande del film. Nelle mani dell'autore di District 9 la storia è naturalmente sbilanciata verso il mondo dei poveri, ritratto con ammirabile dettaglio e mania per la creazione di meccanismi vessatori, scenari disperati e incubi operai, prelevati da un immaginario che poco ha a che vedere con la fantascienza ma pesca a piene mani dal cinema più realistico e sociale. Purtroppo però Elysium nel portare avanti la sua storia di rivoluzione operaia e riconquista della giustizia a dispetto del progresso tecnologico non riesce a trovare il furore del film precedente, nè quell'equilibrio tra finzione e metafora del reale che avrebbe consentito di portare un passo più avanti l'usuale sottotesto sociale del cinema distopico. Solo le astronavi colme di disperati in cerca di salvezza che vengono abbattutte senza pietà prima di arrivare su Elysium, riescono ad essere un'immagine dotata della forza e dell'intelligenza che riconosciamo al regista sudafricano. Semmai è più interessante la visione che Blomkamp ha della Los Angeles del 2154, totalmente bilingue (inglese-spagnolo), quasi uguale a quella contemporanea nelle tecnologie e nella moda (veicoli volanti a parte), colma di rifiuti come in Wall-E e non lontana per certi versi dalla fantascienza anni '60, quella dei robot ubiqui che sembrano pupazzoni inerti da fiera di paese. Andando a girare il suo antifuturo nelle vere baraccopoli del Messico, Elysium svela la vicinanza con l'oggi e come la parte più cara all'autore non sia la lotta per la conquista del benessere che i ricchi tengono per sè (ben rappresentato dalla possibilità di guarire da ogni malattia) o lo scontro fisico con i luogotenenti di Elysium presenti sulla Terra (che appare molto forzato nella sua lunghezza) ma sia invece lo sforzo disperato costituito dal sopravvivere e crescere nei ghetti o nelle periferie del pianeta, evitando come possibile l'ubiqua criminalità e inseguendo la vaga speranza di un domani migliore. L'epica di un futuro in cui tutto è andato male che è visivamente identico all'oggi.

Ender's Game (Ender's Game)
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Genere  Fantascienza
Paese  USA
Anno  2013
Durata  113 min
Regista  Gavin Hood
Attori  Asa Butterfield, Harrison Ford, Abigail Breslin, Ben Kingsley, Viola Davis, Hailee Steinfeld, Moises Arias, Aramis Knight, Nonso Anozie, Jimmy 'Jax' Pinchak 30/10/2013
Ubicazione  
Descrizione  Un brillante e talentuoso dodicenne addestrato a diventare l’ultimo capo militare della Terra: ecco il protagonista di Ender’s Game, l’attesissimo adattamento per il grande schermo dell’omonimo romanzo, già vincitore dei premi Hugo e Nebula. Dopo essere sopravvissuti al devastante attacco sferrato dagli Scorpioni (i "Formics"), esseri
simili a insetti, gli abitanti della Terra si sono preparati per anni a respingere un nuovo assalto, educando come guerrieri un’intera generazione di piccoli geni. Dopo un’attenta selezione, i ragazzini più promettenti e intelligenti del pianeta approdano alla Scuola di Guerra (la "Battle School"), una stazione orbitante nello spazio, dove si contendono la possibilità di diventare comandanti della Flotta Internazionale (la "International Fleet"). Con l’aiuto di sofisticatissimi simulatori elettronici e rigorosissimi esercizi-gioco, l’addestramento procede in un clima di estrema competizione: soltanto uno di loro ne uscirà vincitore.
Commento  Vincitore dei premi Hugo e Nebula, il romanzo "Il gioco di Ender" scritto da Orson Scott Card è il punto di partenza della fanta-vicenda che, diretta dal Gavin Hood aggiudicatosi il premio Oscar con "Il suo nome è Tsotsi" (2005), si svolge in un periodo in cui gli abitanti della Terra, sopravvissuti al devastante attacco sferrato dagli Scorpioni, mostruosi esseri simili a insetti, al fine di respingere un nuovo assalto educano come guerrieri un’intera generazione di piccoli geni.
Piccoli geni tra i quali eccelle Ender Wiggins, ovvero l’Asa Butterfield di "Hugo Cabret" (2011), attraverso la cui voce narrante seguiamo il complicato addestramento che, nel contendersi la possibilità di diventare comandanti della Flotta Internazionale, li vede impegnati a sguazzare in mezzo a sofisticatissimi simulatori elettronici e rigorosissimi esercizi-gioco nella Scuola di guerra, stazione orbitante nello spazio.
Infatti, man mano che viene ribadito che l’unico tuo insegnante è il nemico, non sono un campo di gioco privo di gravità e prove di tiro al bersaglio eseguite tramite l’uso di armi laser a essere assenti nel corso della oltre ora e cinquanta di visione che, se a tratti richiama vagamente gli universi virtuali de "Il tagliaerbe" (1992) di Brett Leonard, non può fare a meno di lasciarsi interpretare come rilettura per il pubblico dei ragazzi di "Starship troopers - Fanteria dello spazio" (1997) di Paul Verhoeven (anche se il libro di Card è stato realizzato dodici anni prima).
Peccato, però, che, sebbene l’azione non manchi, l’insieme non fatichi affatto a rivelarsi tanto lento quanto perennemente stretto nella morsa della fiacchezza; senza riuscire nell’impresa di coinvolgere lo spettatore, neppure quando decide di ricorrere al tripudio di esplosioni ed effetti visivi durante la fase che precede il suo finale.
E, mentre troviamo in scena Ben Kingsley nei panni del grande generale Mazer Rackham, non sono certo l’incredibile mono-espressività di Harrison Ford nella parte del colonnello Hyrum Graff – direttore della scuola – e un banale messaggio pacifista, che finisce soltanto per apparire fastidioso, a risollevare le sorti di un elaborato che sembra quasi un residuo del peggior cinema fantastico anni Novanta non distante, nei risultati, dal pessimo e già dimenticato cineVgame "Wing commander - Attacco alla Terra" (1999) di Chris Roberts.

La frase:
"Ho già visto questo posto in un videogioco".
a cura di Francesco Lomuscio

Escape Plan - Fuga Dall'inferno (Escape Plan)
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Genere  Azione
Paese  USA
Anno  2013
Durata  111 min
Regista  Mikael Håfström
Attori  Arnold Schwarzenegger, Sylvester Stallone, Jim Caviezel, Sam Neill, Vincent D'Onofrio, Vinnie Jones, 50 Cent, Amy Ryan, Faran Tahir, Matt Gerald, Caitriona Balfe 17/10/2013
Ubicazione  File
Descrizione  Ray Breslin è un esperto mondiale di sicurezza delle strutture carcerarie, tanto che ha passato metà della propria vita ad evadere dalle prigioni nelle quali era entrato sotto copertura, per provarne le falle. Proprio quando sta pensando di ritirarsi, un'offerta senza precedenti lo spinge ad accettare un ultimo incarico: testare il penitenziario segreto di massima sicurezza detto "la Tomba". Ingannato e incastrato, Breslin sembra condannato a restare sepolto vivo, ma la complicità con il detenuto Rottmayer lo motiva a non desistere.

Commento  La vecchia coppia Stallone-Schwarzenegger, che ha passato anni a gareggiare sul centimetro in più di rigonfiamento del supinatore e si trova oggi a fare colazione insieme in prigione, costruendo bussole di carta sotto il banco e inscenando una scazzottata per amore dei fan, ispira una tenerezza che finisce per smorzare l'impatto di un contesto effettivamente da incubo, in cui i diritti umani non esistono, le guardie non hanno volto, la sentenza non ha appello possibile e la natura privata e segreta di questo brevetto di morte ne assicura l'invisibilità assoluta. Allo stesso tempo, però, quest'aura da vecchi tempi (e modi del cinema), fatta di stratagemmi alla Lupin e prove fisiche da supereroi senz'armatura, dà sapore ed entusiasmo ad uno script ben poco verosimile, nel quale l'evasione del prologo -che serve unicamente a presentare il personaggio di Sly- è quasi più complessa e incredibile di quella al centro del racconto. E non sono nemmeno i colpi di scena (o supposti tali) a tenerci attaccati allo schermo, ma piuttosto quel carattere di umanesimo, più ingenuo che retorico, che Stallone infonde da sempre alle operazioni cui partecipa e che ben si abbina al tocco più leggero del suo partner. Non è il regista, dunque, a fare la differenza, non il copione né l'ambientazione suggestiva (ricreata all'interno di una mega struttura della NASA a New Orleans): ancora una volta, come nei "Mercenari", è una questione di spirito. Stallone e Schwarzy incarnano letteralmente, nei loro corpi forti ma provati, lo spirito di chi non si arrende, offrendo allo script un senso che nessun'altra star, più giovane e prestante, avrebbe potuto offrire. Di più non si può chiedere; non si va oltre l'intrattenimento in tempo reale, ma la nota romantica ne fa un film paradossalmente più duro di quanto avrebbe fatto la sola nota fisica.

Eurotrip (Eurotrip)
3/4
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Genere  Commedia
Paese  U.S.A., Repubblica Ceca
Anno  2004
Durata  90 min
Regista  Jeff Schaffer
Attori  Scott Mechlowicz, Jacob Pitts, Michelle Trachtenberg, Travis Wester, Lucy Lawless, Vinnie Jones
Ubicazione  
Descrizione  Quando Scotty, americano, viene a sapere che il suo amico di penna tedesco è una ragazza, intraprende, in compagnia di tre suoi amici, un viaggio verso l'Europa alla sua ricerca. Durante il viaggio i quattro ragazzi saranno vittime di divertenti disavventure.
Commento  Quello che una volta era il Grand Tour per i rampolli bene della vecchia Europa, oggi è una sorta di rito di passaggio per i giovani diplomati americani, ma se quelli di _Eurotrip_ li rispecchiano, il futuro del mondo è sicuramente in cattive mani. Gag ridicole e un mare di insipida follia nel viaggio dei quattro alla ricerca di un Graal che ha la grazia di Jessica Boehrs, cantante del gruppo techno dei "Novaspace".

Facciamola Finita (This Is the End)
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Genere  Commedia
Paese  USA
Anno  2013
Durata  107 min
Regista  Evan Goldberg, Seth Rogen
Attori  Seth Rogen, Jay Baruchel, James Franco, Jonah Hill, Craig Robinson, Danny McBride, Emma Watson, Paul Rudd, Jason Segel, Michael Cera, David Krumholtz, Martin Starr, Rihanna 18/07/2013
Ubicazione  
Descrizione  Il canadese Jay Baruchel si reca a Los Angeles, città che non ama, per trascorrere un weekend in compagnia dell'amico di vecchia data Seth Rogen. Verso sera, Seth lo trascina ad una festa piena di celebrità a casa di James Franco, ma ecco che accade l'impensabile e si scatena l'Apocalisse. Le colline di L.A. vanno a fuoco, la popolazione viene risucchiata in massa nelle viscere della terra e i pochi sopravvissuti, barricati nella villa di Franco, devono cercare di capire come dividersi le riserve di cibo e riscattarsi da vizi e crimini di una vita, per poter aspirare alla salvezza eterna. La capacità e la versatilità di una generazione come quella che qui si mette in scena facendo sfoggio di autoironia e vanità insieme, è cosa rara e ammirabile. Attori, sceneggiatori e (soprattutto) produttori dei progetti degli amici ma non solo, personaggi come Seth Rogen e Evan Goldberg, - che con Facciamola finita intraprendono una nuova carriera ancora, quella di registi - non mancano certo di consapevolezza del proprio valore e del proprio potere. Lo dimostra la scelta niente meno che della fine del mondo come cornice di questo divertissement, summa e punto di arrivo di una serie di esperienze seminate per strada. Rogen e Golberg sviluppano, infatti, sollecitati dal successo in rete, un cortometraggio di Jason Stone del 2007 (Jay and Seth Versus the Apocalypse), chiamano quindi a raccolta i compagni di set di Suxbad - 3 Menti sopra il pelo e Strafumati e si divertono a proporre delle versioni eccessive e parodistiche di loro stessi, dove la chiave estetica dell'horror gioca a corrispondere in parte con l'abiezione morale di cui si accusano per il bene ultimo della commedia le stars hollywoodiane coinvolte, e in parte con lo spirito nerd che contraddistingue il clan di Apatow e il suo pubblico. L'idea non oltepassa lo status di trovata, ma è innegabile l'efficacia del lavoro di scrittura, contenuto per scelta ed esercizio di stile in un solo ambiente o quasi, ed è impossibile non ridere in più di un'occasione. Che sia la deriva di Michael Cera o l'esorcismo di Jonah Hill, la presa in giro della passione di James Franco per l'arte o il suo ripostiglio di memorabilia: non si può non farsi contagiare dallo spirito dell'operazione, almeno a tratti (più scontati sono, invece, la fine di Rihanna e Paul Rudd e il ruolo di Emma Watson). Non cercate, però, la commedia veramente dissacrante, né lo spunto intelligente: l'ordine resta, da cima a fondo, quello di non prendersi mai sul serio.
Commento  Stolti, triviali, mossi da istinti bassoventrali, i corpi della factory apatowiana stanno incollati al proprio ombelico trasformandolo nell´ombelico del mondo: con un´autoreferenzialità che trascende l´egomania e ribadisce il gioco degli specchi tra noi e i nostri idoli. Perché quest´apocalissi biblica che li costringe tra 4 mura ad ammazzarsi per uno snack è l´espediente - estremo e geniale - per invitarci al party.

Fantozzi ()
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Genere  Comico
Paese  Italia
Anno  1975
Durata  100 min
Regista  Luciano Salce
Attori  Paolo Villaggio, Anna Mazzamauro, Liù Bosisio, Plinio Fernando 31/12/1975
Ubicazione  
Descrizione  Dai romanzi di P. Villaggio. Uscendo come Lazzaro dal sepolcro di un cesso dov'è stato murato per 18 giorni, il ragioniere Fantozzi sogna di venir crocifisso in sala mensa e s'adatta a fare la triglia nell'acquario del megadirettore galattico. 1° film di una lunga serie, basata su un personaggio nato nel '65 su un palcoscenico di Genova, collaudato nel 1968 in TV, passato in due best seller Rizzoli (1971-74). È un po' tirato via, ora al dente ora scotto, ma come fucina di ilarità funziona a pieno vapore. Non mancano i graffi satirici sulla società italiana degli anni '70. C'è un po' del Zavattini surrealista, ma anche Gogol e Courteline. Seguito da Il secondo tragico Fantozzi.AUTORE LETTERARIO: Paolo Villaggio
Commento  

Fantozzi Alla Riscossa ()
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Genere  Comico
Paese  Italia
Anno  1990
Durata  94 min
Regista  Neri Parenti
Attori  Paolo Villaggio, Milena Vukotic, Anna Mazzamauro, Gigi Reder 31/12/1990
Ubicazione  
Descrizione  Il ragionier Fantozzi, ormai in pensione, subisce ancora umiliazioni e scherzacci a catena. È probabilmente il più fiacco e sfilacciato dei film della saga fantozziana. Dopo l'amarissimo e strepitoso Fantozzi va in pensione (1988) i sei sceneggiatori non hanno saputo sviluppare la situazione di base: soltanto uno sketch su tre funziona. Apprezzabile, comunque, il reparto femminile. Seguito da Fantozzi in paradiso.
Commento  

Fantozzi In Paradiso ()
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Genere  Comico
Paese  Italia
Anno  1993
Durata  108 min
Regista  Neri Parenti
Attori  Paolo Villaggio, Milena Vukotic, Anna Mazzamauro, Gigi Reder 31/12/1993
Ubicazione  
Descrizione  Cacciato di casa dalla figlia sposata, Fantozzi scopre di avere una settimana di vita. La fedele moglie Pina gli organizza una notte d'amore con la donna dei suoi sogni, la Silvani. Appurato che si trattava di una diagnosi sbagliata, colto da infarto per la gioia, Fantozzi muore, ma in paradiso trova un Buddha che lo condanna a reincarnarsi. 8° della serie, parte con una malinconia esistenziale più che con cattiveria sociale, ma nella seconda parte si scatena in una buffoneria degna dei migliori episodi. Seguito da Fantozzi-Il ritorno.
Commento  Come quasi sempre nella serie, del film non si può dire "tutto bene", ma nemmeno "tutto male". Ci sono spunti interessanti e ci sono banalità. Villaggio ce la mette sempre tutta e lascia la porta aperta per altri eventuali capitoli. La verve e l'originalità delle prime tre puntate è però solo un ricordo.

Ferro3 - La casa vuota (Binjip)
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Genere  Drammatico
Paese  Corea del Sud
Anno  2004
Durata  95 min
Regista  Kim Ki-duk
Attori  Seoung-yeon Lee, Hee Jae
Ubicazione  
Descrizione  Il regista Kim Ki-Duk è un'entità anomala nel panorama cinematografico. Prima di giungere alla pittura, suo più grande amore, ha svolto lavori di ogni tipo, e il suo incontro con il cinema è avvenuto solamente negli ultimi anni, senza aver avuto alcuna esperienza o formazione in merito. Di conseguenza una sua opera è sempre un'esperienza magica e sensoriale. Abbandonati la valle sperduta e la casetta galleggiante del monaco, della favola morale Primavera, estate, autunno e inverno e... ancora primavera, il regista coreano torna ai giorni nostri per raccontare il tema della solitudine e dell'amore. Tae-Suk è un giovane che trascorre le sue giornate entrando nelle case lasciate vuote occasionalmente dai proprietari. Dorme sul divano, si fa la doccia, lava i panni, aggiusta gli oggetti che non funzionano, gioca a golf e si scatta fotografie da solo con la sua camera digitale. Tutto con una leggerezza quasi ultraterrena. Un giorno, entrando in una casa, si accorge c'è una ragazza, Sun-hwa, che ha dei segni di maltrattamenti sul viso. Sono i continui litigi con il marito. Tae-suk, la prende con sé, per vagare insieme nelle case degli altri, e condividere questo strano modo di vivere che trasforma, lentamente, la loro amicizia in amore. Un evento inaspettato li allontanerà, ma non per sempre. Ferro 3 descrive la solitudine dei protagonisti, eliminando il dialogo, limitato alle grida fredde dei personaggi di contorno, e lasciando parlare i silenzi dei sinuosi movimenti di Tae-Suk. Sembra volare negli spazi, così come era sospesa sull' acqua dell'irreale lago, la casa del monaco nel film precedente. I gesti che compie nelle sue giornate sono il suo divertimento, il trascorrere del tempo di una persona che vive da sola, e che nella vita non ha dimenticato uno degli elementi più importanti, la curiosità. La curiosità, desiderio che spinge verso l'ignoto, fa incontrare poi le due lune, per dare origine a un amore quasi angelicato, nel quale comunicare è muoversi, affascinare è sfiorarsi. Per giungere poi, all'ultima sequenza del film, in cui l'occhio artistico del pittore dipinge l'amore, sentimento magico, impalpabile come l'aria. Il tocco del regista coreano ci ha regalato un altro film, piccolo e immenso allo stesso tempo, narrando i sentimenti con la fantasia e la leggerezza delle emozioni.
Commento  Come sempre, pessimismo e solitudine regnano incontrastati, nel cinema del regista coreano, che in _Ferro 3 - La casa vuota_ raggiunge un equilibrio perfetto, facendoci vedere e sentire il dolore senza sottrarsi al sentimento e all'emozione (la sequenza di lei sul divano altrui, da sola: da lacrime). Cinema importantissimo. Il titolo si riferisce a un tipo di mazza da golf: e il colpo che infierisce allo stomaco dello spettatore è letale e rivitalizzante insieme.

Final Destination 5 (Final Destination 5)
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Genere  Horror
Paese  USA
Anno  2011
Durata  80 min
Regista  Steven Quale
Attori  Nicholas D'Agosto, Emma Bell, David Koechner, Tony Todd, Courtney B. Vance, Jacqueline MacInnes Wood, P.J. Byrne, Arlen Escarpeta, Miles Fisher, Ellen Wroe 07/10/2011
Ubicazione  
Descrizione  Un gruppo di dipendenti di una grande azienda, la Presage (nomen omen), si imbarca su un pullman diretto a un convegno di due giorni. Sam Lawton, uno del gruppo, ha dei dubbi sul suo futuro ed è appena stato scaricato dalla fidanzata-collega Molly, anche lei sul pullman. I loro compagni sono un classico campionario di varia umanità, ciascuno con le proprie aspirazioni e i propri problemi. Il pullman deve passare per un ponte ancora parzialmente in costruzione, con un piccolo cantiere attivo. Mentre percorre lentamente il trafficatissimo ponte, Sam ha una visione a occhi aperti su una gigantesca catastrofe che porta tutti alla morte. Si riscuote: capisce che qualcosa non va e, approfittando di una breve sosta, scende frettolosamente dal pullman consigliando a tutti di fare altrettanto se non vogliono morire. C'è chi gli dà retta e chi lo segue per farlo ragionare: quelli che per qualunque motivo scendono dal pullman sono i soli a salvarsi dal crollo del ponte. Ma la morte non vuole che il suo disegno imperscrutabile venga alterato e si mette al lavoro. La struttura è quella ormai ferrea della serie, con il grande disastro iniziale a segnare il destino di quelli che pensano d'essere scampati alla morte. Come in uno slasher, la differenza non è data dalla vicenda in sé, ma dalla fantasia con cui gli elementi che la compongono vengono ideati, oltre che dal ritmo narrativo che, se sufficientemente sostenuto, può produrre suspense anche in presenza di un'inevitabile prevedibilità di fondo. Quello che conta, in sostanza, sono le modalità con cui le morti avvengono. Questo quinto episodio - che come il precedente si avvale del 3D per immergere lo spettatore nel cuore della vicenda - si presenta tra i migliori della serie, pur con tutti i limiti imposti dalla poca malleabilità della struttura. Il disastro di partenza è costruito bene, in un crescendo calzante di coincidenze negative che si fanno beffe degli sforzi di chi cerca di salvarsi. Le morti susseguenti sono studiate in modo altrettanto convincente, insistendo sui dettagli per sostenere la tensione: si sa che qualcosa accadrà, ma non si sa quando né come, mentre la concatenazione delle casualità si espande allo spasimo in attesa di deflagrare in modo sanguinoso e letale. La prima morte - quella della ginnasta - è esemplare per crudeltà e sofisticazione. Non tutte le morti sono ugualmente fantasiose, ma tutte hanno qualche guizzo bizzarro. Il gioco sottile è però anche quello sulle aspettative dello spettatore, non facendo talvolta accadere nulla quando sembra che invece debba succedere di tutto. I temi che il film tocca sono quelli tipici della serie, ma conservano la loro pregnanza: la colpa di essere vivi quando gli altri sono morti, l'ineluttabilità del destino, la sensazione che la vita sia solo un gioco crudele e che le persone siano misere pedine mosse da qualcosa di imperscrutabilmente futile. Il finale percorre poi una strada in parte diversa e termina con un simpatico colpo di scena autoreferenziale di buona efficacia. Gli effetti speciali sono all'altezza e danno la credibilità necessaria a questo nuovo tumultuoso viaggio sulle montagne russe del destino e della morte. Steven Quale li maneggia con capacità: ha fatto da supervisore agli effetti speciali visuali di Avatar (oltre ad aver collaborato con James Cameron in vari ruoli per diversi dei suoi film) e quindi se ne intende. Come regista è al suo esordio sul grande schermo, dopo un accettabile film catastrofico televisivo, Inferno di fuoco. Il cast è funzionale, niente di più ma anche niente di meno. Tony Todd, icona dell'horror dai tempi del remake di La notte dei morti viventi, è una presenza quasi costante nella serie e riprende qui il suo piccolo ma significativo ruolo di un coroner che sa molto di più di quanto sarebbe logico.
Commento  Il quinto capitolo (il secondo in 3D) è il solito innocuo divertimento macabro, ritorno dell´uguale, pieno di riferimenti ammiccanti agli habitué e infrazioni al canone subito riassorbite, con ironia. Perché dalle logiche del franchise non si fugge. Come da quelle della morte. E così sia.

Firewall - Accesso negato (Firewall)
2/4
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Genere  Azione, Thriller
Paese  U.S.A.
Anno  2006
Durata  105 min
Regista  Richard Loncraine
Attori  Harrison Ford, Paul Bettany, Virginia Madsen, Alan Arkin, Robert Patrick, Jimmy Bennett, Finn Michael
Ubicazione  DVD
Descrizione  Una banda di spietati criminali, tiene in ostaggio la famiglia del capo della sicurezza di una banca globale, per costringerlo, sotto la minaccia di fare del male ai suoi cari, a derubare la propria banca per conto loro. L'uomo si trova così a dover affrontare una scelta difficile ed allo stesso tempo coraggiosa...
Commento  Deve esserci rimasto male Harrison Ford quando gli hanno preferito Ben Affleck per il ruolo di Jack Ryan. Così, di film in film, cerca di ritrovare quel tipo di personaggio: serio padre di famiglia, esperto lavoratore, vestito blu, camicia bianca o azzurra che si trova a dover abbandonare una serena e tranquilla routine familiare per salvare, a seconda delle esigenze di sceneggiatura, l'umanità, la democrazia americana, o più modestamente, come in questo caso, la vita di moglie e figli.
Qui è Jack Stanfield, un ricco specialista di sistemi di sicurezza informatici per la Landrock Pacific Bank di Seattle. La sua abilità non passa inosservata a Bill Cox che prendendo in ostaggio la moglie e i due figli di Jack cerca di fargli bypassare il suo stesso sistema di sicurezza ed ottenere, così, 100 milioni di dollari.
Richard Loncraine è un regista poliedrico, è passato dal bellissimo "Riccardo III" con Ian McKellen, alla commedia romantica "Wimbledon", ma il thriller non sembra essere nelle sue corde.
Il ritmo è lento e il cast, formato da molti bravi attori, è usato malissimo. Harrison Ford, sembra più paternalistico che paterno, mentre Paul Betteny, solitamente carismatico, qui interpreta un cattivo senza fascino, né astuzia.
Il problema maggiore, però, è dato da una sceneggiatura estremamente prevedibile. Un thriller, degno di tale nome, dovrebbe incollare lo spettatore alla poltrona grazie a continui colpi di scena e ad una tensione in crescendo. Qui il susseguirsi degli eventi è scontato e i colpi di scena sono mal preparati, tanto da perdere tutta la loro efficacia. Molti personaggi vengono introdotti ma poi non utilizzati, nello svolgersi della trama ed alcune frasi rimangono in sospeso come se in fase di montaggio il film si fosse rivelato troppo lungo e tagliato di alcune parti che così restano incomprensibili.

Flash Gordon (Flash Gordon)
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Genere  Fantascienza
Paese  Gran Bretagna
Anno  1980
Durata  100 min
Regista  Mike Hodges
Attori  Sam Jones, Max Von Sydow, Ornella Muti, Mariangela Melato 31/12/1980
Ubicazione  
Descrizione  Nel 25° secolo il dottor Zarro scopre che la luna è stata dirottata di 12 gradi da un potente imperatore del Cosmo. Per impedire la distruzione della Terra parte su un razzo con Flash Gordon accompagnato dalla fidanzata Dale Arden. Qualche beceraggine nei dialoghi e un eccesso di caricatura parodistica sono i peccati minori di una trasposizione scattante e immaginosa dell'universo fantastico che Alex Raymond creò nelle sue tavole. Da segnalare il contributo di Danilo Donati (scene, costumi) e il Ming di von Sydow. Prodotto da Dino De Laurentiis, scritto da Lorenzo Semple Jr., girato in Todd-AO 35. L'eroe di Raymond era già stato portato sullo schermo in tre serie Universal, tutte con Larry "Buster" Crabbe come Gordon e Charles Middleton come l'imperatore Ming: Flash Gordon (1936), Flash Gordon's Trip to Mars (1938), Flash Gordon Conquers the Universe (1940). È del 1974 Flesh Gordon di taglio pornoparodistico.
Commento  La figura di Flash Gordon, eroe dei fumetti nato negli anni '30 dalla penna del disegnatore Alex Raymond, ha sempre ispirato il mondo del cinema che lo ha portato sullo schermo in alcuni serial con Buster Crabbe. Questa è una versione pirotecnica, dai ricchi effetti speciali e dal cast all star, fortemente voluta dal produttore De Laurentiis, con momenti di kitsch volontario abbastanza spassoso e con le musiche dei Queen.

Flight (Flight)
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Genere  Drammatico
Paese  USA
Anno  2012
Durata  138 min
Regista  Robert Zemeckis
Attori  Denzel Washington, Melissa Leo, James Badge Dale, John Goodman, Don Cheadle, Kelly Reilly, Bruce Greenwood, Nadine Velazquez, Rhoda Griffis, Tamara Tunie 24/01/2013
Ubicazione  File
Descrizione  Whip Whitaker è un pilota di linea col vizio dell'alcool. Dopo una notte di bagordi consumata con una giovane hostess, il comandante si prepara ad affrontare l'ennesimo volo, affiancato da un primo ufficiale diligente e pignolo. Quello che doveva essere un'ordinaria corsa tra Orlando e Atlanta si trasforma presto in un incubo, precipitando aereo e situazione. Un improvviso cedimento della struttura impedisce all'aereo di volare e costringe Whitaker a una manovra di emergenza che prova a mantenere in quota l'aereo, rivoltandolo per rallentarlo, rimettendolo in posizione dritta e tentando un atterraggio il più lontano possibile da case e civili. L'operazione disperata riesce e Whitaker rovina a terra, salvando novantasei persone e perdendone sei. Eroe per la stampa e per l'opinione pubblica, l'intrepido pilota deve adesso vedersela con la NTSB (National Transportation Safety Board).
Commento  Un grande thriller aereo, quello di Zemeckis, con la scena del guasto e dell´atterraggio di fortuna di potente tensione, con punte altissime di puro mélo e zone grottesche in cui John Goodman sembra uscito da un incontro tra i Coen e Tarantino.

Forrest Gump (Forrest Gump)
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Genere  Commedia
Paese  USA
Anno  1994
Durata  140 min
Regista  Robert Zemeckis
Attori  Tom Hanks, Robin Wright, Gary Sinise, Sally Field, Mykelti Williamson
Ubicazione  File
Descrizione  Nato e cresciuto in un paesino dell'Alabama, Forrest Gump, che alla scarsa intelligenza accoppia la generosità del cuore, riesce a laurearsi perché è un campione di corsa, diventa un eroe in Vietnam, fa i miliardi con la pesca dei gamberi, diventa una specie di guru, è ricevuto da tre presidenti alla Casa Bianca, provoca lo scandalo Watergate, dopo anni di attesa sposa il suo grande amore che gli dà un figlio e muore di qualcosa che assomiglia all'Aids. Tratto dal romanzo di Winston Groom _ che è stato sottoposto a un lavaggio hollywoodiano _ è un film che, come scrisse un critico americano, non ti fa pensare ma sentire, oppure ti fa pensare al modo con cui si sente. Bravissimo Hanks, idiota gentile anche nei minimi dettagli. Efficaci gli effetti speciali con nuove tecniche di editing digitale che consentono a Zemeckis di inserire Hanks in vecchi telegiornali accanto a Nixon, Kennedy, Johnson, John Lennon e di moltiplicare le comparse davanti al Lincoln Memorial di Washington. 6 Oscar: film, regia, attore protagonista, sceneggiatura, effetti speciali, montaggio.AUTORE LETTERARIO: Winston Groom
Commento   Il film, che ha vinto sei Oscar (tra cui film e regia), è un ritratto americano in equilibrio tra spettacolo e sensibilità. La regia di Zemeckis lascia in bocca agli spettatori amarezza e senso di inquietudine, nonostante all'apparenza ci abbia raccontato una favola buona. Tra gli Oscar c'è anche quello attribuito a Tom Hanks, "perfetto idiota" di grandissimo talento (che bissa così il premio ottenuto l'anno prima con "Philadelphia") e agli effetti speciali (che hanno consentito l'interazione dei diversi personaggi storici con Hanks).

Fracchia Contro Dracula ()
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Genere  Commedia
Paese  Italia
Anno  1985
Durata  114 min
Regista  Neri Parenti
Attori  Paolo Villaggio, Edmund Purdom, Gigi Reder, Anja Pieroni, Giuseppe Cederna 31/12/1985
Ubicazione  
Descrizione  Pessimo venditore di un'agenzia immobiliare romana, Fracchia cerca di rifilare a un cliente molto miope il castello del conte Vlad in Transilvania. Ne passano di crude. Parodia del romanzo (1897) di Bram Stoker di notevole impegno produttivo con qualche passaggio divertente. Gli autori sono passati in cineteca, le invenzioni buffe non mancano.AUTORE LETTERARIO: Bram Stoker
Commento   Parodia dei film su Dracula con Villaggio più misurato del solito, inconsueto professionismo della confezione (la fotografia è di Luciano Tovoli, le musiche di Bruno Zambrini) e il vecchio attore di "Sinuhe l'egiziano" nella parte del vampiro. Nessuna grande trovata, comunque.

Frankenstein Junior (Young Frankenstein)
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Genere  Comico
Paese  USA
Anno  1974
Durata  105 min
Regista  Mel Brooks
Attori  Gene Wilder, Peter Boyle, Marty Feldman, Teri Garr, Cloris Leachman, Madeline Kahn 26/11/2013
Ubicazione  
Descrizione  Il dottor Frankenstein, nipote del celeberrimo medico, è un affermato neurochirurgo che vive e insegna in una università negli Stati Uniti ed è impegnato a far dimenticare la sua discendenza dal creatore della Cosa. Un giorno però riceve l'invito a recarsi nel castello del nonno in Transilvania a causa di un lascito testamentario. Finisce così per essere attratto dall'atmosfera del luogo, scopre il polveroso laboratorio in cui venne portato a termine l'esperimento e decide di tentare a sua volta l'impresa trafugando un cadavere per restituirgli la vita. L'eclettismo parodistico di Mel Brooks gli fa realizzare nello stesso periodo Mezzogiorno e mezzo di fuoco e Frankenstein Junior ma è il secondo destinato a rimanere nella storia del cinema. Perché in questo caso riesce ad andare ben oltre alla parodia grazie forse anche alla collaborazione di Gene Wilder alla sceneggiatura. La cura dei particolari è segno dell'amore che Brooks prova per il cinema che vuole prendere amabilmente in giro. Le location sono un continuo rimando ai tempi che furono. L'arrivo del treno alla stazione viene girato sul set di Prigionieri del passato, il furto del cadavere è collocato vicino alla chiesa in cui Greer Garson si sposava ne La signora Miniver e l'assalto degli abitanti del villaggio fa uso del set de I fratelli Grimm. Ma c'è di più: per il laboratorio Brooks richiama in servizio Ken Strickfanden (all'epoca ottantenne) che era stato scenografo sul set del film di Whale. Tutto questo, unito a una straordinaria fotografia in bianco e nero e all'uso di musiche utilizzate nelle colonne sonore dell'epoca, conferma l'attenzione quasi maniacale nella ricostruzione del clima giusto. Su questa base si innerva un umorismo che non vuole essere dissacrante e che lascia trapelare la nostalgia senza però frenare la comicità. Questa si dispiega grazie a un Wilder la cui nevrotica calma apparente ha modo di esplicitarsi in tutte le sue varianti sostenuta com'è dai coprotagonisti tra i quali spiccano gli occhi indimenticabili di Marty Feldman, Igor da antologia con gobba mobile in grado di permettersi degli sguardi in macchina che ricordano allo spettatore che la sua complicità è necessaria per un divertimento che è però comunque assicurato e resiste nel tempo.
Commento  Mel Brooks, specialista in parodie, raggiunge qui il suo risultato più riuscito, con momenti di assoluto mimetismo dell'atmosfera d'epoca e con una raffinatezza di riferimenti. Alcuni momenti sono assolutamente esilaranti, il ritmo è irresistibile, gli attori perfetti (su tutti un Marty Feldman al meglio di sé nei panni del servitore gobbo Igor).

Frankenweenie (Frankenweenie)
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Genere  Animazione
Paese  USA
Anno  2012
Durata  87 min
Regista  Tim Burton
Attori  servando i principali e creandone di nuovi, Tim Burton ha modellato i personaggi con l'aspetto e le caratteristiche dei personaggi dei classici horror degli anni Trenta e ha dato loro dei nomi che sono un esplicito omaggio a quei film. ESPANDI + Mister Rzykruski, ad esempio, è un chiaro omaggio a Vincent Price, attore famoso per essere il simbolo dell'horror anni Trenta e che già nel 1982 Burton aveva scelto come voce narrante del cortometraggio Vincent, regalandogli in seguito anche quello che sarebbe divenuto l'ultimo ruolo della carriera in Edward mani di forbice.Il legame di Burton con Frankenweenie è da ascrivere soprattutto agli elementi autobiografici con cui ha infarcito la storia: oltre all'omaggio agli horror che da bambino amava guardare (primo tra tutti, Frankenstein), Frankenweenie rimette in scena il processo di crescita del regista e il legame che da piccolo ha avuto con un suo cane. CONTRAI -
Ubicazione  File
Descrizione  Il piccolo Victor Frankenstein presenta ai propri genitori un piccolo film amatoriale di cui è protagonista il suo cane Sparky che è l'unico vero amico del ragazzino che ha la passione per la scienza ed è tendenzialmente un solitario. Un giorno Sparky muore investito da un'auto. Il dolore per Victor è così forte che, in seguito a un esperimento su una rana a cui ha assistito nel corso di una lezione, decide di disseppellire il cane e di tentare di riportarlo in vita. L'operazione riesce ma ora Sparky va tenuto nascosto. Si tratta di un'impresa non facile.
Commento   Correva l'anno 1984 e l'allora ventiseienne Timothy William Burton consegnava alla Disney il suo secondo cortometraggio intitolato Frankenweenie il cui plot di base era analogo a quello dell'odierno lungometraggio omonimo. All'epoca al corto, che la Disney voleva affiancare alla riedizione di Pinocchio, venne assegnato un PG (visione consentita ai minori solo se accompagnati) e il film venne fermato e agganciato l'anno successivo alla proiezione per la Gran Bretagna del decisamente meno interessante Baby - Il segreto della leggenda perduta. Oggi Burton torna a riproporcelo, sempre sotto bandiera Disney, facendone uno dei film più personali della sua ormai decisamente ampia filmografia. Perché nelle vicende di Sparky e di Victor non c'è solo una rivisitazione nostalgica dei suoi primi passi nel mondo della settima arte. C'è molto di più. C'è la consapevolezza di un artista completo che torna all'animazione utilizzando il bianco e nero e la tecnica della stop motion, idea già accarezzata nel 1984 ma abbandonata per problemi di budget e lo fa in tempi di 3D imperante a proposito e (in più di un'occasione) a sproposito.
C'è tutta la conoscenza del cinema e della letteratura horror di cui sappiamo ma trasformata magistralmente in qualcosa di profondamente diverso da una catena di citazioni ammiccanti. Perché è vero che la nipote dello scostante sindaco si chiama Elsa Van Helsing, che il professor Rzykruski ha le sembianze di Vincent Price, ecc, ecc, ma qui il piccolo scienziato Victor non è dominato dall'idea della scienza come strumento di potere (i suoi compagni di classe lo sono). Non crea una 'Cosa' senza nome. La sua creatura un nome ce l'ha e ce l'aveva anche prima. Si chiama Sparky, un essere che Victor vuole richiamare in vita per amore, per quella fusione di cervello e cuore che ha già in sé ancor prima che il professor Rzykruski la faccia diventare cosciente. Il cinema di Burton si è sempre confrontato con la morte e con la diversità. Con Frankenweenie tocca uno dei vertici più alti della sua riflessione grazie all'apparente semplicità dell'assunto che ha alla propria base la profondità di ricerca di un regista che è tornato al vertice.

Full Metal Jacket (Full Metal Jacket)
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Genere  Guerra
Paese  USA, Gran Bretagna
Anno  1987
Durata  116 min
Regista  Stanley Kubrick
Attori  Matthew Modine, Vincent D'Onofrio, Adam Baldwin, R. Lee Ermey, Dorian Harewood 31/12/1987
Ubicazione  
Descrizione  Dal romanzo The Short Timers di Gustav Hasford: in un campo di addestramento dei Marines nel South Carolina diciassette giovani civili vengono trasformati in combattenti (macchine da guerra e di morte); partito per il Vietnam, Joker, uno dei diciassette, lavora per un giornale militare e si trova coinvolto nell'offensiva del Tet (1968). Per la prima volta in venticinque anni Kubrick fa i conti con la realtà di oggi, nuda e cruda, andando al di là del Vietnam per prendere a bersaglio l'atrocità del secolo, il tempo sporco della Storia. Iperrealistico, è un film in prosa asciutta, quasi sciatta, di una secchezza fertile, attraversato da una gelida brezza di umor nero sulla violenza dell'istituzione militare. Diffama la guerra e l'esercito. Girato interamente in Inghilterra. La voce italiana del sergente Hartman (Ermey) è di Eros Pagni.AUTORE LETTERARIO: Gustav Hasford
Commento  È un film senza eroi, senza nessuno in cui identificarsi, senza speranze e soprattutto senza retorica, in un Vietnam minuziosamente ricostruito eppure quasi astratto. E, come sempre per Kubrick, un capolavoro.

G.i. Joe - La Vendetta (G.I. Joe 2: Retaliation)
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Genere  Azione
Paese  USA
Anno  2013
Durata  99 min
Regista  Jon M. Chu
Attori  Bruce Willis, Dwayne Johnson, Channing Tatum, Ray Stevenson, Adrianne Palicki, Beau Brasseaux, Ray Park, Joseph Mazzello, Arnold Vosloo, Walton Goggins 28/03/2013
Ubicazione  
Descrizione  La squadra dei G.I. Joe è attirata in un'imboscata e praticamente decimata. Sopravvivono in pochissimi, il mandante della strage è il Presidente degli Stati Uniti, o almeno dice di esserlo, in realtà Zartan ha preso il suo posto per aprire la strada verso la Casa Bianca ai Cobra, che hanno un piano per disarmare gli arsenali nucleari delle principali potenze mondiali e poi minacciarle con nuove armi di distruzione. Solo tre uomini hanno capito cosa sta succedendo, per mandare a monte il piano dovranno fare nuove alleanze con ex nemici e andare a trovare il "Joe" originale. La scelta di un nuovo regista che viene dal cinema e dagli show televisivi di danza (due film di Step Up sono i suoi successi maggiori) è la cifra più evidente della nuova piega che prende la saga di G.I. Joe. La Hasbro non si è arresa nonostante un successo molto moderato del primo film, e non ha abbandonato il suo secondo franchise cinematografico (dopo il ben più fortunato Transformers), scegliendo di ignorare i collegamenti con il film del 2009. I G.I. Joe di questo nuovo film sono diversi (Channing Tatum, tra i protagonisti del film precedente, esce presto di scena, ma in più arriva Bruce Willis, un gigante di questi ruoli) e così il tono del film, piegato in maniera molto più decisa che in precedenza sull'azione, potendo avvantaggiarsi di una mano abilissima nell'agitare corpi di fronte alla macchina da presa, e di un corpo filmico straordinario come quello di Dwayne Johnson. Il tocco di John M. Chu infatti si vede subito, fin dalle prime sequenze, in cui la consueta narrazione è schiacciata dall'azione non solo in termini quantitativi (cioè il tempo dedicato ad essa) ma soprattutto in termini qualitativi. Il difetto principale del film precedente, ovvero la pretesa di saper parlare anche di romanticismo, valori, e sentimenti nel mezzo di una storia tra le più spensierate e implausibili, è scacciato di colpo. Al nuovo team creativo non interessa il lato umano (giusto a Dwayne Johnson è lasciato un scampolo di vita privata con le bambine, ma l'impressione è che abbia più a che vedere con l'immagine che l'attore sta formando per sè che con le intenzioni del film) quanto le possibilità filmiche offerte dalla produzione. G.I. Joe - La vendetta corre con passo indemoniato e a tratti con un certo stile dalla cima dei monti fino alle spiagge, sul cemento e sull'acqua, inventa coreografie originali e si rifà quanto deve allo stile e agli insegnamenti del cinema d'azione orientale. C'è una sequenza appesa per le funi sui monti che guarda ad alcune invenzioni di La foresta dei pugnali volanti e un duello finale in cui le pistole sono usate come spade in spazi stretti che sembra uscito dalla mente di Tsui Hark. E alla fine, pur non riuscendo ad approdare alle vette del cinema asiatico, G.I. Joe - La vendetta riesce a trovare una dimensione originale e personale per una saga che era partita con il piede sbagliato, all'insegna della banalità e della mancanza di una voce propria. Peccato quindi che una trama poco inventiva (ma anche qui molto ripiegata su modelli asiatici vista la dinamica di svelamenti, scambi di persona e tradimenti) non riesca a dare dignità ai cattivi, privandi il film di un villain di livello. Cobra commander infatti compare poco, agisce poco, decide poco e ha poco carisma.
Commento  La rinuncia alla connotazione dei personaggi e alcune approssimazioni di sceneggiatura gettano l´intero peso del film sulle spalle di un impianto visivo di buon mestiere. Certo, le tamarrate non mancano, “The Rock” Johnson cita Jay-Z per motivare la truppa e Londra esplode in grande stile sotto i nostri occhi, ma non sarebbe giusto chiedere qualcosa di diverso.

Gambit (Gambit)
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Genere  Commedia
Paese  USA
Anno  2012
Durata  89 min
Regista  Michael Hoffman
Attori  Cameron Diaz, Colin Firth, Alan Rickman, Tom Courtenay, Stanley Tucci, Cloris Leachman, Erica LaRose, Anna Skellern 21/02/2013
Ubicazione  
Descrizione  Harry Deane è un curatore d'aste trattato come un travet dal suo capo arrogante ed è in cerca del colpo della vita più per vendetta che per avidità. Con l'aiuto del Maggiore mette su un'abile truffa fondata sull'incompetenza dei potenti e sul talento misconosciuto dei più deboli. Harry deve vendere a Lionel Shaband un falso Monet e portare a casa una dozzina di milioni di sterline. E non solo, forse. Se siete scacchisti o comunque giocatori "strateghi", saprete che il gambit è una mossa a sorpresa che favorisce l'avversario sul breve termine perché poi si possa avere un vantaggio tattico sullo stesso nei momenti decisivi della partita. E questo valeva per il ladro gentiluomo Michael Caine nel film originale del 1966, molto meno in questo remake al limite del demenziale con Colin Firth. Il punto, però, è che Michael Hoffman - già autore del faticoso The Last Station - si ritrova per le mani la sceneggiatura dei fratelli Coen che da un po' di tempo a questa parte si producono in esercizi di stile, percorrendo generi vari. In questo caso più del thriller truffaldino, dell'heist movie, quindi, viene approfondita la parte della commedia. Il regista è versatile e solido, il protagonista ha un talento e un aplomb che gli permette di percorrere ogni sentiero interpretativo (il monarca goffo e determinato de Il discorso del re, l'uomo senza qualità e irrisolto di A single man, il guitto elegante di questo film), la sceneggiatura è furba e con momenti molto divertenti. Ne esce fuori una pellicola discontinua che migliora nella seconda parte e che per catturare lo spettatore usa ogni mezzo: persino il peto di un'anziana signora e il rutto di una donna delle pulizie, abbastanza gratuiti entrambi. A questi ingredienti, infine, aggiungete Cameron Diaz, qui campionessa di rodeo texana che entra nella buona società londinese, con mise inadatte ma mozzafiato, il solito fascino da ragazzaccia e la sensualità da splendida quarantenne che combatte con ogni mezzo la vecchiaia. Per ora sconfiggendola alla grande. La sua verve da spalla comica ormai collaudata qui viene sfruttata il giusto, persino in un personaggio fin troppo bidimensionale. E c'è anche il comprimario giusto al posto giusto: Stanley Tucci, rivale di Deane e cialtrone colto e stolto. Tutti bravi, ma anche tutti che vanno sul sicuro: massimo risultato con il minimo sforzo. Perché in questo Gambit la particolarità è che la riuscita del film e l'efficacia sullo spettatore è sicuramente superiore al suo effettivo valore artistico, decisamente marginale. Il momento creativo più alto sembrano essere i titoli di testa, con un'animazione discreta a catturare l'attenzione. Nessuno, dal regista agli sceneggiatori fino agli attori, sembra realmente impegnarsi troppo, ma i 90 minuti scivolano via con gusto. Tutto è stato già visto, quasi ogni mossa è prevedibile con largo anticipo, il momento neriparentiano dell'Hotel Savoy è esilarante ma facilotto. In due parole, puro intrattenimento.
Commento  Remake dell'originale del 1967, con Shirley McLaine e Michael Caine, che funziona nei momenti da sitcom - con intrecci e scambi dialettici in ritmica escalation tra protagonisti e comprimari di lusso (Tucci e Courtenay su tutti). Peccato che, al dunque, gli esiti comici siano affidati a un karaoke per giapponesi dipinti come idioti, a Harry su un cornicione in mutande, al peto di una signora: possibile che i Coen non abbiano trovato nulla di più originale per farci ridere?

Getaway - Via Di Fuga (Getaway)
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Genere  Azione
Paese  USA, Bulgaria
Anno  2013
Durata  90 min
Regista  Courtney Solomon, Yaron Levy
Attori  Ethan Hawke, Selena Gomez, Jon Voight, Paul Freeman, Bruce Payne, Rebecca Budig, Velislav Pavlov, Velizar Peev, Danko Jordanov, Kaloian Vodenicharov 31/12/2013
Ubicazione  
Descrizione  
Commento  

Getta La Mamma Dal Treno (Throw Momma From the Train)
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Genere  Commedia
Paese  USA
Anno  1987
Durata  83 min
Regista  Danny DeVito
Attori  Danny DeVito, Billy Crystal, Anne Ramsey, Kate Mulgrew, Bruce Kirby 31/12/1987
Ubicazione  
Descrizione  L'idea di partenza è lo scambio degli omicidi: io t'ammazzo la moglie, se mi sbarazzi di mia madre. Il baratto è proposto a un giovane scrittore in crisi da un suo allievo, afflitto da una madre possessiva che lo angaria. Ispirata a Strangers on a Train (1951) di Alfred Hitchcock, è una farsa macabra ad alta velocità, agitata come il suo regista-interprete. Debole il personaggio di Crystal, memorabile la vecchia megera sorda della Ramsey. Marsalis, che interpreta Lester, è un noto sassofonista jazz.
Commento  La cattiveria di De Vito si ispira qui all'hitchcockiano "Delitto per delitto" esasperandone al massimo la proverbiale misoginia.

Ghost In The Shell (Kôkaku kidôtai)
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Genere  Animazione
Paese  Giappone, Gran Bretagna
Anno  1995
Durata  82 min
Regista  Mamoru Oshii
Attori  tatti">Contatti Pubblicità Privacy Policy Terms of Use Avviso © 2011 Banzai Media s.r.l. C.F. e Partita IVA n. 05791120966 Tutti i diritti riservati Nuovo assetto societario
Ubicazione  
Descrizione  Scritto da Kazonoru Ito, liberamente ispirato al romanzo manga di Shirow Masamune, è un film fantascientifico di animazione per adulti, piuttosto pessimista nell'annunciare un futuro ancor più corrotto del presente. Hong Kong, 2029. Al centro dell'intreccio, enigmatico nella sua calcolata confusione, c'è Kusanagi, cyberpoliziotto di seducente aspetto femminile alla ricerca, con un collega cyborg "maschio", di un malvagio cyberburattinaio che sa introdursi nei cervelli umani. Scoprono che fa capo a una cospirazione connessa a un progetto segreto del governo. "È esattamente il genere di film che James Cameron vorrebbe fare se la Disney gli aprisse la porta della produzione" (Empire). Troppo intellettuale per un successo commerciale immediato, divenne un cult movie tra i cinefili più snob di lingua inglese. Presentato a Venezia 1996. Tarantino lo adora e i fratelli Wachowski l'hanno saccheggiato nella trilogia di Matrix. In Italia passato soltanto in homevideo.AUTORE LETTERARIO: Shirow Masamune
Commento  

Ghost In The Shell - L'attacco Dei Cyborg (Innocence: Kôkaku kidôtai)
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Genere  Animazione
Paese  Giappone
Anno  2004
Durata  100 min
Regista  Mamoru Oshii
Attori  tatti">Contatti Pubblicità Privacy Policy Terms of Use Avviso © 2011 Banzai Media s.r.l. C.F. e Partita IVA n. 05791120966 Tutti i diritti riservati Nuovo assetto societario
Ubicazione  
Descrizione  Anno 2032. Le differenze tra gli esseri umani e le macchine sono quasi scomparse. Gli umani hanno dimenticato le loro origini e quelli che restano convivono con i cyborg (umani che esistono in corpi interamente meccanici) e dolls (robot privi di qualsiasi elemento di umanità). Batou è un cyborg. Le uniche tracce di umanità risiedono nel suo cervello e nel ricordo di una donna chiamata Mayor. Batou sta indagando su una nuova specie di creature i gynoid. Esseri dall'aspetto femminile creati per la soddisfazione del desiderio sessuale che uccidono i loro padroni. La detection lo indurrà a porsi domande sul suo essere più profondo. Tratto da un manga di grande successivo è un film su cui non si può discutere. Si tratta di prendere o lasciare. Gli appassionati dell'animazione giapponese lo troveranno un capolavoro gli altri lo considereranno un raffinato esercizio di 'barocco' animato.
Commento  

Ghostbusters - Acchiappafantasmi (Ghostbusters)
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Genere  Fantasy
Paese  USA
Anno  1984
Durata  107 min
Regista  Ivan Reitman
Attori  Bill Murray, Dan Aykroyd, Sigourney Weaver, Harold Ramis 31/12/1984
Ubicazione  File
Descrizione  Espulsi dall'università di New York per scarsa serietà, tre giovani bricconi, studiosi di parapsicologia, aprono una ditta acchiappafantasmi per la disinfestazione ectoplasmatica e l'esorcismo degli spiriti maligni. È la stessa formula di Gremlins che, però, gli è superiore: una furba miscela di ¼ di terrore e di ¾ di buffoneria con pesante predominio degli effetti speciali. Nel trio centrale il migliore è il grasso Murray. Seguito da Ghostbusters 2.
Commento  Il terribile trio di canadesi (Aykroyd e Harold Ramis sceneggiatori, Ivan Reitman regista) realizzano questa commedia scatenata e fantasiosa che ebbe un incredibile successo commerciale. Le cose migliori sono retaggio del "Saturday Night Show", con l'aggiunta di effetti speciali all'avanguardia per l'epoca. Impagabile Bill Murray.

Gli Stagisti (The Internship)
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Genere  Commedia
Paese  USA
Anno  2013
Durata  119 min
Regista  Shawn Levy
Attori  Owen Wilson, Vince Vaughn, Max Minghella, Rose Byrne, John Goodman, Tiya Sircar, Dylan O'Brien, Tobit Raphael, Josh Brener, Josh Gad, Jessica Szohr, JoAnna Garcia Swisher, Bruno Amato, B.J. Novak 01/08/2013
Ubicazione  
Descrizione  Nick e Billy non lo sanno ma la compagnia per la quale lavorano come venditori è fallita, da un giorno all'altro, lasciandoli in mezzo a una strada. Nessuna società sembra volerli, fino a che cercando su internet non trovano proprio sul motore di ricerca utilizzato un'offerta di stage che accettano perchè dà la possibilità di essere assunti dopo un periodo di prova. Quello che non sanno è che il periodo di prova a Google prevede una gara tra stagisti per chi comprende meglio i valori dell'azienda, misurandosi in tutti gli ambiti trattati dal colosso, dalla programmazione alla vendita. Nonostante non sappiano nulla di tecnologia e siano totalmente impreparati cominciano a lavorare con un team di outsider (stagisti che nessun altro ha voluto nella propria squadra) applicando metodi poco convenzionali alla risoluzione dei problemi. La sua natura di grande spot per Google, Gli stagisti, non la nasconde, è anzi molto onesto nel mostrare come tutto il film ruoti intorno all'azienda americana: è girato dentro Google, racconta di come due persone lontane da quell'universo entrino nella logica di Google, ne espone i valori, ne mostra il lavoro e ne mette in scena l'eterogeneità. Tutto avviene attraverso la cornice della commedia che invece di distruggere in questo caso costruisce. Non si tratta infatti di un film in cui l'umorismo ribalta le situazioni o mette in risalto tramite l'ironia e il paradosso ciò che sarebbe impossibile dire con un tono serio, al contrario porta due scemi comici in un contesto per mettere in risalto la loro inadeguatezza. Il contesto, insomma, ne esce immacolato se non legittimato, poichè i due protagonisti saranno felici e integrati solo una volta introiettate le regole base del luogo. Insomma non è questione di product placement, pratica non solo legittima ma anche auspicabile, quanto di disonestà intellettuale nel tradire i presupposti delle migliori commedie (quelli che Vince Vaughn e Owen Wilson avevano tenuto saldi per almeno tre quarti del loro più grande successo, Due single a nozze). Ma se l'aver inserito nel film un marchio con pigrizia e ripiegando sulla più facile delle agiografie (quella che pone l'oggetto dello scrivere come il fine ultimo da raggiungere per essere felici) è un secondo livello di lettura, la cosa più immediatamente grave per una commedia come Gli stagisti è il non essere divertente. Di fatto il film di Shawn Levy, scritto da Vince Vaughn, è privo di una scrittura vera e propria e addirittura ruba la sua struttura agli high school movie. Con poca inventiva la grande società in questo film viene rappresentata come un liceo, con le ragazze carine, i bulli, la segregazione tra vincenti e perdenti, la mensa, i dirigenti che sembrano (e si atteggiano come) professori e infine anche le partite all'aria aperta dove manifestare l'ostilità. Gli stagisti in questo senso si dimostra totalmente incapace di imbastire una narrazione intorno a quei temi che sbandiera nel titolo e nel trailer e che da tempo aspettano un'esplorazione cinematografica degna di questo nome (il nuovo mondo del lavoro, l'incapacità di reinserirsi a 40 anni, la distanza tra il vecchio universo professionale e quello nuovo, l'arrivismo giovanile indotto dalla new economy), oltre ad essere fermamente intenzionato a non inventare assolutamente nulla dal punto di vista comico. Il boss che i protagonisti salutano nel finale è effettivamente uno dei due proprietari dell'azienda, Sergey Brin.
Commento  Delle due ore del film, la metà è uno spottone falsamente anticonformista di Google e il resto una garbata battaglia degli stagisti contro il "modus pensandi" che vorrebbe fagocitarli, digerirli e assumerli. Al solito, perdono. Vincendo quel posto che (non?) li cambierà. Il mentre è sommariamente divertente, occasionalmente noioso, mestamente realistico: la resa è una risorsa dannatamente umana.

Gomorra ()
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Genere  Drammatico
Paese  Italia
Anno  2008
Durata  135 min
Regista  Matteo Garrone
Attori  Toni Servillo, Gianfelice Imparato, Maria Nazionale, Salvatore Cantalupo 16/05/2008
Ubicazione  
Descrizione  Totò ha tredici anni, aiuta la madre a portare la spesa a domicilio nelle case del vicinato e sogna di affiancare i grandi, quelli che girano in macchina invece che in motorino, che indossano i giubbotti antiproiettile, che contano i soldi e i loro morti. Ma diventare grandi, a Scampia, significa farli i morti, scambiare l'adolescenza con una pistola. O magari, come accade a Marco e Ciro, trovare un arsenale, sparare cannonate che ti fanno sentire invincibile. Puoi mettere paura, ma c'è sempre chi ne ha meno di te. Impossibile fuggire, si sta da una parte o dall'altra, e può accadere che la guerra immischi anche Don Ciro (Imparato), una vita da tranquillo porta-soldi, perché gli ordini sono mutati, il clan s'è spezzato in due. Si può cambiare mestiere, passare come fa Pasquale dalla confezione di abiti d'alta moda in una fabbrica in nero a guidare i camion della camorra in giro per l'Italia, ma non si può uscire dal Sistema che tutto sa e tutto controlla. Quando Roberto si lamenta di un posto redditizio e sicuro nel campo dello smaltimento dei rifiuti tossici, Franco (Servillo), il suo datore di lavoro, lo ammonisce: non creda di essere migliore degli altri. Funziona così, non c'è niente da fare. Matteo Garrone porta sullo schermo Gomorra, libro-scandalo di Roberto Saviano che in Italia ha venduto oltre un milione di copie, aprendo il sipario sulla luce artificiale e ustionante di una lampada per camorristi vanitosi ed esaltati. Il sole non illumina più le province di Napoli e Caserta, impossibile rischiarare questa terra buia e straniera al punto che gli italiani hanno bisogno dei sottotitoli per decifrarla. Siamo in un altro paese: all'inferno. Che non si trova nel centro della terra, ma solo pochi metri giù dalla statale o sotto la coltivazione delle pesche che mangiamo tutti, nutrite di scorie letali, trasformate in bombe che seminano tumori con la compiacenza dei rispettabili industriali del nord. Nessun barlume di bellezza dentro questo buio fitto sotto il sole; forse la bellezza è nata qui, per caso o per errore, ma è volata lontano, addosso a Scarlett Johansson, col risultato che chi l'ha partorita è rimasto ancora più solo ed impotente. Il film di Garrone è crudo e angosciante, ripreso dal vero, musicato dal suono delle grida e degli spari di Scampia. Una volta si diceva "giusto", quando dire "bello" non aveva senso. Giustissimo, dunque. Del libro, il film sceglie alcuni fili, li intreccia, s'impone come uno sciroppo avvelenato, senza la possibilità di voltar pagina o sospendere la lettura. Del libro, soprattutto, sposa il punto di vista, da dentro, e tuttavia inevitabilmente fuori, in salvo. "Ma - scrive Saviano - osservare il buco, tenerlo davanti insomma, dà una sensazione strana. Una pesantezza ansiosa. Come avere la verità sullo stomaco". Gomorra, sullo stomaco, pesa come un macigno. Solo una ruspa potrebbe sollevarlo, per "sversarlo" altrove e chiudere in circolo vizioso, come il suono del film.
Commento  Tratto dal best-seller di Roberto Saviano senza tradirne lo spirito, uno dei film italiani più importanti, più maturi, più cinematograficamente innovativi degli ultimi decenni. Garrone, che ha visto molto Altman e molto Scorsese, filtra, frulla e reinventa come solo i grandi sarti sono in grado di fare.

Grand Budapest Hotel (The Grand Budapest Hotel)
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Genere  Commedia, Drammatica
Paese  Germania, U.S.A.
Anno  2014
Durata  100 min
Regista  Wes Anderson
Attori  Saoirse Ronan, Tilda Swinton, Léa Seydoux, Ralph Fiennes, Bill Murray, Edward Norton, Jude Law, Owen Wilson
Ubicazione  File
Descrizione  Grand Budapest Hotel narra le avventure di Gustave H, leggendario concierge di un lussuoso e famoso albergo europeo e di Zero Moustafa, un fattorino che diviene il suo più fidato amico. Sullo sfondo, il furto e il recupero di un celebre
dipinto rinascimentale, la violenta battaglia per un'enorme fortuna di famiglia, ed una dolce storia d'amore. Il tutto tra le due guerre, mentre il continente è in rapida e radicale trasformazione.
Commento  Basta osservare il colossale Grand Budapest Hotel a tutto schermo, per innamorarsi all'istante di Wes Anderson, oppure per restarne indifferenti o continuare a cercare il senso nelle sue pellicole. Un po' quello che si diceva per Tim Burton, con cui doveva essere colpo di fulmine, o per Woody Allen, o lo ami o lo odi. Luoghi ormai comuni, ma tant'è.
Questo è il progetto più ambizioso di Wes Anderson, intanto a livello produttivo. Siamo negli anni '30: un concierge (Ralph Phiennes) di un gigantesco albergo nell'immaginaria Zubrowka, fa amicizia con un giovane garzoncello dell'albergo stesso (Tony Revolori), ma a causa di un'eredità non preventivata, si troverà a fare i conti con la giustizia, a scappare, a risolvere un mistero, a salvare la pelle.
La narrazione di Anderson è un continuo romanzare, che in questo film è anche giustificato da un racconto che ci arriva dalle parole del vecchio Zero Moustafa (F. Murray Abraham), udite e trascritte dal nuovo proprietario dell'albergo (Jude Law), che a sua volta sono lette da una ragazza, nelle immagini iniziali del film. Diversi piani del racconto, che diventano diversi piani dell'immagine. E allora il romanzare, forse l'inventare, l'arricchire soprattutto a livello visivo la narrazione, è ulteriormente giustificato, se mai ce ne fosse il bisogno. E se volete una conferma in più, la storia è divisa in capitoli. La sensazione di qualcosa che viene raccontato e tramandato è permanente, anche perché amplificato dalle voci narranti fuori campo, così come il senso di un racconto che è passato per più mani e più voci e quindi avrà forzatamente accusato alcune incongruenze ed esagerazioni di fondo.
Sembra come se Anderson abbia creato un mondo con degli inserti fantasy, senza però tracciare complicate mappe del luogo. O magari un gioco di ruolo, dove ogni pedina entra al momento giusto e recita la sua parte in modo funzionale. Che sia un mondo “vero” o no, il piacere di fare cinema di Wes Anderson sta proprio nel raccontare senza dover restare ancorati al reale (pur nella sostanza trattando temi e storie “reali”) e nel lasciarsi trasportare dall'artefatto cromatico, come in un affascinante dipinto. Ma attenzione, un dipinto dove ogni colore occupa un tassello prestabilito, non le pennellate che si sovrappongono l'una a l'altra mescolando i colori.
O ancora: la narrazione somiglia all'ordinato scorrimento di diapositive l'una dietro l'altra, delle belle diapositive intendiamo, dove oltre a gustarsi colori ed immagini mozzafiato, si scorgono di tanto in tanto le chicche del luogo, che nel film si trasformano negli attori di turno: ecco Owen Wilson, poi Bill Murray e ancora Jason Schwartzman. Alcuni sono presenti forse un paio di minuti, ma come nel Grand Budapest sono meritevoli di stupore il blu elettrico sulle giacche da lavoro o le pareti rosso fuoco degli ascensori, lo sono anche le improvvise apparizioni degli attori citati. Pennellate rapide, ma ordinate.
The Grand Budapest Hotel è un film che può spaccare a metà: se non si apprezza lo stile di Wes Anderson, il suo romanzare sempre e comunque, inserito in un estremo contesto visivo che non possiamo definire altrimenti che “volutamente finto”, difficilmente si riuscirà ad apprezzare questo lavoro, così come si saranno lasciate in secondo piano altre sue pellicole, Rushmore su tutte. Ma se si riesce a lasciarsi catturare dal suo romanticismo e a considerare le delizie per gli occhi come parte integrante di una narrazione che va oltre il concetto d'avventura, di azione o di fantasia, questo è innegabilmente il suo gioiellino.

Gravity (Gravity)
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Genere  Fantascienza
Paese  USA
Anno  2013
Durata  93 min
Regista  Alfonso Cuarón
Attori  Sandra Bullock, George Clooney 03/10/2013
Ubicazione  
Descrizione  Gli astronauti Ryan Stone e Matt Kowalsky lavorano ad alcune riparazioni di una stazione orbitante nello spazio quando un'imprevedibile catena di eventi gli scaraventa contro una tempesta di detriti. L'impatto è devastante, distrugge la loro stazione e li lascia a vagare nello spazio nel disperato tentativo di sopravvivere e trovare una maniera per tornare sulla Terra.
Commento  Lo spazio non è più l'ultima frontiera, nel nuovo film di Cuaròn non c'è nulla da esplorare, si rimane a un passo dal nostro pianeta ma lo stesso la profondità spaziale continua a non essere troppo distante dalle lande desolate del cinema western, un luogo talmente straniante da confinare con il mistico, l'ultimo rimasto in cui esista ancora la concreta sensazione che tutto possa accadere, in cui si avverte la presenza dell'ignoto e quindi in grado di mettere alla prova l'essenza stessa dell'essere umani. C'è tutto questo nel blockbuster con Sandra Bullock e George Clooney che Alfonso Cuaròn è riuscito a realizzare senza muovere un passo dalle convenzioni hollywoodiane, quelle che impongono l'inevitabile coincidenza dell'avventura personale con un mutamento interiore e il superamento del solito trauma radicato nel passato. Eppure dietro i dialoghi ruffiani e dietro una tensione obbligatoriamente costante (tenuta con una padronanza della messa in scena, tutta in computer grafica, che ha del magistrale ma non sorprende dall'autore di I figli degli uomini) non è nemmeno troppo nascosto uno dei film più umanisti di un'annata che ha visto il cinema statunitense proporre, a Cannes, anche la straordinaria storia di sopravvivenza individuale contro gli elementi (marittimi) di Robert Redford in All is lost. La visione prettamente americana dello spazio, un luogo d'avventure in cui l'uomo deve combattere contro ogni avversità naturale, stavolta è fusa con quella promossa dallo storico rivale, il cinema sovietico degli anni '70, in cui lo spazio è il posto più vicino possibile alla metafisica, terreno di visioni interiori che diventano realtà e di incontro con il sè più profondo, fino a toccare anche l'idea di origine (o ritorno) alla vita di 2001: Odissea nello spazio in un momento di struggente bellezza, in cui il corpo di Sandra Bullock pare danzare con meravigliosa lentezza. Per Cuaròn lo spazio può essere tutto questo insieme, allo stesso modo in cui il suo film può essere sia un blockbuster sia un'opera che cerca di toccare la profondità dell'animo umano, realizzata con una sceneggiatura densa di dialoghi e molto fondata sulla recitazione (come un film a basso budget) animata da una messa in scena interamente in computer grafica (da grande film di fantasia), un lungometraggio che più che essere di fantascienza pare d'avventura (nel senso classico del termine), in cui l'essere umano lotta in scenari naturali mozzafiato, nel quale anche solo un raggio di sole che entra dall'oblò al momento giusto può far battere il cuore.

Guerre Stellari (Star Wars)
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Genere  Fantascienza
Paese  USA
Anno  1977
Durata  118 min
Regista  George Lucas
Attori  Mark Hamill, Harrison Ford, Carrie Fisher, Peter Cushing, Alec Guinness, Anthony Daniels, Kenny Baker, Peter Mayhew, David Prowse, Phil Brown, Shelagh Fraser, Jack Purvis 31/12/1977
Ubicazione  
Descrizione  In un remoto sistema solare, contro il malvagio impero galattico, si muove un gruppo di rivoltosi, guidati dalla principessa Leila che viene rapita e imprigionata. In suo soccorso vola il giovane Luke Skywalker che, con l'aiuto dell'avventuriero Han Solo, dei fidi robot e delle lezioni di un anziano cavaliere Jedi, salva la principessa e sconfigge le forze del male. Gran baracconata tecnologica, madornale favola d'avventura, sagra pirotecnica di effetti speciali, Star Wars è uno dei film che più hanno influenzato l'industria dello spettacolo cinematografico, sebbene sia legittimo domandarsi se sia stata un'influenza positiva o negativa. È difficile negare, comunque, che Lucas sia riuscito a rendere omogeneo un universo immaginario per il quale ha attinto dai fumetti (Flash Gordon, Buck Rogers), al bagaglio dei miti e delle leggende antiche, alla storia del cinema (EjzenStejn, Kurosawa, Riefenstahl, Il mago di Oz, ecc.), alla pittura fantastica (Bosch, Tanguy). Uno dei più alti incassi nella storia di Hollywood e 5 Oscar: scenografia, musica, montaggio, costumi, effetti visivi più un Oscar speciale per gli effetti sonori (1° film in Dolby SVA - Stereo Variable Area su 6 piste). 4° film di una saga il cui progetto originale prevedeva 9 film, fu seguito da L'impero colpisce ancora (1980) di I. Kershner, Il ritorno dello Jedi (1983) di R. Marquand, rispettivamente 5° e 6° episodio e da Star Wars - Episodio I - La minaccia fantasma (1999), Star Wars - Episodio II - L'attacco dei cloni (2002), Star Wars - Episodio III - La Vendetta dei Sith (2005), 1°, 2° e 3° episodio ancora di Lucas. Guerre stellari fu ridistribuito nel 1997 in un'edizione speciale con scene inedite ed effetti speciali supplementari. VEDI STAR WARS - GUERRE STELLARI - Scheda monografica
Commento  

Hackers (Hackers)
3/4
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Genere  Thriller
Paese  Usa
Anno  1995
Durata  104 min
Regista  Iain Softley
Attori  Jonny Lee Miller, Angelina Jolie, Jesse Bradford, Matthew Lillard, Laurence Mason, Renoly Santiago, Fisher Stevens
Ubicazione  
Descrizione  Un gruppo di ragazzi abilissimi col computer passano il loro tempo divertendosi ad entrare nelle banche dati più protette. Quando un sabotatore informatico cerca di coinvolgerli in un affare poco pulito, i ragazzi ne prenderanno le distanze rimettendo le cose a posto.
Commento  

Halloween. La Notte Delle Streghe (Halloween)
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Genere  Horror
Paese  USA
Anno  1978
Durata  93 min
Regista  John Carpenter
Attori  Jamie Lee Curtis, Donald Pleasence, Nancy Loomis, Tony Moran, P.J. Soles, Charles Cyphers, Kyle Richards, Brian Andrews, John Michael Graham, Nancy Stephens 31/12/1978
Ubicazione  
Descrizione  Illinois, 1963, vigilia di Ognissanti (31 Ottobre). Quindici anni dopo aver commesso un omicidio, psicopatico esce dal manicomio, ruba un'auto, ritorna sul luogo del delitto e fa una strage. Perfetta macchina per mettere spavento, il 3° film di Carpenter, autore anche delle musiche, è un lucido esercizio di regia, un meccanismo di pura suspense mescolato all'horror che non giuoca sullo statuto onirico del cinema come Wes Craven e altri. Scritto _ con Debra Hill, anche coproduttrice _ in 10 giorni, girato in 3 settimane, costato 300000 dollari, fu il 1° successo di pubblico di Carpenter. Esordio della 20enne J.L. Curtis.
Commento  Carpenter realizza il capostipite - "sequelizzato" e imitatissimo - di un nuovo corso dell'horror. Le riprese in soggettiva ci costringono a identificarci con Michael, e non è un'intuizione da poco.

Hannah Arendt (Hannah Arendt)
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Genere  Drammatico
Paese  Germania, Lussemburgo, Francia
Anno  2012
Durata  114 min
Regista  Margarethe von Trotta
Attori  Barbara Sukowa, Axel Milberg, Janet McTeer, Julia Jentsch, Ulrich Noethen, Michael Degen, Megan Gay, Nicholas Woodeson
Ubicazione  File
Descrizione  Scappata dagli orrori della Germania nazista, la filosofa ebreo-tedesca Hannah Arendt nel 1940 trova rifugio insieme al marito e alla madre negli Stati Uniti, grazie all'aiuto del giornalista americano Varian Fry. Qui, dopo aver
lavorato come tutor universitario ed essere divenuta attivista della comunità ebraica di New York, comincia a collaborare con alcune testate giornalistiche. Come inviata del New Yorker in Israele, Hannah si ritrova così a seguire da vicino il processo contro il funzionario nazista Adolf Eichmann, da cui prende spunto per scrivere La banalità del male, un libro che andrà incontro a molte controversie.
Commento  

Hannibal (Hannibal)
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Genere  Thriller
Paese  USA
Anno  2001
Durata  115 min
Regista  Ridley Scott
Attori  Anthony Hopkins, Julianne Moore, Ray Liotta, Giancarlo Giannini, Francesca Neri. Gary Oldman, Ivano Marescotti, Enrico Lo Verso, Frankie Faison, Zeljko Ivanek, Hazelle Goodman, David Andrews, Francis Guinan, James Opher, Mark Margolis, Fabrizio Gifuni
Ubicazione  
Descrizione  È tornato Hannibal Lecter. Al romanzo - film di Thomas Harris e Jonathan Demme, "Il silenzio degli innocenti", era seguito, È tornato Hannibal Lecter. Al romanzo - film di Thomas Harris e Jonathan Demme, "Il silenzio degli innocenti", era seguito, nel settembre del '99 il sequel Hannibal, diventato puntualmente film. Hannibal è fuggito e si nasconde a Firenze, è diventato il professor Fell, un colto bibliofilo. Su di lui c'è una taglia di tre milioni di dollari, messa privatamente da una sua antica vittima, orrendamente sfigurata (Oldman). La didascalia di lancio americana era "quanto tempo può nascondersi un uomo prima di tornare a fare ciò che meglio gli riesce?". E Hannibal non resiste poi tanto. Di lui già sospetta l'ispettore Pazzi (Giannini) che ha bisogno di soldi e poi riappare la famosa agente FBI Clarice, che non è più Jodie Foster ma Julianne Moore. Sarà proprio la memoria del rapporto competitivo-morboso da parte di entrambi, Hannibal e Clarice, la chiave di volta della soluzione, se così vogliamo chiamarla. I valori aggiunti di questa produzione sono certamente la location - i vari centri artistici, il ponte vecchio - la maggiore energia figurativa di Scott rispetto al più "intimista" predecessore, e perché no, il quanto di italianità con la bravura di Giannini e l'appeal di Francesca Neri nel ruolo di sua moglie. In sostanza Hannibal è un accurato prodotto da consumare. L'altro, Il silenzio degli innocenti, era un'"Opera" meritevole di tutti i riconoscimenti.
Commento  Ridateci Diabolik! Le inverosimili imprese contro la legge del criminale a fumetti di nero vestito erano addirittura realistiche, se confrontate con la trama-pasticcio di Hannibal, il sequel di Il silenzio degli innocenti firmato da Ridley Scott. Al povero spettatore si vuole far passare di tutto. Deve accettare, e fin qui può stare ancora al gioco, che l’agente federale Clarice sia ora interpretata da Julianne Moore (dieci anni fa era Jodie Foster, che ha pensato bene di levarsi dall’impresa); deve poi chiudere gli occhi su incredibili blackout narrativi (perché gli uomini di Verger allevano ferocissimi cinghiali proprio in Sardegna? E come fanno, i suddetti cinghiali, a essere pronti per l’uso in America? E dove va a finire Francesca Neri? Eccetera eccetera.

Harry Potter e I Doni della Morte - Parte I (Harry Potter and the Deathly Hallows: Part I)
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Genere  Fantasy
Paese  Gran Bretagna, USA
Anno  2010
Durata  146 min
Regista  David Yates
Attori  Emma Watson, Daniel Radcliffe, Helena Bonham Carter, Alan Rickman, Rupert Grint, Brendan Gleeson, Bonnie Wright, Jason Isaacs, David Thewlis, Timothy Spall 19/11/2010
Ubicazione  
Descrizione  Inizia un nuovo anno scolastico ad Hogwarts, per Harry Ron ed Hermione, ma, nonostante l'ultimo si fosse chiuso in malo modo, questo potrebbe andare addirittura peggio. I tre, che sono diventati dei ricercati, specialmente Harry sul quale grava una ricompensa di 10,000 galeoni d'oro, hanno una missione da compiere: trovare gli ultimi Horcrux che sono rimasti e distruggerli. Ma anche Lord Voldemort é alla ricerca di qualcosa, e quando Harry lo viene a sapere, scopre qualcosa di molto interessante...
Commento  Yates continua a non impressionare sul versante del ritmo e spesso si incarta tra lunghe conversazioni (a volte inintelligibili a chi non conosca a menadito la continuity della saga). Di buono si segnala la novità dell´uscita da Hogwarts, con una vera e propria quest on the road dove gli eroi affrontano nuove sfide, ma il contrappasso è la riduzione a un cameo o poco più di Rickman, Spalls, Thewlis, Gleason e tutti gli altri grandi attori inglesi.

Harry Potter e I Doni della Morte - Parte II (Harry Potter and the Deathly Hallows: Part II)
3/4
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Genere  Avventura, Fantastico
Paese  U.S.A., Regno Unito
Anno  2011
Durata  130 min
Regista  David Yates
Attori  Daniel Radcliffe, Emma Watson, Helena Bonham Carter, Gary Oldman, Alan Rickman, Tom Felton, Bonnie Wright, Ralph Fiennes, Rupert Grint, Bill Nighy, Michael Gambon, Jamie Campbell Bower, Jason Isaacs, Maggie Smith, John Hurt, Robbie Coltrane, Evanna Lynch, Jim Broadbent
Ubicazione  
Descrizione  “Harry Potter e i Doni della Morte – Parte 2” è l’ultima avventura della serie di Harry Potter.
Nell’epico finale, la battaglia tra le forze del bene e quelle del male nel mondo della magia è ora a tutto campo. La posta in gioco è altissima e nessuno può considerarsi al sicuro. Harry Potter potrebbe essere chiamato a compiere l’estremo sacrificio quando si avvicina sempre di più la resa dei conti con Lord Voldemort.
Tutto finisce qui.
Commento  L'attacco è dei più cupi ed anche la musica si adegua alle atmosfere pesanti che si rappresentano. Non più il motivetto a cui ormai eravamo abituati ma un lento crescendo orchestrale a sottolineare le immagini di Hogwarts calcata da file di studenti marcianti, allineati agli ordini repressivi di Severus Piton, il nuovo Preside che ha preso il posto del compianto Albus Silente.
E' tutto uno spezzetar di bacchette, questo ultimo atto della storia del maghetto con gli occhiali, una lunga resa dei conti dove molti dei misteri e delle domande nate nei precedenti episodi trovano soluzione e una loro riposta. E forse, proprio per questo, l'ultima puntata di una delle saghe più lunghe della storia del cinema, risulta essere una delle migliori. Gli intrugli narrativi che avevano affastellato i film precedenti, soprattutto dal quinto episodio in poi, rendendoli di ardua comprensione a chi non aveva letto i libri e deludendo in parte chi invece i libri li aveva letti, sbrogliandosi e dipanandosi in quest'ultimo atto, rendono la visione di "Harry Potter e i doni della morte II" sicuramente più avvincente e slegata dall'urgenza di capire il perché di alcuni comportamenti. Tutti i nodi (o i "doni", fate voi) vengono al pettine anche con qualche non scontatissima sorpresa. Non tutti i cattivi saranno poi tali fino alla fine e non tutti i buoni lo saranno a 360° gradi. Insomma, le arti narrative della Rowling, si rivalutano dopo qualche rilassamento di troppo rilevato nelle opere precedenti e qualche richiamo non proprio di originalissima fonte.
In questo scenario di "redde ratione", il culmine non può non essere il duello finale tra Harry e Voldemort sullo sfondo di una Hogwarts distrutta dalla battaglia che feroce infuria tra le forze del bene e quelle del male. Ma non sarà solo un conflitto tra maghi avversi, quello tra il giovane Harry e il suo nero antagonista è soprattutto l'inevitabile evolversi di un conflitto interiore che condurrà i combattenti ad una diversa consapevolezza di se stessi. Tecnicamente la regia dei Yates punta a far emergere il dato interiore non riuscendo però a sfuggire alla coralità della storia dalla quale sempre più emerge l'importanza fondamentale degli altri personaggi, a partire dai pards del mago Potter. Mi riferisco ovviamente ai personaggi di Hermione e di Ron. Credo, che quando ricorderemo la saga di Harry Potter la ricorderemo anche e soprattutto come la storia di un'amicizia nata sui banchi di scuola più che come le gesta del singolo eroe occhialuto. Come credo, in verità, che la sorte dei tre giovani attori non sia orientata verso un destino fulgido di successi. I limiti degli interpreti, se prima eravamo portati a perdonare vista la loro giovanissima età, ora sono più che evidenti.
Ci vorrà una magia, probabilmente, a renderli veri attori!

La frase:
"Anche fra i folletti sei famoso, Harry Potter".
a cura di Daniele Sesti

Harry Potter e il calice di fuoco (Harry Potter and the Goblet of Fire)
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Genere  Fantastico
Paese  Gran Bretagna, USA
Anno  2005
Durata  153 min
Regista  Mike Newell
Attori  Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Bonnie Wright, Robert Pattinson. Jason Isaacs, Tom Felton, Stanislav Ianevski, Timothy Spall, David Tennant, Eric Sykes, Robbie Coltrane, Michael Gambon, Maggie Smith, Alan Rickman, Brendan Gleeson, Gary Oldman, Ralph Fiennes, Miranda Richardson, Clémence Poésy, Katie Leung, James Phelps, Oliver Phelps, Jeff Rawle, Mark Williams, Shirley Henderson
Ubicazione  
Descrizione  Hogwarts anno quarto. Harry Potter e i suoi amici Ron ed Hermione stanno crescendo e con loro crescono le consapevolezze e i dubbi. È questo il perno attorno a cui ruota il film di Mike Newell in perfetto equilibrio tra dramma e commedia. Perché il dolore pesa terribilmente sulle spalle di questo Eletto che vorrebbe essere solo un mago "normale" e tutte le assenze del passato (i genitori morti) e le incombenze del futuro si fanno pressanti. La tensione non è quindi tanto affidata ai draghi o alle prove da superare quanto a una sofferenza interiore che non ha bisogno di attendere l'evidenza dell'incontro con Voldemort per divenire percepibile. Ma Newell (sempre più apprezzabile l'idea di cambiare regista per ogni film) è però abilissimo nel farcela "sentire" come tema portante distraendo però la nostra attenzione grazie alle pagine della festa da ballo che la Rowling gli offre e che lui sa giostrare con la sapienza consumata di un realizzatore di commedie brillanti. I piccoli slittamenti del cuore, le rivalità e i tremori dell'inizio dell'adolescenza diventano materia per un'ampia parentesi di alleggerimento. Che non basta però a distrarci dall'esigenza (divenuta per Harry ormai imprescindibile) di distinguere la realtà dall'apparenza, il bene da ciò che bene non è. Se gli amici restano tali nonostante le incomprensioni, il mondo intorno a lui si sta facendo sempre più "adulto" e, quindi, sempre più ambiguo e temibile.
Commento  

Harry Potter e il prigioniero di Azkaban (Harry Potter and the Prisoner of Azkaban)
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Genere  Fantastico
Paese  USA
Anno  2004
Durata  136 min
Regista  Alfonso Cuarón
Attori  Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Emma Watson, Gary Oldman, Alan Rickman. David Thewlis, Emma Thompson, Timothy Spall, Michael Gambon, Warwick Davis, Robbie Coltrane, Julie Christie, Tom Felton, Richard Griffiths, Pam Ferris, Fiona Shaw, Harry Melling, Adrian Rawlins, Geraldine Somerville, Lee Ingleby, Lenny Henry, Jimmy Gardner, Jim Tavaré, Robert Hardy, Abby Ford, Maggie Smith
Ubicazione  
Descrizione  Harry Potter è un assegno circolare. Fortunatamente per gli spettatori, è anche una serie che migliora di episodio in episodio, e questa nuova, spettacolare, puntata diretta da Cuaròn, che rientra nel progetto di far dirigere ogni nuova pellicola della serie ad un regista diverso, rappresenta, almeno fino al 2005, il punto più alto della eptalogia in divenire. Pur armato di forbici e cesoie, il regista messicano, già realizzatore del bizzarro Y tu mama tambien, viaggio iniziatico di due adolescenti alla scoperta del sesso e della vita, riesce a conferire a Potter un'immagine molto più adulta e convincente che nei due film passati, a dispetto del solo anno trascorso cronologicamente dalle sue ultime avventure. Eliminate le derive bamboccesce di matrice Spielberghian/Columbesche, Harry Potter si presenta al pubblico in una veste più dark ed oscura. Stavolta i nemici e gli incubi non vengono dall'esterno ma dall'animo dei protagonisti e molti temi, pur se non approfonditi, mantengono alto il livello di attenzione "sociale": la mancanza di genitori e di punti di riferimento, il razzismo, il dualismo delle personalità degli individui e la non assolutezza del male, le classi sociali, l'ingiustizia. Strepitoso il cast, che, ancora una volta, raccoglie il gotha del cinema anglossassone. Oltre ai soliti noti (Smith, Rickman) si aggiungono due mostri sacri come Oldman (sottovalutatissimo e qui splendido "villain") e Thewlis (già strepitoso ne L'Assedio e Naked), la sempre apprezzabile Emma Thompson e una manciata di caratteristi che solo un certo tipo di cinema riesce a sfruttare appieno come Timothy Spall, attore feticcio di Mike Leigh e Julie Christie. Formalmente perfetto, Harry Potter and the Prisoner of Azkaban, continua la climax ascendente della serie: lo spirito del libro, avviso per i puristi, è salvo, anche se le due ore e mezza di proiezione, fatalmente, non bastano. A questo punto, la patata bollente passa nelle mani di Mike Newell.....
Commento  

Harry Potter e il principe mezzosangue (Harry Potter and the Half-Blood Prince)
2/4
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Genere  Avventura, Drammatico, Fantastico
Paese  Gran Bretagna, U.S.A.
Anno  2008
Durata  153 min
Regista  David Yates
Attori  Emma Watson, Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Helena Bonham Carter, Tom Felton
Ubicazione  File
Descrizione  Harry Potter sta iniziando ormai il suo sesto anno alla scuola di Hogwarts, quando scopre un libro che riporta una misteriosa dicitura "...questo libro é di proprietà del Principe Mezzosangue...". Il libro gli sarà utile per imparare ulteriori cose riguardo Lord Voldemort...
Commento  "Harry Potter e il Principe mezzo sangue" ha un inizio adrenalinico, con la camera che velocemente passa a volo d'uccello tra le vie della Londra odierna, per addentrarsi in vicoli sempre più stretti e arrivare nella magica Diagon Alley. Questa volta anche il mondo dei babbani viene coinvolto nelle trame oscure dei servitori di Voldemort, ciò però non sconvolge Harry Potter e né tanto meno i suoi amici che si ritrovano come in ogni film della saga per cominciare un nuovo anno di studi a Hogwarts, con nuovi professori e nuovi problemi.
L'impianto è identico a quello dei film precedenti con l'introduzione di nuovi ambigui personaggi, l'immancabile partita di Quidditch e nuovi pezzi del puzzle che andranno a comporre l'intera esistenza di Voldemort.

Harry Potter e l'ordine della fenice (Harry Potter and the Order of the Phoenix)
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Genere  Fantastico
Paese  USA, Gran Bretagna
Anno  2007
Durata  142 min
Regista  David Yates
Attori  Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Jason Isaacs, Helena Bonham Carter. Robbie Coltrane, Ralph Fiennes, Michael Gambon, Brendan Gleeson, Gary Oldman, Kathryn Hunter, Adrian Rawlins, Geraldine Somerville, Robert Pattinson, Natalia Tena, Mark Williams, David Thewlis, Maggie Smith, Julie Walters, Imelda Staunton, Alan Rickman, Evanna Lynch, Katie Leung, Matthew Lewis
Ubicazione  
Descrizione  Voldemort si è fatto corpo ed è tornato. Nessuno al Ministero della Magia sembra crederci. Cornelius Caramell, pavido Ministro delle istituzioni magiche, è deciso a reprimere con tutti mezzi coloro che oseranno affermare il contrario. Harry, sopravvissuto col tronfio cugino Dudley all'attacco dei Dissennatori, viene espulso da Hogwarts per avere usato impropriamente la magia davanti a un babbano. L'intervento in tribunale di Silente reintegra il ragazzo e lo introduce alla conoscenza dell'Ordine della Fenice, un gruppo di nobili cavalieri magici avversari di Voldemort. Mentre l'oscuro signore recluta vecchi servitori di ascendenza pura per entrare in possesso della profezia, l'esercito "templare" di Silente combatte due fronti e due poteri: quello maligno e potente dei Mangiamorte e quello politico e ottuso di Caramell, che si ostina a negarne il ritorno. Rimosso Silente dalla presidenza di Hogwarts, questa volta Harry dovrà cavarsela da solo. Ma nuovi e giovani membri si uniranno alla resistenza contro Voldemort. Quinta volta per Potter al cinema, prima volta per David Yates, regista inglese che supera la prova accompagnando Harry alla maturità e all'autonomia affettiva. Harry come persona e come mago è chiamato anche questa volta a un compito evolutivo e a prove fondamentali per entrare progressivamente nell'età adulta. Fa esperienza di un corpo "alterato" che invia segnali nuovi, che si risveglia sessualmente spingendolo verso l'esperienza amorosa. Lo sforzo di adattamento produce frustrazione e rabbia separandolo fisicamente ed emotivamente dagli adulti che lo hanno adottato per costruirsi degli affetti fuori da quelli istituiti. Harry, Ron, Neville, Cho e Luna sono adolescenti davanti allo specchio. Nell'Ordine della Fenice questo strumento di divinazione non riflette più l'immagine speculare di una persona né l'identità benevola o malevola come nello Specchio delle Brame della Pietra Filosofale, diventa piuttosto un portale magico verso una nuova dimensione. A mutare è pure il rapporto con la magia, costretta dalla terribile Dolores Umbridge all'interno di parametri tradizionali, inaridita da un approccio inconsistente che non permette alcuna partecipazione personale. È l'esempio positivo di Sirius, nel privato, e di Silente, in quello pubblico, a insegnare a Potter a vivere intensamente, contribuendo alla giustizia del mondo con il proprio atto magico. Di fronte alla rigidità educativa prevista dal Ministero, che punisce duramente la trasgressione, la proposta di Harry di fondare "l'esercito di Silente" appare rivoluzionaria: la magia non va soltanto letta sui libri, ma applicata, agita e vissuta. Solamente così assume un significato intenso e una forza formativa per lo spirito. Affascinato dal racconto giovanile del patrigno sulla fondazione dell'Ordine della Fenice, Harry e compagni riportano in vita quella tradizione di pratiche rituali e di virtù, sviluppando un proprio modo di vivere magicamente e rifiutando il conformismo delle idee. Il viaggio dell'eroe mago continua, la guerra tra il Bene e il Male viene giocata sul terreno accidentato della non visibilità (Dissennatori, Thestral e Voldemort restano invisibili ai più) e la forza di Voldemort può avere la meglio trascinando gli avversari dalla luce nelle tenebre. La convivenza degli attori col soprannaturale si fa raffinata dando vita a forme visive disparate che, smaterializzandosi e polverizzandosi, investono corpi, ambienti e oggetti. Nella sequenza iniziale, che pratica il teen movie, lo straordinario entra nell'ordinario: i personaggi reali convivono nel mondo babbano con gli antagonisti scarnificati. Il digitale sottrae materia alle superfici, rendendole inquietanti e spettrali. L'Ordine della Fenice si divora come il libro omonimo e dona allo schermo la performance, straordinaria per perfidia, di Imelda Staunton, "cattiva maestra" incapace di partecipare il proprio amore per la cultura. Magica, ovviamente.
Commento  

Harry Potter e la camera dei segreti (Harry Potter and the chamber of secrets)
3/4
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Genere  Avventura/Fantastico
Paese  Usa
Anno  2002
Durata   min
Regista  Chris Columbus
Attori  Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Emma Watson, Kenneth Branagh, Maggie Smith, Jason Isaacs, Julie Walters
Ubicazione  
Descrizione  Harry Potter torna per il secondo anno consecutivo alla Scuola di Magia di Hogwarts, fuggendo dalla casa degli zii. Ma nell'istituto qualcosa sta attentando alla vita di tutti i "mezzosangue", i maghi figli di persone senza poteri magici. Harry e i suoi amici decidono di indagare sul mistero che sembra racchiuso nella Camera dei segreti.
Commento  Ad un anno esatto di distanza, in attesa del tanto sospirato quinto libro, torna sugli schermi Harry Potter con la sua seconda avventura: "La Camera dei Segreti". La trasposizione cinematografica del secondo libro della Rowling è decisamente sorprendente. Di fatto il più fiacco dei quattro racconti del piccolo mago, soprattutto in ragione dell'essere un clone del primo, risulta molto più coinvolgente anche grazie ad un atmosfera gotica che accompagna i protagonisti durante l'esplorazione di questo nuovo mistero di Hogwarts.
Eliminato Voldemort, alias il professor Raptor, ad Hogwarts è rimasta vacante la prestigiosa cattedra di difesa dalle arti oscure ed è proprio per questo motivo che alla scuola approda niente meno che Gilderoy Allock (Kenneth Branagh / "Enrico V") il più famoso mago del mondo (dopo Harry si intende), noto per il suo grande coraggio e per la sua incredibile prestanza fisica che lo ha reso l'idolo di tutte le donne. Harry avrà il piacere di conoscere Gilderoy proprio a Diagon Alley, dopo una rocambolesca fuga dalla casa degli zii in cui ha passato un'estate da dimenticare.
In compagnia di Ron ed Hermione, Harry si rituffa nella magia di Diagon Alley e quindi intraprenderà il viaggio per la scuola, peccato che l'elfo Dobby, nel tentativo di salvarlo da un qualche pericolo, gli impedisca di salire sul treno per Hogwarts. Ron ed Harry dovranno così rubare la macchina volante del signor Weasly per arrivare in tempo all'inizio del nuovo anno.
Se Harry è convinto che questo è il peggio che gli sia potuto accadere finora dovrà presto ricredersi: ragazzi pietrificati, una misteriosa voce che parla di morte e sangue, un tentativo di ucciderlo e l'ombra di Serpeverde che aleggia su tutti gli garantiranno un anno all'insegna della tensione.Come di consueto gli effetti speciali della Industrial Light and Magic la fanno da padrone. Dagli sfondi ritoccati, alle simpaticissime mandragole urlanti, passando per l'incredibile creatura della Camera dei Segreti, le scene in computer-graphic sono veramente tante, ma era l'unico modo per restituirci la magia dei romanzi della Rowlings.
Il film ha toni decisamente più inquietanti del primo; scontata tutta la necessaria introduzione al mondo di Harry Potter, che aveva non poco appesantito il primo episodio, Chris Columbus si può finalmente concentrare maggiormente sui personaggi e dare profondità alla storia evitandoci i continui primi piani di Harry che si stupisce con faccia beota per ogni cosa che vede. I protagonisti sono cresciuti e con loro l'interpretazione degli attori, qui decisamente più maturi. Indimenticabile la prova di Branagh, al quale era stato inizialmente preferito Hugh Grant, nei panni del vanesio Allock.
Come di consueto la fedeltà all'opera letteraria è totale anche se, ovviamente, si riflette sulla lunghezza finale della pellicola (ben 160 minuti!), in cui, però, la continua ricerca di indizi per svelare il mistero finale riesce a tenere alto l'interesse. Il pubblico più giovane, seppur smaliziato dal continuo bombardamento televisivo, potrebbe restare un pò impressionato soprattutto nella parte conclusiva, ma il finale liberatorio all'insegna dell'allegria generale ristabilisce i consueti valori tranquillizzanti del bene trionfante sul male.

Curiosità: J.K. Rowling appare in un piccolo cameo. È la strega in nero che sorride ad Harry in Nocturne Alley.

La chicca: due simpatiche citazioni con oggetti: in una vetrina di Nocturne Alley si intravedono tutti i libri di Harry Potter (edizione inglese) e nello studio di Silente, tra i ritratti dei grandi maghi, c'è un quadro che ritrae Gandalf il Grigio (sopra lo porta leggermente a destra di Harry).

Indicazioni:Per chi è in spasmodica attesa del ritorno dell'Harry prodigo.




Valerio Salvi

Harry Potter e la pietra filosofale (Harry Potter and the Sorcerer's Stone)
3/4
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Genere  Avventura/Fantastico
Paese  Gran Bretagna/Usa
Anno  2001
Durata  142 min
Regista  Chris Columbus
Attori  Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Emma Watson, Richard Harris, Ian Hart, Robbie Coltrane, Maggie Smith, Julie Walters
Ubicazione  
Descrizione  Questo per Harry è il primo anno alla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts. In occasione del suo undicesimo compleanno ha scoperto di non essere un bambino normale, rimasto orfano dei genitori e allevato dagli zii, Petunia e Vernon Dursley, ma di essere in realtà figlio di maghi, Lily e James Potter...
Commento  La stagione dei film per ragazzi, ma non solo, si è ufficialmente inaugurata con l'uscita di "Harry Potter e la Pietra Filosofale". L'attesa ormai è giunta all'apice, in Inghilterra ed in America sono stati polverizzati i record di incassi per il primo weekend di programmazione, con file incredibili fuori dalle sale. Il motivo? Beh, sicuramente i milioni di copie vendute dei libri della Rowlings, poi il fenomeno sociale (provate a dire il nome di Harry Potter in una classe scolastica e vedete cosa succede) e non ultimo il dilagante gioco di carte, che, se possibile, riesce quasi ad avere più successo dei libri e del film (Pokemon docet).La trama, per i pochissimi che non dovessero conoscerla, ruota intorno alle vicende di un ragazzo, Harry Potter appunto, che al compimento del suo undicesimo compleanno riceve una lettera di invito da Hogwarts, l'Università per Maghi. Un evento a dir poco sorprendente, tanto quanto il misterioso Hagrid (Robbie Coltrane / "Goldeneye" e "Il Mondo Non Basta"), un enorme e burbero omaccione, incaricato di scortarlo. Ma questo è solo l'inizio, Harry scoprirà una sorta di mondo parallelo a quello che lui conosce, abitato da persone che, come lui, possono praticare la magia; e la cosa ancora più sconvolgente sarà rendersi conto che lui è la persona in assoluto più famosa di tutta questa comunità.La pellicola di Chris Columbus ("Mamma Ho Perso l'Aereo"), che si è avvalso della consulenza della stessa Rowlings, è fedelissima al romanzo in ogni suo aspetto. Luoghi, personaggi, dialoghi, situazioni, tutto ricalca pedissequamente, forse anche troppo, l'opera della scrittrice. Se da un lato questo si rivela uno dei punti di forza, visualizzando quello che gli spettatori già hanno immaginato ed evitandogli traumi, dall'altro è il punto debole del film. Il ritmo di un libro è sicuramente diverso da quello di un film e le due ore e mezza di Harry Potter possono essere eccessive specialmente per un pubblico di giovanissimi. Inoltre la lunga prima parte verte essenzialmente sullo stupore di Harry per la sua nuova situazione e sulle piccole gag che si creano tra i giovani personaggi. Il regista indugia a lungo sui primi piani dei protagonisti e sullo scenario di Hogwarts penalizzando il ritmo della narrazione. Soltanto in un secondo tempo l'inserimento di una nota di thrilling e mistero aumenta la partecipazione dello spettatore.Scenografie eccezionali ed effetti speciali, peraltro non molto invasivi nella loro costante presenza, di altissimo livello impreziosiscono il tutto. L'ottimo casting è la ciliegina sulla torta. Daniel Radcliffe incarna perfettamente il figlio dei coniugi Potter, come anche Rupert Grint ed Emma Watson sono dei perfetti Ron ed Hermione. Nella parte dei professori dell'università di Hogwart troviamo attori di sicuro spessore: Richard Harris ("Il Gladiatore") è Albus Silente, Alan Rickman ("Robin Hood") è Piton, Ian Hart ("Terra e Libertà") è Raptor e Maggie Smith ("Un Te con Mussolini") è la professoressa McGranitt.Il successo è assicurato, il secondo film è già in produzione, quindi non mi resta che augurarvi buona visione.

La frase: "Lo sapevate... voi sapevate che io sono un mago?"

Curiosità: molti degli attori adulti, come Alan Rickman e Richard Harris, hanno accettato la parte soprattutto a causa delle incredibili pressioni di figli e nipoti.

Indicazioni:Non riuscite a smettere di leggere Harry Potter, state febbrilmente aspettando l'uscita del quinto libro... allora non potete disattendere questo evento.


Valerio Salvi

Hawking (Hawking)
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Genere  Documentario
Paese  Gran Bretagna
Anno  2013
Durata  90 min
Regista  Stephen Finnigan
Attori  Stephen Hawking 31/12/2013
Ubicazione  
Descrizione  
Commento  

Heat La Sfida (Heat)
4/4
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Genere  Noir
Paese  USA
Anno  1995
Durata  170 min
Regista  Michael Mann
Attori  Al Pacino, Robert De Niro, Val Kilmer, Jon Voight, Tom Sizemore, Diane Venora, Amy Brenneman, Ashley Judd, Natalie Portman...
Ubicazione  File
Descrizione  Un professionista del crimine, Neil McCauley (De Niro), riesce a cavarsela da ogni situazione in meno di trenta secondi. La sua banda, fatta di tre rapinatori deboli e violenti. Un poliziotto-segugio, Vincent Hanna (Pacino), fallito nei sentimenti e implacabile nella professione. Quando McCauley e compagni assaltano e rapinano un furgone blindato uccidendo tre agenti, il poliziotto si lancia sulle loro tracce e riesce a identificarli. Ormai sa tutto di loro; si tratta solo di incastrarli. Comincia un lungo e teso gioco tra gatto e topo, nella preparazione del drammatico scontro finale.
Commento   Pacino e De Niro per la prima volta faccia a faccia: cacciatore e preda in un gioco a rimpiattino durante il quale tra i due cresce uno strano legame istintivo. Centosettanta minuti di tensione profonda e dettagliata, occhi e storie che si raccontano una comune disperata precarietà. Fino a trasformare una classica sfida cinematografica in un affresco umano tristissimo, esausto, disilluso.

Hellraiser (Hellraiser)
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Genere  Horror
Paese  USA/Gran Bretagna
Anno  1987
Durata  94 min
Regista  Clive Barker
Attori  Andrew Robinson, Clare Higgins, Ashley Laurence, Sean Chapman
Ubicazione  File
Descrizione  Una misteriosa scatola proietta il raffinato e depravato Frank Cotton in un demoniaco universo parallelo, al cui interno il suo corpo viene ridotto a brandelli da una miriade di ganci, catene e uncini; i membri della setta dei Supplizianti ne raccolgono i resti, mantenendoli in qualche modo in vita. Anni dopo, Larry, il fratello di Frank, si trasferisce nella casa abbandonata di quest'ultimo con la moglie Julia e la figlia Kristy: l'accidentale e orribile resurrezione di Frank scatenerà nuovamente l'inferno...
Commento  Per l'esordio alla regia, Barker adatta un suo racconto e materializza sullo schermo un visionario incubo carnale e sadomasochista.

Hellraiser II - Prigionieri dell'Inferno (Hellbound: Hellraiser II)
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Genere  Horror
Paese  Gran Bretagna
Anno  1989
Durata  93 min
Regista  Tony Randel
Attori  Clare Higgins, Ashley Laurence, Kenneth Cranham
Ubicazione  File
Descrizione  Due flashback ci riassumono il primo episodio in cui Julia aveva cercato di sottrarre l'amante alla morte e si era scontrata con un diavolo. Kirsty, figliastra di Julia, si trova adesso in un ospedale psichiatrico diretto dal professor Channard, che da tempo cerca di valicare le porte degli inferi. Channard ha incaricato Tiffany di trovare la soluzione a un enigma musicale che consente di entrare nel mondo dei dannati. In tempi diversi Channard, Kirsty e Tiffany si ritrovano nell'inferno alle prese con il grande Leviatano.Hellraiser, diretto da Clive Barker che qui è il produttore, era stato uno dei migliori horror del decennio.
Commento  

Hellraiser III - Inferno Sulla Città (Hellraiser III - Hell on Earth)
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Genere  Horror
Paese  USA
Anno  1992
Durata  94 min
Regista  Anthony Hickox
Attori  Terry Farrell, Doug Bradley, Paula Marshall
Ubicazione  File
Descrizione  Monroe, proprietario di un night club, ha acquistato una scultura mostruosa, dove spicca una testa piena di spilli. La reporter Joey Summerskill apprende attraverso un'esperienza extrasensoriale che la scultura è il rifugio di un mostro proveniente da un mondo parallelo. È solo il primo passo di una terrificante avventura che attraverso la ricerca dell'"entità" la condurrà allo scontro finale con essa.
Commento  Terza puntata della saga ideata e sviluppata dai racconti di Clive Barker. Dopo aver diretto il primo Hellraiser, Barker ha delegato la regia dei successivi; grazie alla fantasia sbrigliata delle sue invenzioni, il fascino e il brivido sono assicurati.

Hellraiser IV - La Stirpe Maledetta (Hellraiser: Bloodline)
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Genere  Horror
Paese  USA
Anno  1996
Durata  86 min
Regista  Alan Smithee (Kevin Yagher)
Attori  Bruce Ramsay, Valentina Vargas, Doug Bradley, Charlotte Chatton
Ubicazione  File
Descrizione  Nel 2127 Philip Marchant, discendente del creatore del cubo magico e malefico, si appresta allo scontro finale con Pinehead, il capo dei Supplizianti, all'interno di una stazione orbitale. A questo punto si torna indietro nel tempo e ci viene mostrata la creazione del cubo e come esso sia stato causa di sventura per la famiglia Marchant.
Commento  Il "Lament Configuration Box", ovvero il cubo partorito dalla fantasia di Clive Barker, torna per la quarta volta a infondere vita agli infernali Supplizianti. Ma l'esito è asfittico tanto che lo stesso regista, il talentuoso Kevin Yagher, apprezzato autore di effetti speciali, ha ben pensato di togliere la sua firma dai credits sostituendola con il nome fittizio di Alan Smithee. Infatti lo studio ha stravolto la sceneggiatura originale, trasformandola in un noioso viaggio attraverso quattro secoli.

Hitchcock (Hitchcock)
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Genere  Biografico
Paese  USA
Anno  2013
Durata  98 min
Regista  Sacha Gervasi
Attori  Anthony Hopkins, Helen Mirren, Scarlett Johansson, Jessica Biel, James D'Arcy, Ralph Macchio, Toni Collette, Danny Huston, Michael Wincott, Kurtwood Smith 04/04/2013
Ubicazione  File BDRip 1080p
Descrizione  Nel 1960 il maestro del brivido Alfred Hitchcock, dopo Intrigo Internazionale, è alla ricerca di un soggetto diverso, di qualcosa di nuovo, e si appassiona al romanzo di Robert Bloch che trae ispirazione dalla vicenda del pluriomicida del Wisconsin, Ed Gein. La Paramount, con cui Hitch è sotto contratto, non ne vuole sapere di produrre Psyco, giudicandolo troppo orrorifico e respingente, ma il regista è convinto al punto da autoprodursi il film, girando negli studi Universal con la troupe della sua serie televisiva per abbattere i costi. A sostenerlo, in questo azzardo come in ogni altro momento della sua carriera, è la moglie Alma Reville, sceneggiatrice di talento, responsabile della revisione di tutti i copioni del marito e sua paziente spalla, esclusa dai riflettori così come dalle sue note infatuazioni per le algide bionde che scritturava come attrici. Se c'è un'immagine iconica di Sir Alfred, che non manca di attraversare neppure questo schermo, è quella della sua silohuette di profilo, controluce, scura come un'ombra, che va a coincidere con la sua caricatura. Il film di Sacha Gervasi, ispirato al libro di Stephan Rebello "Come Hitchcock ha realizzato Psycho", prende in realtà a pretesto il set del film (futuro maggior successo commerciale del maestro) per indagare chi abitava quell'ombra e raccontare il rapporto tra il regista e la moglie, più con la voglia di gettare su di esso un briciolo di suspence che con quella di attenersi alla verità biografica. È probabile, infatti, che Gervasi e il suo sceneggiatore abbiano romanzato non poco fatti e intenzioni, specie nell'ipotizzare la sbandata di Alma per Whitfield Cook e la conseguente crisi di gelosia del famoso consorte, ma non è affatto male il modo in cui questa crisi viene impastata con il momento più rischioso della carriera di Hitchcock. Tensioni private e professionali si assommano così in un crescendo che culmina nel tournage della scena della doccia, scena che a sua volta assomma pregi e difetti del film (tra i primi annoveriamo Scarlett Johansson, tra i secondi la riproposizione degli eventi più noti). Più avanti, la ripresa della stessa scena, in occasione della prima proiezione pubblica, è nuovamente emblematica dell'approccio del regista alla materia: divertito, ammirato e più che mai sentimentale. Funzionano meno, di contro, le parti in cui l'atmosfera d'inquietudine è ricercata in maniera esplicita e artefatta, come nelle sequenze in cui il regista è tormentato dalla presenza fantasmatica di Ed; ma in fondo tutto torna, perché Hitchcock evoca le ombre ma poi le lascia fuori dal quadro, preferendo la luce del sole. Antony Hopkins e Helen Mirren, pur parecchio distanti dai modelli reali, sono bravi a non coincidere mai con la caricatura.
Commento  Biografico nella confezione e nel mimetismo degli interpreti, Hitchcock è soprattutto un´indagine sull´universo creativo del re della suspense, con la sfera sessuale che influenza l´ispirazione e la pratica del cinema che placa le pulsioni dell´inconscio. Una scelta sicuramente coraggiosa, che se da un lato eleva il film oltre la moda del retroscena hollywoodiano, dall´altro rende poca giustizia allo stesso Hitchcock, suggerendo l´idea ormai sconfessata che la sua arte nascesse dai tormenti di una psiche frustrata. Basato sul libro Alfred Hitchcock and the Making of Psycho di Stephen Rebello.

Ho Vinto La Lotteria Di Capodanno ()
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Genere  Commedia
Paese  Italia
Anno  1989
Durata  103 min
Regista  Neri Parenti
Attori  Paolo Villaggio, Antonio Allocca, Camillo Milli, Margit Newton
Ubicazione  File
Descrizione  Ciottoli è cronista di un quotidiano romano. Ma le cose gli vanno così male che decide addirittura di suicidarsi. Le tenta tutte, ma senza risultato, fino a quando, ingurgitato un inenarrabile beverone avvelenato, si accorge di essere il possessore del biglietto vincente dei cinque miliardi della lotteria di capodanno. Dopo una terrificante lavanda gastrica torna a casa, ma il biglietto è sparito.
Commento  Meno sciocco degli ultimi film, questo film di Villaggio ha il pregio di spingere così a fondo sul pedale della comicità da sfiorare, in più di un punto, il tragico puro. Si ride amaro.

Hot movie (Date movie)
1/4
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Genere  Commedia
Paese  U.S.A.
Anno  2006
Durata  83 min
Regista  Jason Friedberg, Aaron Seltzer
Attori  Alyson Hannigan, Nadia Dina Ariqat, Matt Austin, Bridget Ann Brno, Adam Campbell
Ubicazione  DVD
Descrizione  Julia è un'inguaribile romantica che ha incontrato finalmente l'uomo dei suoi sogni, l'inglese Grant Fockyerdoder. Ma prima di poter avere il loro "Grasso Grosso Matrimonio Greco", dovranno passare per "Ti Presento i miei", avere a che fare con un "The Wedding Planner" e Julia dovrà vedersela con la migliore amica di Grant, la bellissima Andy che tenterà di far fallire "Il Matrimonio del Migliore Amico"...
Commento  Dopo aver sbeffeggiato i luoghi comuni dello slasher-movie Anni Novanta da "Scream" (1996) in poi, Aaron Seltzer e Jason Friedberg, tra gli sceneggiatori di "Scary movie" (2000), tornano alla ribalta con "Hot movie", il quale segna il debutto dietro la macchina da presa per il primo, ponendosi il preciso obiettivo di parodiare il filone della commedia romantica attraverso un lungometraggio destinato sia a coloro che amano le storie emozionanti, sia a tutti quelli che le detestano.
Quindi, non potevano partire altro che da Julia Jones (Alyson Hannigan), ragazza obesa credente nel vero amore, la quale possiede il nome dell'attrice Julia Roberts ed il cognome dell'immaginaria Bridget Jones, il cui uomo dei sogni, il britannico Grant Fottilafiglia (il debuttante su grande schermo Adam Campbell), si presenta invece come un connubio tra Hugh Grant ed il Gaylord Fotter di "Ti presento i miei" (2000) e "Mi presenti i tuoi?" (2004). Perché, insieme a "Il mio grosso grasso matrimonio greco" (2002), questi ultimi due rientrano proprio tra i titoli maggiormente presi di mira nel corso della narrazione, mentre, tra frecciatine a Tara Reid e Michael Jackson ed ironici omaggi a "Il Signore degli Anelli - La compagnia dell'anello" (2001) e "Mr & Mrs Smith" (2005), entrano in scena esilaranti personaggi come Hitch (Tony Cox), rilettura nana e caricaturale dell'omonimo consulente sentimentale interpretato da Will Smith in "Hitch - Lui si che capisce le donne" (2005), e Jell-O (Valery Ortiz), versione comica, con tanto di posteriore esageratamente invadente, della Jennifer Lopez di "The wedding planner - Prima o poi mi sposo" (2001). E non è da meno la sexy Andy (Sophie Monk), ex fidanzata di Grant, che, come la Julia Roberts (e rieccola!) de "Il matrimonio del mio migliore amico" (1997), vorrebbe mandare all'aria le future nozze dei due protagonisti.
Ma, con una nutrita colonna sonora che include, tra gli altri, "Do you believe in magic?" dei Lovin' Spoonful e "You're the first, the last, my everything" di Barry White, all'appello non mancano neppure accenni a "What women want" (2000), "Napoleon dynamite" (2004) e "2 single a nozze" (2005), e Seltzer, oltre a tirare in ballo opere che nulla hanno a che vedere con il filone romantico, come "Kill Bill volume 1" (2003) e "2" (2004) e "King Kong" (2005), con tanto di cammeo di Carmen Electra, rispolvera commedie sentimentali appartenenti alla lontana fine degli Anni Ottanta, dai già classici "Harry ti presento Sally" (1989) e "Pretty woman" (1990) al dimenticato "Non per soldi… ma per amore" (1989).
Quindi, come nel succitato "Scary movie", il gioco risiede nell'indovinare i titoli parodiati di volta in volta, viene però da chiedersi come possano essere suscitate risate nello spettatore mediante la rivisitazione di lungometraggi già ironici in partenza. Il risultato finale, infatti, non si presenta altro che come un agglomerato di citazioni senza arte né parte, ulteriormente infarcito con svergognati dettagli che sembrano presi in prestito dai più illustri Fratelli Farrelly (vedasi il grottesco neo sull'avambraccio), sostenuto in maniera ottima dalla sempre grande Alyson Hannigan. Ed il fruitore dovrebbe mettere in serio dubbio la propria intelligenza se dovesse trovarsi a mostrare almeno un minimo il sorriso, mentre sullo schermo scorre uno stanco spettacolo costituito da doppi sensi già sentiti, brufoli stracarichi di pus e più che sfruttate allusioni sessuali.

Hulk (The Hulk)
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Genere  Fantasy
Paese  USA
Anno  2003
Durata  138 min
Regista  Ang Lee
Attori  Eric Bana, Jennifer Connelly, Sam Elliott, Josh Lucas, Nick Nolte 29/08/2003
Ubicazione  
Descrizione  David Banner è uno scienziato che lavora per l'esercito ad un progetto per la rigenerazione dei tessuti. Ostacolato nelle sue ricerche, è costretto a farsi da cavia, iniettandosi un siero che lo modifica geneticamente. Gli effetti rimangono latenti in lui ma si trasferiscono nel corredo genetico di suo figlio Bruce. Allontanato dal padre in tenera età, Bruce diviene a sua volta un eminente biologo. In seguito ad un incidente in laboratorio, a causa di una sovraesposizione ai raggi gamma, la "diversità" di Bruce esplode in tutta la sua ferocia, trasformandolo in una creatura verde dotata di una forza incredibile che cresce esponenzialmente col crescere della sua rabbia. Il generale Ross schiera un esercito contro di lui, ma solo sua figlia Betty, collega e fidanzata di Bruce, è capace di fermarlo: la dolcezza è l'unico modo di calmare il mostro e farlo ritornare uomo. Una nuova "età dell'oro" per la Marvel, che grazie all'evoluzione delle tecnologie applicate agli effetti speciali, ha ripreso con successo negli ultimi anni a trasportare i propri personaggi di carta sul grande schermo. Per dirigere Hulk è stato chiamato Ang Lee, già alle prese con gli effetti digitali in La tigre e il dragone, che purtroppo in questo caso sembra tenere solo in parte il controllo della situazione. Il risultato è un film spaccato in due parti che si fatica a tenere insieme: per metà classico, con scienziati che sfuggono a militari e multinazionali della morte che ne vogliono rubare i segreti, e per metà videogame in stile "search&destroy", in cui Hulk sgretola catene montuose e accartoccia come velina i carrarmati nemici. A complicare ulteriormente i 140 minuti di visione, un montaggio che sembra cercare l'originalità ad ogni costo, finendo per essere poco funzionale alla trama. Bravo Nick Nolte, unico attore di carne a spiccare tra quelli fatti di 0 e di 1. Pervade una certa nostalgia per i buoni vecchi pupazzoni di una volta...
Commento  La filmografia di Ang Lee non ammette assonanze e analogie tra un film e l'altro e questa agilità da tigre e dragone gli permette di raccontare la storia di Hulk e del suo alter ego, Bruce Banner (Eric Bana). Una moltiplicazione dei punti di vista che riproduce le geometrie degli album a fumetti e scava solchi profondi e teorici sul problema della trasposizione. Hulk è un film doppio che soffre di qualche lunghezza proprio per questo duplice binario lungo il quale corre sulle tracce del malinconico Hulk e si ferma per sottolineare l'angoscia e la "mancanza" che si nasconde dietro i superpoteri di un uomo di scienza, razionale e primitivo, brutale e pieno di tenerezza, come un sentimentale King Kong verde-giada, per la sua collega (una meravigliosa Jennifer Connelly, molto brava nella versione originale). Un mostro che rimpicciolisce per amore.

Hunger Games (The Hunger Games)
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Genere  Drammatico
Paese  USA
Anno  2012
Durata  142 min
Regista  Gary Ross
Attori  Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Elizabeth Banks, Woody Harrelson, Willow Shields, Isabelle Fuhrman, Alexander Ludwig, Donald Sutherland, Stanley Tucci, Lenny Kravitz, Wes Bentley, Paula Malcomson, Toby Jones, Amandla Stenberg, Sharon Conley, Bruce Bundy 01/05/2012
Ubicazione  
Descrizione  Finalmente un prodotto cinematografico specificamente pensato per il pubblico giovane che offre ai ragazzi una confezione ben concepita, profondità introspettiva ma soprattutto spunti di riflessione. Che Hunger Games sarebbe stato lontano anni luce dalla saga di Twilight lo si poteva capire già dalla scelta del regista, quel Gary Ross che con Pleasantville e Seabiscuit aveva dimostrato di essere un cineasta in grado di padroneggiare lo spettacolo adatto al grande pubblico senza però renderlo piatto, anzi condendolo con delle sottotrame sempre capaci di rivelare il lato inquietante della facciata conciliatoria americana. In questo suo ritorno al cinema dopo nove anni di assenza fin dalle primissime inquadrature Ross sembra voler prendere esplicitamente le distanze dalla messa in scena patinata e monotona che ci si poteva aspettare visto il target di destinazione del film. Invece Hunger Games parte come un film nervoso, pieno di inquadrature "sporche", di macchina a mano assemblata con un montaggio estremamente serrato. Questa scelta estetica ben precisa all'inizio si rivela addirittura eccessivamente ostentata, in quanto non permette bene di mettere a fuoco ambienti, situazioni ed anche i personaggi, fattore che per un film di fantascienza è piuttosto importante. Dopo un inizio piuttosto faticoso ma comunque coerente nelle direttive sia estetiche che narrative, il lungometraggio comincia a salire di colpi quando inizia la gara mortale tra i giovani partecipanti. La durezza delle situazioni accresce la drammaticità della storia, e questo permette alla protagonista Jennifer Lawrence di esplicitare con maggiore efficacia le sue notevoli doti d'attrice. Ci troviamo veramente di fronte a un'interprete che a soli ventun'anni riesce perfettamente a riempire un personaggio e a svelarne i lati nascosti. C'è anche da sottolineare però che la sua Katniss Everdeeen è un ruolo molto interessante nella sua fragilità celata e nel suo bisogno quasi primitivo di aggrapparsi e di proteggere chi le sta intorno. Risulta poi interessante che l'arco narrativo di Katniss non sia delineato in modo classico ma rimanga piuttosto indefinito, o meglio fascinosamente "aperto" per una presa di coscienza che verosimilmente avverrà nei prossimi episodi dell'annunciato franchise. Già, perché Hunger Games semina anche in alcune scene dei momenti che non è illecito supporre "politici", e che riempiono ancor di più una sceneggiatura già densa. Altra sottolineatura la merita il valevole gruppo di caratteristi che compone il cast di supporto del film: su tutti vogliamo spendere una parola d'elogio per l'intramontabile Donald Sutherland, mellifluo e ipnotico come soltanto lui sa essere. Per quanto riguarda invece il lato più specificamente tecnico del film, la fotografia di Tom Stern e le musiche sempre poetiche di James Newton Howard sono le cose più riuscite. Cinema per giovani capace di scavare in profondità e proporre uno spettacolo non superficiale. Hunger Games riesce dove negli ultimi anni questo tipo di intrattenimento aveva pesantemente fallito. A prescindere dalle sbavature e dalle imperfezioni del prodotto finale, questo è già un enorme merito.
Commento  L´impianto di concetti complessi sulla macchina semovente del blockbuster è un innesto solo parzialmente riuscito, e forse mai rincorso fino in fondo: il compromesso come scelta vitale, il tritacarne mediatico metaforico e letterale, il romanzo di formazione dell´eroina schiva ma determinata stanno al film come il vestito meticolosamente elaborato per Katniss dallo stilista futuristico Lenny Kravitz: brucia girando su se stesso, ma produce fuoco sintetico, scintilla decorativa e sicura. Nonostante l´ottima Jennifer Lawrence, restiamo spettatori di un gioco al massacro che traduce in extremis dinamiche contemporanee. Solo abdicando alla condizione di testimoni saremmo realmente liberi.

Hunger Games: La Ragazza Di Fuoco (The Hunger Games: Catching Fire)
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Genere  Azione
Paese  USA
Anno  2013
Durata  146 min
Regista  Francis Lawrence
Attori  Jennifer Lawrence, Elizabeth Banks, Josh Hutcherson, Woody Harrelson, Sam Claflin, Liam Hemsworth, Donald Sutherland, Philip Seymour Hoffman, Jena Malone, Stanley Tucci, Maria Howell, Willow Shields, Jeffrey Wright, Bruno Gunn, Paula Malcomson, Amanda Plummer, Lenny Kravitz, Lynn Cohen, Toby Jones, Bruce Bundy 27/11/2013
Ubicazione  
Descrizione  Ritrovati i loro cari e il loro distretto, Katniss e Peeta si preparano al tour e alla gloria che li attende a ogni stazione. Partita suo malgrado e sotto la minaccia del Presidente Snow, che la scopre innamorata di Gale, Katniss si accorge molto presto di aver acceso la speranza nel cuore della gente di Panem. Accolta come un'eroina piuttosto che una star, Katniss morde il freno ma il ricatto di Snow la costringe a giocare il suo ruolo e a distrarre il popolo dai problemi reali. Temeraria e sfrontata, Katniss cresce tuttavia in fascino e ascendente. Allarmato dal suo credito, Snow decide di diffamarlo, a ogni costo, con ogni mezzo. L'incarico viene affidato a Plutarch Heavensbee, stratega volontario che ha sostituito il 'dimissionario' Seneca Crane. L'idea è quella di indire un'edizione straordinaria dei giochi in cui concorreranno i vincitori delle edizioni precedenti. Katniss e Peeta, di nuovo uniti e di nuovo in gara, emergono su un'isola tropicale, circondata da un campo di forza e piena di insidie. Stabilite rapidamente alleanze e ostilità, i due ragazzi cercano di sopravvivere. Ma questa volta Katniss e Peeta non sono soli. La ghiandaia imitatrice ha spalancato le ali. La trilogia di Suzanne Collins, che biasima la società dello spettacolo e sottrae ogni alibi e pretesa innocenza alla nostra identità di spettatori, è giunta sullo schermo al suo secondo atto, riprendendo il respiro là dove l'aveva trattenuto. Un anno e un'edizione dopo gli hunger games tornano nell'arena per smascherare il vuoto che ci resta al di là del pieno della televisione. Al centro brilla la loro stella più luminosa, archetipo eroico, quello della guerriera, ridotto a meccanismo ludico. Ritrovati Jennifer Lawrence e Josh Hutcherson, Francis Lawrence succede a Gary Ross, ribadendo con lo spettacolo la dimensione morale. Meno risolto e coerente del primo, Hunger Games: La ragazza di fuoco è nondimeno un efficace episodio di passaggio che si fa carico delle premesse del primo, sottintendendo la rivoluzione e preparando l'epilogo. Intrepida e rutilante, Jennifer Lawrence incarna ancora una volta il sacrificio e ancora una volta lo rimanda, permettendo a chi la osserva, al di qua e al di là dello schermo, di ragionare sullo spettacolo come linguaggio in grado di mettere in circolo il potere. Katniss, attrice condannata a essere solo un oggetto scopico passivo, rivendica adesso il diritto a ritornare soggetto dentro una sequenza di grande bellezza, in cui sfonda il confine del mondo (artificioso) e rivolge il proprio sguardo sulla rappresentazione che contribuisce a realizzare. Sorteggiata per innescare la paura e il consumo, l'eroina di Suzanne Collins ispira la rivoluzione e come il guerriero di De André tira una freccia al cielo per farlo respirare. Di là poi c'è il buio che chiude sui suoi occhi spalancati e promette un posto in cui (ri)nascono le immagini. Perché quello che può spezzare la catena è la capacità (e la volontà) di riconquistare la propria immagine. Per sé e per il popolo di Panem, che ha declinato lo speculare circenses, dove i suoi figli vengono mietuti e 'tributati' senza onore al pubblico di Capitol City. Blockbuster 'di cuore', pieno di trucchi e di sorprese, feste pirotecniche e meraviglie barocche, Hunger Games: La ragazza di fuoco è una fantasmagoria costruita sulla produzione di morte 'vera'. Morte che ci attrae nella sua barbarie, che ci inchioda proprio come accade con il film di Francis Lawrence. Cinema della cattività, che aspira a realizzare una parabola fantascientifica sullo spettatore e sul bisogno di fruire sempre e solo di un'eccitazione continua. Il bello e il vero sono appannaggio di Katniss, che ha frecce al proprio arco per ridiventare soggetto di visione.
Commento  Il seguito di "Hunger Games" (2012), tratto dall'omonimo romanzo di Suzanne Collins, non può fare altro che mostrarci il già visto in un episodio di raccordo tra il primo, molto più spiazzante, e il prossimo, quello finale e rivoluzionario, purtroppo già pensato in due film. Ciononostante "Hunger Games - La ragazza di fuoco" riserva ancora qualche sorpresa e la sua rappresentazione di un mondo dominato da un apparente benessere, in verità sull´orlo del baratro, è molto contemporanea. Peccato che nel mondo reale non ci sia alcun leader in grado di sorprendere come Katniss che, nei momenti topici, riesce sempre a fare ciò che meno ci si aspetta. Proprio come le scelte della sua interprete, una Jennifer Lawrence sempre convincente.

Hungover Games - Giochi Mortali (The Hungover Games)
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Genere  Commedia
Paese  USA
Anno  2014
Durata  85 min
Regista  Josh Stolberg
Attori  Ross Nathan, Ben Begley, Herbert Russell, John Livingston, Rita Volk, Tara Reid, Robert Wagner, Kyle Richards, Jamie Kennedy, Kayden Kross, Martin Klebba, Camille Grammer, Bruce Jenner, Dat Phan, Damien Bray, Ron Butler, Jeff Torres, Mark Harley 31/12/2014
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Descrizione  
Commento  

I 2 Soliti Idioti ()
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Genere  Comico
Paese  Italia
Anno  2012
Durata  98 min
Regista  Enrico Lando
Attori  Francesco Mandelli, Fabrizio Biggio, Teo Teocoli, Miriam Giovanelli, Gianmarco Tognazzi 20/12/2012
Ubicazione  
Descrizione  
Commento  Sequel di "I soliti idioti", che portò con successo in sala un format televisivo, questi 2 soliti idioti sono l´anello di congiunzione tra i tormentoni sciocchi dello Zelig televisivo e una nuova apocalisse secondo Ciprì & Maresco. L´umore della commedia all´italiana nera degli Anni '70 è gradevole rispetto a questo comico per teenager, insieme automatico e repellente, facile e violento, a un passo dalla cattiva coscienza di un Paese.

I Banditi Del Tempo (Time Bandits)
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Genere  Fantastico
Paese  Gran Bretagna
Anno  1981
Durata  110 min
Regista  Terry Gilliam
Attori  Sean Connery, Ralph Richardson, John Cleese, Shelley Duvall, Katherine Helmond. Ian Holm, Michael Palin, Peter Vaughan, David Warner, David Rappaport, Kenny Baker, Malcolm Dixon, Mike Edmonds, Jack Purvis, Tiny Ross, Jim Broadbent, Craig Warnock, David Daker, Sheila Fearn
Ubicazione  
Descrizione  Sei nani, assistiti dall'Essere Supremo (Richardson) e insidiati da Satana (Warner), scortano uno scolaretto inglese in un viaggio a ritroso nel tempo in cui incontra diversi celebri personaggi: Robin Hood (Cleese), Agamennone (Connery), Napoleone (Holm). I momenti buffi e le trovate divertenti non mancano ma, in bilico tra il fantastico e il satirico (nella linea dei Monty Python), il film non riesce a trovare il tono giusto.
Commento  

I fantastici 4 (Fantastic Four)
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Genere  Fantascienza
Paese  USA, Germania
Anno  2005
Durata  123 min
Regista  Tim Story
Attori  Ioan Gruffudd, Jessica Alba, Chris Evans, Julian McMahon, Michael Chiklis. Kerry Washington, Hamish Linklater, Laurie Holden, David Parker, Kevin McNulty, Maria Menounos, Michael Kopsa, Andrew Airlie, Pascale Hutton, G. Michael Gray
Ubicazione  File
Descrizione  Al calderone dei film tratti da fumetti va ad aggiungersi anche questo dedicato all'omonimo quartetto in calzamaglia, nato decenni or sono dalle fervide menti di Stan Lee e Jack Kirby per i tipi della Marvel Comics. I Fantastici 4 forse non è un capolavoro ma è altamente consigliabile per due ore di sobrio divertimento. La storia è quella di un quintetto di scienziati che sale su una stazione orbitante per studiare una nube di raggi cosmici che, per una fatalità, finisce invece per investirli con risultati incredibili, mutandone per sempre la struttura genetica. Quattro di loro diventano, senza volerlo davvero, i paladini della giustizia; il quinto, Victor Von Doom, la loro implacabile nemesi.Le licenze dell'adattamento sono tante ma sono necessarie semplificazioni di una trama che sulla carta si dipana da quasi 50 anni. Purtroppo la complessità e il fascino di un villain del calibro di Victor Von Doom ne risentono fortemente, ma a guadagnare sono la scorrevolezza e la coerenza interna, arabescate da uno spirito di fondo tutto sommato fedele all'originale e da un'ironia genuina che attraversa tutto il film. Come i fumetti di una volta.
Commento  Troppi effetti speciali, poca creatività, inarrestabile livellamento verso il basso delle sceneggiature. Quella dei _Fantastici 4_ sembra pensata per adolescenti rincoglioniti dal Ritalin. Che dire? Annullato lo spessore dei personaggi: a parte La Cosa (Michael Chiklis) tutti gli altri, buoni e cattivi indifferentemente, sono poco più che indossatori con faccine da telefilm. Jessica Alba, pur bellissima, ha un carisma pari a zero, e lasciamo perdere la Torcia che nel fumetto ha una definizione importante e qui viene trasformato nell'incosciente scavezzacollo di turno. Che _I Fantastici 4_ abbia avuto un così grande successo in Usa è il segno dei tempi.

I Fantastici 4 E Silver Surfer (Fantastic Four: Rise of the Silver Surfer)
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Genere  Azione
Paese  USA, Germania
Anno  2007
Durata  92 min
Regista  Tim Story
Attori  Jessica Alba, Ioan Gruffudd, Chris Evans, Michael Chiklis, Doug Jones 15/06/2007
Ubicazione  File
Descrizione  Doppio problema da affrontare per i Fantastici Quattro: la Terra è minacciata dall'arrivo di Silver Surfer, araldo di Galactus, il distruttore di mondi, che vuole cancellare dall'universo il nostro pianeta per ottenerne l'energia necessaria al suo sostentamento e il "solito" Dottor Destino,che, redivivo, trama contro il quartetto per eliminarlo una volta per tutte. Deciso passo avanti rispetto al prequel, I Fantastici 4 e Silver Surfer, è un valido film d'intrattenimento che garantisce un'ora e mezza di svago e propone al pubblico uno dei personaggi più interessanti dell'universo Marvel, Silver Surfer, eroe tragico e romantico, che rappresenta il vero valore aggiunto alla pellicola, grazie al suo indiscusso carisma. La messa in scena è senza fronzoli ma efficace: I Fantastici 4 e Silver Surfer ha il grande pregio di non prendersi troppo sul serio, mantenere un tono scanzonato e divertente per tutta la sua (finalmente) breve durata; sa suscitare il sorriso grazie ad alcuni dialoghi simpatici e garantisce emozioni con sequenze ad alto tasso di spettacolarità visiva. Il quartetto di protagonisti è più coeso e affiatato rispetto al primo film e, nonostante i talenti individuali non siano certo sfruttati appieno, le scaramucce verbali tra Michael Chiklis e Chris Evans, la sobrietà di Ioan Gruffudd e la solare avvenenza di Jessica Alba (che peccato però quelle lenti azzurre...) si fanno apprezzare. Nota stonata invece per Julian McMahon: anche questa volta il suo Dottor Destino fa da mera comparsa, e rischia di vincere il premio come "villain" meno pericoloso della storia dei comics movie. È altamente probabile che i fanatici del fumetto trovino più di una nota stonata ne I Fantastici 4 e Silver Surfer, forse troppo poco serio e poco rappresentativo dell'originale, ma per tutti gli altri, la pellicola di Tim Story è un allegro divertissement, perfetto per una spensierata estate cinematografica.
Commento  Effetti speciali non troppo ingombranti e scene d'azione veloci e strabilianti quanto basta; dove il film scorre meno è nella sceneggiatura. Per un pubblico dai 14 anni in giù, tuttavia, il tutto funziona egregiamente.

I Fantastici Viaggi Di Gulliver (Gulliver's Travels )
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Genere  Commedia
Paese  USA
Anno  2010
Durata  85 min
Regista  Rob Letterman
Attori  Jack Black, Jason Segel, Emily Blunt, Amanda Peet, Billy Connolly, Chris O'Dowd, T.J. Miller, James Corden, Catherine Tate, Emmanuel Quatra 04/02/2011
Ubicazione  
Descrizione  Lemuel Gulliver lavora negli uffici di un grande giornale come fattorino della posta. Ogni giorno gira con il carrello pieno di pacchi e lettere da consegnare a redattori e direttori. La sua vita senza entusiasmo, senza aspirazione e senza fiducia in se stesso lo condanna a quel posto da undici anni senza possibilità di promozione e a sognare di uscire con la caporedattrice della sezione Viaggi, a cui non osa nemmeno rivolgere la parola. Una buona e fortuita occasione però farà sì che gli venga data la possibilità di riscattarsi ai suoi occhi redigendo un reportage dal triangolo delle Bermuda. Durante il viaggio un gorgo al contrario lo catapulterà su di un'isola abitata da omini piccoli come un action figure e laboriosi come formiche. In breve diventerà l'idolo locale ma la fama e il consenso saranno tanto facili da guadagnare quanto rapidi da perdere. C'è molto poco di "I viaggi di Gulliver" in questo adattamento indirizzato principalmente a un pubblico preadolescenziale. Non solo è affrontata solo la prima e più famosa parte, quella dei lillipuziani (con un vago accenno all'isola dei giganti), ma scompare anche qualsiasi velleità di critica sociale alla società attuale dietro la metafora di Lilliput. I fantastici viaggi di Gulliver come li ha pensati la 20th Century Fox sono un racconto d'avventure esotico-fantasiose per ragazzi e assolutamente nulla più. In questo senso il film funziona e molto (anche grazie alla durata di soli 85 minuti resa possibile da un montaggio che procede talmente per ellissi da far pensare che in origine ci fossero molte più scene poi selvaggiamente rimosse in fase di postproduzione) e Jack Black è forse l'interprete oggi più azzeccato per un ruolo simile. L'adulto sempre infantile può finalmente esserlo senza doppi significati o doppie letture. Tra le molte cose Gulliver millanta di essere il presidente del suo paese, racconta la sua vita attingendo pesantemente e senza senso dalla storia del cinema ("Ehi! Ma tu non sei morto!" sbotta uno dei lillipuziani davanti alla scena finale di Titanic raccontata come fosse la vera vita del gigante) e spaccia per propri i riff di chitarra dei Guns n' Roses. Nel Lemuel Gulliver di questo adattamento c'è infatti un Bignami di tutti gli elementi più superficialmente e immediatamente divertenti di quella figura che in quasi 10 anni Jack Black ha costruito per sè. Un personaggio unico che coincide con l'attore e che egli declina a seconda del ruolo da interpretare (devastante in Alta fedeltà, romantico in L'amore non va in vacanza, serioso in King Kong, demenziale in Tenacious D, cretino in Be kind rewind e via dicendo). Ma è nel rapporto tra grandezze che I fantastici viaggi di Gulliver sembra cercare di osare un po' di più. A partire dai titoli di testa girati con un effetto ottico che fa sembrare le vere immagini di New York piccole miniature, fino al 3D (aggiunto in postproduzione e non realizzato in fase di ripresa) usato per rendere l'idea della distanza tra i lillipuziani e Gulliver quando si guardano dall'alto verso il basso o viceversa, il film cerca in ogni modo di suggestionare enfatizzando il contrasto piccolo/grande. Cosa che raggiunge l'apice quando un lillipuziano arriva nella terra dei giganti a liberare Gulliver dal giogo di una bambina che lo usa come bambola.
Commento  Né si ride, né ci si diverte, la presenza del 3D è ingiustificata, e il film potrebbe guadagnarsi il premio di peggior live action di questi nostri tempi. Eppure resta la curiosità di vederlo nella versione originale. In quella nostrana, i lillipuziani parlano un improbabile dialetto simil emiliano. Mistero e colpo di grazia.

I Goonies (The Goonies)
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